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    Home > articoli > Media e ”rivoluzione”
    30
    ago.
    2007

    Media e ”rivoluzione”

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    Caro Beha,considero indispensabile la sua presenza "al di fuori" del sistema informativo ufficiale. Cosi come gli altri "nobili indipendenti" come Grillo, Biagi, Travaglio, ecc, credo sia un bene rimanerne al di fuori ancora per molto.Attraverso la rete si sta affermando una nuova intelligentia che proprio perché esterna al sistema mediatico ormai agonizzante ha una valenza diversa, ugualmente potente ma non ancora alla portata di tutti.Il cittadino lavoratore onesto vuole che tutto ciò si affermi, vuole partecipare e contribuire alla conquista di una società più civile. A volte si dice che un paese si merita i politici che ha eletto ma qui si deve lottare con un sistema che vuole mantenere un potere quasi medioevale. Non viviamo, ancora, in un paese civile, c'è da impegnarsi  e sarà dura perché un paio di nuove generazioni si sono lasciate abbindolare dai luccichii della persuasione occulta, senza mettere in moto il senso critico.

    Si è omesso di frequentare i luoghi che invece ci avrebbero permesso di controllare gli eccessi di potere esercitati dai nostri rappresentanti. Non abbiamo preteso il rendiconto del fare amministrativo, del governo delle città e delegando senza partecipare, abbiamo inevitabilmente lasciato emergere il lato predatorio degli umani. Qualcuno ha detto che l’Italia, per quanto riguarda l’informazione, è stata declassata addirittura a “paese semilibero”. Ci sono riusciti e ne prendiamo atto, la società è malata ma ciò non toglie che questa consapevolezza sia l’inizio di qualcos’altro.
    Il mio intervento, lungi dal contrapporsi con la sua fine visione ed analisi, vuole solo affermare una massima: “FAI CHE IL TUO AGIRE E PENSARE RUOTI SOLO PER IL 10% ATTORNO ALLA DISFUNZIONE E SI DEDICHI PER IL 90% ALLA SOLUZIONE PRATICA DEL PROBLEMA.Ovvero, continuando a concentrarci sulla malattia che ci attanaglia forse non la stiamo proprio alimentando e cronicizzando?La malattia dunque come richiesta estrema di aiuto, ci chiede invece di operare un cambiamento radicale verso la qualità del domani. Intendendo la qualità assoluta, non la nostra qualità di vita.
    Vincere dopo avere attraversato il disagio estremo o soccombere se non fossimo capaci di interpretare quel segno sociale.Si tratta di operare questo cambiamento senza erotizzare questo male, né attribuirgli energia negativa, non è lì per fermare la nostra spinta vitale, è un segno. Però noi dobbiamo vincere!
    NON DOBBIAMO CERCARE DI DISTRUGGERE IL VECCHIO SISTEMA, BISOGNA COSTRUIRNE A FIANCO UNO PIU’ RISPONDENTE ALLE NOSTRE NECESSITA’.IL VECCHIO SISTEMA, MALATO, SE NE ANDRA’ DA SOLO QUANDO GLI INTERESSI E I VALORI SARANNO CAMBIATI.
    Abbiamo bisogno di cultura laica e non di bigotti, di teologia semmai e non di dottrina, di cultura dell’impegno e non di spettacolo, abbiamo bisogno di tenere la spina ben collegata al sistema, partecipando e vincendo le battaglie imposte dal contingente, altro che evasione e svago propinati quotidianamente dai media, dalla pubblicità. Fare in prima persona e non stare a guardare, bisogna sporcarsi le mani con le questioni etiche. Certo droga e prostituzione non possono sollevare facili risposte ma ostinandoci a proibirle non si tiene conto della natura perversa degli umani ai quali se imponi il divieto stai pur certo che non avranno altro pensiero. Tutte le volte che i governi hanno proibito qualcosa questo è schizzato ai vertici dell’illegalità e da noi la mafia non è proprio un problema da poco. Vogliamo togliere una volta per tutte potere alla mafia? Liberalizziamo droghe leggere e regolarizziamo la prostituzione. Il male minore e il buon governo non il moralismo bigotto. Oltretutto avremo maggiori introiti con le tasse e meno morti per overdose o tagli con roba velenosa. Oppure bisogna vietare coerentemente anche l’alcol e la pornografia e le sigarette e i cibi grassi, ecc. ecc.C’è invece bisogno di fare una seria opera di costruzione interiore critica, amorale per tutti, nelle scuole, finalmente praticate da professionisti dell’educazione di ottima formazione liberale, responsabili  e meglio pagati di adesso. Sono loro a ricoprire un ruolo basilare per l’avvenire di una società. Non è un caso che la scuola da noi non stia in gran salute, vuol dire che c’è qualcuno che ha interesse a che le cose restino così e i furbetti che ci marceranno sopra non mancheranno mai.
    La qualità però non è a portata di mano, gli strumenti intellettuali sono alla portata di tutti ma per il momento ce li dobbiamo procurare da noi perché i media non stanno operando per distribuire un’informazione critica.
    Grazie per essere lì a testimoniare che c’è bisogno di altro. Noi ci stiamo svegliando.Marco Sturaro

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