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    30
    ott.
    2006

    Fao, la fame aumenta anche se il mondo produce più cibo

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    da Unità.itA dieci anni dal Vertice mondiale sull'alimentazione, non solo non ci siamo avvicinati all´obiettivo che il mondo si era dato in quel consesso - dimezzare il numero delle persone sottonutrite entro il 2015 – ma la situazione è addirittura peggiorata. E di molto. Nel biennio 1990-92 erano 823 milioni di individui che vivevano sotto la soglia delle 1.900 calorie al giorno oggi le persone che vivono con meno di 1.900 calorie sono 854 milioni. Nel 1996 erano 800 milioni. A denunciare questo increscioso stato della popolazione mondiale – che si aggiunge a quello della natura – è la stessa Fao nel rapporto sullo "stato dell'insicurezza alimentare nel mondo", diffuso lunedì.

    È vero che nei paesi in via di sviluppo, tre milioni di persone sono uscite dalla condizione di malnutrizione nel biennio 2001-2003 rispetto a dieci anni prima. Ma la riduzione è alla fine così limitata da poter «essere assimilata a un errore statistico», ha dichiarato il direttore generale dell’agenzia Onu contro la fame nel mondo, Jacques Diouf, presentando il rapporto. I maggiori progressi negli ultimi dieci anni sono stati registrati nell’America Latina, che è passata da un tasso di sottalimentazione del 13% al 10%, anche se per il Venezuela si segnala una crescita dall’11% al 18%. Anche in Cina c’è stato un calo dal 16% al 12%. Ma il continente africano invece sta andando indietro. Soprattutto la fascia centrale, l´Africa sudsahariana dove c’è stato un aumento preoccupante della percentuale di sottoalimentazione, schizzata del 20%, dal 36% al 56%. I paesi dove l´arretramento è peggiore sono la Repubblica democratica del Congo (dove la percentuale dei denutriti è passata dal 31% al 72%) e l’Eritrea (dal 68% al 73%) più il Burundi, (dal 48% al 67%). Per onorare l’impegno preso al vertice di dieci anni fa si dovrebbe ridurre il numero dei malnutriti di 31 milioni l’anno da oggi fino al 2015 – afferma la Fao – mentre la tendenza attuale mostra un aumento di quattro milioni l’anno. «I leader dei 185 paesi che partecipavano al Vertice in quell’occasione hanno definito la fame nel mondo inaccettabile e intollerabile – ha ricordato sempre Jacques Diouf – e mi rincresce dire che oggi la situazione continua a rimanere intollerabile e inaccettabile, forse anche di più perché nel frattempo sono trascorsi dieci anni. La logica del business as usual non sarà sufficiente». Fallire nel raggiungimento dell’obiettivo stabilito dal Vertice mondiale sarebbe «vergognoso», ha aggiunto il direttore della Fao. Se si continua così nell´Africa sudsahariana nel 2015 invece che un dimezzamento della fame ci sarà un raddoppio, fino alla cifra incredibile di 179 milioni di persone in stato di denutrizione, più del doppio della cifra del 1996. «Il compito che la regione si trova di fronte è immane», si legge nel rapporto Fao, perché attualmente sono 206 milioni le persone senza cibo, circa 40 milioni in più rispetto al biennio 1990-92. Si tratta di dati «incredibilmente, agghiaccianti», è la reazione di Cristina De Luca della Margherita, Sottosegretario alla Solidarietà sociale. «Non possiamo rimanere indifferenti di fronte ad una situazione tanto drammatica – ha continuato – Da rappresentante del governo italiano, auspico un repentino cambio di rotta nella lotta alla fame nel mondo e mi impegnerò affinché proprio l’Italia si faccia da capofila per invertire questa tendenza e diventi il Paese portabandiera di un modo nuovo e più efficace di combattere quella che è, a tutti gli effetti, una angosciante carneficina, nonché un fallimento per il mondo intero». E non ci sono solo ragioni umanitarie per questo aiuto.Com´è noto, la fame porta anche dissesti politici, ingovernabilità, crescita di idee fondamentaliste come è evidente nell´Etiopia delle Corti islamiche. E la carestia, che porta la fame spesso è l´altra faccia del dissesto della natura (di ieri l’allarmante rapporto del governo britannico), della deforestazione e del surriscaldamento del globo. I dati sulla fame che cresce nel mondo sono ancora più impressionanti se si raffrontano con quelli, elaborati sempre dalla Fao e dall´Ocse per il rapporto sull´agricoltura del l’autunno 2006, nel quale si legge che nel frattempo la coltivazione di cereali e l´allevamento zootecnico sta aumentando in modo esponenziale. Le stime per il 2007 parlano di un aumento della produzione di ceraeli – soprattutto mais – del 9 percento su scala mondiale. Mentre l´allevamento cresce nei paesi industrializzati del 3,5 % di bovini, del 5% di suini, dell´11% di pollame e nei paesi non industrializzati (non Ocse) del 16% dei bovini e del 20-22% di suini e polli. Paesi come il Brasile, l´India e la Cina si stanno rapidamente allineando ai livelli della Russia e del Sudafrica nel settore agroalimentare. Nel contempo nella dinamica decisa dagli accordi stabiliti in ambito Wto i prezzi stanno subendo un´impennata. Ed è perciò che si infoltisce l´esercito di poveri che non può accedere alle risorse alimentari. Ma questo la Fao nel suo rapporto decennale diffuso alla stampa non lo ha sottolineato.

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