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    28
    nov.
    2006

    Cellule staminali dai ricci di mare

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    da Repubblica.itA Palermo si è aperto il primo workshop sulla genomica marina.Una ricerca che promette sviluppi per la cura di diverse patologie.Una "fabbrica" di staminali in fondo al mare. Che apre nuove speranze per la cura di diverse malattie, come il morbo di Huntington e la distrofia muscolare. Le novità arrivano dal riccio marino e dalle cellule staminali da esso derivate, oggetto di studio da parte dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare 'Alberto Monroy' (Ibim) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Palermo.

    A molluschi, echinodermi, cordati primitivi e pesci è dedicato un filone di ricerca, quello delle staminali, che lascia intravedere grandi sviluppi in campo biomedico. Di questo si parla oggi e domani a Palermo nel primo workshop europeo dedicato alla ricerca sulle cellule staminali negli organismi marini. Un incontro promosso dalla Unione Europea attraverso la Rete di Eccellenza chiamata ‘Marine Genomics Europe’ (MGE), che riunisce ricercatori provenienti da diversi paesi europei e da Israele. La stella marina ha grandi capacità rigenerative, ed il riccio è in grado di sopportare lo stress a livelli molto elevati. Sono proprio queste caratteristiche che hanno attratto l’attenzione degli scienziati. “E’ ampiamente conosciuto – dice Valeria Matranga, dell’Ibim – il comportamento della stella di mare: un braccio amputato ricresce in breve tempo; il riccio di mare invece può resistere a forti stress fisici, come la radiazione ultravioletta e a fattori chimici come l’inquinamento da idrocarburi e metalli pesanti delle acque marine. Inoltre, il riccio di mare ha un insospettato sistema di compatibilità tissutale, simile a quello umano. In pratica, una cellula di riccio è in grado di riconoscere dal punto di vista immunitario una cellula diversa, appartenente a un altro riccio, tant’è che se vengono messe insieme si genera una sorta di ‘rigetto’, proprio come accade nell’uomo”. Esempi, dicono gli esperti, di un sistema immunitario ancora più complesso di quello umano, ma ad esso simile, del quale si conosce poco ma che potrebbe rivelare grandi sorprese per i potenziali risvolti in campo farmacologico e medico. “Nella ricerca sulle cellule staminali, si impiegano molti modelli animali – spiega a Repubblica.it il genetista Carlo Alberto Redi, direttore scientifico della Fondazione Irccs- San Matteo di Pavia. “La presenza di staminalità è molto diffusa. E’ proprio quella che è alla base dei meccanismi di rigenerazione come quello, ad esempio, della stella marina”. Lo studio di questi modelli animali è utilissimo per capire il funzionamento di meccanismi analoghi nell’uomo. “Il modo in cui il genoma è in grado di dirigere la funzione “staminalità” è valido allo stesso modo nel riccio e nell’uomo. Le regole che vengono scoperte nel mollusco sono valide anche per l’uomo”, dice ancora Redi. Grazie al recente sequenziamento del genoma del riccio (pubblicato sulla rivista Science ed effettuato dal Consorzio Sea Urchin Genome Sequencing, di cui fa parte anche l’Istituto del Cnr), sottolinea ancora la dottoressa Matranga, “oggi abbiamo il primo genoma di un echinoderma clonato che contiene 23.500 geni, di cui la metà utilizzati nello sviluppo dell’embrione”. Gli studi embriologici sul riccio potranno essere utili per analizzare i meccanismi del funzionamento di geni analoghi a quelli umani e per meglio capire il funzionamento di questi ultimi. Infatti, “sono stati identificati geni tipici del sistema sanguigno, endocrino, nervoso, muscolare e scheletrico e si è scoperto che nonostante l’ovvia differenza esterna, l’uomo e il riccio di mare utilizzano gli stessi geni e molti dei meccanismi di regolazione simili”, continua la ricercatrice. Nel genoma del riccio sono stati trovati i geni per alcune malattie, come il morbo di Huntington e la distrofia muscolare; per i foto-recettori presenti anche negli occhi umani, per distinguere la luce e il buio, ma anche geni associati all’udito, all’equilibrio e al gusto. Altrettanto promettenti, sostengono i ricercatori, sono le scoperte di interesse farmacologico. “I test sulle cellule staminali sono molto importanti per i saggi di capacità farmacologica ed è utile avere sempre più modelli per la ricerca”, spiega ancora Redi. Nel caso del riccio, “esponendo cellule immuno-competenti a stress fisici (alta temperatura o radiazioni UVB)- conclude Matranga – abbiamo dimostrato la possibilità di aumentare alcuni tipi cellulari e di ottenere la sintesi di molecole interessanti dal punto di vista farmacologico come il Tumour Necrosis Factor -TNF alpha. Questo fattore potrebbe avere un certo interesse per sviluppi biotecnologici nella produzione di nuovi farmaci”.

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