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    02
    gen.
    2007

    60mila lavoratori romeni all’anno

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    da La Stampa.it - La Caritas quantifica la pressione migratoria rumena sul nostro Paese.Sessantamila nuovi lavoratori l’anno. È la Caritas a quantificare in questi termini - sulla base del trend degli ultimi anni - la pressione migratoria rumena sul nostro Paese. Pressione che potrebbe anche crescere dopo l’ingresso, datato 1 gennaio 2007, di Romania e Bulgaria nell’Unione europea.

    «Difficile azzardare stime precise», ammettono i responsabili dell’associazione, e difficile «ignorare la diffusa preoccupazione di quanti temono un pericolo invasione», in particolare dei nomadi, che rappresentano il 2,5% della popolazione di quel Paese. Un dato è certo: di romeni, in Italia, ce ne sono già tanti. Da un minimo di 400 mila, ottenuto sommando i 270 mila regolari, i minori e gli oltre 100 mila che hanno chiesto di usufruire dell’ultimo decreto flussi, ad un massimo di un milione, secondo la «Lega dei rumeni» che mette nel conto anche un numero imprecisato di clandestini. O, meglio, di ex clandestini, visto che ai sensi del dpr 54 del 2003 anche il rumeno o il bulgaro privo di permesso di soggiorno, o con in tasca un permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato, non corre più, proprio per il suo status di cittadino comunitario, il rischio di essere rispedito a casa, se non per motivi «di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica».Con l’incubo del foglio di via, scompare anche quello delle «quote». In tema di lavoro, viene introdotto infatti un «doppio binario»: premesso che non è prevista alcuna limitazione al lavoro autonomo e stagionale, il governo italiano, a pari di altri governi europei, ha deciso di avvalersi di un «regime transitorio», della durata di dodici mesi, che prevede l’apertura immediata nei settori agricolo e turistico alberghiero, lavoro domestico ed assistenza alla persona, edilizio, metalmeccanico, dirigenziale e altamente qualificato. Niente quote anche negli altri settori: l’assunzione dei lavoratori rumeni e bulgari avviene da ieri con una «procedura semplificata» in base alla quale i datori di lavoro dovranno limitarsi a richiedere a mezzo raccomandata allo Sportello unico per l’immigrazione competente un nulla osta ad hoc.

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