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    nov.
    2006

    Una ragazza su 4 a dieta dai 12 anni…meno di un terzo si è rivolta ad un medico specialista

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    da Panorama.itRapporto annuale della società di pediatria: l'anoressia è ormai un problema sociale, e non solo per colpa del mondo della moda che, più che indossatrici, manda in passerella dive e campionesse di bellezza giovani pelle ossa, dalla salute malferma. Le ragazzine italiane, influenzate sempre più dai media anche attraverso i genitori a loro volta mediatizzati, sognano di essere anche loro pelle e ossa fin dalle elementari.

    Indossatrici secche come stampelle su ogni passerella e top model pelle e ossa “osannate” come dive.MODELLE DI RIFERIMENTOÈ anche per queste “modelle di riferimento” che le bambine italiane si sognano mannequin fin dalle elementari. E arrivate alle medie il 60,4% vorrebbe essere più magra, una su quattro (oltre il 24%) ha giá sperimentato una dieta e di queste aspiranti “donne-grissino” meno di un terzo (32%) si è rivolta a un medico per farsela prescrivere.Nella maggior parte degli altri casi il regime ipocalorico è fai-da-te (34%), oppure consigliato da genitori, amici, riviste o Internet (30%).”Dati allarmanti che rendono sempre più reale il rischio di anoressia dai 10 anni in su”, conferma il presidente della Societá italiana di pediatria (Sip), Pasquale Di Pietro, a Milano per illustrare il Decimo Rapporto annuale dell’Osservatorio adolescenti Sip.L’indagine, condotta su 1.251 ragazzini della Penisola fra i 12 e i 14 anni, “fa luce su un problema che inizia a farsi preoccupante anche in Italia – continua l’esperto – anche se negli Stati Uniti i numeri restano molto più gravi”.Secondo Di Pietro “urgono programmi di prevenzione ad hoc nelle scuole e anche fra i bimbi molto piccoli”, perchè “dopo i primi 6-7 mesi di vita – precisa – l’attenzione delle madri all’alimentazione del figlio cambia”.PROBLEMI PSICOLOGICIMa occorre stare in guardia anche perchè, avverte l’ex presidente Sip, Giuseppe Saggese, “Anoressia-bulimia rappresentano spesso un continuum dell’obesitá. Si pensi che il 40% degli obesi ha un’alimentazione compulsiva” che caratterizza anche le persone bulimiche, e “soffre di depressione”. Anche per questo, conclude Di Pietro, “bisogna insegnare ai bambini l’importanza di un’alimentazione corretta, non iperglicemica e ricca di frutta e verdure”. Via libera all’educazione sanitaria nelle suole, quindi: “Chi dirige la sanitá deve avviare una svolta – conferma anche Giorgio Rondini, anche lui ex president Sip – la famiglia dovrebbe tornare a essere più famiglia e la scuola fare vera educazione”.BULLISMOMa dal Rapporto della Sip arrivano anche inquietanti conferme sull’emergenza bullismo, tornato alla ribalta, nelle ultime settimane, sulle pagine di cronaca.Più del 70% dei 12-14enni della Penisola (77% dei maschi e 68% delle femmine) è, infatti, stato spettatore di episodi di violenza di gruppo: +5% rispetto al 2005. Il 53% dei teenager (+ 10%) in caso di bisogno si dice determinato a difendersi da solo, e uno su quattro (+3%) giudica ”fifone” o ”spia” chi si confida con un adulto.”I numeri raccolti su oltre mille baby-italiani dai 12 ai 14 anni ci allarmano molto, ma come Sip ci sentiamo poco ascoltati – commenta Di Pietro – La crescente tendenza al bullismo nelle scuole italiane l’avevamo denunciata 10 anni fa con il primo Rapporto adolescenti, eppure se ne parla come se fosse unemergenza nuova”.Ma perché si diventa bulli? Secondo l84,1% degli intervistati ”per essere ammirato allinterno del gruppo”, il 78,8% dice ”per diventare leader” e il 75,6% ”per essere attraente” agli occhi dei compagni dellaltro sesso.Ma non è solo il bullismo a destare preoccupazione.I ragazzi nel tentativo di imitare gli adulti scelgono i modelli più sbagliati: fumano, bevono alcolici e fanno sesso non protetto. Gli adolescenti italiani riconoscono i comportamenti a rischio, ma predicano bene e razzolano male: il 75% circa (79,9% dei maschi e 69,5% delle femmine) si mostra sprezzante del pericolo e solo il 24% (30% delle femmine) assicura di non fare mai cose che considera rischiose.CATTIVA MAESTRA… LA RETEE non si potrà più dire che è tutta colpa della ‘cattiva’ televisione.Se dal 1997 a oggi, ogni anno di più, la tv è stata la baby-sitter preferita dai bambini italiani, nell’anno in corso sembra invece essere iniziata una nuova era. Dal rapporto emerge, infatti, che tra i 12-14enni il numero di dipendenti dal piccolo schermo è in calo. E la percentuale dei teenager che restano incollati alla scatola magica per più di tre ore al giorno scende dal 31% del 2005 al 26,5% del 2006.La ricerca Sip conferma, invece, il gradimento dei teenager per pc e Internet: il collegamento in Rete è ormai presente nell80% circa delle case degli adolescenti, anche se i giovani navigano sempre più per chattare con gli amici o per scaricare musica e sempre meno per cercare informazioni.

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