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    29
    ago.
    2007

    Partiti sulla giostra (mediatica)

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    DI OLIVIERO BEHA - da l'Unità del 29 agosto 2007Visto dall’estero, il trattamento mediatico riservato al nascente Partito Democratico e al registrato Partito della Libertà dovrebbe far accapponare leggermente la pelle. Politicamente e culturalmente. Andando a spanne, e sapendo che in confronto a tv e radio solitamente la carta stampata è un festival di finezza, prima ci dà dentro sul “Corriere della Sera” l’ex ambasciatore Sergio Romano, mente sottile e pronta alla storicizzazione. Gli intellettuali italiani, dice, sembrano snobbare il Partito Democratico, non ne parlano abbastanza e se lo fanno è solo per smaltire un po’ di puzza sotto il loro snobistico naso.Verrebbe da dire “meno male”, se si giudica la produzione concettuale recente degli accusati da Romano, oppure seriamente si potrebbe porre la questione di chi siano, dove siano, quali rischi intellettuali vogliano correre i nostri prodi con la minuscola e possibilmente senza cavezze. Invece tra i più lesti a rispondere in una pattuglia tutt’altro che nutrita (ci sono le vacanze, forse) ecco l’eurodeputato Cirino Pomicino, su “Il Giornale”, travestito da “Geronimo”, ricco di acume e di condanne passate in giudicato. Di lui Di Pietro dice: ”Dopo tutto il can can di Mani Pulite mi sono ritrovato negli scranni europei della Commissione Giustizia a destra e a sinistra politicamente distribuiti nell’ordine due che avevo indagato, De Michelis e Pomicino”: appunto.

    Ma dato al curriculum ciò che è del curriculum, Cirino afferma che gli intellettuali italiani farebbero bene a occuparsi dello stato generale della democrazia, dei costi della politica e della relativa questione dell’antipolitica. Altro che il Pd. Forse l’ex ministro democristiano dopo averne fatte più di Ciriaco in Campania non ha torto, e comunque il Pd rientrebbe temo a pienissimo titolo nella questione più generale, su cui, come sul Partito Democratico,si tace direi esclusivamente per acconsentire.Ti aspetteresti il fiorire di un contrappunto se il tema è attuale. Macché. A quel punto l’interesse sul partito Democratico vira più o meno su tutti i giornali in direzione dei Vip pronta cassa. De Gregori è con la Bindi anche se è amico di Veltroni? Venditti invece rimane fedele al sindaco di Roma ancora in carica (altra circostanza di qualche peso…)? Benone: via con gli elenchi e le interviste, chi di qua, chi di là, chi in cerca di una terza via che fa sempre comodo anche se è nel caso una strada pedonale. L’evidenza impaginativa su tutta la stampa (cito lodevoli quanto commoventi tentativi di resistenza alla deriva da parte di Pasquino,Ranieri,Arbasino ovviamente a modo suo e pochi altri) per questo teatrino lievitante risulta felicemente appena al di sotto del delitto di Garlasco e appena al di sopra dell’esibizione muscolar – idraulico – priapesca del presidente di Confindustria in barca.Diresti che è finalmente arrivato il momento di approfondire anche solo di un paio di strati la vicenda dell’embrionale e quasi partorito Pd,che scoppia la bolla. Non quella immobiliare americana,già scoppiata di suo,bensì quella sulla registrazione di nome e marchio iconografico del nuovo Partito della Libertà,registrazione da prima pagina energicamente concepita sul piano pubblicitario contro l’alone che circonfonde mediaticamente il Partito Democratico. La cui promozione cartellonisttica peraltro sembra tendere irresistibilmente al Grand Guignol in vista delle prossime primarie di ottobre (“Voglio la tua testa”, si legge sui manifesti,formula evidentemente pensata prima dell’esibizione fotografica di Montezemolo) contribuendo a una confusione da film western,leggi “Il buono,il brutto e il cattivo” con conseguente quiz su chi siano i tre candidati alla leadership in fieri.Parrebbe essere già tutto oscuro, anche se chiaro sulla superficie mediatica, quando fuoco alle polveri viene ulteriormente dato dal tesoriere diessino (fra poco ex diessino…) Ugo Sposetti, che rilancia alla grande il tema dei finanziamenti della politica,purtroppo mai spiegati chiaramente all’opinione pubblica, ai cittadini, agli elettori, ai consumatori intesi magmaticamente insieme. Per esempio così: da una parte c’è Berlusconi che si è dimostrato una figura più che “solvibile” per il finanziamento della politica con tutti i sospetti che gli fanno da scia ma con soldi inizialmente suoi, dall’altra c’è chi è diviso tra il primato della politica, il primato degli affari, un fritto misto a volte di interesse gastronomico penalmente appetitoso tra i due primati.Vista dall’estero, resta una disarmante e deprimente impressione. Dico della fatica e della resistenza/renitenza a parlare davvero di politica e della sua urgente riforma, di programmi, di partiti, di loro configurazione costituzionale, oltre la pellicola sovraesposta eppure quasi trasparente della superficie mediatica, che evidentemente non vuole far carotare neppure un metro di terreno (intellettuale, sociale, economico, politico, in una parola sola e maledetta “culturale”). Che cos’è un partito oggi e che cosa si vorrebbe che fosse e chi vorrebbe cosa? Che significa “democratico” e quanto lo è, lo vuole o lo può essere? Chi ci mette i soldi? Per farne che, mentre impazza la saturazione da costi e privilegi della “casta” pur senza che la si contestualizzi efficacemente presumo per timore che venga giù tutto insieme travolgendo sia Prodi che Berlusconi con annessi e connessi fino alle salmerie?Ancora. Perché non ci si decide a proporre e far approvare in fretta una leggina ordinaria che riconfiguri penalmente i partiti come aziende obbligate a portare i libri contabili in tribunale se necessario, come si richiede a qualunque altro soggetto, specie in un momento in cui trionfano i “comitati d’affari”? Sarebbe un “suicidio” per i nostri eroi? E potrei continuare, per il piacere e l’interesse di coinvolgere soprattutto i giovani, così remoti almeno apparentemente, in qualcosa che non sia sempre e solo un’operazione di marketing, buone o cattive che ne fossero le intenzioni all’origine. Principi e soldi, ideali e immobili prima o poi dovranno trovare una loro riconoscibilità e distinzione, per non finire nella voragine paludosa di un Caimano che almeno su questo terreno è ancora il più bravo e vorace di tutti. Almeno, visto dall’estero.P.S. Come risulterà evidente, l’estero di cui parlo è una metafora collegata allo stato di meteco in un paese così, o anche semplicemente a un cognome non immediatamente toscano…O.B.

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    giovannicoa .
    Personalmente credo che prima di parlare di partito democratico in Italia ci siano altri argomenti urgenti che vanno fatti emergere, ma più dal popolo che dalla politica che ormai si è chiusa in un guscio e che non ha più nulla a che fare con la gente. Tra questi ne menziono alcuni come l'indipendenza della magistratura che va salvaguardata non minata, poi l'abolizione dell'immunità arbitrariamente introdotta dalla classe politica per evitare che essa stessa possa essere giudicata. Se un parlamentare o senatore commette un reato e viene giudicato colpevole deve essere messo al bando dal governare il paese, se si fa di cocaina se ne deve andare, si richiede ciò per carabinieri e forze dell'ordine non vedo perchè dovrebbe essere diverso per chi ne è a capo. Inoltre c'e' il diritto di cronaca e d'informazione, la politica non può permettersi di mettere il bavaglio a giornalisti (quei pochi che sono rimasti) che si permettono di alzare la testa e raccontare quello che sta accandendo nel paese. Ritornando al partito democratico sono convinto che sia una riforma utile (anche se oltre al nome bisognerebbe rinnovare le persone), ma non prioritaria, i problemi in Italia son ben altri. saluti, Giovanni
    giovannicoa .
    Personalmente credo che prima di parlare di partito democratico in Italia ci siano altri argomenti urgenti che vanno fatti emergere, ma più dal popolo che dalla politica che ormai si è chiusa in un guscio e che non ha più nulla a che fare con la gente. Tra questi ne menziono alcuni come l'indipendenza della magistratura che va salvaguardata non minata, poi l'abolizione dell'immunità arbitrariamente introdotta dalla classe politica per evitare che essa stessa possa essere giudicata. Se un parlamentare o senatore commette un reato e viene giudicato colpevole deve essere messo al bando dal governare il paese, se si fa di cocaina se ne deve andare, si richiede ciò per carabinieri e forze dell'ordine non vedo perchè dovrebbe essere diverso per chi ne è a capo. Inoltre c'e' il diritto di cronaca e d'informazione, la politica non può permettersi di mettere il bavaglio a giornalisti (quei pochi che sono rimasti) che si permettono di alzare la testa e raccontare quello che sta accandendo nel paese. Ritornando al partito democratico sono convinto che sia una riforma utile (anche se oltre al nome bisognerebbe rinnovare le persone), ma non prioritaria, i problemi in Italia son ben altri. saluti, Giovanni

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