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    24
    mag.
    2007

    Bollettino della sconfitta firmato beha

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    «Vorrei scrivere libri sbagliati su un Paese giusto, non libri giusti su un Paese sbagliato»di MARIO BAUDINO - da LaStampa.itIl più noto clandestino d’Italia (come si definisce nella quarta di copertina) torna a colpire da una casa editrice appena nata, «Chiarelettere», e promette di far male - o bene, decidete voi. Come resistere nella palude di Italiopoli è il titolo del libro di Oliviero Beha che, a dieci giorni dall’uscita, già scala le classifiche. Un’analisi impietosa, per segmenti brevi, di fatti e malefatte in quello che definisce «un Paese ad personam», dal calcio alla politica, dai cuochi in tv al sistema dell’informazione. Beha sostituisce la metafora pasoliniana del «Palazzo» con quella molto più terra terra del «Residence», che ha come fine solo il «perpetuare la propria esistenza». Lui, aggiunge, ne è fuori da vent’anni. Come dire da sempre. Si sta bene, fuori? «Non faccio parte del suo mercato per un motivo semplice: metto al primo posto il mio lavoro».

    Ora, però, molto di quel che accade nella società, nel comune sentire, sembra dargli ragione. Nel nuovo libro, per esempio, Beha si chiede se il re sia nudo per davvero, se questa classe politica sia «scaduta come uno yogurt», o se «queste poche righe» non possano sembrare invece «l’ululato alla luna di uno sfigato, di un moralista, di uno sconfitto». Il tempo di stampare ed ecco esplodere la cosiddetta antipolitica, con Massimo D’Alema per primo a riconoscere un sommovimento e un’insofferenza che sale dal Paese e potrebbe travolgere tutto. Come non accadde per Tangentopoli. Ci crede? «Dipende. Credo siano in gioco almeno tre fattori. Il primo è che, appunto, Tangentopoli c’è già stata. Quel che sta accadendo potrebbe esserne una replica ridicola, ma anche qualcosa di più serio, che si carica dell’insoddisfazione per il fatto che, al fondo, Tangentopoli non ha risolto nulla. Il secondo è che un sommovimento di questo genere potrebbe far comodo a qualcuno, al Berlusconi di turno insomma, sia esso un grande direttore di giornale o un banchiere».
    E il terzo? «La terza ipotesi è che il Paese davvero non ne possa più». Scommetto che è quella a lei più cara… «No, io registro. Questo libro intercetta qualcosa che conosco bene anche per averlo sperimentato sulla mia pelle, e cioè un Paese mafiosissimo. Alla lunga non può reggere. Siamo davvero all’ultima chiamata». Si sta profilando una vittoria, o almeno una rivalsa personale contro il «Residence»? «Chissà. Certo non voglio essere sempre e solo Edmond Dantès o l’abate Faria, mi piacerebbe diventare per una volta anche il Conte di Montecristo». Finora è stato Zorro. «E con successo. Ma alla fine la Rai mi ha espulso, secondo il principio brigatista di “colpirne uno per educarne cento”». Molti, col cambio di governo, sono tornati. «C’è una distanza tra me e Biagi o Santoro o Luttazzi, quelli dell’”editto di Sofia”. Con tutta la solidarietà nei loro confronti, questa faccenda è grottesca, fa ridere. La logica secondo cui uno lavora solo se vince la sua parte politica è assurda».
    Si sente un po’ solo? «Parecchio. Perché alla fin fine non mi si contesta. Ci si limita a mettermi la sordina». Non sui libri, a quanto pare. «Ho conosciuto una persona deliziosa come Lorenzo Fazio, il fondatore di “Chiarelettere”: il nostro è stato un incontro resistenziale. La casa editrice si propone di dar voce al disagio che c’è nella società, e per me era come una coincidenza naturale. Detto questo, preferirei scrivere libri sbagliati su un Paese giusto. Ma temo proprio che sia vero il contrario».

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    marita .
    La ringrazio per i suoi interventi televisivi e per il suo ultimo libro che sto leggendo,non senza disgusto per le miserie che denuncia.Sono un'isegnante in pensione che,nonostante la sua severità,è stata molto amata dai suoi allievi e stimata,incredibile !!, anche dai bocciati.Abito a Torino e nella mia zona,al confine con la Crocetta,le nostre vie erano proprietà privata,ma nel 2002 senza nessuna comunicazione,il Comune ha deciso di appropriarsene e,così, avere libero accesso alle multe senza provvedere alla riqualificazione della zona.Dopo una riunione fatta con gli Assessori del Comune ,da loro organizzata ,in cui i cittadini sono stati trattati con la solita arroganza senza darci risposta alcuna, abbiamo deciso di formare un comitato spontaneo per avere potere contrattuale con il Comune.Durante la predetta riunione mi sono permessa di ricordare che il" mondo"politico deve essere al servizio dei cittadini e non viceversa.Questo è un primo passo,ma credo che sia necessario continuare affinchè il cittadino ridiventi proprietario della sua Nazione e mi auguro che non si debba arrivare ad una rivoluzione ,anche si ci stiamo avvicinando ad un velocità vertiginosa,ma è ora che si puntino i piedi in modo organizzato per rinnovare "in TOTO" il PARCO POLITICO.Sono Pensionata ,ma non Domata,ed ho intenzione di continuare sulla strada intrapresa senza tentennamenti e senza paura alcuna. Grazie per la sua professionalità e continui su questa strada perchè molti più di quanto può credere sono con Lei. Marita Cardone

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