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    27
    set.
    2007

    Dal cinismo al civismo

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    da l'Unità del 27 settembre 2007 - di Oliviero BehaAll’evidenza il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, e il capopopolo del “vaffa”, Beppe Grillo, non sembrano avere molto in comune. In questo periodo sono addirittura opposti. Eppure su una cosa sembrano d’accordo: a giudicare dalle notizie di stampa sono entrambi contro l’ipotesi di una “lista civica nazionale”. La cosa – se fosse così come appare, ma anticipo che in profondità così non è - sarebbe  davvero curiosa e vale la pena di prenderla per vera ed analizzarla, a maggior ragione se permette di fare un po’ di chiarezza sul “civismo” e sul “cinismo” diffusi.E la chiarezza impone che butti da subito sul tavolo tutte le carte: insieme a Pancho Pardi, Elio Veltri e Roberto Alagna promuovo l’iniziativa “Per una Repubblica dei cittadini” a partire da una “Lista civica nazionale”, che sarà battezzata a Roma, in Piazza Farnese, il prossimo 6 ottobre, alle 15, fondandosi su un Manifesto per la Riforma della Politica sottoscritto oltre che dai promotori da alcuni collaboratori illustri di questo giornale, come Tabucchi, Travaglio, Ravera, e poi Fo, Rame, Imposimato, Barbacetto e diverse decine di migliaia di cittadini che l’hanno firmato ai banchetti o sul web. Quasi dimenticavo: il primo firmatario del Manifesto citato è “naturalmente” Beppe Grillo.

    Scrive dunque Scalfari sul numero dell’Espresso in edicola che “anche Guglielmo Giannini nel 1946 cominciò esattamente così: lista civica nazionale che prefigurò il partito” (dell’Uomo Qualunque, ndr), dando dunque dell’ipotesi un giudizio assai negativo non si capisce bene se perché tale iniziativa è sbagliata di suo o perché è collegata al leader del “vaffa” che il padre nobile delle rotative detesta.Alcune considerazioni. Giannini esce da una guerra civile, in un’Italia disfatta. Forse freudianamente Scalfari ci sta dicendo che anche questa,  odierna,  è un’Italia disfatta, sia pure in uscita “semplicemente” da una pace incivile? E a maggior ragione se il Paese è quello che esprime una formidabile protesta quantitativa (più di 300 mila firme in ungiorno) e qualitativa (una giornata di democrazia diretta che potete virgolettare come volete ma che si è svolta senza incidenti e con grande pathos, ormai raro nelle adunate di partito), forse qualche motivo ci sarà pur se si vuol prescindere da Grillo, dal blog, dal V-Day e contorni. E deve essere forte, se è fortissimo il disagio. Bene, cioè male. Ma è troppo domandare a  Scalfari se la profonda crisi di democrazia e di impegno in cui siamo immersi nell’ attuale palude italiana è colpa di Grillo?E se non è di Grillo, di chi è?E lui stesso, uno dei principali attori politico-economici sub specie informativa dell’Italia del dopoguerra, non c’entra nulla, si chiama fuori?Insoma, altrimenti detto, dov’era mentre il Paese precipitava?E’ appena il caso di precisare per non favorire equivoci che la domanda non è solo per Scalfari, preso funzionalmente ad eponimo di un potere che conserva se stesso e accusa Grillo di “antipolitica”. Ma lo fa in difesa, senza proposte reali né segnali di ravvedimento, per di più in un momento in cui complessivamente, in dosi oggettivamente complementari tra destra e sinistra, la politica viene vista da moltissimi italiani come un capestro costoso per il collo dei sudditi elettorali. Altro che cittadini, da tutti i punti di vista. Le spese e i privilegi della politica essendo ovviamente il sintomo della malattia, non la malattia stessa. Ma a quel che pare neppure per i sintomi ci sono antibiotici in vista, se Prodi infelicemente se ne esce in tv da Vespa con frasi come “la società non è migliore della classe politica”, affermazione che fa da epigrafe funeraria a quest’Italia sia nel caso che fosse vera, sia nel caso contrario, o intermedio, come ritengo. Pensate ai milioni di italiani occupati nel Terzo settore, nel volontariato, che sentono il loro presidente esprimersi così. Si debbono riconoscere politicamente rappresentati? Sicuri? E dall’altra parte c’è il Caimano con le altre specie predatorie…Un passo indietro. Scorriamo gli anni. Nell’epoca di questo bipolarismo un po’ straccione abbiamo avuto il colpo di mano democratico di Berlusconi, durato poco perché Bossi si era per un momento ravveduto. Anche questa di Bossi che è bravo o cattivo secondo lo schieramento dovrebbe far ridere i polli. E il popolo di Grillo, o la stessa opinione pubblica se messa in condizione dalla stampa di vedere il mosaico tessera giustapposta a tessera, infatti ridono. E protestano. Nel sofferto primo quinquennio di centrosinistra, uno come Veltri ha fatto tutti i tipi di pulci all’intiera classe parlamentare, a partire dall’infausta Commissione Bicamerale. Ce ne siamo dimenticati?Poi è arrivato il ciclone Berlusconi, con i suoi cinque anni di leggi-vergogna, sputtanate dall’opposizione finché non è diventata forza di governo quando si è ben guardata dallo smontarle come aveva promesso. Nel frattempo i girotondini di Moretti e Pardi erano in piazza a ricordare che con “questi leader la sinistra non vincerà mai”, fino allo strepitoso 16 ottobre 2005, quando ufficialmente più di 4 milioni e 300 mila italiani urlarono alle urne delle Primarie che non ne potevano più. Il resto, dalla legge elettorale “porcata” ancora in vigore oggi in poi,  è storia recente, o recentissima. Anche solo per prendere in esame gli ultimi fatti di Catanzaro, riassunti egregiamente da Fierro su queste colonne tre giorni fa: come volete che reagisca un’opinione pubblica,  solitamente poco informata o disinformata addirittura su quello che sta avvenendo da una tv che ha messo la realtà italiana in un cellophane di convenienza politico-imprenditoriale, quando viene a sapere che il Guardasigilli vuol rimuovere un magistrato le cui inchieste toccano o sfiorano tra gli altri lui e il presidente del Consiglio?Secondo voi gli italiani sono indotti ad “amare” questa politica e questi politici?E il discorso sulle intercettazioni a proposito delle scalate bancarie è ovviamente della stessa risma. Se un intellettuale americano senza peli sulla lingua (di cui infatti analizza la grammatica generativa) come Noam Chomski sostenesse che il cortocircuito governo-opposizione- magistratura-stampa può far parlare di “golpe bianco” in Italia, per un enorme deficit di democrazia da tutti i punti di vista, dall’Italia che gli risponderemmo? Che esagera? Che esagera Grillo?Che esagerano i 300 mila firmatari che vogliono politici diversi, possibilmente non così pregiudicati né longevi né scelti nelle ridotte dei capipartito?Forse è questo il tema, per la stampa italiana e per l’opinione pubblica, anche se non evidentemente per la politica che per paura di “essere riconosciuta” dai cittadini/elettori si limita ad accusare Grillo di “volgarità”. In un Paese diventato volgarissimo ben da prima del comico in piazza (Maggiore).Evidentemente la piazza, sia essa virtual/informatica o reale, sempre più reale, non si contenta più oggi di risposte interne alla solita politica, non considera un nuovo partito nato dalle ceneri e con i crismi di due partiti vecchi, rimanendo le stesse le persone, un segnale di novità sufficiente, una risposta alla crisi. Più profonda di quel che si vuol ammettere. Con caratteristiche al momento non recessive e non risolvibili da una “buona legge finanziaria”, per necessaria che sia. Ci vorrebbe una Finanziaria dell’etica invece che solo del denaro, un’altra politica, segnali forti che non può dare una politica oggettivamente compromessa, sia pure in dosi differenti, né un’imprenditoria mascherata di novità che è vecchia e corresponsabile dello sfascio quanto la politica anche se veleggia sugli spruzzi di spuma marina del libro “La casta”. Vale per Montezemolo la domanda fatta a scalari : dov’era, durante il precipizio? E davvero pensa che si tratti solo di scegliere il “momento buono per scendere in pista” come ha fatto il suo predecessore Campione di Formula 1 ma nel conflitto di interessi?Rimarrebbe da dire di Grillo, e del popolo dei blog che, nella gratitudine e nei meriti diffusi,  in parte pende dalle sue labbra e in parte va per la sua strada utilizzando però la stessa mappa, quella del disagio. Perché Grillo dopo aver firmato un Manifesto impegnativo come quello citato, prende ruvidamente le distanze da un  progetto di “lista civica nazionale” andandosi così a trovare sulle medesime posizioni teoriche del suo opposto Scalfari?Mah…Naturalmente solo lui può rispondere a questa domanda. In privato ci appoggia, in pubblico “si riposa”: atteggiamento contraddittorio eppur legittimamente “grillesco” anche nel nomen omen. Troppo impegnativa forse almeno per ora una lista civica nazionale, meglio andare per gradi (e qui si rifarebbe all’analisi storiografica di Scalfari…). Il punto interessante, non essendoci come ho scritto a Grillo il copy right della disperazione,  non è tanto però quello del frazionamento anche nella protesta, per il momento comprensibile visto che tutto sta succedendo in fretta, sia il terremoto italiano che il tentativo di non rimanerne sepolti, bensì quello che c’è dietro, o davanti. Senza uno sbocco nazionale, altra nota a margine di Scalfari fortissimo agli orali, le liste civiche locali rimangono troppo spesso ostaggio o appannaggio del cinismo politico, sballottate tra gli schieramenti che poi, nell’imbuto parlamentare, finiscono strozzati come stiamo vedendo. Ecco il motivo per prefigurarsi una Lista Nazionale a base di civismo politico. Ma con quali scopi? L’antipolitica di Grillo (peraltro politicissima nelle cose solo ad essere intellettualmente un pochino onesti e non soltanto custodi di privilegi)?No, certo. In sintonia però con Grillo in quella che chiamerei invece che “antipolitica” qualcosa come “anti-comitati d’affari”. Se la politica ha una circolazione sanguigna improntata al denaro, con tutto quello che ne consegue e che abbiamo sotto gli occhi, bisognerà fare l’analisi del sangue a questa partitocrazia, intesa complessivamente. Grillo parla del singolo parlamentare? Noi invece di tutti i partiti. Dopo sessant’anni di vita costituzionale, comincino per legge a configurarsi giuridicamente e penalmente, portino insomma i libri contabili in tribunale. Una faccenda seria, riscontrabile, verificabile, trasparente, democratica (il Pd potrebbe insistere in questa direzione, a partire dal nome…): non più associazioni private in cui succede di tutto, ma figure giuridiche con tutto quello che comporta. Pensate che “rivoluzione bianca”, come la chiamerebbe Chomski. Il Manifesto che Grillo e gli altri hanno firmato ha in calce questa petizione. Le altre seguiranno, dopo il 6 ottobre. Dal cinismo al civismo. E’ troppo poco? O è semplicemente troppo?Oliviero Beha

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    csta79 .
    In un momento in cui l'Italia ha bisogno di uomini forti e coraggiosi come voi (tu, Beppe, Santoro Travaglio, Guzzanti e altri benemeriti)) , evitate di mostrare il fianco a chi vi vuole divisi e contrapposti. State attenti a chi già spera in una lotta interna tra coloro che sono in grado, con le loro critiche ed le loro proteste, di scardinare un sistema arroccato sulle loro posizioni e privileggi. La guerra alla disonestà politica (non ho detto ai politici, per non fare di tutta l'erba un fascio) e all'evasione fiscale (quella di sostanza e di classe) deve essere una battaglia che non deve vedere diviso nessuno di coloro che, come voi, si battono per il ripristino di uno Stato della legalità e dell'equità. Lavorate insieme e per obiettivi. Solo così potremo farcela. Saluti Costa
    csta79 .
    In un momento in cui l'Italia ha bisogno di uomini forti e coraggiosi come voi (tu, Beppe, Santoro Travaglio, Guzzanti e altri benemeriti)) , evitate di mostrare il fianco a chi vi vuole divisi e contrapposti. State attenti a chi già spera in una lotta interna tra coloro che sono in grado, con le loro critiche ed le loro proteste, di scardinare un sistema arroccato sulle loro posizioni e privileggi. La guerra alla disonestà politica (non ho detto ai politici, per non fare di tutta l'erba un fascio) e all'evasione fiscale (quella di sostanza e di classe) deve essere una battaglia che non deve vedere diviso nessuno di coloro che, come voi, si battono per il ripristino di uno Stato della legalità e dell'equità. Lavorate insieme e per obiettivi. Solo così potremo farcela. Saluti Costa
    margherirosa .
    È ovvio, carissimi cittadini, che non bisogna fermarsi a quota “ottomila”; e chi è incazzato non deve preoccuparsi proprio adesso di soffrire, eventualmente, di mal d’aria o di montagna, sì di carenza di ossigeno o di avere anche soltanto dei banalissimi giramenti di testa; non è il momento di frapporre ulteriore indugio perché tutto ciò non è ammesso… Tra l’altro la “quota” è infatti ad libitum… Le famose balle girano, e sono girate da sole e per troppo tempo. Almeno mi pare che le cose stiano così. Anche perché le presuntuose teste di xwkky che ci rappresentano in Parlamento e nei posti che contano e dove sprecano, non ci stanno dando alcun segno di ravvedimento o di introspezione, o di analisi convincente delle cose, e quant’altro di simile, che possa appunto convincerci che sia in qualche modo in atto un meccanismo di contro-tendenza. Ma loro nicchiano, come sempre hanno fatto fino ad ora e sanno solo fare; e ci ignorano alla grande. Per cui… Saluti. Antonio Pace - Avigliano [Potenza]
    prosdocimo .
    Bravo Mansi!Controfirmo!
    franz.regis .
    Caro Oliviero, sono uno di quelli che è sceso in piazza per il V-day. Ovviamente seguo anche la tua lista civica: l'obiettivo è lo stesso, cacciare a pedate i ns politici incompetenti e cialtroni. Ti allego il testo della lettera che ho inviato a Eugenio Scalfari dopo il suo editoriale scandaloso del 12 settembre scorso. Non capisco perchè Grillo non spenda una parola per voi, ma non importa. Molti di quelli che erano in piazza per il V-day vi sosterranno. Non mollate. Egr. dott. Scalfari, Sono un lettore di Repubblica sin dalla sua nascita. Ho sempre apprezzato i suoi articoli, chiari ed argomentati, con cui spesso mi sono trovato d‘accordo. Il suo articolo del 12 settembre scorso sul V-day di Beppe Grillo mi ha lasciato letteralmente sconcertato. Tra quel milione di persone in piazza a far la fila per una firma ad un referendum di iniziativa popolare c’ero anch’io. Voglio ringraziarla per gli epiteti che lei ha scagliato senza remore contro tutti noi, etichettati non solo come demagogici e populisti (banalità trita e ritrita), ma anche come anarchico-individualisti, barbari, mediocri, volgari. La ringrazia un ingegnere, dirigente di una azienda privata, che lavora da 25 anni in campo internazionale, che si ostina a pagare le tasse e credere nella legalità, che a 50 anni, con una moglie e tre figlie a carico, per non aver mai accettato compromessi e piegato la schiena per far soldi, ha ancora 15 anni di mutuo prima casa da pagare. Egregio dott. Scalfari, Le chiedo: chi è il barbaro? Chi fa la fila al V-day per firmare una legge di iniziativa popolare che liberi il Parlamento dai pregiudicati o chi vota l’indulto per assicurare l’immunità ai propri compari? Chi va in ufficio o in fabbrica tutti i giorni prendendo il treno dei pendolari o Mastella che gira in auto blu 6 giorni alla settimana e il settimo si porta il figlio sull’aereo di stato per la gita fuori porta, o Selva che quando ha fretta “prende a nolo“ una ambulanza e poi se ne vanta pure? Chi ride (amaramente) alle battute e i “vaffa” di Beppe Grillo a Bologna o chi fa le leggi porcate ed inneggia al maiale-day? Chi fa le Cirielli e le Gasparri per evitare la galera ed arricchirsi impunemente o chi, ingenuamente, vorrebbe che la nuova maggioranza le abolisse? Chi deve (giustamente) dichiarare ogni anno sul modello unico ogni singola entrata o chi accetta che le spese del Quirinale siano di 217.000.000 Euro all’anno (dato 2006), quattro volte quelle di Buckingam Palace e senza alcun rendiconto (pretendere un bilancio certificato sarebbe una bestemmia)? Chi deve misurarsi a Napoli tutti i giorni con il camorrista sotto casa o chi vota l’indulto e un anno dopo si accorge che c’è un problema di sicurezza nel paese? E’ barbaro il lavoratore sotto contratto che ogni mese non vede metà del suo stipendio perché già preso dallo Stato o l’onorevole che paga in nero i propri collaboratori e quella metà dello stipendio se la tiene in tasca? Lei sa benissimo, caro dott. Scalfari, che queste (e tante altre) cose succedono solo in Italia, dove prosperano i furbi e i “fessi” come me (e molti di quelli in piazza l’8 settembre) subiscono. Ora, solo ora, capisco cosa è veramente “La Repubblica“: un partito, una lobby di quelle che manovra molti voti. Ogni giorno dà le notizie che vuole, con il rilievo che vuole. E giorno per giorno il lettore viene portato a pensare quello che Lei vuole che pensi, dott. Scalfari. E al momento delle elezioni il gioco è fatto e lei può passare all’incasso al tavolo dei poteri forti di questo paese. Ma quando lei capisce che un Grillo qualunque le ha scoperto il gioco e che la rete è un mezzo di informazione finalmente “libero”, che non ammette menzogne, ecco che lei rovescia le carte e se ne esce con la tesi veramente ardita che Grillo, sulla rete, riduce “l’individuo a massa”. Sappiamo bene invece che è questa maledetta TV che con le sei maledette reti tutte uguali che ti rifila il suo “Reality” tutti i giorni e tu davanti allo schermo ti convinci che è quella la realtà, che le notizie del TG1 sono quello che succede nel mondo e che le banalità dei politici sono la prima cosa che conta. E lo stesso vale per i giornali, in mano alle lobby degli industriali/finanzieri. Sappiamo bene che in rete sei tu che decidi dove andare, cosa vedere, cosa leggere e se Grillo non ti piace vai sul sito di Repubblica o del Foglio o dove cavolo ti pare. “L’individuo, materiale malleabile e plasmabile, materia per mani forti e dure” non è chi frequenta la rete, dove fa quello che vuole, ma chi legge o vede una pappa già pronta, che si chiama TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, La Repubblica, il Corriere etc. La saluta un barbaro, felice di esserlo, affezionato lettore del Blog di Beppe Grillo, ex-affezionato lettore del suo giornale. Francesco R. Mansi
    margherirosa .
    Ohibò ! Cosa leggono le mie fosche pupille stanche o precocemente assonnate, su Mediavideo nella tarda serata di oggi, 28 settembre, per l’ennesima puntata della quasi-telenovela “Grillo-Mastella”; nuova puntata nella sfida del momento: “Non ci sto più al gioco al massacro ceppalonico; Mastella è solo un capro espiatorio; il migliore sulla Piazza della politica, certo; per questo hanno scelto lui”, così dice Grillo, o avrebbe detto, invitando già il Ministro a scrivere con lui un libro a quattro mani su tutte le altre caste, quelle restanti. La replica poi del guardasigilli è straordinaria; dice: “Grillo, può venire a Ceppaloni quando vuole”. Una serie di frasi che sanno già di ex-sfida e/o di ex-telenovela ? Chissà. Ecco che, ed allora, la domanda a questo punto nasce spontanea; come direbbe la signora Marchini che è o era ospite fissa di “Black out”, la fortunatissima trasmissione-radio del sabato mattina, che si chiederebbe appunto e di certo, con quel suo tormentone e domanda finale: “Sì. Ma che avranno voluto dì…?” sottinteso sti due, Grillo e Mastella, ovviamente e nello specifico…]. Per la serie, cioè, chi ci capisce qualcosa e chi li capisce, è bravo [!]. Saluti. Antonio Pace - Avigliano [Potenza]
    giorgiob .
    condivido pienamente le motivazioni della vostra iniziativa e ho anche stima di voi come persone. c'é però una cosa che mi preoccupa: una lista civica nazionale, che si presenti alle elezioni come un nuovo partito, rischia di arenarsi nei meandri della "politica" senza risolvere i problemi di fondo. Abbiamo già assistito a fenomeni di questo tipo, spinti dalla legittima incazzatura della gente: vedi il fenomeno lega nord o l'italia dei valori di Di Pietro. Movimenti che però raccolgono una modesta rappresentanza parlamentare. non riescono a incidere il bubbone del malgoverno e dopo un po' vengono infettati e si ritrovano nelle stesse condizioni dei partiti tradizionali. inoltre, una lista unica ha il difetto di dover riunire persone che sono d'accordo sui valori etici della politica (quella vera), ma che su questioni più pratiche possono avere idee diametralmente opposte. secondo me la questione andrebbe impostata scegliendo tra due scenari: o si crea un movimento esterno, basato su un manifesto di principi di "buon governo", che costringa i partiti tradizionali a fare i conti con la propria incapacità e corruzione, oppure due nuove formazioni politiche (una di destra e una di sinistra), che cerchino di scalzare dal potere i vecchi partiti confrontandosi in modo leale tra loro e condividendo i principi di trasparenza, onestà e rigore. il questo modo i cittadini potrebbero scegliere di essere rappresentati non solo per le questioni "morali", ma anche per quelle concrete. se voi, come immagino, siete tendenzialmente di sinistra, cercate di conincere altre persone autorevoli e "onestamente" di destra a fare altrettanto. saluti
    margherirosa .
    In effetti, la sollecitazione e il ragionamento di Pasquale mi hanno solleticato non poco; ecco che mi sono dedicato ad una breve ricerca su dizionari: il mio ormai vecchio, glorioso “Devoto-Oli” già del tutto silente su giustizialismo; quanto al peronismo [movimento politico-sociale argentino; carattere nazionalistico e populistico; dall’omonimo fondatore]; populismo [movimento politico-culturale del XIX-XX secolo; russo; mirante a una sorta di socialismo rurale in opposizione al burocratismo dello zar ed all’industrialismo occidentale]; e questo è quanto. Allora mi rifugio in quello dei sinonimi-e-contrari; giustizia: dirittura, equanimità, equità poi onestà e imparzialità, etc…; popolo: abitanti, gente, plebe, proletariato, pubblico, volgo; qualunquismo: un bel niente ! il che era pure ovvio o quasi. Quanto al perdòno / “perdonismo”: amnistia, assoluzione, condono, grazia, indulgenza, indulto, remissione, vènia. Ma già che ci sono, mi preme sottolineare che scorrendo l’elenco dei pullman [regionali] disponibili il giorno 6 prossimo (per un simpatico viaggio in comitiva e per un conoscersi / eventuale ritrovarsi) ancòra una volta la mia provincia làtita; a quanto pare da Bernalda & materano, è infatti previsto un pullman, almeno; addirittura due da Campobasso; e questo per restare a un confronto tra realtà tutto sommato abbastanza simili; ma non ho notizia di una organizzarsi in tal senso anche per Potenza, e il potentino. Per la serie: non facciamoci sempre riconoscere, noi del capoluogo e provincia, l’invito è appunto a mobilitarsi o a farsi sentire, a lasciare qualche recapito utile, sopra tutto se nel frattempo si sta approntando un qualcosa di interessante, ma di non-comunicato…. In fondo, non è tardi; Roma non è poi così lontana; e manca una settimana circa. Tutto qua. Da quella sorta di villaggio-global-tribale che è la mia regione, i miei Saluti a Oliviero, & C., e cittadini. Antonio Pace - Avigliano [Potenza]
    prosdocimo .
    La faccio tonda: Io, nella mia follia democraticista ciclicamente faccio una proposta che ha bisogno di qualche considerazione. Credo che l'inghippo alla base di tutto sia il fatto che non esiste alcun legame ( nel senso di rapporto biunivoco, segnale/risposta/segnale) fra il Popolo e l'Organismo che teoricamente dovrebbe essere latore, presso il Parlamento/Governo, della sua volontà cioè il Partito. Bisogna quindi "creare" questo legame dinamico demolendo la "avulsità" dei Partiti attuali, stabilendo delle Regole cui i Partiti devono sottostare affinchè sia possibile il controllo della loro democrazia interna in riferimento, soprattutto, alla salvaguardia dei Diritti della minoranza loro propria. Cito sempre, a mo' di esempio, il fatto che la Costituzione imponga ai Sindacati la Democrazia ( ma non dice nulla sui Partiti) e che una piccola SrL è sottoposta a decine di articoli del C.C. che garantiscono la "trasparenza" e la possibilità di destituzione dei Dirigenti da parte di minoranze a partire dal 5% del Capitale sociale. Un esempio tra le milionate possibili: c'è un modo per avere contezza di come stilano le liste elettorali i Partiti? No. Eppure non stiamo parlando di cazzarielli ma della stessa ossatura della Democrazia la quale è ridotta ad affare "privato" di una decina di dirigenti di Associazioni Private i cui criteri non solo sono INSINDACABILI ma , soprattutto, SCONOSCIUTI. Ci si rende conto che in confronto l'arengo medievale era mill'anni avanti, si o no?Dunque la tematica del come sottoporre una Società ai vincoli di trasparenza e garanzia è tutt'altro che sconosciuta.D'altronde molti di noi hanno misurato a loro spese come all'interno dei Partiti di oggi una minoranza critica o si esaurisce in un ruolo "decorativo" o, se insiste a rompere i coglioni, alla fine è costretta ad autoespellersi quando non venga tacciata di "frazionismo" e data in pasto alla piazza per il rogo sacrificale. Visto che l'attuale ruolo dei Partiti è non solo fuori dalla Costituzione ma perfino fuori da una qualsiasi regolamentazione circa la sua democrazia interna, è necessario cominciare da qui. LEGALIZZARE I PARTITI. Provate a proporla nei consessi di SX in cui vi trovate ad intervenire e la faccia trasecolata che faranno , all'unisono, tutti i Politici di professione presenti vi faranno capire che è questo il vero Terzo Segreto di Fatima di cui nessuno parla! E' lì l'inghippo: non è vero che" è sempre la Costituzione che "indica" i partiti come cardine del sistema politico italiano. La Cost. nomina due volte i Partiti: una prima non ricordo dove , ma lo fa incidentalmente, una seconda quando dice ( art. 49): "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale." CONCORRERE ! Il verbo fa pensare che ci sia qualcos'altro che "determina la politica nazionale" insieme al quale il partito "concorre" alla determinazione etc...Ma cosa, oggi e da sempre, è sto "qualcosa"? Le corporazioni di interessi, Confindustria, e altri, che oggi contrattano con i partiti ogni cosa? La Costituzione parlava di ciò? E poi, nota bene, il soggetto dell'Art.49 sono "i Cittadini" i quali, essi non i partiti, si associano "liberamente" ( nessun obbligo) per concorrere ( sempre i Cittadini non i Partiti) con metodo democratico ( i Cittadini che volontariamente si sono associati in Partiti concorrono, insieme agli altri Cittadini, evidentemente, non iscritti ai partiti,a determinare etc). E poi: il Diritto di "concorrere alla determinazione etc etc" è condizionato forse dalla appartenenza ad un Partito o è tale intrinsecamente allo status di Cittadino? Come vedi la Costituzione non elegge i Partiti a farsi nient'altro che strumento fra gli altri - perchè là e non solo là il Cittadino "concorre" - per la determinazione etc. In ogni caso, è tutto quanto dice la Costituzione sui Partiti. Ben lontana perciò da una delega a esercitare per nome e conto dei Cittadini il diritto IN ESCLUSIVA ( altro che "concorrere") di "fare Politica" che è la realtà fattuale di oggi! Al punto che la Partitocrazia - senti che dice fin da piccolo il sig. D'Alema - tenta di sequestrare al Popolo la stessa facoltà di "far Politica" volgendola a proprio esclusivo esercizio ( o al loro interno o è "antipolitica")! Quindi la contraddizione fra la Carta e la Realtà è da superare facendo rientrare nella legalità i Partiti attraverso una legge che ponga il loro ruolo al servizio della dinamica democratica dunque CONTROLLABILE LEGALMENTE. Ora spero che sia chiaro perchè il Dirigente partitogeno che colloca una persona nelle liste elettorali non si ritiene, e non è (!), responsabile di fronte alla legge per le nefandezze che "l'eletto" dovesse aver commesso prima, durante e dopo la "chiamata": chi lo fa è semplicemente un appartenente ad una associazione privata ( il Partito, questo è) il quale ha un incarico secondo le regole che l'associazione si è liberamente data.Non è caricato di nessuna responsabilitò "legale". Tu riterresti responsabile penalmente il presidente di una Bocciofila se durante un torneo uno della sua squadra rompe la testa ad un altro nel corso di una rissa, perchè è lui che l'ha selezionato per la gara?
    prosdocimo .
    Caro Oliviero che Dio, o chiunque facente funzioni, ti benedica! Le tue parole lubrificano le mie coronarie e sciolgono i carichi biliari. Ma quello che mi ha perfino” riconsolato” è il pezzo dove accenni alla necessità di sottoporre la Partitocrazia a delle Regole. Bene! Ti giro un discorsetto che faccio girare sulla rete da quasi un anno e devo dire che nel torno di tempo mi ha fatto promuovere da reprobo bestemmiatore a “ scettico lungimirante “. Né l’uno né l’altro, dico, solo uno che non è di bocca buona. Berlusconi ha svolto un ruolo essenziale per chi è realmente amante della Democrazia: 1) Ha mostrato che un Partito strumentale, alieno, artificiale, teleguidato, monocefalo, a gestione autocratica è quello più congruo al conseguimento del Potere.Ha mostrato che la "dialettica interna" è solo un impaccio. Ha mostrato che un organismo del genere non solo non soffre della assenza sul territorio ma, inaugurando un "territorio" virtuale televisivo, definisce anche le tematiche attorno a cui si inducono le "preoccupazioni" della pubblica opinione, stabilendo l'agenda delle cose da "desiderare" ( l'ordine pubblico o mani libere sul lavoro o tolleranza zero con gli immigrati, etc) 2) Ha mostrato che , come nella Pubblicità, in campagna elettorale si può promettere qualunque cosa, senza alcun limite riguardo alla credibilità reale e perfino al reale stesso. I programmi o i contratti in ogni caso saranno oggetto di una tale valanga di dati pro e contro che il loro rispetto sarà certificato dal volume di fuoco mediatico che i contendenti saranno capaci di sparare. L'essenziale è il controllo dei massmedia e un sistema elettorale che non consente altra scelta se non A o B, in cui - attenzione! -ognuno dei due si configuri uno come negazione dell'altro per cui l'elettore, nella sostanza, non possa neanche astenersi - il mancato voto per A diventa un voto surrettizio per B - perchè il prevalere dell'avversario comporterebbe la perdita della stessa speranza di avere un futuro accettabile, per quanto lontano. Il Nano, infatti, spinge sempre verso la polarizzazione bene-male, perchè ne avverte l'utilità per istinto animale. Insomma lo sciopero del voto come segno di disapprovazione, in questo sistema, diviene tafazzismo puro pur essendo l'unica , UNICA!, possibilità residua di far emergere la scontentezza. 3) Ha mostrato che il Potere Politico raggiunto con una maggioranza elettorale rappresenta "solo" la possibilità di annettersi e farsi annettere nelle aree del Potere economico-finanziario del Mondo. Questo secondo Potere dà stabilità al Potere politico perchè consente l'uso di quelle forze di pressione ideologico-mediatica che creano i "luoghi comuni" che per la gran parte delle persone sono "l'ovvia realtà" e costituisce la rete di interessi corporativi che garantisce la migliore garanzia di continuità. Sto dicendo che il Nano "ha mostrato", non inventato o dimostrato. Aggiungo : suo malgrado. Intendo dire che quello che ho riassunto nei tre punti esisteva già ma non tutti l'avevano assimilato e non pochi ne rifiutavano la supposta ineluttabilità. Dopo la "mostra" che ne ha fatto il Nano ben pochi osano rigettarli. E' quello che il CSX chiama , con efferata ipocrisia, "cultura di Governo " e i rutellistoidi emulerebbero ( fin dove possono); ossia le condizioni sotto le quali è possibile mantenere il Governo, il Potere Politico, senza "lacci e lacciuoli" di ordine etico morale, in sè per sè. E' chiaro che non c'è posto per i cosiddetti Cittadini elettori se non in quell' atto , l'elezione, che innesca la macchina. Ormai ogni cinque anni perchè i Partiti al Governo , per le ragioni sopraddette, non molleranno , se non per forza maggiore, l'unica possibilità che hanno di "stabilizzare" il Potere politico - per natura altalenante - attraverso l'uso di tutto il Potere economico-finanziario che solo il Governo può dare , obbiettivo che sovrasta di gran lunga qualunque altro ( che poi il CSX lo sappia fare è un altro paio di maniche!). Questa è l'attuale follia che abita la testa del 95% dei Politici di prima, seconda, terza e quarta fila: 450.000 Italiani. Gli altri hanno solo una speranza: lottare per LEGALIZZARE I PARTITI i quali, essendo semplici associazioni private, sono di fatto veicolo esclusivo della Rappresentanza politica e fagocitatori/distributori di poteri al di fuori e al di sopra di ogni regola. Sono fuori legge, nel senso che non sono previsti , con questo ruolo, dalla Costituzione.Si prenda coscienza del ruolo fattuale che ricoprono e si diano delle garanzie, dei limiti, delle regole inerenti la loro formazone e gestione, entro le quali il Cittadino possa sapere dove sia il confine del concesso oltre il quale si possa chiamare un Giudice a restaurare il Diritto. Attualmente, lo mostra ogni giorno il Nano, un Partito può essere un semplice strumento al servizio degli interessi personali di una sola persona pur avendo il potere, nella pratica della prevalenza in una coalizione, di trascinarci , come ha fatto,in una guerra.Un'associazione privata, gestita con regole delle quali non deve rendere conto a nessuno men che meno ai Cittadini, ha trascinato l'Italia in una guerra mai dischiarata! La Sinistra dovrebbe aver imparato almeno questo dallo sconquasso Berlusconiano e il CSX attualmente al Governo dà prova di averlo fatto... ma come discente.Dunque i rimedi più urgenti: a) garanzia delle minoranze e trasparenza gestionale interna ( quantomeno la “pretesa” che la Costituzione esercita nei confronti dei Sindacati e almeno le stesse garanzie offerte dal Codice Civile alle minoranze di una qualsiasi SRL ); b) presentazione delle candidature in un solo collegio e obbligo di riprensentarvisi per una eventuale ricandidatura ( la presentazione in più collegi vuol dire presa per il culo dell’elettorato di tutti quei collegi fuorchè uno; i “secondi eletti” formano una clientela obbligatoria per l’ubiquo; gli eletti sfuggono SEMPRE al giudizio del loro operato da parte di chi li ha eletti); c) dopo tre elezioni consecutive a casa, scopa nuova! Quualunque nuova formazione che non si faccia carico di sanare una così grave offesa alla logica e alla Democrazia non cambierà di una virgola la realtà “reale”, a prescindere dai contenuti che si darà.
    Michele Fois .
    Salve Caro Beha, ho spesso apprezzato il suo stile, i suoi modi e la sua dialettica. L'avevo persa di vista, ed ora La ritrovo dentro il blog di tre giornalisti, Travaglio, Gomez e Corrias che costituiscono, per me, la vera casa delle libertà, non quella che porta questo nome come lo portano i fascisti stati uniti d'america o come ne faceva satira divertentissima Corrado Guzzanti allorché buttava la pastasciutta per terra tanto si poteva fare il ca..o che si voleva...era la casa delle libertà! Ho aderito alla lista civica nazionale, firmando online. Vale poco giuridicamente, lo so. Poi ho saputo anche che Grillo stava cominciando, posso dire così, a storcere il naso, nonostante fosse tra i primi firmatari. Ora... io non sono informatissimo di tutto ciò che capita nel sottobosco romano... ma non è che, per caso, siete finiti, magari involontariamente, sotto la grande ombra del Uolterone Veltrone nazionale? Non è che vi sta fagocitando? In tal caso comprenderei il "fastidio" di Grillo. Ed a questo si aggiungerebbe il mio. Con stima Michele Fois P.S. Stavo provando a commentare questo articolo dal blog travaglio, ma non si legge il codice di sicurezza...e non si può commentare. saluti ancora
    pasquale .
    Caro Oliviero, vorrei sottoporti una questione che a me non sembra sterilmente accademica, ma di cruciale importanza per uscire indenni dal confuso momento che viviamo: quella delle parole, del loro significato, del senso che esprimono. Qualunquismo, populismo, giustizialismo sono diventate parole di uso comune. Le puoi sentire menzionare dal pizzicagnolo o al bar, mentre si ordina un caffè o un etto di prosciutto. Hanno assurto il rango di armi di azittimento di massa: se dici che Beppe Grillo ha ragione ti dicono che che il qualunquismo è una cosa brutta. Punto e Basta. Ma. Qualunquismo si può applicare ad una protesta connotata da nomi, cognomi, circostanze fatti e dettagli tutti ampiamente documentati? e qui la risposta è facile. Almeno a parer mio. Ovviamnete il qualunquismo non c'entra un fico secco con i contenuti reali del V-Day. Poi, ancora. Cos'è il giustizialismo? E' una parola che fai fatica a trovare anche sul vocabolario (spesso trovi: vedi peronismo). io conservo una definizione che, giusta o sbagliata che sia, mi sembra congeniale al contesto in cui viene utilizzato il termine: il giustizialismo definisce un sistema processuale caratterizzato da uno sbilanciamento a favore dell'accusa (viceversa è garantista un processo sbilanciato sulla difesa). Detto in altri termini è una roba che intanto riguarda il processo (e non le condanne o le sanzioni) e in particolare si riferisce alla soglia di concretezza della prova: è più facile essere condannati in sisitema giustizialista e più difficile provare l'accusa in un sistema garantista. E' così o no? e se è così che diavolo c'entra col giustizialismo il menzionare le condanne e il pretendere che le sanzioni siano uguali per tutti. Questo al massimo si chiama giustizia, non giustizialismo. Se poi si aggiunge il fatto che in Italia abbiamo un processo che è ritenuro da (quasi) tutti ipergarantista il gioco è svelato. Che cos'è il populismo. Anche in questo caso il vocabolario fa fatica a darci una mano. Non è forse populista la propensione politica ad assecondare in toto le ragioni del popolo (della maggioranza, si direbbe oggi) anche quando queste sono chiaramente censurabili, e il tutto per fini personali? non è forse la negazione del ragionamneto politico, l'iclinazione alla piaggeria per fini di consenso personale? e cosa è piu' populista il politico che si affida ai sondaggi per dire la cosa giusta al momento giusto o proporre leggi di iniziativa popolare la cui valenza politica nessuno (o pochissimi) mettono in discissione? Non sono certo che il mio ragionamento sia lucido e incontestabile, ma credo che l'urgenza di difendere le parole ci stia tutta. Almeno questo: che non ci rubino il significato delle parole. Giusto per continuare a sperare.
    Alessandro Dragone .
    Egr. Sig. Beha, la sua è l'unica analisi logica e sensata che ho letto nei giorni successivi al V-day. L'informazione (a volerla ancora chiamara così) continua a parlare di Beppe Grillo, lo accosta ai soliti nomignoli/aggettivi da tirare fuori all'occasione: "qualunquismo", "demagogia","antipolitica"... E le 300000 persone che hanno firmato 3 articoli di una proposta di legge ben precisa? E le precise analisi/accuse degli esperti saliti sul palco? Vogliamo considerare anche cifre e riferimenti del libro "La Casta"? La puntata di ieri di Matrix è stata tragicomica, sentire Castelli-Farina discutere sulla ineleggibilità per condanne definitive è stato inaffrontabile, ho spento la tv. E spero che l'abbia fatto anche altra gente: spegnere la tv e accendere il cervello. Grillo non è e non ha la soluzione dei problemi, ma ci ha costretto a confrontarci con la nostra coscienza.
    e.buscemi .
    Caro Beha ho assistito alla trasmissione di matrix e condivito la classe con la quale hai evitato ogni polemica con Grillo. Sono il Presidente di una Associazione Civica di Menfi (Ag) "Menfi Vive"che da 5 anni cerca di migliorare la qualità della vita in un paese, sul modello di Zorro o di radio a colori per capirci. Abbiamo sostituito il difensore civico, nominato ma mai visto, abbiamo sollecitato le istituzioni, le quali ci ripetono che abbiamo ragione, ma poi continuano a fare a modo loro. I cittadini non vengono mai ascoltati o considerati, quando parliamo di democrazia partecipata ci deridono sostenendo che è impossibile praticarla. Con l'aiuto ed il sostegno dei cittadini abbiamo vinto tante battaglie: Impedito la privatizzazione dell'acqua, costretto un ditta a spostare l'antenna di telefoniamobilefuori dal paese, ottenuto la ristrutturazionedell'Ufficio Postale fatiscente, fatto intervenire la protezione civile per la bonifica dell'amianto delle baracche del 1968, ottenuto la riapertura di un laboratorio di analisi pubblico etc. Tuttavia siamo stuffi di dovere lottare sempre soli contro tutta la classe politica locale, provinciale, regionale e nazionale, per poi essere accusati di fare politica, come se fosse una colpa o una loro esclusiva. Si noi facciamo politica, ma qualla seria, qualla che si occupa dei problemi della gente individuando strategie e soluzioni. Riteniamo che sia giunto il momento di attivarci ancora più concretamente di politica facendo una lista civica alle prossime comunali (tra meno di un anno) utilizzando tutti gli strumenti di democrazia partecipativa. Ritengo che, vista l'enorme distanza da tutti i partiti di centrodestrasinistra non potremmo che correre da soli, per mantenere la coerenza e la correttezza che ci contraddistingue. Dovremmo forse condividere delle regole comuni e aiutarci a vicenda per organizzare al meglio la campagna elettorale in tutti i comuni. Continuimo così che ce la faremo.

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