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    08
    ago.
    2007

    Io non c’entro

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    La nemesi degli slogan elettorali si sta abbattendo come un ciclone caraibico sull’Udc, il partito che aveva tappezzato l’Italia a colpi di “Io c’entro”. L’antica prudenza democristiana non ha impedito la recente sfilza di casi, anche piccoli… Prima Cosimo Mele ruba la scena ai Corona italioti con la sua notte a base di malafemmine e polverine, pane per la Procura di Roma. Poi il segretario del partito, Lorenzo Cesa, precipita nella collegata richiesta di “indennità famigliare” per i parlamentari a secco, che provoca l’ilarità di tutti un momento prima di un ammutinamento del Bounty della pubblica opinione contro la “casta”.

    Volando più alto, poi, Pier Ferdinando Casini si infrange contro un muro bipartisan nel battito d’ali sul “governo delle larghe intese”, né larghe né intese. Malintese, casomai. Infine – ma per ora – un europarlamentare molisano, tal Aldo Patriciello non ignoto alla giustizia, a Pozzilli (Isernia) fa strame di vigilesse che multano le auto in divieto di sosta riuscendo perfino ad affermare “non mi fido dei carabinieri”, accorsi successivamente. C’entrano, c’entrano tutti. Oppure no?O.B.

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    margherirosa .
    Come al sòlito, i fatti in se stessi, e i Suoi commenti, stimolano una serie di considerazioni a portare finanche quell’ulteriore contributo alla discussione, o al farsi pure / quantomeno / eventualmente un sorrisino o addirittura una risata più convinta. Vengo al dunque e già su alcuni spunti, in particolare, a briglia sciolta, e caldo permettendo, sull'articolo sull'Unità. La super-càzzola riporta alla memoria appunto anche le storie di “Amici miei”, del Tognazzi di quei tempi che, proprio in questi giorni, è stato rivisitato a Picerno [Potenza] in occasione della settimana dedicata al porco quello sì vero e grufolante, in tutte le sue cosidette sfaccettature [il porco, il suino, cioè, come una risorsa irrinunciabile, a 360°, ed è infatti proprio così, e sopratutto oggi come oggi]. La “stretta idraulica”, di Mele, è quella che hanno subito i “concittadini” di Orazio, quelli di Venosa [sempre Potenza] la cui Pro-loco ha avuto la bella idea di invitar il sòlito Corona in qualità di nuovo presentatore o forse show-man, e con tanto di cospicuo cachèt, ma suscitando le vibrate proteste dei cittadini e persone più intelligenti che ad esempio proponevano di presenziare allo spettacolo stando di spalle e leggendo lì, in Piazza, brani del sopraddetto Orazio; sì una sorta di protesta civile, contro l’atteggiamento pilatesco dello stesso loro Sindaco-primo-cittadino; tutto ciò tra compensi ancellari e forse per la seconda pulzella, del Mele, e un qualche eventuale compenso ‘ascellare’ e ma tutto da definire nella forma e sostanza; seppure sempre di afròre si tratta, non di sano sudore di vero lavoro [benedetti giochi di parole e satira simil-politica assieme]. L’ingrifamento del Mele riporta, e sta già al bacio in qualche modo con il grugno del porco di cui sopra; i morsi del desiderio si compenetrano con i morsi ancor più voluttuosi e famelici, dati ad esempio alle tante salcicce affumicate e pancette in quel di Picerno. Il Casinò, le chemin de fèr, le salegioco, gli intrallazzi incrociati, qui e là qualche scandaluccio a làtere, tutto quanto riportano ad un recentissimo e variegato e disgustoso passato; le cose che si rincorrono senza apparente soluzione di continuità e dove certi personaggi vi riaffiorano, e ne restano poi a galla ! La stessa Legge-porcata del Calderoli è un pendant, un gioiello già perfetto per il contesto..., sìa in una Picerno di prima o pur altrove. Dire capataz o dire acchiapponi è forse la stessa cosa ? [penso proprio di sì]. Le ambàgi [plurale di ambage = un giro di parole volutamente sì oscuro e tortuoso] ci riportano a certi discorsi incomprensibili dei nostri politici locali, quando già si trincerano dietro un niente come avviene molto spesso in molti cartoni animati o quando vorrebbero alludere a strane loro “riflessioni” e “valutazioni” personali su quella o tal’altra questione [!]. Infine, la vicenda dell’orgetta ha definitivamente sdoganato la neo-figura forse politica, frescafresca del cosiddetto “Tuttiglione” che va a sostituire in parte quella del tuttologo ad esempio, ruttiglione o altro; il tuttiglione in qualità di nuovo formato di pasta frutto dei migliori creativi-esaustivi; tutto ciò a seconda delle Scuole di pensiero in mèrito e/o degli obiettivi più cogenti o immediati cui giungere e la cosa certa è che sarebbero sempre e comunque delle gran belle soddisfazioni carnascialesche. Ancòra, non sappiamo e forse non lo sapremo mai se al proditorio [di cui nel testo] si affiancherà un relativo pruditorio: strano e comunque utile localino a luci soffuse dove tutti coloro che abbiano/han qualche cosa di cui lamentarsi potranno sfogare tutta il loro più feroce grattamento, di perversione e rabbia, e finanche verso i propri ammennicoli? boh, non posso mica prevedere tutto; ciò è evidente. E poi la domanda nasce spontanea, inevitabile: meglio Picerno e il suo porco; o Venosa e quell’altro qualcosa ? Sta di fatto che a Picerno la festa dura fino a domenica, c’è tutto il tempo per fiondarvisi; a Venosa invece mi pare che la frittataccia l’hanno già fatta e vi si stano leccando le probabili ferite [non resta che inseguirne, eventualmente, il Corona, lungo tutto lo Stivale, nel suo nuovo girovagare di “show-man” ben retribuito] […e certo che nella mia regione, pure c’è gente un tantino strana…]. E la vita privata del porco ? Saluti. Antonio Pace - Avigliano [Potenza]

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