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    06
    dic.
    2006

    Aids. ‘nature’ scagiona infermieri bulgari condannati a morte: non infettarono loro 400 bambini libici

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    da RaiNews24.itSulla rivista Nature esce oggi l' 'analisi molecolare dei virus coinvolti nei casi di Hiv/Aids di oltre 400 bambini ricoverati nell'ospedale pediatrico di Bengasi, in Libia. E l'analisi scagiona i sei operatori sanitari, cinque infermiere bulgare e un medico palestinese, accusati di averli volontariamente infettati nel 1998: tutti rischiano la pena di morte. Il governo bulgaro ha ripetutamente detto di non credere affatto nella colpevolezza dei propri medici e ha richiesto un processo equo. "I rapporti fra Bulgaria e Libia - aggiunge il portavoce - sono sempre stati tradizionalmente buoni"

    Già il giorno di Natale dell’anno scorso le  condanne a morte erano state rinviate: la Corte Suprema libica stabilì che il processo era da rifare e, accogliendo il ricorso degli operatori sanitari, chiese nuove indagini.
    Erano stati infettati con il virus Hiv 426 bambini, una cinquantina dei quali sono nel frattempo morti. Fonti mediche occidentali concordano nell’affermare che con ogni probabilità il contagio era stato provocato dalle pessime condizioni igieniche dell’ospedale. Ma gli inquirenti libici avevano subito individuato come colpevole il corpo medico proveniente dall’estero (le bulgare e il palestinese), che avrebbero ordito un complotto per uccidere i bambini.
    L’ udienza aggiornata del 4 luglio 2006 vide la richiesta della difesa di nominare una commissione di esperti internazionale per valutare le reali condizioni dell’ospedale di Bengasi, vera causa del contagio secondo le testimonianze giurate del professore francese Luc Montagnier, uno degli scopritori del virus dell’Aids, e dell’italiano Vittorio Colizzi, presentate da tempo dagli avvocati degli imputati. Il pubblico ministero ha respinto tale richiesta affermando che “una commissione nazionale é assolutamente all’altezza”. Uno degli avvocati della difesa, Othmane al Bizanti, ha contestato la presenza nella commissione libica di un membro di quello stesso ministero della sanità responsabile della situazione igienico-sanitaria degli ospedali libici.
    Gli imputati, in prigione da sette anni, sostengono anche durante il processo che la confessione da loro resa sia stata in realtà strappata sotto tortura. Anche per questo le autorità bulgare, l’Unione europea e numerose organizzazioni umanitarie erano intervenute e avevano cercato di esercitare pressioni sulla Libia perché la sentenza fosse rivista.
    Resi noti sulla rivista Nature, i risultati di quest’analisi molecolare condotta dall’italiano Carlo Federico Perno del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Scienze Biochimiche dell’universita’ di Roma Tor Vergata in collaborazione con Giovanni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanita’, Vittorio Colizzi e Guido Castelli Gattinara dell’ospedale Bambino Gesu’, mostrano infatti che i ceppi virali responsabili delle infezioni erano già circolanti nell’ospedale libico e avevano gia’ cominciato a infettare molti anni prima dell’arrivo delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese.
    Nel primo processo, poi annullato dalla Corte Supresa, era stata richiesta la pena massima per gli imputati. Secondo questo studio scientifico, però,  gli operatori sanitari sono innocenti e si spera che le autorità libiche ne tengano conto. Il 19 dicembre il verdetto definitivo del processo.

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