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    27
    apr.
    2007

    Pesce, mdc: l’origine è ancora un tabù

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    da HelpConsumatori.itIl Movimento Difesa del Cittadino ha presentato il III Rapporto su sicurezza alimentare e prodotti ittici. Solo un banco su tre è in regola in materia di etichettatura, e solo nel 40% dei casi è indicata la zona di cattura o di allevamento. PDF: Il rapportoNei mercati rionali solo un banco è in regola con l'etichettatura dei prodotti ittici, l'informazione maggiormente indicata è la denominazione commerciale della specie, presente nell'82,1% dei casi, mentre la zona di cattura o di allevamento è indicata solo nel 40,2% dei casi. A livello regionale la maglia nera va alla Sicilia, dove nessuno dei banchi esaminati era a norma di legge. E' quanto emerge dal II Rapporto su sicurezza alimentare e prodotti ittici oggi presentato dal Movimento Difesa del Cittadino.

    Sicilia fanalino di coda mentre la Liguria si conferma regione più virtuosa dove la totalità dei banchi a norma. Seguono le Marche, con il 66,7% e la Puglia con il 44,4%. Per quanto riguarda la “denominazione commerciale della specie” tutte le regioni registrano valori abbastanza alti, tranne la Sicilia con un 60%. Diversa la situazione per il “metodo di produzione”: solo la Liguria dimostra un valore di eccellenza (100%). Al di sopra del valore medio, pari al 46,2% , troviamo le regioni Marche (74,1%), Lombardia (80%) e Puglia (66,7). Ancora la Liguria registra un 100% per la “zona di cattura o di allevamento”, seguita dalla Marche e dalla Puglia a pari merito con un 66,7%. Ultima invece la Sicilia dove nessun banco indicava questa informazione.
    “I risultati della rilevazione svolta dall’associazione – ha detto Antonio Longo, presidente di MDC – dimostrano che c’è ancora molto da lavorare nel settore della sicurezza alimentare nel mercato ittico: solo un banco su tre, tra quelli da noi esaminati, è in regola. L’indagine testimonia inoltre l’importante ruolo che svolgono le associazioni accanto a quello delle istituzioni e degli organi di controllo. Bene il lavoro svolto in questi anni da parte della Guardia Costiera, che solo negli ultimi due anni ha incrementato i propri controlli del 20% in media”. In aumento infatti i numeri dell’attività operativa del corpo: nel 2006, rispetto all’anno precedente, i controlli effettuati dalle attività navali sono aumenti del 13,2%, mentre quelli ai punti di sbarco e alle attività commerciali hanno subito un incremento del 25%.
    Pesce scongelato e venduto come fresco, prodotti importati dalla Cina spacciati per novellame nostrano, banchi di pesce esposti ai gas di scarico delle auto, sono tra le scene a cui spesso hanno assistito gli uomini delle Capitanerie di Porto. In particolare, il non rispetto della normativa sull’etichettatura è la frode più frequente, almeno da quanto emerge dall’attività operativa nel periodo antecedente le Festività natalizie: rappresenta il 55,9% delle violazioni accertate. Seguono il mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie (31,9%) e delle taglie minime (12,9%). In generale, nel 2006 sono state oltre 1.000 le notizie di reato, 950 i verbali di sequestro penale, oltre 213mila i chilogrammi di prodotto ittico sequestrato e 11.615.731 di euro il valore delle sanzioni irrogate.
    Nel rapporto anche i consigli per i cittadini su come difendersi da truffe e frodi. “Il consumatore – ha aggiunto Longo – anche da solo può fare molto. Innanzitutto fidandosi solo di quei venditori che rispettano la legge, almeno quella visibile come nel caso dell’etichettatura del pesce fresco. Verificare quindi che tutte le informazioni previste dalla normativa siano esposte o indicate. In particolare, la zona di cattura per il pescato e di provenienza per l’allevato e il metodo di produzione per poter meglio valutare il prezzo”. Per il pesce surgelato è necessario controllare anche la data di conservazione e l’elenco degli ingredienti nel caso di piatti pronti, la presenza della percentuale dell’ingrediente, qualora questo figuri nella denominazione di vendita e le modalità di conservazione.

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