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    27
    nov.
    2006

    Salute. cure palliative, altroconsumo: per l’italia un voto insufficiente

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    da HelpConsumatori.itIn Italia negli ultimi cinque anni sono stati fatti notevoli passi in avanti ma molto altro c'è da fare per eliminare "le due velocità" che caratterizzano Nord e Sud del nostro Paese: il 60% degli intervistati ha ricevuto le cure nel Nord, il 16% al Centro e il 24% nel Sud e nelle isole. L'inchiesta - indagine di Altroconsumo mette in luce le ombre dei centri per le cure palliative in Italia e nel resto d'Europa. Le cure palliative, che accompagnano i malati terminali nella fase ultima della loro esistenza, garantendo una migliore e più dignitosa qualità della vita, seppure alla fine, sono un diritto di tutti i cittadini. Tuttavia in Italia oggi la rete di cure palliative è ancora insufficiente, e il nostro Paese è al penultimo posto in Europa, seguito solo dalla Grecia, per prescrizioni di oppiacei ai pazienti. Altroconsumo, in collaborazione con le altre associazioni indipendenti europee, ha sondato il giudizio di 4675 medici (di cui 1682 italiani) e 3559 familiari (di cui 1058 italiani) di malati terminali, in Italia, Spagna, Portogallo e Belgio, sulla qualità delle cure palliative, fotografando esperienze e carenze di servizio. L'inchiesta integrale sarà pubblicata su Salutest di dicembre, e distribuita ai soci dell'associazione.

    In Italia l’83% dei medici afferma che gli antidolorifici oppiacei non sono ancora adeguatamente prescritti, nonostante il 65% pensi che tali farmaci non presentino difficoltà cliniche di utilizzo.
    La fotografia sulla presenza nel nostro Paese dei centri di cure palliative, gestite sia dal Servizio sanitario nazionale che da organizzazioni no profit (sono 1200 i letti per poter ricevere questo tipo di cure), rappresenta un’Italia a due velocità: nelle isole sono presenti solo il 6% e nel Sud il 12% della totalità di questi centri. La fruizione dei servizio è distribuita sul territorio con altrettanta disomogeneità: il 60% degli intervistati ha ricevuto le cure nel Nord, il 16% al Centro e il 24% nel Sud e nelle isole.
    Tra le principali paure espresse dai malati terminali figurano al primo posto il timore di diventare un peso per la famiglia, segue il timore di perdere la propria dignità, e poi il pensiero della separazione da amici e parenti e la paura di un ulteriore deterioramento fisico unito alla sofferenza. Le cure palliative hanno come scopo limitare il più possibile queste angosce. Il principale desiderio di molti pazienti è di tornare nella propria casa; in ciò l’Italia è al primo posto nell’esperienza rispetto ad altri paesi europei: ben il 53% dei malati ha ricevuto le cure al proprio domicilio, in Belgio solo il 32%, in Spagna e Portogallo circa il 40%.
    Dall’inchiesta emerge sia da parte dei medici che dei familiari un maggiore apprezzamento per la qualità della vita dei malati nel contesto di cure specifiche palliative, rispetto a cure generiche, su aspetti quali il controllo del dolore e degli altri sintomi, assistenza del personale infermieristico, supporto informativo, psicologico e sociale.
    In Italia negli ultimi cinque anni sono stati fatti passi decisivi, dall’abolizione nel 2001 del ricettario speciale – una pesante complicazione burocratica – alla discussione in questi mesi in Parlamento del disegno di legge che prevede che gli oppiacei possano essere prescritti nel comune ricettario regionale.
    Altroconsumo sollecita le istituzioni a continuare con più energia sulla strada intrapresa, confermando l’inserimento delle cure palliative tra i diritti essenziali forniti dal Servizio sanitario a tutti i malati, incrementando l’apertura di nuovi centri e distribuendoli più equamente sul territorio.

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