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    16
    dic.
    2006

    Guerra alle centrali “sporche”

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    da La Stampa.itGreenpeace occupa la ciminiera Enel di Porto Tolle: non al ritorno al carbone. E l'Enel reagisce staccando l'elettricità.In venti a 250 metri d’altezza per dire no all’energia prodotta dal carbone: da lassù, dal cielo padano di Porto Tolle, dicono si veda benissimo il Parco del Delta, grande patrimonio naturale e primo minacciato dalle emissioni della centrale Enel Polesine Camerini in via di riconversione.

    La scalataL’ultima missione dei climber di Greenpeace è scattata giovedì a mezzogiorno; zainetti, giacche a vento, funi, striscioni, gli ambientalisti più spettacolari, arrivati da ogni parte dal mondo, hanno dato la scalata alla centrale termoelettrica con l’intenzione di restarci a lungo. Ma qualcosa nella notte tra giovedì e ieri ha trasformato la missione in una impresa ad altissimo rischio: Enel, infatti, ha deciso di staccare la luce lasciando al buio i climber che stavano componendo sulla verticale la scritta «No carbone». «Una scelta scellerata», secondo i difensori di Greenpeace, che avrebbe messo a rischio la vita stessa dei climber: al contrario, per l’Enel, una scelta di sicurezza perché la ciminiera è il terminale di molti impianti e muovendosi senza conoscerne la dislocazione gli attivisti avrebbero potuto farsi molto male. L’azione di Greenpeace è ancora in corso, e potrebbe continuare per tutta la giornata di oggi; ieri pomeriggio con una mossa a sorpresa uno degli occupanti, un atleta brasiliano campione di base jumping, si è lanciato con il paracadute dalla sommità della centrale. E’ atterrato senza problemi appena al fuori del recinto della centrale, proprio là dove la polizia, fin dall’inizio della manifestazione, vigila.La contestazioneIl gruppo di occupanti rimasti alla base dell’impianto è riuscito a esporre lo striscione che porta la scritta «Clima Killer numero 1»; il messaggio in verticale è stato completato invece ieri mattina e già da mezzogiorno si poteva vedere in presa diretta sul sito internet dell’associazione. L’azione di Greenpeace contesta la conversione della centrale Enel di Porto Tolle, che attualmente funziona ad olio combustibile (uno dei peggiori inquinanti) e che assieme a quella di Civitavecchia passerà a breve al carbone, con una conversione che va contro i principi espressi dal Protocollo di Kyoto, e che tutti gli ambientalisti contrastano fermamente. A Porto Tolle e Civitavecchia dovrebbero seguire, sulla stessa linea, anche Rossano Calabro e Piombino.Come nei paesi dell’EstIl carbone come fonte di energia è oggi usato massicciamente solo nei paesi dell’Est. Con il resto dell’Europa il paragone è impari, perché quasi tutti i paesi utilizzano, almeno in parte, il nucleare contro il quale l’Italia si è definitivamente pronunciata già molti anni fa; l’alternativa possibile è il metano che per l’ambiente ha un impatto meno severo. Considerati i costi notevoli dei lavori di riconversione, gli ambientalisti sostengono che sarebbe opportuno investire in energia rinnovabile: dunque solare o eolica, che per il momento è utilizzata per lo più in Germania. Enel risponde con Fulvio Conti, amministratore delegato: «Quello che Greenpeace chiede lo stiamo già facendo». A Fusina di Marghera, alle porte di Mestre, infatti proprio ieri presentato proprio ieri il progetto per la prima centrale energetica italiana a energia pulita. E’ un investimento da 40 milioni; sarà pronta nel 2009.

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