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    dic.
    2006

    Italia. per ora nessun indagato per morte welby

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    da Aduc.it'E' stato aperto un fascicolo da parte della Procura. Ma per 'atti relativi a'. Marco Cappato e Mario Riccio sono stati sentite come persone informate sui fatti, ma non sono indagati. E al momento non ci sono ipotesi di reato a loro carico'. Lo ha chiarito stamane l'avvocato Giuseppe Rosso Di Vita, legale dei gruppi Radicali, durante la conferenza stampa sul 'caso Welby' in corso al Partito Radicale a via di Torre Argentina, a Roma, dopo che il presiedente dell'Associazione Luca Concioni e il medico anestesista che mercoledi' alle 23,40 ha 'staccato la spina' a Piergiorgio Welby erano stati sentiti ieri dalla Digos. 'Ribadiamo l'assoluta legalita' dell'intervento compiuto -ha rimarcato il legale- e' un atto che ha tutti i crismi della legalita'. La Procura mira ad accertare il fatto, ma non ci attendiamo esiti diversi dall'archiviazione del procedimento'.

    LA POSIZIONE DELL’ORDINE DEI MEDICI (di Emanuela Grassom de Il Pensiero Scientifico Editore) “Piergiorgio Welby, illuminato dalla sua verità, ha compiuto il suo cammino fino in fondo” – ha dichiarato Amedeo Bianco, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alla notizia del tragico epilogo di una vicenda umana che ha toccato le nostre coscienze. Il coraggioso atto di Piergiorgio Welby di rendere pubblica la sua personale situazione, non unica in Italia, al fine di promuovere e stimolare una riflessione su una questione complessa che coinvolge più attori ha avuto il merito di spingere i medici, il legislatore, la società civile ad affrontare un problema forse troppo trascurato sino ad oggi. “La volontà informata e consapevole di ogni paziente è il fondamento di legittimità etica e giuridica di ogni atto diagnostico e terapeutico. In ogni relazione di cura, unica ed irripetibile, questo diritto all’autodeterminazione trova due limiti etici e giuridici e cioè la disponibilità della vita quale bene primario tutelato e la coscienza del medico quale espressione della sua autonomia a garanzia del paziente stesso. Questi limiti sono stati e restano, per un medico un ostacolo insuperabile in ogni scelta volta a provocare o favorire la fine di una vita anche se espressamente e consapevolmente richiesto dal paziente”, ha dichiarato Bianco. Cosa succederà al medico? Per questo motivo, secondo il Presidente della FNOMCeO, Mario Riccio dovrebbe essere chiamato del presidente dell’ordine di riferimento per avere un colloquio e valutare se dovranno essere presi eventuali provvedimenti disciplinari. Difficile prevedere come evolverà la situazione. Ad oggi, infatti, medici, giudici ed esperti di bioetica, ciascuno nella propria materia, non sono stati in grado di indicare una via condivisa e da percorrere. Anche il Consiglio Superiore di Sanità nel documento pubblicato due giorni prima della morte di Welby aveva chiaramente ammesso che “la valutazione sulla sussistenza o meno di forme di accanimento terapeutico nei trattamenti sanitari cui è sottoposto il signor Piergiorgio Welby ha assunto una dimensione più vasta che trascende dal caso in sé per toccare ambiti e considerazioni di valenza generale su temi di estrema attualità, come quello del diritto del cittadino a rifiutare cure e trattamenti sanitari in determinate situazioni della vita”, ha dichiarato ufficialmente Franco Cuccurullo presidente del Consiglio Superiore di Sanità. Uno dei nodi. Un punto cruciale emerso dalla riflessione del Consiglio fortemente voluta dal Ministro della Salute Livia Turco è stato la definizione stessa di accanimento terapeutico; esso non è ancora definito compiutamente dal punto di vista scientifico nelle sue diverse accezioni e circostanze. Proprio questo è uno dei punti cruciali che lo stesso Mario Riccio aveva sottolineato ieri nel corso della conferenza stampa tenuta presso la Camera dei Deputati in cui sono state illustrati i particolari degli ultimi momenti della vita di Piergiorgio Welby. “Quello del Signor Welby non è un caso di eutanasia; non rientra neppure nell’accanimento terapeutico la cui definizione, come sostiene il Consiglio Superiore di Sanità, è ancora in corso. Io ritengo di aver concordato con il paziente consenziente la sospensione della cura”, aveva dichiarato Riccio. Ill Ministro. Anche il Ministro della Salute è intervenuto sull’argomento. “Esprimo tutto il mio dolore e la mia tristezza per la morte di Welby. Ci ha fatto molto riflettere sul senso della vita e della morte, soprattutto su cosa significa convivere con una malattia così dura. La sua testimonianza servirà a tutti noi e me come Ministro. Penso a tutti i “Welby” che non conosciamo e che si trovano nelle stesse condizioni di sofferenza. Nessuno deve trovarsi solo o sentirsi abbandonato in queste condizioni. Dobbiamo promuovere la terapia del dolore. Dobbiamo fare di più nell’assistenza a questi malati. Il mio è un appello a tutte le istituzioni perché nessuno si senta abbandonato e solo davanti alla malattia”, ha dichiarato la Turco.
    EUTANASIA: APPELLO MINA WELBY, ITALIANI PENSATECI ‘Rivolgo un appello agli italiani: pensate a queste cose. I malati non hanno solo il problema di essere curati e assistiti bene’. Lo ha detto Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby, durante la conferenza stampa convocata stamane alla sede del Partito Radicale, in via di Torre Argentina a Roma. Minuta, serena, a tratti interrotta dalla commozione, Mina indossa un foulard bianco e un giubbino nero sopra un semplice jeans. Calza scarpe di ginnastica e la sua voce e’ flebile, ma sicura. E’ la prima volta che parla in pubblico, dice di avere le ‘febbre del palcoscenico, ma per Piergiorgio fare questo e altro. Ho passato una vita in complicita’ con lui -dice- poi gli ho chiuso gli occhi. Ora la vita di Piergiorgio deve essere valorizzata’. Lei dice di essere ‘una tirolese, ‘asburgica’ mi chiamava Piero’. ‘Nel 2002 -spiega-abbiamo conosciuto il Partito Radicale, persone eccellenti come lo sono state quelle dell’Associazione Luca Coscioni. Piergiorgio e’ diventato radicale perche’ voleva portare avanti il discorso dell’eutanasia. Solo quest’anno ho saputo che aveva paura di morire soffocato, come Luca Coscioni. Non lo voleva. Continuero’ la sua battaglia per i diritti civili, anche se sono una semplice casalinga. Ma ho fatto il liceo classico. Voglio continuare con l’aiuto dei radicali e degli altri amici’.
    Dichiarazione di Silvio Viale (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Bruno Mellano (deputato della Rosa nel Pugno):”Siamo, innanzitutto, vicini a Piergiorgio Welby nella sua ultima scelta di libertà, perseguita da anni e ricercata con lucida determinazione negli ultimi 90 giorni della sua esistenza. Come già Luca Coscioni, Piergiorgio ha gettato il suo corpo nella lotta; ne ha fatto uno strumento di iniziativa politica e il fatto che oggi, in tutte le case, nei bar, in strada, gli italiani discutano di eutanasia dimostra il successo di tale lotta; andremo avanti, con Luca, con Piergiorgio.Esprimiamo poi la massima solidarietà al Dr. Mario Riccio (medico anestesista rianimatore presso l’ospedale di Cremona), che, agendo in scienza e coscienza, ha permesso a Welby di compiere la sua estrema volontà.Tutto questo è avvenuto a poche ore da due atti vergognosi, che rimarranno fra le pagine nere della storia di questo Paese: il Consiglio superiore di Sanità ha sancito che nel “caso Welby” non c’era accanimento terapeutico; le commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera hanno bocciato la richiesta, avanzata ormai da decine di migliaia di cittadini italiani, di un’indagine parlamentare sul fenomeno dell’eutanasia clandestina; gli unici partiti favorevoli sono stati i Verdi e la Rosa nel Pugno.Il minimo che possiamo fare per continuare l’opera di Welby è di tornare nuovamente in strada, a chiedere il sostegno dei cittadini affinché il Parlamento discuta al più presto le proposte di legge sulle direttive anticipate, sull’accanimento terapeutico e sull’eutanasia”.Raccolta firme della Rosa nel Pugno sulla petizione al Parlamento sull’eutanasia (www.lucacoscioni.it): Sabato 23 dicembre, Torino, via Garibaldi angolo via Bellezia: dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00
    Un ricordo di Dante Merlonghi (IDV) Alla notizia della morte di Piergiorgio anche i nostri cuori si sono fermati per un istante. Rimane di lui il ricordo di un uomo che passerà alla storia per aver combattuto, sino all’ultimo respiro, una battaglia di legalità e umanità.Addio PiergiorgioDichiarazione di Donatella Poretti, deputata della Rosa nel Pugno:Grazie Piergiorgio!Un saluto a chi del dolore e della sofferenza fisica ha fatto forza delle idee, a chi dal letto di morte ha ricordato il valore della vita e della liberta’, anche quella di scegliere come e quando andarsene!Un solo rammarico personale, poche ore prima che Welby decidesse di lasciarci, sono stata a mio modo complice di una classe politica che non ha voluto sapere cio’ che la societa’ conosce da tempo e vive sulla pelle dei pazienti terminali e delle loro famiglie. Alla richiesta di Welby di una indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina in Italia, le commissioni Affari Sociali e Giustizia hanno risposto: “no, grazie, non ci interessa!”. Potevamo fermarci, invece l’affondo ipocrita: al suo posto facciamo un ciclo di audizioni informali (cioe’ private e senza atti parlamentari) sulla tutela della dignita’ della persona morente.Mi dispiace Piergiorgio, ho solo potuto lasciare agli atti la mia contrarieta’ e quella che era la proposta per rendere concreta la tua richiesta.Il testo del mio intervento riguardo l’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’eutanasia clandestina:http://www.donatellaporetti.it/intc.php?id=264
    ‘A prescindere dal giudizio che si da’ su quello che e’ accaduto sul caso Welby, e’ chiaro che ad intervenire, per colmare una grave lacuna legislativa, deve essere la sfera politica e il Parlamento, che, su questo delicatissimo tema, e’ opportuno che si pronunci e dia risposte’. E’ quanto afferma Pino Sgobio, capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera. ‘Ho un gran rispetto per una vicenda umana cosi’ dolorosa e tuttavia ho la convinzione che comunque nessuno ha o dovrebbe avere il diritto di togliere la vita a un’altra persona”. Lo dice il vicepremier Francesco Rutelli parlando al Gr1 del caso Welby.
    ‘No a leggi sull’eutanasia o sul cosiddetto suicidio assistito. E’ ambiguo il rinvio al Parlamento, anche da parte delle massime istituzioni, dopo il drammatico epilogo del caso Welby. Il codice deontologico dei medici stabilisce con chiarezza quando l’intervento sanitario debba cessare perche’ destinato a sfociare in un autentico accanimento terapeutico che non salva la vita del paziente, ma puo’ causare soltanto sofferenze. E’ il medico che deve decidere, non il legislatore’. Lo afferma l’esponente di Alleanza nazionale, Maurizio Gasparri. ‘Nel caso Welby c’e’ poi da capire -continua- perche’ ci siano stati medici che, dopo aver assunto decisioni molto drammatiche, si siano prestati a conferenze stampa e a speculazioni politiche da parte del mondo radicale. Tutti abbiamo seguito con commozione questa drammatica vicenda. Ma alla fine non si puo’ comunque aprire la strada all’eutanasia e non si puo’ che condannare la speculazione politica condotta con cinismo da taluni partiti e condivisa, ahime’, anche da alcuni medici’. ‘No a leggi per la morte, si’ ad un accertamento delle eventuali responsabilita’ che possano emergere dalla drammatica conclusione di questa vicenda’, conclude Gasparri.
    ‘Le mie piu’ sentite condoglianze alla famiglia Welby e alla ‘Associazione Luca Coscioni’ per la scomparsa di Piergiorgio Welby. Welby era un uomo che, con grande dignita’ e coraggio, aveva chiesto di staccare la spina delle macchine che lo mantenevano in vita ponendo a tutto il Paese una questione importante e delicata che rimane ancora oggi senza risposta, ma che abbisogna di un approccio che prescinda da precostruiti schieramenti o da pregiudizi ideologici’. Lo ha dichiarato il deputato dei Ds Giuseppe Lumia, vicepresidente della commissione Antimafia.
    La Consulta di Bioetica ‘rinnova la solidarieta’ a Mario Riccio, cittadino coraggioso e medico competente e coscienzioso’. Lo sottolinea la stessa Consulta in una nota firmata dal presidente Maurizio Mori. ‘La vicenda Welby -sostiente Mori- ha comunque confermato che i pazienti hanno diritto a rifiutare le terapie in qualunque momento, prima del loro inizio e anche dopo che sono state iniziate. Su questo punto c’e’ stata la convergenza unanime di tutte le varie istituzioni intervenute, tra le quali, da ultimo, anche il Consiglio Superiore di Sanita’, pur avendo qust’ultimo dato una risposta sbagliata circa il quesito concernente se la continuazione delle terapie su Welby fosse accanimento terapeutico’.
    ‘Si e’ conclusa la vicenda umana di Piergiorgio Welby per mano di persone che non hanno esitato un attimo a staccare il respiratore che teneva in vita un essere umano’. Lo ha detto il responsabile dell’Osservatorio di Tutela Civica ‘G. Dossetti’ Corrado Stillo, secondo cui ‘dopo le pronunce della Magistratura, del Consiglio Superiore della Sanita’, di illustri esponenti del mondo scientifico tutti concordi nel ritenere che il malato Welby andava curato nel modo piu’ idoneo possibile, coloro che fin dall’inizio di questa triste vicenda umana volevano ad ogni costo il via libera all’eutanasia di fatto hanno staccato la spina con mille inutili giustificazioni’. ‘Nel ritenere gli autori della morte di Welby responsabili di omicidio -afferma Stillo- l’Associazione ‘Dossetti’ considera assurdo promuovere sciacallaggi politici sulla pelle di malati gravi. Mentre ci stringiamo attorno ai familiari di Piergiorgio affermiamo con maggiore forza il diritto alle cure e alla dignita’ per tutti i malati gravi e terminali che devono essere assistiti dalla scienza medica nel pieno rispetto della vita e della dignita”
    Comunicato stampa UAAR sulla morte di Piergiorgio Welby L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ricorda Piergiorgio Welby e le sue ultime battaglie: battaglie combattute sul suo corpo per difendere la dignità della vita umana e il diritto dei malati gravi a scegliere l’eutanasia.La morte di Piergiorgio Welby non ci ha colto inattesi. Dopo tre mesi di richieste ai giudici e di pronunciamenti contrari, ma soprattutto dopo anni di sofferenze vissute vegetando nel suo letto attaccato a un respiratore artificiale, Welby ha finalmente ottenuto il rispetto delle sue volontà. “Io amo la vita, presidente – aveva detto rivolgendosi al presidente della Repubblica Giorgio Napoletano -. Non sono né un malinconico né un maniaco depresso e morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche”.Nel corso di questi tre mesi, dalla prima richiesta di Welby di ottenere l’eutanasia, la magistratura chiamata a intervenire sul tema ha rigettato la sua istanza, denunciando l’esistenza di un vuoto normativo che non è stato ancora colmato. E proprio ieri il Consiglio superiore di sanità ha dichiarato che Welby non era in imminente pericolo di vita e che quindi le terapie di supporto somministrategli non potevano configurarsi come accanimento terapeutico. Per noi, accanimento terapeutico sono tutti i provvedimenti medici che un malato in piena coscienza rifiuta, indipendentemente dalla definizione di provvedimento ordinario o straordinario che i giudici decideranno di dare.Mentre Welby soffriva nel suo letto senza cedere di un passo nella sua battaglia di dignità, in Svizzera, in Belgio, in Olanda, altri malati terminali nelle stesse condizioni ottenevano di poter scegliere se continuare a vivere con l’ausilio della tecnologia medica, o se morire. Per chi, come noi, si rifiuta di pensare alla sofferenza e al dolore come a un dono o a una strada necessaria per la conquista di un posto in Paradiso, il diritto a scegliere l’eutanasia è un diritto civile ineludibile. Per questo ringraziamo ancora Giorgio Welby: la sua battaglia non finisce qui.
    Dichiarazione di Morena Piccinini (segreteria confederale) e di Maria Gigliola Toniollo (settore nuovi diritti):Nella stanza che abbiamo conosciuto in questi mesi e fra i suoi affetti più cari, Piergiorgio Welby ha lasciato nella notte quella che sentiva e definiva come una “prigione infame”: con la morte si è separato da una scena di oscure ipocrisie e di contraddizioni che ha, lui stesso, fermamente voluto far esplodere. Se ne è andato nel pieno di una discussione che da leader politico ha preteso per sé, perché servisse a sé e ad altri, perché il desiderio di mettere termine alla sua pena con un gesto pubblico potesse assolvere a una vera funzione sociale.La sua vicenda umana, così reale e così profondamente simbolica, interroga inevitabilmente uomini e donne, la legge, la politica e non si chiuderà certo dietro di lui. Piergiorgio Welby aveva infatti chiesto alla legge e alla politica, anche alle massime cariche dello Stato, di andarsene con dignità, ma non in silenzio e di nascosto come pare sia norma non scritta.La risposta è stata per lui una lunga contrapposizione di scribi e di farisei, una forma di tortura di Stato, spietata e ottusa, ma forse a lui dovremo se finalmente sarà affrontata una questione legislativa di cui nessuno pareva aver mai voglia di discutere.Attraverso i suoi scritti e la voce di un sintetizzatore, abbiamo imparato a conoscere questo uomo di grande umanità e cultura, qualcuno che avremmo voluto, contraddicendo la sua volontà, continuare ad avere al nostro fianco, restiamo accanto alla sua famiglia, alla moglie Mina, alla sorella Carla, ai suoi compagni e alle sue compagne di vita ai quali, dopo una pesantissima, interminabile attesa, resta un enorme vuoto.

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