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    18
    nov.
    2006

    «capitali della moda unite contro l’anoressia»

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    da Corriere della Sera.itLa Moratti: serve un codice di comportamento comune, accettato dagli stilistiNon bastano le imposizioni. «Serve un codice etico di autoregolamentazione, che deve essere condiviso dagli stilisti e accettato a livello internazionale ». Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha a cuore la questione dell’anoressia: «So, per conoscenza diretta, che è un problema molto diffuso. Anche qui a Milano, dove per altro si va sempre più abbassando l’eta delle ragazze che decidono di rifiutare il cibo».

    Che fare, dunque? Era stata proprio Letizia Moratti a plaudire per prima alla decisione di bloccare, sulle passerelle di Madrid, le modelle troppo magre stabilendo un indice di massa corporea sotto il quale non si poteva andare. «Lo faremo anche noi, se non interverrà qualcun’altro», aveva promesso il sindaco. Oggi, a distanza di un mese da quelle riflessioni, il caso della modella brasiliana Ana Carolina Reston, morta a 21 anni per anoressia, ripropone la questione «e pare insegnarci che i divieti non bastano». Insiste la Moratti: «Lo dimostra la storia di questa modella. Se una città, che sia Milano o Madrid, impedisce a chi è troppo magra di sfilare, ma poi queste stesse ragazze sono in passerella a Parigi o a New York, l’esempio che passa è sempre lo stesso. Ed è sempre negativo ».
    Da qui la necessità di una decisione che sia trasversale e internazionale: «Tutte le professioni che hanno a che fare con la comunicazione definiscono per sé un codice di comportamento. Io chiedo che si lavori su questo: che siano i professionisti della Moda, con il sostengo delle istituzioni, ad autoregolamentarsi, partendo dalla presa di coscienza che il problema dell’anoressia riguarda sì le modelle, ma coinvolge inevitabilmente il pubblico giovane a cui le modelle si rivolgono. Bisogna interrompere questo meccanismo distorto di emulazione».
    Non si è arrivati ai divieti, dunque, ma a Milano in questo mese qualche cosa si è mosso. Il Comune ha istituito un tavolo Moda e Salute del quale fanno parte medici di fama nazionale specialisti in cardiologia, scienza dell’alimentazione e medicina dello sport, psicologi e sociologi. Insieme, ovviamente a presidente e direttore della Camera della Moda, ai due assessori Tiziana Maiolo e Carla De Albertis che seguono questi settori, e a Guido Dolci, presidente dell’Associazione che raggruppa il 90 per cento delle agenzie delle modelle.
    La Moratti ammette la delicatezza del problema: «A questo tavolo porterò la mia proposta di lavorare intorno ad un codice etico. Ovviamente, il caso di questa ragazza morta a 21 anni accelera il nostro intervento e aggiunge una preoccupazione in più». Per questo, non sarà solo un codice etico. «Dobbiamo sentirci tutti impegnati— insiste la Moratti—a diffondere nella società un modello diverso per le nostre ragazze. Un modello che passi per la valorizzazione di una vita sana: dobbiamo insegnare alle nostre figlie a piacersi, ad avere stima di sé, a praticare attività sportive, a non disdegnare i piaceri che dà il sedersi a tavola, a capire che ci si può vestire bene e seguendo la moda anche oltre le taglie 38 e 40». E non passi per una messa sotto accusa degli stilisti: «C’è soltanto — conclude il sindaco — la necessità di soffermarsi in maniera un po’ più approfondita su questo tema. E, di fronte ad episodi di questo tipo, sono certa che anche gli stilisti daranno il loro contributo».

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