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    13
    giu.
    2007

    Il risveglio dei consumatori italiani

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    da Repubblica.it - di Giuseppe TuraniL’Italia si muove? Forse sì. Sono appena usciti i dati definitivi della crescita nel primo trimestre, e essa risulta un po’ più alta (0,3 per cento sul trimestre precedente) delle anticipazioni note fino alla settimana scorsa. Ma la cosa importante non è questa. L’elemento che più colpisce è che, finalmente, i consumi delle famiglie sono in decisa crescita: + 0,7 per cento rispetto al trimestre precedente, con un contributo alla crescita del Pil dello 0,4 per cento, il doppio rispetto ai risultati del quarto trimestre del 2006. Tutto questo è importante perché il risveglio dei consumi mette l’Italia un po’ al riparo da eventuali shock esterni. I consumi delle famiglie, cioè, potrebbero fare da ammortizzatore nel caso in cui la congiuntura internazionale dovesse perdere colpi (cosa che per ora non si vede).

    Deboli infine le esportazioni e gli investimenti. Il dato più interessante, però, è quello che riguarda le scorte, che hanno sottratto al Pil lo 0,7 per cento nel trimestre. In termini più chiari è accaduto che le imprese hanno servito il mercato in parte attingendo dalle loro scorte (dai magazzini dei prodotti finiti) invece di produrre.E questo può essere dovuto a due ragioni. Può essere che le imprese si siano trovate impreparate di fronte alla domanda dei consumatori e che quindi siano ricorse alle scorte per soddisfarla. Ma può anche essere che abbiano deciso di limitare la produzione perché non credono tanto in questa ripresa. Sulla base dei dati noti finora è difficile dire come stanno le cose.Il buon andamento della congiuntura europea, però, porterà quasi certamente le imprese a ricostituire (e in fretta) le scorte che sono state “bruciate” nel primo trimestre. Se le cose stanno così, allora dobbiamo attenderci una certa accelerazione produttiva. E, come conseguenza, una crescita decisa del Pil nel secondo trimestre. Se questa è l’analisi tecnica, c’è poi un risvolto politico non indifferente. L’Italia si sta muovendo e, soprattutto, si stanno muovendo i consumatori italiani, che finora erano stati i grandi assenti della ripresa cominciata nel 2006. Si tratta di un buon segno. Alla politica spetta (o spetterebbe?) il compito di spingere l’Italia lungo questo corretto sentiero di crescita, distribuendo certezze e sicurezze, fornendo un quadro chiaro e preciso sui prossimi provvedimenti economici (imposte e previdenza, soprattutto). Insomma, il risveglio dei consumatori nel primo trimestre è un segno di fiducia forte. Adesso si tratta di non bruciare questa fiducia, con una nuova ondata di polemiche e di confusioni.

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