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    09
    ago.
    2007

    La task force del giorno dopo

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    Sono uno degli 80 operatori di complemento fatti mandare ieri dal Ministro dei Trasporti, Bianchi, a Fiumicino, per la storia dei bagagli all’aereoporto, del sabotaggio, no niente sabotaggio, dell’incuria, dei disagi, degli impianti obsoleti e inadeguati ecc. Sono uno della task force.Ma sono anche uno dei funzionari sguinzagliati dal Ministero competente per verificare che i petrolieri non facciano i furbi a colpi di “cartello” oligopolistico in questa brutta vicenda che non vede calare i prezzi di benzina, gasolio, accise ecc. Sono dunque uno della task force.Eppure sono anche un agente della Protezione Civile, che fino all’altro ieri, subito prima delle vacanze, ma in attesa di ricominciare nello stesso modo “forzato” ben presto a vacanze esaurite, veniva inviato presso le discariche campane per cercare di mediare tra i rifiuti e la popolazione. Uno, lo avrete capito, della task force.

    E infine, per non farla troppo lunga, sono anche uno, civile o militare che sia, tra quelli che rispondono alla spesso tardiva chiamata della sirena quando divampano gli incendi per cercare di rimediare ai misfatti dei piromani, o più raramente del caso. Posso dire, insomma, di far parte a buon diritto della specifica task force di spegnimento.Ma sono soprattutto un cittadino di questo Paese che è davvero stufo di vedere e sentire canzonata la pubblica opinione fin dal primo livello mediatico/semantico, per cui è tutto, subito (ma dopo…), un accorrere di task force distribuita sul territorio tematico nazionale. Forse all’inizio l’etimo di stampo militare mi è sembrato beneaugurate, una sorta di sinonimo di efficienza. Non ci ho messo molto a cogliere invece gli estremi della presa per i fondelli. Succede qualcosa, ed è subito task force, di solito esemplificata più o meno all’amatriciana come ho fatto all’inizio di questo articolo. Spesso cade la mannaia della formula magica e non si sa neppure che cosa significhi esattamente, né chi vi sia coinvolto davvero, tra civili e militari, specialisti e affaccendati, caporioni e passanti. L’importante è chiudere il boccaporto dell’emergenza con l’invio (o anche solo il proclama del) di una task force.Non c’è dietro naturalmente soltanto un problema di lessico ormai pecoreccio. O di mancanza di reale informazione agli italiani forse cittadini forse no ma certamente consumatori al cubo delle notizie e a volte vittime delle stesse. O di responsabilità politiche e manageriali, quasi sempre le due insieme intrecciate come si può facilmente evincere dalle biografie pubbliche delle massime autorità istituzionali o private coinvolte nei fattacci da task force.No, c’è dell’altro, c’è una terribile spinta per la scesa della sottocultura italiota, di un popolo trattato da bambinetti ignoranti costretti ad aspettare la Provvidenza di una task force naturalmente sempre dopo o, troppo tempo dopo, le tragedie, le commedie, i disagi.Mentre i confronti con l’estero – come ieri qui faceva notare paragonando Heathrow (Londra) a Fiumicino Vittorio Emiliani – ci vedono troppo spesso desolatamente perdenti.Prendiamo di nuovo il caso clamoroso delle valigie, da cui siamo partiti, con il pasticcio delle ditte di “handling” (gli scaricatori a mano dagli aerei) insufficienti o incompetenti o le due cose insieme cui appunto da ieri dà una mano (!??!) in inglese la task force. Prima Riggio dell’Enac si è buttato sulla tesi esplicatoria del sabotaggio. Da ieri tale tesi, merce mediatica pregiata, è andata in soffitta e la politica e la sua emanazione informativa hanno tirato e fatto tirare agli italiani un sospiro di sollievo: meno male, niente sabotaggio, è tutto normale, cioè no, c’è il disagio ma insomma senza dietrologie.Ebbene, siamo alla frutta ragazzi. Stiamo stilando l’ennesima relazione testamentaria sul sottosviluppo nostrano e ciò viene tradotto per la massa in una “semi-buona notizia”, qualcosa che ci dovrebbe permettere di andare avanti più sereni.La contraddizione fa culturalmente spavento perché ci sta rivelando come siamo e che cosa ci accade tutti i giorni, non l’eccezionalità pur negativa di una volta, di un’occasione da task force. E’ come se in realtà ci stessero dicendo che la normalità è questa, prendere o lasciare, che è una specie di cromosoma italiano che ci vede ridotti così definitivamente, un carattere sempre dominante e mai recessivo. E’ un visto all’inferno sociale, politico, economico e dunque culturale o subculturale per tutti i giorni della settimana, non l’allarme di una volta da task force.E’ come se ci venisse detto o addirittura gridato pubblicamente che siamo insalvabili, se non arriva la task force con il suo fenomenale e sterile apparato recitativo fin dal vocabolario. Pensare che siamo tradizionalmente il Paese che dà il meglio di sé nell’emergenza e il peggio nella routine. Eppure anche questa gratificazione peraltro assai discutibile ci viene negata, quando arriva la task force.O.B.da l’Unità del 9 agosto 2007

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    elenaronconi .
    Carissimo Beha il generale disfacimento che è sotto gli occhi di tutti del nostro Stato Paese passa certamente da episodi paradossali e paradigmatici come quello di un disatroso smistamento dei bagagli, ma non è che un misero granello in questo deserto senza fine di idee, di iniziative politiche e legislative vincenti, in un vuoto che umano, culturale, istituzionale. Una delle prove dell'esistenza di dio è che con o senza bagagli di ritorno, noi italiani si continui, ostinati, a viaggiare, se non altro tirando avanti. un saluto
    margherirosa .
    Egregio Oliviero, sulla base di quell’ultima sua frase del testo “siamo il Paese che dà il meglio di se nell’emergenza, e il peggio nella routine”, sto a provincializzare e quasi a rimpicciolire il discorso e a parlarle dalla Basilicata. Non è una isola felice, come ci dicevano, avulsa da fenomeni mafiosi; ma poi sapevamo che era il contrario e già da tempo e gli scandali di ieri, oggi e probabilmente domani, non ci hanno colti alla sprovvista. Forse abbiamo pure le cosidette spalle larghe, e le cosidette palle? chissà; di certo avremo, anzi, avranno modo i nostri “eroi” della politica e Amministratori-Tuttofare di arrampicarsi su un processo, esterno a noi, e niente affatto secondario. Pare infatti che i simpatici cittadini dell’area del Vallo di Diano, e soprattutto di una parte del Cilento [Salerno] si sono oramai convinti che il loro futuro, più o meno immediato, e fatto di certezze e di rapporti con la P.A. sta e è riposto proprio nella Regione Basilicata. Loro si sentono Lucani da sempre e geneticamente lo sono in buona parte; altre precise analogie culturali, e quant’altro farebbero del discorso della annessione alla provincia di Potenza una cosa fattibile, quasi naturale. Si aprono però anche e almeno due fronti di domande / quesiti sostanziali: l’emergenza incendi sul Pollino e oltre, come poi nel Cilento, ci dà la misura di un problema sostanziale, quello del controllo del Territorio e delle sue risorse sì dirette, immediate e naturali, e di quelle in secundum, correlate agli introiti Comunitari, e di cui, pare che il Sistema dei Furbacchioni Interregionale sappia come manipolarlo a suo piacimento, e coordinare le opere di ricostruzione e tutto quanto, a proprio usufrutto e a sostanziale decremento della cosiddetta Società Civile e dello sviluppo compatibile, prefigurato e prefigurabile; tutto ciò sulla scorta dei già ben avviati sistemi di controllo delle consorterie [colletti bianchi] made in Calabria, Campania, etc.. In pratica c’è un serissimo allarme, a causa dell’affaristica mafiosa allargata, che non lascia spazio a molti discorsi in positivo per i cittadini: sapranno i nostri “eroi” o pseudo-tali [già i legionari di oggi come di domani] resistere alle lusinghe e alla capacità di convincimento dei tanti galantuomini con i colletti inamidati e tutto-sapienti, da sempre inseritissimi nei vari salotti buoni del nostrano contesto terrunciello e relativi agganci di volta in volta cosidetti centrali-governativi o romani, e/o addirittura internazionali ? In secondo luogo, quella che un certo Magnaschi ha definito la regione-francobollo, per quanto è piccola, ma un tantino troppo autarchica e avulsa dai processi virtuosi generali [quali?] della modernizzazione, si verrebbe a trovare con un importante accesso al mar Tirreno, una sfilza di paesini che la Campania e la provincia di Salerno non son riuscite a valorizzare, ma già anche con il problema di rivedere evidentemente tutta la propria organizzazione interna; sarebbe poi intollerabile avere due sole province come adesso, Potenza e Matera, e mi si lasci ipotizzarne, a questo punto, un bel raddoppio e più: ovvero, il Vulture-Melfese da una parte, e infine il Lagonegrese e il potentino a spartirsi in pratica quei neo-centri eventualmente annessi; cinque province addirittura? C’è ormai da aspettarsi di tutto, quando la politica politicante dei [costosissimi] postipoltrone sicuri, vi si dovesse affezionare a tale progetto di annessione per propalar solo se stessa e gli insopportabili costi annessi e connessi che farebbero cascare da sùbito tutte le prospettive e potenzialità di rilancio/affermazione delle risorse del nostro Territorio che si badi bene non può e non deve essere presentato come ormai quel progetto della presunta “grandeLucania” e di cui tanti suoi sciocchi colleghi stanno blaterando, quasi a scopiazzare la grande Albania o la grande Serbia e via discorrendo. Astrusità, da stronzi; me lo lasci dire; già ci sono giornalisti che fanno prestissimo a dare il peggio di se, gli viene spontaneo. I problemi veri sono il controllo del territorio e il suo sviluppo; evitarne lo spopolamento incalzante; la stessa desertificazione; organizzare una Protezione Civile regionale che non faccia dell’autarchia intrinseca la propria spada di Damocle, il modo migliore per autodistruggersi; saper sì valorizzare e conservare una risorsa acqua che a prescindere dal petrolio è il vero motore trainante di tutto quanto e così il discorso Parchi e protezione-sviluppo correlato, insostituibile; il Turismo, e via andare… Tutto il resto, non è semplice / banale noia, ma è morte collettiva quasi assicurata ! Evitare cioè quei fenomenali comportamenti del tipo “forzintask”, per fare una battuta, con la sparizione delle risorse che tanto avrebbero creato e assicurato alle generazioni passate, per quelle attuali, e che creerebbero per le future. Per evitare quindi di essere davvero definiti tutti “calabresi”! altro che Lucani. Saluti. Antonio Pace - Avigliano [Potenza]
    pederzani .
    Se chiediamo più sollecitudine dei funzionari dirigenti, nell'applicare regole di saggia prevenzione, dobbiamo sapere che costoro, more solito, si limitano a segnalare per iscritto all' ufficio preposto la giusta necessità di intervento. La risposta giunge tardiva e burocratizzata. Ulteriori passaggi spengono la tensione morale che animò la penna del primo attore. Il risultato è quello denunciato. Se al fine, poi, l'istanza suprema decide di intervenire, parte la richiesta di una commissione di studio che, fra nomine rilievi e stesura del testo fa passare molto tempo. A questo punto la politica ha già avuto modo di assaporare possibilità di visibilità e comincia a interferire. Tutti sanno che le cose vanno così e che per questo molti tentativi di fare bene la routine si impantanano. Qual'è il punto di attacco per spezzare il circolo vizioso? Oggi si dice: responsabilizzare a tutti i livelli. Ma la responsabilità porta con se autorità-potere ma deve avere costitutivamente anche la caratteristica del rischio: chi sbaglia paga. Ora poiché il coraggio non lo si può dare per legge, come fare per sostenere i pionieri dell'Italia civile e moderna? Penso che solo la trasparenza di un crogiolo pubblico e civile aprirà la porta al rinnovamento. Bene l'iniziativa della lista civica, ma è ora di sperimentare lo stesso metodo in realtà piccole, per vedere se può fare da punto di appoggio per coloro che come noi vogliono cambiare.

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