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    30
    dic.
    2006

    «esecuzione che serve aumentare tensione»

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    da Corriere della Sera.itIl giudizio di Prodi. Bertinotti: sentimento di orrore. Gasparri (An): «Impossibile versare lacrime». Pannella prosegue sciopero fame.Sconcerto, pietà, polemiche. Queste le reazioni del mondo politico italiano all'esecuzione dell'ex dittatore iracheno Saddam Hussein. PRODI - Preoccupazione perchè l'esecuzione di Saddam Hussein serve «ad aumentare la tensione. Questo è avvenuto nelle prime ore e mi auguro che non continui in futuro». È lo stato d'animo espresso dal presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha commentato così l'impiccaggione dell'ex rais di Bagdad.  

    BERTINOTTI – Il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti ha invece dichiarato: «L’esecuzione di Saddam Hussein, un dittatore che ha identificato il proprio percorso politico con la pratica della distruzione e della violenza, in nulla sminuisce il sentimento di orrore e di rifiuto suscitato dalla pena di morte: un istituto che si pone in contraddizione radicale ed insanabile con il rispetto che si deve ad ogni vita umana; un fattore di evidente distorsione della convivenza civile, che nella garanzia della dignità e dell’integrità della persona umana trova il proprio principio costitutivo e la sua ragione ultima». A tutto ciò si aggiungono, aggiunge Bertinotti, «nel caso dell’uccisione di Saddam Hussein, le preoccupazioni legate alla gravità della situazione irachena ed alle conseguenze drammatiche che un evento tanto destabilizzante potrebbe determinare sulla sua evoluzione, proprio nel momento in cui si chiude l’anno più sanguinoso fatto segnare dal conflitto iracheno sin dal suo inizio».
    MASTELLA – «L’uccisione di Saddam Hussein non porterà certo alla soluzione dei problemi dell’Iraq. Ribadisco la mia piena contrarietà alla condanna a morte per l’ex rais iracheno». Lo afferma il ministro della Giustizia e segretario dei Popolari-Udeur Clemente Mastella. «Come cattolico laicamente impegnato in politica sono fermamente convinto che la vita sia un dono che non può essere concesso o negato dagli uomini- continua Mastella -; questo non vuol dire non punire chi ha commesso atrocità, ma piuttosto garantire una pena certa che renda vera giustizia alle vittime di questi reati. Ora che Saddam Hussein è stato ucciso il rischio è che gli orrendi crimini da lui commessi passino in secondo ordine».
    GASPARRI – «Impossibile versare lacrime per la fine di chi ha massacrato in primo luogo il suo popolo». Così Maurizio Gasparri, deputato di An, commenta l’esecuzione di Saddam che, afferma, «precipita nell’abisso di orrore da lui stesso scavato». L’ex ministro censura poi la «ipocrisia di chi oggi protesta ma tornerà in silenzio in presenza delle esecuzioni di donne lapidate nei paesi islamici o nei tanti che vengono giustiziati in Cina o altrove». «I principi della nostra democrazia e della religione cristiana – osserva Gasparri – non prevedono l’epilogo che è toccato a Saddam Hussein. Ma in quella parte del mondo vigono altre regole».
    CESA – «L’accertamento dei crimini di Saddam e la successiva condanna sono stati un atto di giustizia. L’esecuzione, invece, è stata un errore che conferma e accresce le distanze tra il nostro sistema di valori -che contempla la sacralità e la difesa della vita sempre (sia che si tratti di Welby, che di Saddam, che di altri) e il sentimento di pietà – e quello del mondo islamico. La speranza è che l’impiccagione di Saddam non diventi pretesto per nuove violenze in Iraq». Lo afferma il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa.
    ROTONDI – «Di fronte alla morte per i cristiani c’è solo la preghiera e la speranza di eternità, vale per Saddam come per le sue vittime. È stato un errore la decisione di ucciderlo. Era già stato condannato dalla storia, dagli eventi e dal suo popolo. A Saddam andava applicato il perdono cristiano» sottolinea invece il segretario della Democrazia Cristiana, Gianfranco Rotondi.
    PANNELLA – L’esecuzione di Saddam, ha detto invece il leader radicale Marco Pannella, è stata «un tragico errore»; la Casa Bianca ne è responsabile e «il Senato, il Congresso, il popolo americano gliene chiederanno presto conto». Ma, ha aggiunto, «ci sono tanti altri condannati a morte, tanti processi da proseguire. Allora io grido: e Tarek Aziz? E gli altri?». «Non mi rassegno alla realtà internazionale ed italiana», ha affermato Pannella, rivendicando ai radicali di condurre la battaglia contro la pena capitale ovunque nel mondo «da americani e da israeliani, all’interno e dall’esterno».
    CICCHITTO – «Sono contrario alla pena di morte nei confronti di chiunque, e quindi anche di Saddam Hussein. Non mi convince però l’indignazione a senso unico di coloro i quali oggi protestano per l’impiccagione del rais iracheno e però in genere tengono il più rigoroso silenzio sulle esecuzioni capitali praticate sistematicamente in Cina e a Cuba nei confronti di dissidenti politici e comunque di persone che, certamente, non si sono rese responsabili delle stragi di massa ordinate e fatte eseguire da Saddam». Lo ha dichiarato il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto.
    CALDEROLI – «Prego e provo pietà per Saddam Hussein, ma era necessario che pagasse per le barbarie e i crimini che aveva commesso». Lo afferma Roberto Calderoli, Vice Presidente del Senato e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord. «Nella stragrande maggioranza dei Paesi arabi – prosegue Calderoli – è prevista la pena di morte anche per i reati comuni e quindi non poteva essere diversamente per chi ha sterminato una parte del proprio popolo, aggredito i Paesi vicini e alimentato il terrorismo».
    TARADASH – «L’esecuzione di Saddam Hussein è avvenuta in modo conforme alle leggi irachene e fa seguito ad un processo che, pur nelle difficilissime condizioni dell’Iraq assediato dalla guerriglia, ha visto garantiti i diritti della difesa». Lo afferma in una nota Marco Taradash, portavoce dei Riformatori Liberali, la formazione di esponenti radicali che ha partecipato alle elezioni nelle liste di Forza Italia. «Noi deploriamo il fatto che la pena di morte sia iscritta nel codice iracheno, così come in quelli di molti altri paesi democratici e no – aggiunge Taradash – ma non intendiamo affatto eludere il significato politico di giustizia e di libertà che deriva dalla fine ingloriosa di un tiranno omicida. E ci disgustano – conclude l’ex deputato di Fi – le lamentazioni che provengono dai sepolcri imbiancati del pacifismo un tempo filo sovietico o filo castrista e oggi in larga parte filo islamista».

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