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    24
    mag.
    2007

    Riflessioni giovanili

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    Egregio Dottor Beha,sono una giovane studentessa, ho 22 anni e mi chiamo Francesca. La situazione politica, sociale e culturale italiane mi hanno portato a riflettere e, dalla "liberazione dei miei pensieri", è nato questo mini-saggio. Lo invio a Lei, dal momento che La stimo immensamente e sono certa che comprenderà le mie parole senza giudicarle in modo superficiale e banale.

    Tutto è nato dalla tesi di alcuni intellettuali i quali sostenevano che i giovani non fossero interessati alla politica: la cosa mi ha dato abbastanza fastidio perché, pur essendo vero che la maggior parte della gioventù è attratta da altro, ve n’è un’altra che si guarda intorno e si pone domande sul proprio presente e sul proprio futuro.Le premetto che non sono iscritta a nessun partito; tendenzialmente sono di sinistra (senza centro), ma non mi voglio etichettare.Mi piacerebbe conoscere la Sua opinione in merito, critiche comprese, ovviamente!La ringrazio.In attesa di un Suo cortese riscontro, Le porgo cordiali saluti, rinnovandoLe la mia profonda stima.Francesca L’unione tra la politica e la società si lacera sempre di  più; i giovani si disamorano della politica e non se ne occupano. Perché?
    I politici, piuttosto che blaterare e sparare concetti ovvi dovrebbero prendere contatto con la realtà, dovrebbero cercare di mettere in pratica ciò che la società, il popolo, la massa -come lo si vuol chiamare- desidera.Perché è proprio quella massa il fulcro del loro benessere. Senza di noi -elettori- il Parlamento non avrebbe motivo di esistere. Il paradosso è che, per quanto omaggiati dell’onorificenza di cittadini, ci stanno convertendo in sudditi, prendendo decisioni che non rispondono a quelli che sono i bisogni reali del nostro paese.L’Italia sta morendo anche con il governo di sinistra. Non c’è maggioranza che tenga, è un paese in cui in ogni settore c’è una falla, un qualcosa che non è come dovrebbe essere. Perché? Noi comuni mortali non possiamo saperlo.Anche se lo sapessimo saremmo impotenti. Non abbiamo le “armi” per poter gettare addosso a coloro che guadagnano il triplo del nostro stipendio tutto il disastro che hanno combinato e che continuano a rinfocolare.In Italia manca il coraggio di cambiare, manca la volontà di procedere a delle riforme che possano far scrollare di dosso la polvere della vecchiaia.Tutti i paesi europei hanno superato il gap che li tirava verso il passato, hanno tagliato quel cordone che li incatenava ad un passato-glorioso o meno- che li rendeva sterili e immobili.Si pensi alla Spagna, alla Germania…paesi che hanno fatto dei passi in avanti grazie a delle politiche che hanno saputo guardare oltre il bigottismo imperante, la morale religiosa e le ribellioni dei detrattori.La nostra penisola si porta e si porterà sempre dietro la nomea di un paese “all’acqua di rose”, di un paese in cui tutto è lecito, di un paese in cui la mafia detta legge, di un paese in cui il potere è nelle mani di pochi, di un paese in cui il Vaticano è un organo esterno -ma interno- al Parlamento, di un paese da cui i giovani devono fuggire. I giovani.I giovani sognano, i giovani non si occupano della politica. Non è del tutto vero. I giovani vogliono vedere il cambiamento. I giovani vogliono tutto e subito; si accontenterebbero anche di poco a lungo termine, ma dal momento che nessuna delle due opzioni è messa in pratica, è normale che , per quanto si ami la propria patria, non ci si può costringere a lottare contro il mulini a vento. Si lotterebbe contro un sistema che è ormai così consolidato che non si può smantellare. Di conseguenza, pian piano anche i “rivoltosi”vi si adeguano.Questa è la morte del paese e la morte della vita etica di ognuno. Se i giovani concepiscono la politica come “altro” da loro, il motivo ve ricondotto ad azioni che hanno compiuto coloro che hanno il potere: l’accenno di moti rivoluzionari giovanili lascia indifferente la politica, tutte le parti politiche sono concordi nel giudicare negativamente qualsiasi tipo di azione rivoltosa o intellettuale che deriva da una persona al di sotto dei 50 anni! La gerontocrazia in Italia ha fatto scuola, è un fenomeno da studiare in relazione anche a noi cittadini. La fermezza necessaria affinché la nostra penisola ringiovanisca deve derivare anche da noi che alle urne diamo il nostro voto.I ragazzi non possono parlare, non ne hanno l’opportunità. E’ un circolovizioso: i giovani per poter discutere si riuniscono in collettivi-sia di destra che di sinistra-, dibattono circa la situazione politica, le scelte operate, le riforme, ma per far arrivare al destinatario la loro idea, la loro proposta, la loro necessità, non hanno metodi democratici in quanto non vengono ascoltati. Di conseguenza, l’atto dimostrativo è, in certo modo, necessario così come la condanna trasversale: trasgressivi, sovversivi, ribelli, pro-terroristi, rivoltosi, ignoranti e distruttivi. Allora?! Come si può far sentire la propria voce? Come si può entrare in Parlamento? Basta una giacca e una cravatta? ..magari un po’ di cocaina? Parlano e sparlano, ma non guardano in basso, non sentono che la misura degli italiani è colma.Non sentono che gli italiani si sono stufati di dover immaginare il proprio futuro altrove, si sono stufati di vedere morire la loro terra, di vederla popolata da extracomunitari, da stranieri clandestini che storpiano la nostra lingua e che non conoscono le nostre tradizioni, la nostra cultura, i nostri monumenti, il nostro -lasciatemelo dire- glorioso passato! I cervelli fuggono e le badanti approdano…tra 20 anni saremo la metà di quanti siamo oggi.Io non tollero che la MIA terra debba essere popolata da gente che non ne conosce la storia, non ne conosce i drammi, non ne conosce i geni…e la politica DEVE tutelarci! Quella tanto anelata rivoluzione è necessaria: non armata, ovviamente, ma pacifica e imminente.Senza una svolta definita si andrà avanti per inerzia e tutti gli ideali di democrazia, di uguaglianza, di libertà e di amor di patria lasceranno il posto al compromesso che ci renderebbe automi al servizio di un potere che, pur senza soggiogarci con la forza, ci anela da noi stessi e dalla nostra quotidianità. Saremo sempre il paese della pizza e del mandolino, non ci evolveremo mai, non diventeremo grandi perché siamo già anziani: la fase adolescenziale è stata completamente saltata, travolta dalla vecchiezza del sistema governativo, complice del Vaticano.Saremo sempre più un paese anomalo, un paese che protegge chi delinque, che scarcera chi era in galera, un paese che paga i mafiosi che sciolgono nell’acido i figli dei traditori, un paese che si erge a paladino del Cristianesimo e poi ne sovverte i principi fondamentali. Un paese stantio, rannicchiato nel sud Europa e pronto a staccarsi qualora lo chiedessero gli altri stati, un paese che non sa dire si e non sa dire no, sa solamente accontentare tutti, senza prendere una posizione e portarla al termine.I precedenti in questo senso non sono certo da prendere come esempio, ma un limite deve essere posto anche al dilagante contentino che si offre a destra e a manca. Ecco cosa vogliono i giovani, paradossalmente chiedono una sorta di regime della libertà, della crescita. Scelte consapevoli, drastiche, ma rispettose della libertà e della dignità altrui.Un paese che sa accettare e rifiutare proposte, alleati, guerre…un paese che non ha il terrore di sganciarsi da alleanze fasulle e fondate su patti atavici. Un paese che sa dire NO alla guerra, dal momento che la Costituzione la RIPUDIA. Un paese che rispetta il volere dei cittadini:cittadini che non vogliono che i propri figli muoiano di cancro perché dall’alto hanno deciso che BISOGNA fare la Tav, è fondamentale…e le persone che dovranno conviverci?Se ne fregano dell’ordine impartito da questo o quel governo e si ribellano, venendo etichettati come rivoltosi, trogloditi e sovversivi. Un paese in cui un sindaco (di sinistra) decide di costruire un muro che separi gli immigrati spacciatori dalla popolazione civile è un paese malato, un paese al limite, un paese che non possiede alcuna speranza che la rivolta popolare. Non è ammissibile che si tracci un confine tra le persone, relegandole in un ghetto, ma non è altrettanto, se non in misura ancor maggiore, concepibile che degni abitanti di quella zona debbano vedersi circondati da persone sconosciute, che parlano in modo incomprensibile e che vendono morte magari anche ai propri figli con arroganza, violenza e soprusi. Che facciano i bagagli e che tornino nel proprio paese.Aveva ragione la Fallaci…per quanto venisse etichettata come xenofoba le sue paure si stanno rivelando fondate: assistiamo ad una perdita di identità devastante. Violenze continue perpetrate da rumeni, albanesi, russi, africani…non è razzista dire che l’Italia è degli italiani, non è xenofobo dire che quartieri ghetto come l’Esquilino a Roma o Via Paolo Sarpi a Milano sono anomali. Trasferirsi a vivere in un altro paese vuol dire accettarne gli usi, i costumi, le tradizioni, le usanze, la lingua, la cultura, le LEGGI…non vuol dire ricreare un piccolo mondo.Viviamo una colonizzazione al contrario: gli stranieri giungono nelle nostre città e si insediano -non integrano- si stabiliscono e pian piano si allargano, ma non si amalgamano con la società del posto, ne fanno crescere una parallela che continua ad usare una lingua propria, degli usi e costumi propri,senza preoccuparsi di non essere più nel proprio luogo d’origine-volente o nolente-. Un paese che riferisce al Tg di canili “sprovvisti di controlli veterinari”, che propone le disavventure amorose dei politici, che dibatte su sconosciute ragazzine meretrici dell’ultim’ora per ottenere una comparsata in televisione e agenti “papponi” che creano il nulla di cui la televisione ci nutre.Un paese in cui l’omosessualità è ancora considerata una devianza anomala e contagiosa, spesso associata –a torto- alla pedofilia, un paese che ha paura dell’amore e che tenta in tutti i modi di “salvare” valori che nessuno ha mai messo in discussione. Un paese vecchio e bigotto in cui i gay vengono insultati e picchiati e le lesbiche stuprate, in nome di un’onnipotenza machista figlia di un’ideologia malata e violenta. Un paese in cui il Papa ammonisce i politici cattolici –e i politici rispondono con un perentorio malcelato “obbedisco!”- e “scende in campo” per difendere la propria autorità e il proprio potere istituendo un autentico fondamentalismo religioso.Quello islamico ci sciocca tanto, ma non ci rendiamo conto che gli avvisi del clero non sono altro che moniti politici che esaltano le masse in modo apparentemente innocuo, ma inevitabilmente deleterio per la crescita intellettuale e sociale della nostra nazione. Un paese in cui la satira è bandita, sia da destra che da sinistra che dal Vaticano; un paese in cui i comici, con le loro battute e con il sorriso riportano a galla verità sepolte che sconvolgono la “casta dei politicanti” e di tutti coloro che gravitano intorno alle maestranze del Parlamento. Quegli stessi comici che vengono etichettati con epiteti da medioevo, come terroristi semplicemente per aver espresso il proprio parere o rivelato una scomoda realtà alle masse ignare.Un paese in cui la carriera di una persona che non si vuole uniformare alla media viene stroncata da un giorno all’altro, senza pudore, senza timore e senza giustificazioni plausibili.Rigurgiti di regime che impera latente e che divora dall’interno la società, infettandola e svergognandola tanto ai propri occhi, quanto a quelli degli altri paesi europei. Un paese in cui il presidente del consiglio è stato nello stesso tempo padrone di diverse aziende che, in un modo o nell’altro, gli permettevano di controllare la funzionalità di qualsiasi organo, carpirne prontamente l’anomalia e altrettanto velocemente debellarla.Questo è successo e non è escluso che possa accadere di nuovo.Un paese in cui pur di ottenere “la poltrona” si respingono le proprie idee, i propri valori, quegli stessi valori che hanno portato le persone comuni a votare per un simbolo e per un nome nei quali credevano: la fiducia di quelle persone oneste si è trasformata in stipendio assicurato a vita, auto blu, banchetti, ricevimenti, incontri d’etichetta….Un paese in cui gli immigrati che approdano sulle nostre coste in modo illegale e disumano, vengono accolti e poi trattati come se fossero privi di dignità, automi costretti a lavorare senza sosta, picchiati, sfruttati considerati come feccia al servizio di un caporale “tutto nostrano” e boss dell’azienda che li sottopaga e li umilia senza un briciolo di pudore. Un paese in cui la violenza sessuale viene perpetrata a danno dei disabili che non hanno potere e capacità di denunciare i soprusi.Un paese in cui i padri vendono le figlie agli amici per una birra; un paese in cui i casi di pedofilia si moltiplicano sui giornali, ma mai si parla dei crimini sessuali del clero, altrimenti il “pastore tedesco” si arrabbia! Un paese in cui gli interessi del singolo vanno a discapito di quelli della collettività, ma nessuno si fa un sano esame di coscienza e cambia modo di vivere.Un paese in cui i soldi sono diventati il solo strumento per guadagnarsi il paradiso in terra; un paese in cui la Chiesa è coinvolta in traffici dubbi e protegge personaggi ambigui finanche terroristi “pentiti” per poi negare i funerali Cristiani ad una persona che ha voluto consegnarsi a Dio e cessare di soffrire e far soffrire le persone a lui vicine; un paese in cui la stessa possiede palazzi lussuosi nel centro delle grandi città che affitta a prezzi pazzeschi lucrando in modo indicibile.Un paese in cui l’università non ha soldi per poter offrire servizi e insegnamenti degni delle copiose tasse che milioni di studenti sborsano due volte l’anno; un paese in cui il figlio dell’operaio ha minime speranze di diventare ingegnere, mentre il figlio dell’avvocato ha il lavoro assicurato a prescindere dalle capacità. Un paese in cui per ottenere dei risultati è necessario avere delle conoscenze in alto perché la classica “buona parola”è fondamentale e decisiva.Un paese in cui una famiglia è costretta a scegliere tra la sopravivenza e il pagamento dell’affitto: possedere una casa è un’utopia e prenderla in affitto è un suicidio. I prezzi sono lievitati in modo esponenziale e vergognoso e naturalmente l’evasione fiscale cresce a dismisura, di pari passo con l’aumento delle tasse nei confronti di coloro che non possono scegliere quanto dichiarare, dal momento che è lo Stato a decidere per costoro. Invece i proprietari di ville e di auto lussuose non si pongono minimamente il problema di coloro che non hanno nemmeno un tetto sulla testa, di quelle mamme che guadagnano una miseria e che non riescono ad arrivare alla fine del mese, che non possono lasciare i propri figli all’asilo nido perché persino lì ci vuole il celeberrimo “calcio”.Un paese in cui i politici si contornano di portaborse, di scorta composta da un numero imprecisato di auto blu che per la strada sfrecciano tra i comuni mortali magari per portare a destinazione la valletta di turno che allieterà il soggiorno in Parlamento di questo o quel politico. Un paese in cui le prostitute  sono diventate parte del territorio: è normale vedere bambine in vendita sulla Salaria per Roma, a Tor di Quinto –a Roma-, senza che nessuno batta ciglio in modo pratico.Tutti siamo capaci di scandalizzarci, ma nessuno che ne ha il potere fa qualcosa per risolvere una situazione al limite della dignità della donna, ma anche dell’uomo. Un paese in cui la televisione è sporca filtra il messaggio malato secondo il quale l’importante è arrivare: non importa che tu sappia fare qualcosa o abbia un cervello pensante, anzi, sarebbe meglio essere sprovvisti in toto di materia grigia, ciò che conta è apparire in televisione, vendersi alla televisione, vendere il proprio corpo, il proprio viso e la propria anima (qualora se ne possegga una) al diavolo catodico.E’ inaudito che ciò avvenga e che nemmeno la televisione alle spalle della quale c’è lo Stato, si ribelli al cospetto di tanto dilagante degrado sociale.  Un Paese che periodicamente riferisce di violenze subite dalle donne è un paese che dovrebbe fare un esame di coscienza e chiedersi dove presume di arrivare.Dove sono quelle grandi e coraggiose donne che scesero in piazza al grido di “Tremate, tremate, le streghe sono tornate!”, dove sono quelle che lottarono affinché venissero legalizzati il divorzio e l’aborto, dove sono?!Nei salotti della Roma, della Milano, della Torino BENE?! Quelle che si facevano chiamare Femministe, quelle che credevano nell’emancipazione della donna, non sentono quelle violenze anche su di loro? Donne caricate con la violenza per la strada su macchine all’interno delle quali sono costrette a subire violenze inaudite da parte di esseri spregevoli indefinibili in quanto qualunque paragone sarebbe sminuente rispetto alla loro anima putrida; donne massacrate, stuprate per ore e poi lasciate per strada come pezzi di carne ammuffita.Perché nemmeno le donne hanno il coraggio di dire BASTA a questa situazione?Il regime maschile ci rende impotenti: quante di noi rinunciano ad uscire la sera, quante hanno paura di essere seguite, quante si guardano attorno sospettose, quante vanno in giro con un allarme o una bomboletta auto-difensiva?Tutto ciò è normale? NO! Un paese che non si cura di questo degrado è un paese che nemmeno merita attenzione.In tutto questo disastro, di cosa si occupano i politici?! Del sesso di Vladimir Luxuria. Si sono chiesti dove fosse più opportuno che espletasse i suoi bisogni corporali: se nel bagno degli uomini o in quello delle donne.Ci rendiamo conto?! Un ex premier che ha harem sparsi qua e là per le proprie ville, un portavoce di governo che chiede informazioni (guarda caso) ad un travestito che batte la strada, ex ministri che si ergono a paladini della famiglia…infatti ne hanno più di una! Dove arriveremo con cotanta ipocrisia?!Tutti che si affrettano a farsi intervistare da giornalisti, a farsi fotografare per vedere il giorno dopo il loro bel faccione in prima pagina.Tutti che  fanno a gara per sedersi nelle comode poltrone televisive e dire la loro rispetto a ciò che sta accadendo, senza minimamente mettere in atto un’azione pratica e definita per portare avanti la propria teoria. Come il demonio, questi, fuggono i giornalisti recidivi, quelli che se ne fregano di essere “politically correct” e vanno avanti a fare il loro mestiere senza compromessi con il potere, con nessun tipo di potere, quindi pericolosi perché pronti a chiedere conto di qualsiasi cosa, soprattutto scomoda e fastidiosa.L’ Italia non ha futuro. L’Italia a poco a poco torna indietro: torneremo ad un grande partito di centro (democristiano filo Vaticano), fino a quando i vecchietti che ne fanno parte spireranno definitivamente (e una volta Lassù, troveranno il vero Dio che li spedirà al piano inferiore e li punirà per avere per secoli e secoli infangato il Suo Nome, i Suoi sacrifici, quelli di Suo Figlio, aver interpretato liberamente la Sua parola e avendola fatta propria senza il benché minimo copyright). I clandestini abbonderanno, a prostituirsi ci saranno le ragazze italiane- o per le strade o in qualche ufficio per “salire di grado”-, San Pietro e Santa Maria Novella saranno convertite in moschee, le donne andranno in giro con il burqua, magari di marca, gli omosessuali verranno impiccati in piazza, la mafia, la camorra e la ndrangheta avranno arruolato leve rumene e albanesi e controlleranno il commercio legale e non mentre i terroristi rossi e neri si saranno uniti e coltiveranno il loro sogno di rivoluzione.Quando questo si avvererà, paradossalmente, tutto tornerà al proprio posto.Magari ci sarà qualche morto, parecchi feriti, ma forse, tutto si risolverà e non ci vergogneremo più di essere italiani.Quel giorno tutti gli esuli, tutti i cervelli, tutti coloro che fuggirono per sopravvivere e lasciare affondare a malincuore la propria Terra, vi torneranno orgogliosi e in lacrime tenteranno di ricostruire ciò che incapaci burattinai hanno distrutto senza pietà.Un futuro apocalittico, senza dubbio. Non voglio farmi chiamare a Cassandra, penso che il degrado che si sta espandendo attorno e dentro la nostra società, ci sommergerà e ci travolgerà senza che nessuno di noi riesca ad accorgersene in tempo. Non è vero che i giovani non hanno ideali. I giovani non vogliono compromessi, proprio perché hanno degli ideali in cui credono e sono pronti a tutto pur di difenderli e portarli avanti.Vorrei che queste parole facessero riflettere: forse in modo troppo crudo, ma ho riportato eventi accaduti realmente che, in un modo o nell’altro, DEVONO farci pensare, devono farci chiedere “chi siamo diventati e chi diventeremo?”, come collettività italiana e come individui e cittadini italiani.

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