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    12
    dic.
    2006

    “welby può staccare la spina”

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    da  La Stampa.itParere positivo della Procura: ma il medico potrà decidere di riprendere le cure.Primo sì dei giudici alla richiesta di Piergiorgio Welby di staccare le macchine che ancora lo tengono in vita. Il caso verrà esaminato oggi pomeriggio dalla prima sezione del Tribunale Civile di Roma ma sul tavolo i giudici troveranno il parere espresso ieri dalla Procura di Roma: se vuole interrompere la terapia può farlo ma in caso di sofferenza sarà il medico a decidere se ripristinarla.

    Nel ricorso Piergiorgio Welby aveva chiesto l’interruzione di quello che egli definisce accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. E l’Ufficio affari civili della procura di Roma ha risposto sì, riconoscendo il diritto di Welby, ma anche rispettando l’autonomia del medico. Scelta del medico Nel parere preliminare, predisposto dal procuratore Giovanni Ferrara e dai sostituti Salvatore Vitello e Francesca Loy, si legge infatti: «Sotto il profilo dell’esistenza del diritto ad interrompere il trattamento terapeutico non voluto, con le modalità richieste, il ricorso è ammissibile e va accolto», ma allo stesso tempo non si può «ordinare ai medici di non ripristinare la terapia perché trattasi di una scelta discrezionale affidata al medico». Nel ricorso i legali di Welby ventilavano la possibilità di ordinare ai medici di non ripristinare la terapia, richiesta giudicata dalla Procura inammissibile poiché si tratta di una scelta «discrezionale affidata al medico, anche se di una scelta discrezionale tecnicamente vincolata in merito all’utilità e alla necessità di ripristinare in un momento successivo la terapia». Quel che invece viene ammesso è che Welby esprime un «rifiuto cosciente e volontario» che «non riguarda situazioni future, sconosciute o inimmaginabili». Insomma Piergiorgio Welby e i radicali hanno incassato una prima apertura, di cui comunque i giudici potranno anche non tenere minimamente conto. Di certo, il parere ha scatenato non poche polemiche. «Mi ribello al parere che scarica tutta la responsabilità della decisione sul medico», è il commento del presidente nazionale dell’associazione degli Anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino. «Mi ribello a questo parere e a questa interpretazione. È da anni – ha affermato l’esperto – che, come medici rianimatori, chiediamo di sapere come comportarci in situazioni come quelle di Welby. Chiediamo cioè una legge che dia indicazioni precise». Con questo parere, ha aggiunto, «in pratica i giudici ribaltano su di noi la decisione». Il sì di Veronesi A chiedere a Welby in mattinata di ripensarci e a «combattere per la vita» era stato anche Salvatore Crisafulli, che si trova in una situazione abbastanza simile, viene tenuto in vita grazie alle macchine. Secca la risposta di Welby: «Uno Stato che non ha pietà di me, che non sa ascoltare la mia voce, sarà meno capace di ascoltare la tua». Ma intanto a sostegno della sua battaglia si sono levate molte voci. A partire da quella dell’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi che non ha dubbi: «Deve essere il paziente a decidere». Dalle fila dell’opposizione fiutato il vento contrario, si cerca di arginare i danni. «Le prime valutazioni che provengono dall’autorità giudiziaria escludono che sul caso possa essere costruita una ‘legge Welby’ come vorrebbe chi finora ha strumentalizzato il caso», avverte Alfredo Mantovano di An. Mentre Domenico Di Virgilio di Fi pur rispettando quella che sarà la decisione dei giudici ricorda che dal loro punto di vista «spetta al medico decidere, valutando caso per caso, e in base alla sua professionalità». Ma – come ricorda il fondatore della Società italiana ed europea di cure palliative Vittorio Ventafridda – ad attendere la decisione di oggi non è soltanto il mondo politico ma tutti gli «altri Welby» che oggi soffrono in silenzio.

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