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    08
    nov.
    2006

    «night hospital» per insonni e per chi russa

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    da Corriere della Sera.it - Procedura in via sperimentale alle Molinette di Torino. Degenze solo notturne per curare i disturbi del sonno. In Italia ne è affetto il 10% della popolazione.  TORINO - Un ospedale che cura i disturbi del sonno con degenze esclusivamente notturne. Non si tratta di una visione onirica di chi russa o ha disturbi di insonnia, ma di una realtà: alle Molinette di Torino è stato aperto infatti il primo «night hospital» d'Italia per la cura dei disturbi del sonno. Il paziente entra la sera e viene dimesso il mattino successivo, senza perdere neppure un'ora di lavoro.

    La nuova procedura è già stata introdotta in via sperimentale al centro di riferimento regionale per le malattie del sonno diretto da Alessandro Cicolin, che afferisce alla Neurologia universitaria I condotta da Roberto Mutani. L’idea nasce dalla considerazione che la maggior parte degli accertamenti viene eseguita di notte ed è quindi inutile che il paziente resti ricoverato di giorno. Al momento sono due i letti dedicati al ricovero notturno. Di giorno sono utilizzati per i ricoveri in day hospital, raddoppiando la disponibilità di letti del reparto, in fase d’espansione.
    Le malattie del sonno sono ormai molto comuni. Circa il 10 per cento della popolazione presenta un’alterazione clinicamente significativa, responsabile di un sensibile peggioramento della qualità di vita, di un calo delle prestazioni lavorative e di un aumentato rischio di incidenti stradali e sul lavoro. I disturbi del sonno più frequenti sono le insonnie notturne e le ipersonnie. Recenti studi epidemiologici hanno rilevato tra i soggetti di età superiore ai 65 anni una diffusione del 30 per cento per le insonnie e del 20 per cento per eccessiva sonnolenza diurna. L’ insonnia notturna può essere un disturbo primario oppure la conseguenza di altre patologie. Quasi sempre, invece, l’eccessiva sonnolenza diurna è un sintomo secondario a malattie del sonno trattabili o a cattive abitudini di vita.
    I principali disturbi del sonno responsabili di ipersonnia sono la sindrome Osas (Obstructive sleep apnea syndrome), che provoca apnee ostruttive nel sonno ed è la più diffusa, con una diffusione del 2 per cento della popolazione, quella delle «gambe senza riposo», il mioclono notturno e la narcolessia. Chi è colpito dalla sindrome Osas russa molto e durante il sonno va incontro a ripetuti episodi di ostruzione delle vie aeree superiori, con conseguente interruzione del respiro. Queste apnee determinano alterazioni respiratorie e cardiocircolatorie. Tra gli elementi caratteristici di questa patologia vi sono anche la cefalea e la secchezza delle fauci al risveglio. E, a causa dei problemi di vigilanza diurna che ne conseguono, il rischio di incidenti stradali, professionali e domestici in questi pazienti è valutato di 7-10 volte più elevato rispetto a quelli sani.
    La polisonnografia notturna è l’esame più accurato per confermare il sospetto diagnostico: valuta la gravità del disturbo mediante l’indice di apnea-ipopnea (numero di apnee e ipopnee per ora di sonno), il livello di desaturazione arteriosa di ossigeno e le eventuali aritmie cardiache associate. L’ipersonnia e l’ipovigilanza diurne, invece, sono quantificabili mediante il test delle latenze multiple del sonno, che consiste nella valutazione, eseguita ogni due ore (dalle 10 alle 18) della velocità di addormentamento in condizioni standard che favoriscono il sonno. La cura è correlata alla gravità del disturbo, alla costituzione del paziente e alle cause, se sono identificabili. Per l’Osas di tipo ostruttivo in genere si ricorre alla respirazione notturna in pressione positiva continua (Cpap), che si basa sull’ utilizzo di una maschera nasale con cui si applica una pressione positiva alle vie aeree superiori mentre il paziente continua a respirare normalmente. Questa pressione agisce come «sostegno pneumatico» interno che impedisce la chiusura inspiratoria delle vie aeree a livello faringeo, responsabili delle apnee-ipopnee ostruttive. È un sistema che può essere usato anche a domicilio (gli apparecchi vengono forniti in uso gratuito dall’ Asl), ma il macchinario deve essere tarato sul soggetto in regime di ricovero ospedaliero.Ecco dunque la necessità di aprire un «night hospital», dove viene seguita un’apposita procedura diagnostico-terapeutica che prevede un esame polisonnografico e la taratura del ventilatore a pressione positiva. Così si riducono al minimo i costi di degenza e il paziente non perde giornate di lavoro.

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