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    22
    gen.
    2007

    Manca il reparto, muore una neonata

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    da LaStampa.itInutile corsa in ambulanza da Rossano a Cosenza. A raccontare queste storie, fra le mura spesse degli ospedali e quelle pareti dipinte con questi colori tenui, di grigio e celestino, fra le linee verdi e la striscia gialla sulla porta con la scritta «Sala operatoria G5», dentro a queste corsie sperdute di letti e di flebo, a raccontarle adesso, da questi confini, sembra quasi una maledizione. Federica, la ragazza di 16 anni, è ancora in coma, a Vibo Valentia, la vita sospesa da un black out elettrico che ha fermato la respirazione artificiale durante un intervento. Nell’ultimo bollettino i medici non hanno sciolto la prognosi.

    Il cervello potrebbe essere danneggiato. E ieri, neanche 24 ore dopo, è morta una neonata di Corigliano Calabro: aveva problemi di insufficienza respiratoria, e i dottori avevano deciso di trasferirla a Cosenza, «dove sarebbe stata assistita meglio», come ha raccontato il direttore sanitario Gianni Aloisio. Solo che quand’è arrivata la vita s’era già spenta. Nel cuore della grande Europa, in mezzo alle mille polemiche sulla nostra Sanità, si può finire così, dentro a degli ospedali che sembrano posti di frontiera? Gianni Aloisio ha spiegato che «in un bacino di utenza di duecentomila persone quale quello dell’Azienda sanitaria di Rossano e della Sibaritide, manca un centro di neonatologia. E allora siamo obbligati. Per ogni emergenza, dobbiamo fare ricorso all’ospedale di Cosenza». Ma si può restare sospesi alla vita solo perché può mancare la luce o perché manca un reparto? Si può vivere qui come se fossimo a Bombay? Certo, vista da questo fronte, potrebbe essere solo un problema di mezzi. Aloisio ha tenuto a precisare che le ambulanze sono dotate di apparecchiature per la respirazione artificiale, e il primario del pronto soccorso Vincenzo Taverna ha aggiunto che ognuna di loro ha due bombole di ossigeno. E allora? «La dottoressa che ha avuto per prima in cura la neonata, ha fatto di tutto per tenerla in vita, anche durante il trasporto verso l’ospedale cosentino». Resta il fatto che i genitori della piccola hanno presentato un esposto, perchè sospettano che «qualcosa invece non abbia funzionato». E la procura di Rossano ha già aperto un’inchiesta, che fa il paio con quell’altra finita sul tavolo dei magistrati di Vibo Valentia, dove si stanno muovendo tutti per la storia della povera Federica, dal sindaco Franco Sammarco ai partiti e ai sindacati, che hanno indetto una conferenza stampa per stamattina, come annuncia Luciano Prestia, segretario provinciale Uil, «perché vogliamo aprire una pagina che speriamo sia risolutiva per dare finalmente una Sanità dignitosa a Vibo». Lei, intanto, la ragazza entrata in coma mentre era sottoposta a una banale appendicectomia, è ancora gravissima: «Si trova in una situazione neurologica difficile. Cerchiamo di tenere a riposo il cervello sofferente», spiega il bollettino medico delle 14 e 30 di ieri. Il linguaggio sarà pure tecnico e burocratico, ma non cela la verità. Tutto è successo in quei pochi minuti durante i quali la luce si è spenta, «per un sovraccarico di energia», come ha raccontato il direttore Alfonso Luciano. Per l’Enel non c’è stato disservizio. Cos’è successo allora? Qualcuno dovrà accertare se gli apparecchi di respirazione erano collegati o no al generatore di emergenza. Sta di fatto che «per circa 12 minuti», ha detto chi c’era in quella sala di frontiera, «l’anestesista ha dovuto ricorrere alla ventilazione manuale». Adesso che sono partite le inchieste, questi sono i giorni delle accuse e della rabbia. I genitori della ragazza hanno incaricato l’avvocato Vincenzo Cantafio di capire «il reale svolgimento dei fatti». Vogliono sapere solo quello che in fondo vorremmo sapere tutti, «perché c’è chi dice che l’incidente sia successo per una mancata erogazione di energia elettrica che l’Enel invece respinge. E c’è chi dice che ha mal funzionato un apparecchio di ventilazione. E ancora chi dice che non ha funzionato perché non era collegato al gruppo di continuità». Per questo, aggiunge Cantafio, perché la verità è per ora così confusa e lontana, la famiglia nominerà anche un consulente medico e un tecnico per affiancare quelli della procura. «Sono già emerse alcune discordanze», dice. Nel frattempo due medici sono stati ascoltati dai magistrati. E il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha chiesto di «chiudere l’ospedale di Vibo Valentia. Una volta individuati i responsabili dell’incidente, nei loro confronti dovranno essere presi provvedimenti severi: la radiazione dall’albo o dal servizio».

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