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    15
    mag.
    2007

    Commistione pubblicità e informazione

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    Giuseppe Altamore, candidato al Consiglio nazionale dell'Ordine, esprime pienamente la posizione del cartello che si riconosce nel Movimento "Giornalisti per la  Costituzione" guidato da Franco Abruzzo, Marco Volpati, Cosma Damiano Nigro e Franz Foti.Il ruolo dei  giornali oggi?  E' indirizzare allo shopping!Informazione piegata alla logica della società dei consumi. "Allertare i Cdr che, con il loro silenzio, spesso finiscono per essere complici del sistema messo in piedi dagli editori".di Giuseppe Altamore Il rischio della fine del giornalismo così come l'abbiamo conosciuto dall'800 in poi non è solo una fantasia da intellettuale apocalittico. Sono molti i fattori negativi che induco a riflettere sul senso di una professione che appare in parte svuotata dalle prerogative del Quarto Potere.  I nemici che assediano e minacciano le redazioni sono tanti, a cominciare dagli stessi editori che se potessero trasformerebbero i loro mezzi in mansueti cataloghi pubblicitari. Ma è più utile affrontare i nemici uno per volta.

    Nel mio libro, “I padroni delle notizie”, ho cercato di esternare la mia indignazione e a tratti la mia rabbia di fronte alla trasformazione fraudolenta dei principali parametri di un articolo giornalistico.  Ormai è chiaro: il processo di produzione della notizia è dominato sempre di più dagli introiti pubblicitari, anche quando non ci sono elementi chiari di commistione, così come vengono identificati dalla legge.  C’è piuttosto un sistema mediatico fortemente condizionato dagli interessi commerciali.Il fine, anche politico, è un’informazione sottoposta alla logica della società dei consumi. Tanto che il consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha affermato in diverse delibere “che esiste una strategia precisa degli editori  secondo la quale la pubblicità deve presentarsi come informazione e/o frammista all’informazione. Si punta a collocare il messaggio pubblicitario in maniera sempre più diretta all’interno dell’informazione.  Questa strategia finisce per inquinare la figura del giornalista professionista. La nuova frontiera della pubblicità, che sta invadendo l’informazione, mette in discussione l’autonomia professionale del giornalista con ricadute lesive sull’immagine del giornalista, dell’Ordine  e della professione”. Sono parole che abbiamo sentito e letto più volte, ma senza badarci troppo. Pensiamo di essere abbastanza forti, adulti e vaccinati, per poter respingere un attacco da soli. Ma non è così. Quando la marchetta è un sistema industriale non sono più sufficienti le azioni individuali. Occorre una forte azione collettiva nelle sedi appropriate. Il giornalista non è un impiegato, un riempitore di pagine a pagamento. Abbiamo un codice deontologico da rispettare. Un patto con i lettori che non può essere stracciato. Il fenomeno è noto a tutti a noi, ma spesso lo affrontiamo con un sorriso di sufficienza, come se non fosse una minaccia seria alle fondamenta della nostra professione. Ho accettato l’invito a candidarmi nella speranza di poter fare il possibile per arrivare a riportare il problema della commistione pubblicità informazione in un ambito fisiologico. Dobbiamo però  avere il coraggio di parlare di una vera e propria emergenza dell’informazione. Ed ecco le principali azioni  da mettere in campo per contrastare l’inquinamento del giornalismo da parte della pubblicità:1) organizzare una forma di coordinamento tra gli organismi incaricati di vigilare e reprimere (Ordine dei giornalisti, Autorità garante della concorrenza e del mercato, Giurì di autodisciplina pubblicitaria, Osservatorio pubblicità ingannevole del Movimento nazionale consumatori); 2) l’Ordine nazionale deve svolgere un’indagine, affidata a terzi, per valutare l’esatta portata del fenomeno e rendere pubblici i risultati;3) azioni disciplinari più incisive;4) allertare i Cdr che, con il loro silenzio, spesso finiscono per essere complici del sistema;5) insistere sulla formazione, con l’obbligo a inserire nelle scuole di Giornalismo e nelle facoltà di Scienze della comunicazione lo studio della deontologia professionale.°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°in: https://www.odg.mi.it/docview.asp?DID=2084

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    ilprelato .
    errata corrige: non "quando riuscirete...", ma "finchè non riuscirete..."
    ilprelato .
    quando riuscirete a raccontare alla gente comune la "vera storia" del giornalismo... a fare mea culpa ed a pagare per l'inebarrabile sce,mpio e per l'incredibile "carneficina" intellettuale... compiuta, le vostre oarole continueranno a sguazzare nella melma

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