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    12
    set.
    2007

    Beha: ”racconto gli scempi italiani”

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    da Libertà.it - di Mauro MolinaroliDal disastro della Rai agli scandali politico-finanziariUn deserto. Una palude. Un terreno di conquista. Che spregiudicati faccendieri di destra e sinistra si spartiscono senza nemmeno combattere troppo, da buoni amici. E' l'Italia di oggi, alla mercé di un brulicante basso impero che conviene a molti perché sfama troppi, finché dura. Quell'Italia sarà al centro di un dibattito con Oliviero Beha domani sera a Castellarquato, nell'ambito della rassegna Silenzio vi racconto (ore 18.30 borgo alto). Dal disastro della Rai al pasticcio dell'indulto, dalle trame dei servizi segreti alle truffe della Finanziaria (vedi alla voce Fuda), dalla "pasionaria" Sabrina Ferilli al Bagaglino con la sua satira/cronaca, dagli chef lottizzati alle omissioni barbariche, dai figli di papà ai figli di e basta. La voce fuori dal coro di un giornalista, Oliviero Beha appunto, racconta l'orrore di un Paese che corre verso il baratro pigiando a manetta sull'acceleratore, mentre a bordo del pullman si canta il disco dell'estate.

    Questo violento pamphlet (prefazione di Beppe Grillo) rappresenta l’esordio della casa editrice multimediale Chiarelettere, nata su iniziativa di Lorenzo Fazio, già direttore editoriale della Bur dal 2003 al 2006. Beha, giornalista noto per le sue trasmissioni dalla parte del cittadino e da sempre inviso al potere per le sue inchieste scomode, propone in questo libro accattivante e scomodo, la denuncia dei mali atavici della società italiana degli ultimi cinquant’anni. Il libro riprende i vari scandali politico-finanziari-mediatici degli ultimi decenni, da Tangentopoli a Calciopoli a Vallettopoli. La prefazione di Beppe Grillo fa subito presagire cosa stiamo leggendo: pagine che parlano di un’Italia sfiancata dai furbi della finanza, truffata nei propri risparmi dai “tango bond”, dai Parmalat bond, rappresentata da un Parlamento zeppo di pregiudicati e dominata dalle mafie in varie regioni.Cos’è “Italiopoli”? «Una cavalcata disgustosa e disgustata tra gli scempi nostrani che ho scritto direttamente in bella e senza stare tanto a correggere, calibrare, cassare, meditare. Un vento impetuoso di parole e sdegno che arruffa i capelli e arrossa le guance. Le guance del perbenismo e di questo Paese sempre più alla deriva. Di questa Italia che è ridotta all’osso, e solo la gente comune che crede nel volontariato, nel lavoro, nell’onestà, può rimettere in piedi. Non certo con le categorie politiche di destra e sinistra, tenute insieme dal collante dell’affarismo».Beha, lei descrive una palude di malaffare e di cattivi esempi che ci vengono dal potere politico. «Sì, è vero si tratta di conflitti di interessi mai risolti, una legge sull’indulto mal digerita che ha portato l’anno scorso alla scarcerazione di migliaia di detenuti, una classe politica che da destra a sinistra ripropone sempre gli stessi vecchi volti dei primi anni ’90, incapace di rigenerarsi. Mi pongo domande, ma non è facile trovare risposte». La sua denuncia, vibrante e indignata, vuol proprio colpire quello che ormai in Italia è il “Residence del potere”? «Non più i Palazzi metaforici descritti da Pasolini, ma una sorta di teatrino della politica e della tv, stile Bagaglino, nel quale si muovono a loro agio i nuovi cortigiani, gli “uomini di” questo o quel politico che occupano tutto: aziende pubbliche, televisioni, vertici delle grandi holding private. Cronache dal basso impero, da un’Italia in preda alle mafie criminali e alle clientele dei politici locali, dove nel Residence del potere ora spopolano, in barba a ogni minima selezione meritocratica i “figli di” politici, imprenditori, vip dello spettacolo». E’ proprio il mondo degenerato della televisione e dello spettacolo l’oggetto delle critiche più feroci del suo libro. «La tv come specchio drammatico di Italiopoli: l’odore emanato dai talk show è simile, le notizie sono infrequenti, il sentore di recita gattopardesco pervade i salotti tv, i conduttori e i loro garanti manager-editoriali nominati dai partiti che fanno ciò che loro chiedono i padrini del momento. La Tv è l’avvilente immagine di quel Residence, del potere italiano che difende se stesso. Mentre fuori, l’Italia sprofonda». Italiopoli è pieno di nomi e cognomi, spesso citati in termini ben poco lusinghieri. Che reazioni ha avuto?«Nonostante abbia poca visibilità per ovvie ragioni, il libro è stato ben accolto dal pubblico e sta avendo un discreto successo grazie al passaparola. Purtroppo, in un certo senso, perché vuol dire che quello che racconto è vero. Invece il potere ha reagito col solito vecchio metodo di far calare il silenzio su di me, un silenzio assordante. Un metodo dannatamente efficace, devo ammetterlo».Ma come resistere nella palude di Italiopoli? «Bisogna ripartire dalle associazioni e dai comitati della società civile, che rappresentano sul territorio un’altra Italia, onesta e attiva. E bisogna tagliare i costi e i finanziamenti dei partiti che dovrebbero portare i loro bilanci in tribunale, riducendo il numero delle circa seicentomila persone che vivono di politica, riformandola alle radici come auspicato anche dal presidente Giorgio Napolitano. La sfida più divertente affrontata con questo libro è stata quella di mettere insieme le tessere di un mosaico, avere così una visione d’insieme. Però credo che la società civile abbia in sé le potenzialità per combattere questa strategia, per dare segnali di vita, per resistere. E il mezzo per fare tutto questo è anche Internet, lo stesso termine “Rete” ha in sé questa potenzialità del mettere insieme, come ha fatto notare anche Rifkin. Occorre fondare una sorta di Carboneria tecnologica che ci dia la speranza di un cambiamento, un cambiamento della politica. Io per esempio vivo a Roma, nel quartiere Montesacro, nei pressi del fiume Aniene: ecco, riqualificare le sponde di un Aniene ridotto a uno schifo, ecco un programma politico che avrebbe un senso, sia dal punto di vista ambientale che sociale, che andrebbe dal locale al globale».Ma si è capita mai la causa dell’ostracismo piombato su di lei senza preavviso e senza spiegazione, mentre conduceva un programma che faceva ascolti record?«Francamente è anche difficile se non impossibile capire a chi avrei pestato i piedi, capire come vengo percepito dal potere: qualche tempo fa mi è capitato – nello stesso giorno – di essere inserito dal Corriere della Sera tra gli intellettuali di destra e dal Giornale tra gli intellettuali di sinistra. Mi ricordo Beppe Grillo, che mi disse: “Sbrigati a fare quello che fai alla radio nei locali” “E perché? Faccio già il giornalista” “Perché non te lo faranno più fare”. Aveva ragione Grillo».

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