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    07
    nov.
    2007

    Questione romena o questione ipocrita?

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    di Oliviero Beha, pubblicato su l'Unità di oggiLa tragedia subpasoliniana della donna assassinata (da Nicolau?) nella “baracca degli orrori” a Tor di Quinto è una questione romena, oppure romana, o di politica internazionale, o di politica interna, o di che altro? Se ne parla o se ne urla da giorni, e ogni giorno c’è un “altro punto di vista”. Com’è giusto che sia,  credo, probabilmente in tutto ma forse specialmente in casi come questo. Ci pensavo ricordando un episodio dell’estate scorsa, all’epoca in cui di romeno c’erano soprattutto le badanti e il racket dei magnaccia della prostituzione. Ero nella mia casa al mare, vicino Roma, piuttosto isolata. Mattina avanzata. Sono esplosi degli spari. Dopo qualche minuto è arrivata un ‘auto dei carabinieri. Hanno suonato. Ho aperto, e dietro di me è subito arrivata alla porta la badante romena di un’anziana parente. Erano in cerca di due romeni abbastanza giovani, che avevano rubato un’ auto e poi investito in zona un carabiniere che aveva apprestato una specie di posto di blocco. Poi si erano dati alla fuga nei campi. Ne sapevamo nulla? No, ho fatto io guardando la badante che ha confermato. Ma con uno sguardo strano:  poi in privato mi avrebbe confessato che se i fuggiaschi  avessero chiesto aiuto, magari feriti, li avrebbe aiutati. I carabinieri con la formula dello “scrivetelo voi giornalisti che potete” si sono strappati i capelli contro chi rimette fuori di corsa dal carcere quelli che loro arrestano, quando riescono ad arrestarli in una lotta sempre più impari,  senza personale né mezzi. Poi hanno concluso con un “in fondo anche quelli sono dei poveri disgraziati”. La storia almeno per noi finì lì.

    Questione di punti di vista. Intellettualmente e politicamente come potevo dar torto a quel minimo di solidarietà che esprimevano persino i carabinieri, per non parlare della badante conterranea che aveva quasi i lucciconi? Razza umana, no, altro che discriminazione… Epperò se c’è una legge e la violi, non potendo andar tu in giro rubando auto e investendo carabinieri, devi andare dentro, tu romeno come te italiano o di qualunque nazionalità. E se la legge è quella, come fa il magistrato a non rimetterti fuori secondo i tempi previsti?Ragion pratica applicata ad oggi, alla questione romena che in questi anni ciclici viene dopo quella albanese e quella polacca e prima di qualche altra ondata: di quali rom, romeni, romani,  a Roma o nel resto d’Italia, stiamo parlando? E da che punto di osservazione? Da Montmartre, come la parigina Rossana Rossanda, che si svena ma a parole contro il razzismo nei confronti degli “altri”? Dai Palazzi o meglio dal Residence del potere, da cui si vede la questione politica e i rischi strumentali della medesima,  così come li vede da Bucarest il governo romeno? Dai quartieri di un certo ceto sociale della capitale in cui i rom, siano romeni o di qualunque altra estrazione nazionale, sono quasi invisibili? Dalle borgate romane che invece li hanno accanto da anni, e possono misurare quotidianamente la distanza che c’è tra loro, ex proletari ora piccoloborghesi in corsa per un mutuo sulla casa in un clima consumistico che non prevede molti altri punti di vista, e gli zingari nelle baracche di cui sanno poco o nulla e di cui invece sentono l’odore, lontani nel tempo quanto sono vicini nello spazio? E siamo sicuri che queste percezioni si dividano in destra e sinistra?Certo, forse quando sono teoriche, come le mie nella casa al mare o politico-concettuali nelle stanze della giostra politico-mediatica,  in cui si può duellare di fioretto su quanto il problema della sicurezza si possa rivestire cromaticamente di rosso, rosa, bianco, nero. Mentre nei quartieri fisicamente distanti dal problema il problema appunto non si pone, finché non viene assassinata dopo tante rapine un’italiana, che poteva però venir tranquillamente assassinata da un italiano pazzo o delinquente, come accade spesso. Senza però che si apra nessuna questione particolare, essendo all’ordine del giorno dappertutto i sintomi di una malattia nazionale chiamata “bisogno di sicurezza” e la questione essendo non romena ma italiana.Ma vicino ai campi rom dove il furto è abitudine sopravvivenziale si respira un’altra aria, e adesso dopo la tragedia da prima pagina (perfino con il risvolto grottesco di un lutto preventivo al braccio dei giocatori dell’ultimo derby…) tutti sono costretti a prenderne atto. Con enorme ritardo, e con fraintendimenti e contraddizioni cubitali. Quando un mese fa il blog di Grillo pose-a mio parere maldestramente nella forma ma giustamente nella sostanza-il problema delle frontiere, e di chi avrebbe dovuto fare che cosa, senza che fosse stato invece previsto alcunché nell’inadempienza o nella sottovalutazione generali,  Grillo l’antipolitico (ma via, siamo seri!!!)fu archiviato come razzista.Sembra davvero una tabe culturale di questo paese dibattere sui modi e non arrivare al punto, o ai punti. E’ ignoranza?Disabitudine a parlare delle cose per quello che sono se non si hanno soluzioni pronta cassa che in una società complessa ci saranno sempre meno? Rendita di posizione politica o intellettuale che non si vuol mettere mai in discussione?Mancanza di praticità, di applicazione e verifica della bontà dei concetti sul campo, in un empirismo e un positivismo remoti dal nostro Dna culturale che ci fanno paura?Schemi vecchi che si vorrebbero superare a colpi di slogan magari neppure sbagliati come “la sicurezza non è di destra né di sinistra” ?Il che è vero, ma non è esattamente un programma politico, sociale o culturale, bensì poco più che un gioco di parole. Ecc. ecc.Forse sarebbe necessario e addirittura sufficiente che ognuno facesse il suo mestiere, dalla politica legislativa, esecutiva e giudiziaria, alle forze dell’ordine, a un sistema mediatico che favorisse le informazioni e la conoscenza, invece che usarle come munizioni politiche incrociate. Senza aver paura (ieri il senatore Caprili, di Rifondazione, lo diceva chiarissimamente) di rilevare che il cattivo odore dei rom dà fastidio alla persona che  lo annusa, e invece viene spacciato come fastidio razzistico se il vento non te lo fa arrivare al naso. Invece che romena, non saremo di fronte alla solita “questione ipocrita”?

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    monper .
    È spaventosamente vero che se ognuno sapesse fare bene il proprio mestiere molte questioni non si porrebbero. Dico spaventosamente perché saper fare bene il proprio mestiere mi pare rappresenti il minimo vitale per chiunque. Io (romena o italiana o finlandese dovrebbe essere lo stesso) delinquo, un agente mi arresta, un giudice mi condanna, vado in carcere, una eletta schiera di educatori-psicologi-assistenti sociali mi insegneranno che non si deve rubare e mi spiegheranno il perché, poi si impegneranno a farmi scontare la pena nel modo più produttivo possibile e, arrivato il momento mi aiuteranno a fare istanza per un permesso premio, in seguito mi indirizzeranno ad una forma detentiva che preveda il lavoro all'esterno. UNa volta fuori troverò molte brave persone che sapranno comprendere la mia situazione (perché sono state bene informate) e quindi io, ormai ex-delinquente, posso tornare a vivere felice e contenta in una società quasi perfetta. La realtà sarebbe comunque ben diversa, ma le posso garantire che certi mestieri li fanno bene in pochi, tanto nessuno se ne accorge e lo stipendio arriva ugualmente. Forse se cominciasse quello che lei chiama il sistema mediatico a informare (o meglio ad educare) correttamente?...
    Anastasio .
    É vero, l'ipocrisia nostrana si è europeizzata ed è giunta addirittura a livelli stratosferici e non più tollerabili. Ma per esprimermi in poche parole, devo dire che: tutto quello che accade in Italia, è profondamente sostanziale alle strategie di chi ci governa, ovvero è uno dei tanti metodi strategici fra i tanti possibili, per far discutere e per mettere gruppi di cittadini eternamente contrapposti e in disaccordo, contro altri che sono più o meno condiscendenti. Il metodo è sempre quello, cinico e machiavellico del "dividi et impera" ... ora ritrasformato e riadattato ai nostri più eccezionali metodi civici e tecnologici del "ciurlare nel manico"! Ora infatti, possiamo chiamarlo "creare entropia totale, perchè passino sott'ordine o magari in terzo piano, tutte le malefatte e tutti i più veri interessi, delle due "falsamente contrapposte" aree politiche dominanti! Coloro, che chiamiamo anche I LADRI DI PISA ! E così facendo o dicendo, tutto quello che dovrebbe essere estremamente semplice da comprendere e da dirimere, diventa addirittura INSONDABILE E CONTRADDITORIO ... Non se ne può più! Tristi saluti da Otello Martini >
    pasquale .
    Questione ipocrita. Senza dubbi. La deformazione mentale del ceto politico conduce a ragionare per interessi di bottega. Il ragionamneto è semplice e semplicistico: se una parte corposa dell'elettorato (i cittadini direbbe qualcun altro) percepisce (oppure è indotto a percepire dal circolo mediatico, stupido per definizione in questo paese) un senso di insicurezza bisogna tarare parole e le azioni su quel sentimento. Non importa se quella percezone sia fondata oppure no, l'importante è non scontentare eventuali elettori. Si, perchè da tantii anni ormai la politica ha smarrito una delle sue più importanti funzioni, quella di educare la società, di orientare i pensieri e i comportamenti verso crinali di civiltà, di ( direbbe qualcun altro) cambiare la società. Ci vorrebbe troppo coraggio. Si avrebbe troppo da perdere. Mentre è possibile affermare pasolinianamente che la verità ha bisogno di tipi che agiscano senza avere nulla da perdere. Qualcun altro direbbe che il problema della micro e macro criminalità si comincerebbe ad affrontare assicurando a tutti coloro che delinquono (Italiani o stranieri) una sanzione certa. Scomparirebbero le categorie tanto odiose degli albanesi, dei rumeni, dei rom e affiorerebbe la cetgoria dei delinquenti (di chi sbaglia direbbe qualcun altro), tra i quali troveremmo inclusi anche adagiati personaggi in doppio petto e improfumati, quelli dal colletto bianco e le mani sporche che vagano indisturbati nel territorio della politica nostrana, dal parlamneto, ai consigli regionali, ai consigli di amministrazione degli enti pubblici. Insomma qualcun altro direbbe che con un processo garantista e una sanzione certa uguale per tutti, ci sentiremmo più sicuri. E qui viene a galla la grande menzogna che la sicurezza non è nè di detsra nè di sinistra. Perchè laddove destra e sinistra sono (dovrebbero, direbbe qualcun altro) essere profondamente diverse è nello stabilire le regole del processo e la gradazione delle sanzioni. E' più grave il furto di un povero cristo o il reato contro la pubblica amministrazione di un politico? la soluzione a tale questione è squisitamente politica e, perciò, di destra o di sinistra. Ma la classe politica italiana, presa nel suo valore medio, ha già risposto: prendete tutte le accigliate dichiarazioni sul giustizialismo quando si tratta di discutere dei condannati inparlamento e appiccicatele al dibattito (questo si giustizialista) sull'espulsione dei rumeni. Otterrete l'idea dominante della e nella politica: il reato di uno che puzza e più grave di uno che ha il colletto candido e le mani sporche. Il problema è che ci vorrebbe quel qualcuno che potesse dirlo con la necessaria autorevolezza, qualcuno con la reputazione a posto, qualcuno che facesse valere la forza della verità. Un intellettuale visibile e libero. Per questo sto lavorando affinchè O.B. e il suo progetto politico sia conosciuto e vada in porto. E' un piccolo contributo che chiunque può dare a questo paese alla deriva. Coraggio!

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