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    30
    ott.
    2006

    Sballo legale, smart-drugs sono la nuova moda

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    da Ansa.itLo sballo si fa 'furbo', nel senso che passa sempre di piu' attraverso la via legale sfuggendo a qualunque divieto e controllo. E' quello delle nuove smart-drugs, definite appunto 'droghe furbe' perche' fuori dalle classificazioni in vigore: sostanze per lo piu' di origine vegetale, che si possono acquistare a costi contenuti in negozi specializzati e soprattutto via Internet, ma anche, in alcuni casi, andando semplicemente in erboristeria.   E' questo il nuovo 'sballo' dei giovanissimi e il fenomeno, sempre piu' 'di moda' tra i teen-agers, sta assumendo dimensioni crescenti, tanto da allarmare gli addetti ai lavori: e' un fenomeno nuovo, ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanita' (Iss), Enrico Garaci, aprendo la Conferenza sulle tossicodipendenze, che 'pone molti problemi, a partire dalla ancora ridotta conoscenza dei principi attivi alla base di tali sostanze e la difficolta' di diagnosi di queste intossicazioni'. Un fenomeno che va, dunque, studiato e 'non sottovalutato', perche' le conseguenze di un abuso di tali sostanze possono essere pesantissime.   

    Ma cosa sono e, soprattutto, cosa fanno le smart-drugs? Promettono di aumentare le potenzialita’ cerebrali, le capacita’ di apprendimento e memoria, nonche’ di migliorare le performance fisiche e sessuali, suscitando al contempo allucinazioni ed emozioni definite, appunto, da ‘sballo’. Piu’ precisamente, si tratta di una serie di composti sia di origine vegetale sia sintetica che contengono vitamine e principi attivi di estratti vegetali (i piu’ diffusi sono l’efedrina, la caffeina, la taurina) ma anche sostanze con caratteristiche allucinogene. Si chiamano amanita muscaria, areca catechu, citrus aurantium, piante in apparenza innocue ma richiestissime dagli ‘psiconauti’, come amano definirsi i consumatori di smart-drugs. E si tratta di un universo di prodotti, avverte l’Iss, spesso fuori controllo: bevande energetiche, pastiglie e droghe definite etniche, etnobotaniche, biodroghe, eco-drugs (semini hawaiani o messicani, assenzio). Etichette ‘di moda’ che molte volte nascondono pero’ grandi pericoli: spesso, questi prodotti oltre che al naturale sono infatti venduti anche in misture composte (riconoscibili attraverso la dicitura 10X o 15X) che possono rivelarsi dannose, poiche’ il principio attivo e’ in quantita’ concentrata. Il comun denominatore di questo oceano di sostanze e’, appunto, la ‘furbizia’: non sono perseguite dalla legge, in quanto non presenti come tali o come principi attivi nelle tabelle legislative relative agli stupefacenti.     Quanto all’identikit del consumatore, si tratta, rileva l’Iss, soprattutto di studenti ‘sotto esame’ e di uomini tra i 40 e 60 anni alla ricerca di sostanze ‘simil-viagra’. Due i canali attraverso cui si reperiscono piu’ facilmente le smart-drugs: Internet e i cosiddetti smart-shops (un centinaio in Italia). Il tutto, ha sottolineato Garaci, ‘per un fatturato totale mondiale di circa un miliardo di dollari l’anno’.   E ‘furbi’ sono anche i rivenditori: queste droghe sono spesso commercializzate sotto forma di semi da collezione, profumatori ambientali e incensi, ma ‘il dubbio che il loro reale utilizzo sia diverso – afferma l’Iss – e’ legittimo’. In vari casi, ad esempio, il quantitativo in peso dei semi e’ tale da assicurare una dose efficace di sostanza psicoattiva, ma il rivenditore si mette al riparo da qualunque contestazione poiche’ sulle confezioni e’ apposta un’etichette dove vengono sconsigliati altri usi.    Insomma, c’e’ da stare in guardia: gli smart-shops – avverte l’Iss, che ha pubblicato un manuale destinato agli operatori in cui per la prima volta vengono classificati 25 tra i piu’ pericolosi principi attivi delle smart-drugs – ‘propongono lo sballo con prodotti naturali ed erboristici, ma cio’ che e’ naturale non sempre e’ innocuo’. Dire che una droga e’ ‘buona’ perche’ ‘bio’, e’ l’avvertimento lanciato oggi dagli specialisti, non e’ altro che una ‘ingannevole forma di marketing’. 

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