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    02
    gen.
    2007

    Maglioni, cravatte, casalinghi inutili: sul web 88mila italiani mettono all’asta i regali non graditi

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    da Rai News 24.itMai regalare un regalo ricevuto, imponeva un tempo una regola di bon ton. Altri tempi, perché oggi secondo una ricerca di Research International per eBay.it, primo sito di compravendita online in Italia, oltre 88 mila italiani sono pronti a riversare sul web i loro doni natalizi non graditi. Naturalmente all'asta. 

    A pensare all’asta on line del pacco non gradito sono soprattutto gli uomini (74 mila), mentre coloro che non optano per la vendita su eBay ma decidono comunque di sbarazzarsi dei doni indesiderati, in media il 18,5% li riciclerà regalandoli a qualcun altro e il 10,5% li darà in beneficenza. A spingere per queste soluzioni sono le donne, con percentuali del 19,5% contro il 18% degli uomini, e del 12,5% contro il 9,5%.
    Il sondaggio di Reserach International mette in luce un Babbo Natale particolarmente distratto: sono quasi 7 su 10 gli intervistati che non useranno i regali non graditi trovati sotto l’albero, con la conseguenza che saranno almeno 25 milioni gli oggetti non usati ‘nascosti’ in qualche sgabuzzino o armadio nelle case degli italiani.

    I

    regali meno ambiti La ricerca ha messo in luce quali sono i regali di Natale considerati più brutti: al primo posto maglioni, cravatte e pigiami (7,5 milioni di italiani li odiano), seguiti dagli oggetti per la casa, in particolare soprammobili ed utensili casalinghi, citati da 7 milioni di italiani, mentre al terzo posto, secondo 1,5 milioni di italiani, si posizionano i libri.
    “Negli ultimi anni abbiamo osservato una tendenza crescente a fare regali di Natale utili e ragionati:  in altre parole, sta un po’   scomparendo il gusto del superfluo e ci si orienta invece verso scelte più meditate; in questo senso, risultano assai   più graditi i regali evidentemente pensati, scelti e destinati all’individuo, mentre lo sono meno quelli genericamente più impersonali”, spiega Stefano Carlin, numero uno di Research International.

    Postato da Editor1
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