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    dic.
    2006

    A proposito dello sciopero delle firme, o di caprarica, e di epimenide, e…

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    Gentile Oliviero, [riconosciuto monello; e nonché quasi “socio” di Epimenide], avendo lei, volontariamente dimenticato, ignorato una mia mail relativa alla neo-nomina di Antonio Caprarica a direttore di notiziari della prima Rete Rai; il che è come dire-riferirsi in parte a casa sua, comunque, un pò e per certi versi, seppure lei stesso in Rai vi stia da molto tempo come una sorta di “profugo”…, o quasi un senza casa-tetto-scrivania-attiva… e siccome lo stesso neo-direttore in varie interviste pubbliche, assai interessanti, aveva più-più volte sottolineato l’intenzione di rifarsi, o di tentare di farlo, in qualche modo proprio al modo di pensare, e gestire, come un anglosassone anche nel modo di concepire l’informazione stessa, lo stile e quant’ altro nell’informazione / giornalismo appunto…, quantomeno in Rai… e siccome infine lei accennava, proprio nel suo ultimo scritto, rigorosamente senza firma, appunto, a questa ennesima singolarità / anomalia del modo italiano di scioperare e di metter i puntini sulle “i”,  famosissime [e talora assai scivolose, indipendentemente dalla stagione meteo]; e obbligatoriamente qui la cìto, quindi:

    “Perché questa nota esca non firmata lo sapete: è in corso un’altra “tornata” di scioperi, è delle firme sui quotidiani, come forma di protesta e sensibilizzazione per un contratto nazionale non firmato (sic !!) dagli Editori da quasi due anni. Quello che non sapete è però chi sono, che scri-vo: ed il primo livello di curiosità si potrebbe ridurre a questo indovinello, peraltro di stretto re-spiro [forse addirittura impalpabile…?].
    Potreste però fregarvene, e valutare semplicemente solo ciò che è scritto in queste righe.Ma se fosse così, avrebbe poco senso lo sciopero delle firme, perché non vi toccherebbe, minimamen-te. Ai giornali inglesi, infatti, con in testa l’Economist, non verrebbe mai in mente questa forma di ‘lotta’, essendo per tradizione per lo più pensati senza firma, se non nei commenti”….
     
    Ecco che, tenendo conto dei punti precedenti,
    allora le chiedo se può appunto una sola ‘testa’ pensante [e che sia la sua o quella del su-sopra citato Caprarica quasi poco cambierebbe] a tentare quantomeno di cambiare le cose, a mantenerne le tante promesse fatte e in qualche modo mai specificatamente richieste da noi ascoltatori / utenti / cittadini e a realizzarne quel minimo di cambiamento sostanziale, che pure auspicheremmo, e non fosse altro che per il bene generale e non solo per quello specifico o per il prestigio della vostra categoria….
    Viceversa, in alternativa alle poche/contate “teste” moderne, e pensanti, cosa dovrebbe succedere di tanto strano o addirittura “rivoluzionario” per sentirci tutti un bel giorno un tantino più appagati e, o più “anglosassoni” appunto…? O tutti almeno un pochino meno “cretesi” o distratti del sòlito…? 
    Tenga conto infine, prima di cestinare anche la presente, che non sono poi tanti quelli che utilizzano oggigiorno la parola siccome…, il che secondo me non è affatto da sottovalutare, mi creda. [Vice-e- versa confesso di ignorare del tutto l’esistenza, il significato della forma “his freta”, da lei utilizzata appunto nel testo senza firma].
     
    Distinti saluti.
    Antonio pace
    19 / 12 / 2006———————————E’ questa, per caso? Antonio, quante storie…o.b.———————————
    Oggetto:   E continuando sui cosidetti vecchi discorsi di cui prima,
    ovvero di pochi giorni fa
     
    Gentile Oliviero,
     
    riagganciandomi alla brevissima [e quanto esplicita] lettera-mail inviatale da Robert Portal; e poi in particolare finanche alla recentissima e assai intrigante chiacchierata-intervista radiofonica fattane e rilasciata al “Baco” dal neo direttore-Radio1, Caprarica, e poi peraltro da lui stesso ribadita in buona sostanza ad esempio anche ai microfoni di Telenorba [Puglia] e proprio in questi giorni;
     
    ecco allora che, interpretando credo il pensiero libero di tantissimi cittadini-utenti, e in particolare di coloro che le sono affezionati, ci si chiede cosa o quanto o come o qual altro scossone, debba tuttora succedere affinché la si possa finalmente riascoltare o rivedere in Rai, come peraltro le spetta; dico questo perché proprio dalle parole del bravo e simpatico Caprarica, si evinceva l’intenzione di portare o riportare- reistaurare in Italia un diverso clima nel mondo della informazione pubblica; e lo dice Uno evidentemente abituatosi per anni alle nebbie spaccaossa londinesi, e ad un clima culturale e quant’altro pure di decisamente diverso, allo stesso tempo.
     
    Ma forse quelle nostrane sono ad esempio un’altra tipologia di “nebbie”. Probabile, molto.
     
    Il neo-direttore infatti ha toccato temi forse inusuali per le nostre delicate orecchie, e timpani, con in più relative sensibilissime cellule capellute e quant’altro, abituate ormai a discorsi un tantino stantii e, forse, anche almeno-almeno parzialmente inconcludenti, tali spesso da farci perdere l’equilibrio.
     
    Sinceramente un approccio così inglese, liberal, innovativo, da parte di Caprarica di certo un po’ non me lo aspettavo e credo che fosse così per tanti o quasi-tutti; non so fino a che punto è lecito sperare che l’influenza così fresca e positiva di Uno [dei vostri] possa riportare anche un minimo di civiltà  e di tolleranza, e di pensiero e culturale, pure negli Altri, sin nei vertici più alti dell’Azienda pubblica, e ripristinarne ad esempio le regole indispensabili.
    Le cellule capellute di cui prima sono state così presto da lui solleticate, e ora non resterebbe che…
     
    Come da proverbio: Chi vive sperando, disperato muore? E deve essere per forza sempre così, per noi indifesi cittadini-utenti ?
    E forse già la presente andava inviata, in primis, e soprattutto, a Radio1 e allo stesso neo-direttore.
     
     
    A presto e cordiali saluti.
    Antonio Pace
     
    29/11/2006
     
     
     
     

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