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    14
    nov.
    2006

    La corruzione dell’italia

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    Egregi Signori, Vi trasmetto una ricerca sulla corruzione realizzata di recente con la collaborazione di Transparency International con alcune considerazioni di attualità politica per meglio evidenziare i costi complessivi e le disastrose conseguenze del fenomeno. Nella tabella del rapporto tra competitività e corruzione l’Italia figura al 41° posto anziché al 40° ma la lieve differenza è dovuta all’utilizzo di differenti parametri di valutazione, la sostanza rimane invariata. La scorsa settimana è uscito il rating per il 2006 di www.transparency.it e l’Italia è scivolata al 45° posto! Consiglio di  leggere anche Il topino intrappolato, questione morale nel centro sinistra di Elio Veltri e Corruzione ad alta velocità di Ferdinando Imposimato per ricavare altri elementi utili ad una visione complessiva. Altro articolo su: http://www.carovanaperlacostituzione.it/menunew/legnew/dipaola6726 Vi pregherei di farmi pervenire un Vostro parere, augurandomi che potrete contribuire ad infrangere la scandalosa omertà al riguardo. Cordiali saluti, Andrea Di Paola LA CORRUZIONE IN ITALIA,  DIAGNOSI E POSSIBILE CURA La corruzione( l’abuso di potere istituzionale per vantaggi personali) e’ il fenomeno più odioso della nostra epoca, semplicemente per le sue dimensioni: nel mondo1000 miliardi di dollari finiscono ogni anno in  tangenti secondo stime della Banca Mondiale e il danno conseguente alle economie dei paesi interessati è almeno del doppio.

    La corruzione sottrae risorse ai paesi più poveri, distorce la concorrenza, allontana dal mercato le imprese con prodotti migliori, accetta qualità inferiore, pesa sul rating finanziario del paese e delle sue aziende, rende le aziende ed il suo management vulnerabili alle sanzioni legislative ( incluso il black listing ), demotiva il personale, allontana gli investitori stranieri.
    Per esistere la corruzione ha bisogno del corruttore e gli sforzi fatti a livello internazionale sono concentrati sulla dissuasione e severità di pena  per il corruttore. Le recenti norme anticorruzione emesse da Nazioni Unite,OCSE e Unione Europea sono la conferma della determinazione a combattere il fenomeno a livello planetario.
    Il settore approvvigionamenti della Pubblica Amministrazione e’ uno dei più corrotti  e Transparency International ha calcolato nel 20-22% del volume totale degli acquisti il costo della corruzione in questo settore.
    C’e’ la necessità di intervenire  per rispondere alla domanda di trasparenza della società civile e schermare dai pericoli della corruzione un settore cosi importante per lo sviluppo.
    La buona notizia e’ che si può reagire con successo adottando strumenti adeguati e rimediando alla scandalosa omertà al riguardo.
     
     L’Italia e’ al 40 simo posto nella classifica dei paesi per livello di corruzione (Indice CPI corruption perception Index www.transparency.it) a pari merito di Ungheria e Sud Corea preceduto da tutti i paesi europei tranne la Grecia e questo dato pressoché taciuto dai media nazionali anche in occasione della recente campagna elettorale (siamo al 79° posto nella classifica per la libertà di stampa) ha determinato negli anni un sistema altamente colluso e omertoso  con conseguenze gravissime quali il condizionamento di qualsiasi tentativo di buon governo, come abbiamo potuto recentemente constatare dalla politica dell’attuale maggioranza che prima delle elezioni non ha voluto adottare il codice etico per poi candidare anch’essa degli inquisiti e dei condannati, poi ha approfittato ignobilmente dell’ultima oscena legge elettorale per fare eleggere prevalentemente i famigli e una nomenklatura obbediente rifiutando gli apparentamenti con le liste civiche rischiando di perdere le elezioni pur di non avere a che fare con elementi estranei al sistema, ha votato a favore della partecipazione di soggetti indagati per reati di mafia nella commissione antimafia, ha fortemente voluto e votato in piena estate un provvedimento di indulto che di fatto è stato un colpo di spugna per una serie di reati gravissimi che riguardano una serie di personaggi anche ad essa legati, è composta da partiti che hanno da sempre partecipato alla grande abbuffata della corruzione a cominciare  dalle (finte) cooperative che  non sono certo estranee al fatto che costruire un km di autostrada in Italia costi € 50 Ml anziché € 18 Ml come la media europea, tanto per fare un esempio tra mille a tal punto che in campagna elettorale invece di poter attaccare la CdL sulla questione morale si è discusso prevalentemente di cuneo fiscale, dopo che grazie alle intercettazioni sono emersi gli scandali di bancopoli, calciopoli, sanitopoli ecc. che hanno coinvolto diversi importanti personaggi  del sistema ha ritenuto di intervenire per limitarne l’uso e la diffusione e in occasione della legge finanziaria nessuno ha  menzionato che essendo l’Italia al 40° posto nella classifica mondiale per trasparenza con un conseguente costo annuale di svariate decine di miliardi di euro la lotta alla corruzione dovrebbe essere una priorità dell’azione politica, tutte gravissime iniziative originate dal clima di ricatti incrociati e interessi criminali condivisi, quello che viene comunemente definito inciucio e che non è altro che l’effetto generato dall’endemica e trasversale corruzione che ha portato l’attuale partitocrazia degenerata ad avere gli stessi interessi della criminalità organizzata riguardo la carenza di trasparenza negli appalti, il riciclaggio di denaro sporco, l’inibizione dell’azione giudiziaria e dell’informazione.
    E’ possibile quantificare empiricamente il danno  annuale causato in Italia dalla corruzione in una cifra dell’ordine di grandezza di 70 miliardi di euro (nota 1), un impressionante quantità di denaro che potrebbe essere altrimenti impiegato a beneficio della concreta possibilità di diminuire la pressione fiscale e per incrementare notevolmente la quantità e la qualità della spesa in molti settori veramente utili alla popolazione quali sanità, istruzione, ricerca, cultura, giustizia, sicurezza e previdenza, per citarne alcuni.
    La carenza di legalità nel nostro paese è la principale causa della scarsa competitività, come ben spiegato nello studio a cura di T-I (allegato 2) ed evidenziato dalla tabella (allegato 3) dove  i primi paesi in testa alla classifica della trasparenza sono gli stessi in testa alla classifica della competitività; è stato altresì calcolato che ogni punto in meno di 10 nella classifica della trasparenza – l’Italia ha soli 5 punti – corrisponde al 16% in meno degli investimenti stranieri attratti dal nostro Paese, con conseguenze disastrose su Pil e occupazione.
    Un altro danno rilevante della corruzione è quello culturale, per aver contribuito al mantenimento di immeritate  posizioni dominanti in politica, economia, mass media (o perché controllati dai vari partiti/comitati di affari o perché di proprietà dalle aziende che da sempre ci intrallazzano) e finanza di una classe dirigente formatasi in totale disprezzo alle necessarie regole del mercato e della democrazia.
    Un efficace contrasto all’esteso fenomeno della corruzione in Italia può essere senz’altro costituito innanzitutto dal sopperire alla carenza di informazione al riguardo (trasmissioni televisive, manifestazioni, conferenze stampa, filmati, spettacoli) che avrebbe l’effetto di stimolare la domanda di trasparenza da parte dell’opinione pubblica e la conseguente richiesta alla classe politica di aderire al programma apposito della comunità europea www.greco.coe.int  (è uno scandalo che nessun governo l’abbia fatto) e dell’urgente e sistematica adozione dei seguenti provvedimenti, i primi due efficacemente preventivi, il terzo doverosamente repressivo:
     

    per tutta la Pubblica Amministrazione e per le società a partecipazione statale l’adozione dei Patti di Integrità (allegato il testo di T-I) per tutte le gare concernenti l’acquisto, la vendita e la locazione di beni, opere e servizi ;
     

    da parte delle aziende private  l’adozione dei “business principles” per prevenire i fenomeni corruttivi (allegato il testo di T-I);
     

     l’approvazione di una legge per la confisca dei patrimoni dei condannati per corruzione e concussione per risarcirne il danno erariale conseguente (allegata la proposta di Cittadinanza attiva).
     
    Andrea Di Paola
     
    NOTE ED ALLEGATI:
     
    (1)   La Banca Mondiale ha stimato che ogni anno nel mondo transitano tangenti per circa 1000 miliardi di dollari (http://www.iht.com/articles/2005/05/16/business/bribes.php) pari a circa il 2,5% del Pil del pianeta (ca USD 40.000 miliardi); Transparency ha stimato che l’indice medio di percezione della corruzione (cpi) di tutti i paesi del mondo è pari a 5 (scala 1-10), esattamente come quello dell’Italia, al 40° posto per trasparenza (fonte www.transparency.it) dove pertanto il 2,5% ca del nostro Pil finisce in tangenti e stimarne il danno conseguente in una percentuale del 5% del Pil , ovvero considerare che il vantaggio del corruttore sia almeno il doppio di quanto pagato per corrompere, è  assolutamente appropriato e realistico. Occorre poi considerare che una percentuale rilevante del debito pubblico è costituita dal costo della corruzione, con conseguenza ricatuta non trascurabile sul costo annuale di rimborso di tale debito.
     
    (2)  
    Gli indici di corruzione e la loro relazione con gli investimenti stranieri diretti (FDI)

    Dott. Virginio Carnevali
     
     

    Per cercare di valutare la corruzione, o meglio la percezione della corruzione, Transparency International elabora due differenti indici il CPI (indice di percezione della corruzione) e il BPI (indice del pagamento di tangenti).
    Il CPI è un poll of polls (rilevazione sulle rilevazioni) e viene elaborato dal dr. Johann Graf Lambsdorf dell´università di Gottinga sulla base delle ricerche sulla corruzione effettuate da 10 organizzazioni indipendenti in 99 paesi.Il CPI valuta la percezione della corruzione che hanno i cittadini di uno stato al proprio interno.Il BPI deriva da un sondaggio Gallup commissionato da T.I. in 14 paesi con economie emergenti di Asia/Pacifico, America Latina, Europa e Africa per stabilire la propensione a corrompere all´interno di quei paesi da parte dei 19 paesi leader esportatori.La domanda che viene posta agli intervistati è la seguente:
    Nel settore economico che vi è familiare indicate se le compagnie dei seguenti paesi pagano tangenti molto probabilmente, probabilmente o difficilmente per acquisire o conservare affari nel vostro paese?
    Rispondono i dirigenti superiori delle maggiori aziende, camere di commercio bilaterali, banche commerciali, studi legali ma NON POLITICI E DIPENDENTI PUBBLICI.I 2 indici non sono comparabili perché ottenuti con metodologie differenti ma sono due facce della stessa medaglia perché uno illustra la propensione ad essere corrotti e l´altro a corrompere.Il sondaggio Gallup di cui solo una parte ha formato la base per il BPI ha valutato molti altri aspetti della corruzione, e in particolare:

    che settore di affari è peggiore nella corruzione all’estero
    quali sono le principali ragioni della corruzione
    quali governi non hanno implementato la nuova legislazione OECD
    il settore privato è preparato alla nuova legislazione OECD
    CONSEGUENZE DELLA CORRUZIONE SUI FDI
    È difficile correlare gli indici della corruzione e i FDI (investimenti stranieri diretti), anche se è facile intuire una qualche influenza dell’una sugli altri.Per cercare di dimostrare tale correlazione utilizzeremo due studi di grande valore scientifico.Il primo di questi è del professore SHANG-JIN WEI dell’HARWARD UNIVERSITY e si intitola: HOW TAXING IS CORRUPTION ON INTERNATIONAL INVESTORS?
    Si propone di dimostrare gli EFFETTI DELLA CORRUZIONE SUGLI INVESTIMENTI STRANIERI DIRETTI (FDI) da 14 paesi investitori a 55 paesi riceventi.
    Detto studio presentato all´8° CONFERENZA INTERNAZIONALE ANTICORRUZIONE di LIMA del 7/11 settembre 1997 si riallaccia e rivisita la maggior parte degli studi precedenti e cerca di dare una veste scientifica completa all’argomento.Si pongono tre domande:

    La corruzione influisce negativamente sulla capacità di attrarre investimenti stranieri diretti? E quanto è grande questo effetto sulla tassazione delle compagnie straniere?
    Vi sono speciali gruppi di paesi (es. Asia) in cui la corruzione ha un particolare effetto? O si può immaginare che gli effetti siano gli stessi in tutto il mondo?
    Gli USA sono un paese speciale? Si vuole verificare se gli investitori americani siano particolarmente sensibili alla corruzione all’estero per gli effetti deterrenti del Foreign Corrupt Practices Act.
    I dati utilizzati per la ricerca sono i seguenti:

    Il flusso degli investimenti bilaterali degli anni 1990/91 ricavati dai dati OCSE su 14 paesi investitori tra cui i 7 più importanti del mondo: USA, Giappone, Germania, UK, Francia, Canada e Italia.
    La tassazione dei paesi ospiti sulle compagnie straniere è la minore tra le seguenti due misure: l’aliquota marginale sulle imprese estere così come riportata dalla Price Waterhouse ed il rapporto tra il totale delle tasse pagate al governo ospitante dalle unità locali delle compagnie americane e il totale dei loro utili.
    SHANG-JIN WEI usa due misure della corruzione, ambedue basate su sondaggi: la prima basata su sondaggi condotti negli anni 1980/83 dalla Business International sussidiaria della Economist Intelligence Unit, questi dati sono stati forniti da Paolo Mauro uno studioso che troveremo ancora, e la seconda non è altro che il CPI di TI.FORTUNATAMENTE I DUE INDICI HANNO UNA ALTA CORRELAZIONE
    Si utilizza inizialmente un modello di regressione lineare sulla base dei logaritmi delle variabili dipendenti ed indipendenti (FDI, tassazione, indice corruzione, ed altre minori); tale modello viene in seguito modificato in quanto non tutti i paesi ricevono investimenti diretti da tutti i paesi investitori.
    Evitando di scendere nei particolari matematico-scientifici delle equazioni si rileva che il coefficiente di tassazione marginale è statisticamente significativo al 5%.Ogni punto percentuale di aumento riduce i FDI di circa il 5%; mentre per ogni grado di aumento del livello di corruzione si ha una riduzione del 16% nel flusso dei FDI, corrispondente approssimativamente a 3 punti percentuali di incremento della tassazione marginale.
    Vi sono altre osservazioni interessanti: ad es. il coefficiente di distanza è rilevante al di sopra del 5% ed ad ogni punto percentuale di incremento è associato 1,14% di riduzione dei FDI; il coefficiente linguistico è significativo al 15% e ad un comune linguaggio o ad una storia coloniale è associato un apprezzabile aumento nei FDI bilaterali.
    Le risposte alle tre domande iniziali sono dunque le seguenti:

    Un aumento della tassazione o della corruzione riduce i FDI. Un incremento del livello di corruzione da quello di Singapore a quello del Messico equivale ad aumentare la tassazione di oltre 20 punti percentuali.
    Non vi è alcun elemento che faccia ipotizzare che in altri paesi la corruzione abbia effetti sostanzialmente diversi nei vari paesi.
    Gli USA contrastano la corruzione all´estero, ma non necessariamente di più della media dei paesi OCSE, nonostante il Foreign Corrupt Practices Act del 1977. (caso Lokeed)
    Il secondo studio che utilizzeremo per dimostrare la correlazione tra corruzione e FDI è quello pubblicato su CORRUPTION AND THE GLOBAL ECONOMY edito dall’INSTITUTE FOR INTERNATIONAL ECONOMICS nel 1997 che si intitola: THE EFFECT OF CORRUPTION ON GROWTH, INVESTIMENT AND GOVERNEMENT EXPENDITURE(Paolo Mauro – Economista del F.do Monetario Internazionale)
    Questo studio presenta nuovi risultati sugli effetti della corruzione sugli investimenti e sulla crescita economica.
    Seppure i risultati debbano essere ovviamente presi con cautela dimostrano che la corruzione riduce ovunque gli investimenti e la crescita economica ed altera la composizione della spesa pubblica, riducendo in modo particolare la quota di spesa per l’istruzione.
    Conseguenze della Corruzione:

    Quando, come spesso succede, è richiesta una tangente per ottenere i necessari permessi, la corruzione è vista dall’imprenditore come una tassa ed anche delle più perniciose in quanto segreta ed incerta.
    Mauro (1995) usando gli indici della Business International (gli stessi che abbiamo visto nello studio precedente) osserva come un miglioramento della deviazione standard nell’indice di corruzione provoca un aumento degli investimenti pari al 5% del PIL e la crescita annuale del PIL pro capite aumenta di mezzo punto percentuale.
    Usando gli indici dell´International Country Risk Guide Keefer and Knack (1995) ottengono risultati simili in cui le variabili istituzionali crescono al diminuire della corruzione sia direttamente che indirettamente attraverso gli investimenti.
    Murphy, Shleifer e Vishny (1991) hanno in particolare esaminato gli effetti della corruzioni sugli aiuti ai paesi in via di sviluppo rilevando come la stessa possa ridurre gli effetti del flusso di aiuti attraverso la distrazione dei fondi dai progetti previsti.Influenzando quindi la raccolta delle imposte e il livello della spesa pubblica la corruzione può avere effetti deleteri sui bilanci pubblici, può far si che venga utilizzato materiale scadente per la costruzione di edifici o ponti.
    Analisi Empirica:
        1. I dati:
    Anche in questo caso per valutare la corruzione vengono usati gli indici della Business International e dell´International Country Risk Guide che tra l´altro sono fortemente correlati (fattore di correlazione 0,81); ambedue hanno scala da 0 (il più corrotto) a 10 (il meno corrotto) con distribuzione similare. Per annullare possibili distorsioni endogene vengono stimati alcuni parametri: il primo di questi è l´indice di frazionamento etnico-linguistico in quanto come correttamente argomentato da Shleifer e Vishny i Paesi più frazionati tendono ad avere più burocrati disonesti. Questo indice è ben correlato con gli indici della corruzione (fattore 0,39).Una seconda coppia di indici ci dice se il Paese è stato una colonia e se ha ottenuto l´indipendenza dopo il 1945; anche questi sono dei buoni strumenti in quanto ambedue strettamente correlati (fattori 0,46 e 0,38) con l´indice della corruzione.
        2. Gli effetti della corruzione sugli investimenti e sulla crescita economica
    Usando anche qui una regressione lineare si esaminano grandi quantità di dati per spiegare come la corruzione possa influenzare gli investimenti e la crescita economica.Una invariata regressione della crescita annuale media del PIL pro capite sull´indice della corruzione produce una significativa associazione. La grandezza degli effetti è considerevole: un miglioramento negli indici di corruzione pari ad una deviazione standard (2,38 punti) è associata ad un incremento del tasso di investimenti di più di 4 punti percentuali ed ad un incremento di oltre 1/2 punto percentuale del tasso di crescita del PIL pro capite.
    Questo significa che se un certo Paese migliora il suo grado di corruzione da 6 su 10 a 8 su 10 il suo tasso di investimenti/PIL crescerà di almeno 4 punti percentuali e l´incremento annuale del PIL pro capite di almeno 1/2 punto percentuale. Il risultato finale di questa ricerca è che la corruzione può, nel bene e nel male, avere grandi effetti sullo sviluppo di un Paese soprattutto attraverso gli investimenti ma anche direttamente.
        3. Effetti della corruzione sulla composizione della spesa pubblica
    Lo studio si basa sulla generalizzazione del modello di Barro (1990) che sostiene che se la corruzione agisce semplicemente come se fosse una tassa sul reddito allora l´ammontare e la composizione della spesa pubblica dovrebbero essere indipendenti dalla corruzione. Di conseguenza sembra ragionevole interpretare ogni correlazione rilevata empiricamente tra corruzione e composizione della spesa pubblica come l´evidente tentativo dei burocrati corrotti di ottenere maggiori guadagni per se non solo aumentando la spesa pubblica ma anche dirottandola verso quei settori dove le tangenti possano essere più facilmente percepite.
    Si vuole qui tentare di dimostrare che la corruzione può modificare la composizione della spesa pubblica. In particolare la spesa per l´istruzione sembra ridotta dalla corruzione.
    Con la solita regressione si analizza la relazione tra tutte le componenti della spesa pubblica (in percentuale al PIL) e il livello di corruzione.
    Si rileva come ad un miglioramento della deviazione standard dell’indice di corruzione sia associato un aumento della spesa pubblica per l’istruzione pari a circa ½ punto del PIL. Se un dato Paese migliora il suo grado di corruzione, mettiamo, da 6 su 10 a 8 su 10 il suo governo spenderà in media per l’istruzione ½ punto del PIL in più.
    Altre componenti della spesa pubblica sono però associate alla modifica del livello di corruzione come i servizi sociali e l’assistenza; è però importante notare che l’osservazione empirica, detta legge di Wagner, mostra che la spesa pubblica in percentuale sul PIL, aumenta con l’aumentare della ricchezza del paese; se se ne tiene conto e si inserisce quindi una nuova variabile che ne tenga conto l’istruzione torna ad essere la sola componente della spesa pubblica che sia collegata con la corruzione con una significatività del 95%.
    CONCLUSIONE
    Quello che vorrei che fosse chiaro al termine di questa lunga esposizione è che, indipendentemente dal punto di vista morale che in quanto soggettivo si presta ad alibi di tutti i tipi, la corruzione non solo non è necessaria ma soprattutto non è conveniente; ed anche chi crede di trarne vantaggio sul breve periodo poi in realtà nel lungo periodo deve ripagare con gli interessi i momentanei vantaggi ottenuti in quanto chi resta escluso cercherà a sua volta di corrompere innescando perciò un circolo vizioso che alla fine gli si ritorcerà contro.
     
    I Patti di Integrità nelle gare d’appalto
    I Patti di Integrità (PI) sono stati ideati per dotare le amministrazioni locali di uno strumento aggiuntivo deterrente contro la corruzione, che compensi meccanismi legislativi a volte incompleti o funzioni di controllo e/o repressione troppo spesso lente ed inefficaci. Il Patto di Integrità è un documento che l’Istituzione o l’Ente locale può richiedere ai partecipanti alle gare d’appalto e prevede un controllo incrociato e sanzioni nel caso in cui qualcuno dei partecipanti cerchi di eluderlo. Tale Patto di Integrità è immediatamente applicabile, non complica o grava l’iter burocratico per i partecipanti alla gara né comporta alcun costo o onere. L’inserimento del suddetto Patto di integrità nella gare di appalto contribuisce all’affermazione di una cultura della concorrenza, purtroppo ancora scarsamente presente tra le imprese italiane che partecipano alle gare indette dalla Pubblica Amministrazione, ma altamente benefica per un sano e duraturo sviluppo dell’economia locale e nazionale. Dal 2001 alcuni tra i Comuni italiani più importanti, quali Milano, Genova e Varese hanno adottato i Patti di Integrità, con risultati estremamente soddisfacenti.
     
     
    L’ESPERIENZA DEL COMUNE DI MILANO:OLTRE 90 IMPRESE ESCLUSE DALLE GARE DI APPALTO
     
    Il Comune di Milano ha escluso dalle gare di appalto oltre 90 imprese per un importo delle gare interessate che ammonta a 58 milioni di euro. Le gare in cui sono avvenute esclusioni ammontano a 283 (Dati aggiornati al 10.12.2004).Le esclusioni sono state confermate in sede cautelare e di merito dal Tar Lombardia. Sulla legittimità delle medesime si è pronunciato anche il Consiglio di Stato.Elementi gravi e concordanti, accertati in diverse gare di appalto, hanno determinato l’esclusione delle Imprese partecipanti. E’ stato possibile conseguire tale risultato anche grazie all’applicazione dei Patti d’Integrità ideati da TI per rendere più trasparenti le gare di appalto e per rispondere ai meccanismi legislativi a volte incompleti o a funzioni di controllo e/o repressione troppo spesso lente ed inefficaci. I Patti di Integrità sono stati adottati dal Comune di Milano nel 2000.In un comunicato stampa apparso sul sito del Comune di Milano, e nella conferenza tenuta dal Senatore de Corato in occasione della Giornata Mondiale contro la corruzione (9 dicembre 2004) il Vice Sindaco e assessore ai Lavori Pubblici ha dichiarato: “Milano è stato il primo Comune in Italia a provare che diverse imprese concorrenti per l’appalto di opere pubbliche facevano capo a un unico centro decisionale, ad escluderle dalle trattative e a segnalare le alterazioni alla Procura della Repubblica prima delle Forze dell’ordine. Ora dopo aver vinto tutti ricorsi al TAR messi in atto dalle imprese escluse, il Comune di Milano ottiene il parere favorevole del Consiglio di Stato sulla legittimità dell’esclusione dalle gare dei primi due casi arrivati in secondo grado. La pronuncia del Consiglio di Stato è in questa fase molto significativa in quanto ha confermato la corretta modalità di individuazione degli elementi gravi e concordanti che ci hanno indotto a ritenere ci fosse un alterazione della par condicio dei concorrenti. Le pronunce insomma, segnano ormai la strada per un preciso orientamento giurisprudenziale, di cui siamo stati in qualche modo artefici”.Nel corso dell’espletamento delle gare d’appalto di opere pubbliche relative al 2002 e al 2003 erano stati riscontrati fenomeni di “collegamento sostanziale” tra alcune imprese concorrenti. Sulla base di indizi gravi e concordanti, si era potuto rilevare un’alterazione della par condicio dei concorrenti poiché le offerte presentate provenienti da imprese diverse in realtà erano imputabili ad un medesimo centro decisionale. Da allora il Comune di Milano aveva deciso di escludere dalle gare e dalle trattative, le aziende oggetto del riscontro di alterazioni nelle procedure di adesione. In seguito le imprese escluse hanno fatto ricorso al Tar, ma in tutti i casi l’Amministrazione Comunale ha visto confermato in sede cautelare e di merito le esclusioni effettuate per collegamento sostanziale. Ora, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, si è pronunciato per la prima volta sulla legittimità di tali esclusioni.I controlliI controlli iniziati nel 2002 hanno interessato in prima battuta il settore Manutenzione strade per poi estendersi anche agli appalti di impiantistica, segnaletica, verde ed edili. Dopo le prime esclusioni,il Comune ed in particolare il Settore Gare e Appalti, diretto dalla D.ssa Mariangela Zaccaria, ha constatato la diffusa estensione del fenomeno dei collegamenti sostanziali.I controlli capillari fatti dagli uffici competenti del Comune sull’elevato numero di domande, circa 6.000 all’anno, non hanno rallentato l’alta produttività dell’Amministrazione Comunale, tant’ è che Milano è al primo posto in Italia per appalti di opere pubbliche così come risulta dalla classifica del Il Sole 24 Ore stilata dal Cresme. A Dicembre 2004 risultano aperti 340 cantieri, in cui vengono fatti controllo sistematici da parte degli uffici tecnici del Comune e da parte della Polizia Municipale.A Milano e Bergamo l’applicazione dei Patti di Integrità ha permesso di intervenire a livello di presentazione delle offerte e di aumentare, anche se con estrema difficoltà, la base degli offerenti. Infatti, le aziende integre tendono a non partecipare alle gare pubbliche che ritengono formalmente laboriose, non remunerative se il lavoro è fatto bene e soggette a condizionamenti. Al fine di potere ulteriormente perfezionare i Patti di Integrità quale strumento di lotta alla corruzione, TI-It sta collaborando con l’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici per un raffronto tra la legislazione comunitaria e quella italiana in vigore in materia di appalti pubblici.
     
    ————————ALLEGATI:
     
    - Proposta di legge anti-corruzione- Business Principles- Patto d’Integrità

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