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    23
    apr.
    2007

    Afghanistan, hanefi ora rischia la pena di morte

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    da l'Unità.itRahmatullah Hanefi, il mediatore di Emergency nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, è adesso accusato di concorso in omicidio per la morte di Adjmal Nashbandi, l'interprete rapito insieme all'inviato di Repubblica giustiziato dai talebani. Secondo i servizi segreti afghani Hanefi invece di portarlo in salvo come stabilito, lo ha lasciato nelle mani della banda di talebani che alla fine lo ha assassinato. «Si tratta di un reato che mette a rischio la sicurezza nazionale - hanno spiegato le autorità afgane - e per il nostro ordinamento in questi casi non è nemmeno prevista l'assistenza di un legale». Dunque, Rahmatullah Hanefi rischia ora il patibolo, visto che queste sono le leggi in Afghanistan.

    «Non è altro che l’ufficializzazione dell’accusa molto vaga annunciata giorni fa dall’ambasciatore afghano a Roma», ha commentato Vauro, il vignettista che da un anno guida la comunicazione di Emergency. «Un’imputazione peraltro grottesca», ha continuato Vauro, «perché lo stesso Mastrogiacomo ha visto e raccontato che, nel momento della liberazione e cioè nel momento in cui era presente Rahmatullah, l’interprete Adjmal Nashkbandi era stato liberato dalle catene e avviato su un altro convoglio». Vauro ha riferito di avere sentito ultimamente Mastrogiacomo, che gli avrebbe «riconfermato i fatti».
    Se Hanefi dovesse essere condannato a morte dai magistrati afghani ciò renderebbe difficile proseguire il programma di cooperazione guidato dall’Italia per la ricostruzione del sistema giudiziario del Paese. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema lancia questo duro monito, avvertendo Kabul. «È una vicenda -ha detto il ministro- che per noi presenta molti lati oscuri, risulta difficile credere ad accuse di omicidio che tuttavia non sono state formalizzate». «Sulla pena di morte -ha proseguito D’Alema- tutti sanno che cosa ne pensiamo, per noi l’ipotesi non può neppure essere presa in considerazione e renderebbe sicuramente assai difficile la cooperazione in materia di giustizia tra noi e l’Afghanistan». «Non si capisce – ha continuato D’Alema – da dove sia stata desunta questa notizia: le autorità afghane ritengono che una volta completata l’inchiesta, quando saranno resi noti i capi di imputazione, ci sarà un regolare processo nel quale saranno assicurati tutti i diritti e le garanzie della difesa». «Continueremo a occuparcene con l’obiettivo di fare chiarezza sul diritto di questa persona», ha detto il ministro, secondo cui «il governo italiano ha sviluppato un continuo interessamento alla vicenda di Hanefi, non di tipo pubblicitario o propagantistico».
    «Il governo italiano deve intervenire immediatamente su quello afghano per pretendere che ad Hanefi – afferma Cesare Salvi – sia assicurata subito l’assistenza legale e sia esclusa la possibilità della condanna a morte. Le gravi notizie provenienti da Kabul richiedono che l’Italia esiga queste garanzie, non solo perché il mediatore di Emergency ha svolto la sua attività su richiesta del governo italiano». «Consideriamo le accuse del governo afghano ad Hanefi – dice Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea. – assolutamente fuori da quello che è stato il prezioso lavoro di mediazione svolto da lui per conto del governo italiano». «Siamo inoltre sconcertati dalla asserzione che tali accuse non garantirebbero il diritto alla difesa ad Hanefi e potrebbero portarlo al patibolo. Ribadiamo l’urgente richiesta di intervento del governo italiano, impegnato peraltro nell’opera di cooperazione volta alla costruzione del sistema giudiziario afghano, affinchè si ottenga il rispetto delle convenzioni internazionali riguardo il diritto di difesa – continua Migliore – l’esplicitazione del giudizio italiano su tali assurde accuse e la condanna senza mezzi termini di qualsiasi ipotesi, per Hanefi e per chiunque altro, di utilizzo della pena capitale».

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