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    13
    nov.
    2007

    In memoria di un innocente

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    di Oliviero Beha - pubblicato su l'Unità di oggiIn memoria di un innocente vorremmo avere delle parole di verità dai colpevoli, o almeno dai responsabili della tremenda domenica. Se non serviranno purtroppo a rendere la vita a un giovane di 28 anni, almeno ci aiuteranno a capire perché è accaduto, e perché da questa domenica non esce l’immagine di un Paese in cui è avvenuto “un tragico errore” bensì quella di un Paese sconvolto, attraverso il calcio ma non solo. E non solo per gli italiani, ma anche per i mass-media dell’universo mondo. La prima verità riguarda che cosa è accaduto nella stazione di servizio incriminata. Davvero,  e senza mediazioni opportunistiche. Come è possibile che un ragazzo che dormiva in un’ automobile che stava riprendendo la sua strada sia finito morto ammazzato. Qualsiasi verità, anche la peggiore, è meglio di qualunque supposizione. Certo, si metta a fuoco il contesto, la rissa eccetera, ma la morte ancorché casuale è un’altra cosa. Adesso anche per il disgraziato agente che l’ha causata indagato per “omicidio colposo”.

    La seconda verità riguarda quello che è accaduto nelle prime ore successive al “tragico incidente”. Né la polizia,  nella persona del suo capo Manganelli, né il Questore competente, né il Ministro degli Interni ci devono aver impiegato molto a sapere come fossero andate realmente le cose. Come è possibile dunque che abbiano lasciato lievitare le voci su un “tifoso laziale morto in seguito a scontri” e immediatamente dopo “per un colpo sparato in aria da un poliziotto della stradale”, versione ufficiale che è rimasta in piedi (si fa per dire) per ventiquattr’ore? Non si rendevano conto che mentre la meccanica del “tragico errore” era certo tragicamente “solo” quella, nel caso di un collegamento con il mondo del calcio bisognava controllarne gli effetti? C’era bisogno di un genio per metterla così? Perché non hanno detto subito e ufficialmente che era stato ucciso per colpa o per sbaglio un ragazzo? Non sarebbe bastato, nel dramma irreparabile  di un ventottenne dalla vita spirata in quel modo?La terza verità riguarda l’affidabilità decisionale e organizzativa di chi era preposto a orientare la domenica calcistica, quindi sempre i tutori dell’ordine pubblico ma di conserva con i vertici del calcio e dello sport. Domenica mattina sarebbero stati in grado di concordare se sospendere il campionato perché “era scomparso tragicamente un giovane tifoso” oppure più logicamente e sensatamente farlo disputare regolarmente perché un poliziotto aveva sparato immotivatamente a un giovane  su un’ automobile. La soluzione intermedia, una partita rinviata, una sospesa e la terza, il posticipo serale, rimandato in extremis ufficialmente “per una questione di civiltà” (la lingua come al solito tradisce in tutti i sensi), è stato quanto di peggio si potesse immaginare. Ma appunto un peggio rivelatore della situazione complessiva.La quarta verità riguarda il ruolo dei mass-media, nel caso,  per una questione soprattutto di orario e di modalità arruffone istantanee,  la tv, la radio, gli sms con le agenzie, internet. E’ stato un massacro mediatico, che ha ribadito la necessità che almeno per fare informazione ufficiale (internet è un caso insieme a rimorchio e di traino, ma pressoché incontrollato) ci voglia una specie di “patente”, come diceva Karl Popper riferendosi vent’anni fa esclusivamente alla tv. Vedete, anche i mass media sono armi, e se mal maneggiati possono far partire dei colpi. E’ quello che è accaduto e che sta accadendo da domenica mattina.Sia nell’uso del linguaggio (conduttrici/veline che definiscono una vicenda così delicata un “delitto” tout court, conduttori che straparlano di un morto in simili circostanze con la stessa leggerezza con cui giudicano i giocatori in campo) che nello smercio delle immagini, a partire dalla corsa a quale emittente mostrava per prima la foto del giovane colpito a cadavere caldo, gli addetti ai lavori cui mi riferisco hanno solo spacciato una merce, senza minimamente tener conto del loro ruolo obbligatoriamente (? !? ) anche di servizio. E’ ormai una storia annosa, ma rotolando per questa china ogni volta è peggio. Quanto all’informazione ufficiale, ho sentito per l’intiera giornata colleghi con incarichi di prestigio riferire di un ragazzo seduto sul sedile posteriore di un’auto ferito a morte al collo da colpi sparati in aria da una considerevole distanza. Nessun commento, naturalmente, perché la fonte era ufficiale. Dunque deficienti in senso tecnico, cioè colleghi mancanti di associazioni logiche, o talmente abituati alla dipendenza da qualunque fonte di potere dal ritenere impensabile metterne in dubbio la veridicità (processo mentale che non fa fare carriera)?La quinta verità riguarda il mondo del calcio. E’ tale evidentemente la cattiva coscienza di chi ha gestito fin qui malissimo il potere sportivo, non facendo nulla per seminare cultura specifica e invece badando quasi esclusivamente appunto a potere, denaro, immagine in una commistione brulicante con il potere politico tout court, che domenica senza minimamente ragionare e distinguere per non cadere indietro si sono buttati avanti, vaneggiando di un caso Raciti(l’ispettore morto a Catania in febbraio) che nulla aveva a che fare con il “tragico incidente” di Gabriele. Del resto che costoro non si rendano affatto conto di come va il mondo, non solo quello del calcio-oppure che se ne rendano conto fin troppo bene per i loro vantaggi-,  lo dimostra il fatto che nei punti nevralgici di questo potere sono tornati in sella gli stessi che c’erano prima dello scandalo di Calciopoli. Senza che nessuno eccepisca alcunché.La sesta verità riguarda la guerriglia pomeridiana simbioticamente calcistica di Bergamo e altrove, e quella spaventosa serale romana post-calcistica o quasi extra-calcistica, per la quale ci sono stati una impressionante quantità di feriti tra gli agenti e degli arresti in odore di “terrorismo”. La virgolettatura ha delle ragioni argomentative. Da un pezzo si conosce il potenziale eversivo dei simbolismi calcistici, o rotondolatrici. Ho cominciato a parlarne nel 1983 nel libro “All’ultimo stadio-Una Repubblica fondata sul calcio”, quando il povero Gabriele doveva avere quattro anni. Per dire che durante questa generazione purtroppo nulla si è fatto per prevenire gli effetti di un calcio di volta in volta palesemente metafora della guerra e della religione, o delle due cose insieme. C’era bisogno di una flebo di coscienza e di consapevolezza, dentro e fuori dal calcio, nella classe dirigente che invece ha usato il pallone per motivi economico-politici, spremendolo fino al midollo. Non a caso quando si gioca per forza è sempre per questioni inerenti ai diritti tv, ovvero la fonte seria di capitale pallonaro.Il punto è che nel midollo del Paese ci sono soprattutto i giovani, i ventenni “guerriglieri” delle immagini di un Paese stravolto, e i ventenni o trentenni che cercano nel calcio quello che il calcio,  specie “questo calcio” non può dare loro, cioè la simulazione di una vitalità e di un’appartenenza depresse altrove. I “buoni” ancora reggono nell’identità di tifosi di una squadra mentre la loro di giovani italiani è prematuramente sbiadita. I “cattivi” trovano la loro identità,  nello smarrimento generale e precario in tutti i risvolti del termine, ”contro”, nel caso e da tempo contro una divisa, quella delle forze dell’ordine, se è vero che ultras di Roma e Lazio si coalizzano nelle Grandi Occasioni. Ho usato le stesse maiuscole che sono repertorio di una stampa irresponsabile che suona la gran cassa per vendere tutto insieme, il Calcio e i suoi Balordi, perché alla faccia di ogni ipocrisia ormai si vendono tutto compreso, come in un pacchetto Sky…Naturalmente non si tratta di assolvere i teppisti, non sono certo “innocenti” come il morto sparato dell’autostrada, tifoso o no, laziale o no, semplicemente uno di 28 anni stroncato così. Sto dicendo soltanto che gli ultras non sono la parte malata di un Paese, bensì una parte del Paese malato cui metter mano molto più onestamente, energicamente e coralmente di quanto non si faccia, in un’emergenza che urla il suo principio di realtà nel calcio come altrove.Per questo che il Ministro competente proponga di sospendere il campionato per qualche domenica non è una soluzione più che irrisoria. Si accinga casomai a proporre la sospensione del Paese per qualche tempo, oppure affronti il problema di un calcio da salvaguardare in quanto area importante di un Paese da bonificare. Certo, misure più efficaci ancora, magari domeniche blindate senza tifosi in trasferta in una specie di “pallone in quarantena”, possono sembrare ed essere un farmaco d’occasione. Ma se non si seminano un po’ di quelle verità riassunte fin qui in morte di un innocente, francamente la vedo bruttissima. Più di quanto non la veda il povero Abete, ex viceCarraro, oggi presidente della Federcalcio e terminale di una simpatica cerchia industriale che lo collega ai poteri forti, il quale sostiene da Marte che sospendere è sempre “una sconfitta per il calcio”. E’ il Paese sconfitto, seduto su una polveriera, altro che calcio.

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    margherirosa .
    Oliviero, ricorderà, pochi mesi or sono, quando le citài l’esempio di Taranto e delle ultime votazioni e le dissi di quell’intervista di Telenorba a un cittadino del luogo che commentava in un certo modo il comportamento degli elettori e i risultati ad esempio della Lista di un certo Cìto? E mi chiedo: c’è da meravigliarsi adesso del fatto che domenica proprio a Taranto si è verificato ciò che sappiamo, e poi riportato dai giornali e con le conseguenze anche “calcistiche” ben note ? Ed in quel di Bergamo o Roma, invece / forse, cosa cambia ? E venendo, “invece”, a cose più vicine a casa mia: c’è già da meravigliarsi del fatto che in un certo campetto, “di calcio”, di una cittadina lucana, un gruppetto di tifosi, “rigorosamente” minorenni, ha cercato o sono riusciti a fare ciò che in parte poi le “cronache hanno così puntualmente riportato”...? Tutte cose risapute, già sòlite o addirittura quasi-normali, nel contesto generale; certamente; e ormai da tempo. Cose da adolescenti, un pò scapestrati, direbbe pure qualcuno // la maggioranza, e ancora oggi…[!]. E io le chiedo allora, ci sarà così pure un qualche collegamento tra persone extra-agitate e quei fatti specifici nelle varie città di cui prima? Resta il fatto, mi chiedo comunque e soffermo a riflettere su chi / cosa siamo diventati! E sopratutto cosa vogliono “dire”, o che messaggio dànno / offrono quei giovani ultra-violenti? E lei, Oliviero, di queste cose ne sa più di noi tutti, e sopratutto di tanti-tanti politicanti / politùcoli da strapazzo, e dirigenti, quant’altro di annesso & connesso e ovviamente compresi i tantissimi suoi “illustri” colleghi giornalisti / ‘giornalari’. E quando l’altra sera, a Primo Piano, ci ha ricordato sì le precedenti dichiarazioni di quel presidente dell’Atalanta, lo stesso di oggi, non me ne sono meravigliato più di tanto; in qualche modo ricordo quelle dichiarazioni, appunto, e quelle parole assurde, che già allora profondamente colpito / molto disgustato. Infine, alcuni p.s., quanto meno doverosi: 1) Stavo per spedire la mail, stasera, quando leggo, dal Televideo, che “l’esempio” Atalanta, quello di oggi [nel “dopo-fattaccio”] con quella lettera-shock [?] contro i tifosi violenti, sta per essere per così dire “copiato” di sana pianta dalle altre società di A e B [!]; tutte firmeranno a quanto pare, una analoga dichiarazione congiunta, di rifiuto, contro gli ultras e il tifo violento. Mah !! 2) Di contro Matarrese dice che il calcio deve diventare un veicolo di valori positivi e ecco perché: “Ho pensato di coinvolgere la Chiesa, e chiederò un aiuto a tutti quelli che amano il calcio. Avanti, senza paura” [peccato che Toti e Tata non possano più sottolineare ciò con l’ironia che distingueva il loro umorismo; e sopratutto peccato che non ci sia più un certo cardinale molto straniero a dargli una mano sostanziosa anche in questo campo educativo…]. 3) Anno zero di stasera iniziava col botto, alla grande [!], dando la parola nientemeno che a un duro rappresentante degli ultràs di Potenza; un biondino del tipo “faccia d’angelo” che, senza tanti ’gnè altrimenti tipici del capoluogo, ha sciorinato uno scilinguagnolo già niente-male davvero blaterando addirittura degli ultras in quanto “categoria”: non si sa se sociale o politica o pre-geriatrica, ma non ha specificato bene; rimane il dubbio [!?]; sì, un vero duro, oltre che un filosofo sui generis, questo biondino del capoluogo, da far invidia ai più rudi pescatori di merluzzi o a certi minatori…Davvero doverosi e sinceri i complimenti a lui, e alla redazione di Anno zero per avercelo pescato nel vasto mucchio… Quando si dice che: “l’informazione-verità, nuda e cruda, è davvero la prima cosa”… 4) Sapete cosa distingue di primo acchito il Cocuzza, “di ieri”, rispetto al Travaglio “di oggi”? poco o nulla davvero, o quasi; soltanto la folta capigliatura dietro la nuca; da quando Cocuzza se l’è tolta, finalmente, vista l’incipiente caduta, quantomeno è un tantino più accettabile, è meno ridicolo, il che è già tutto dire. Rimane il fatto / dubbio del come riuscire a distinguerli tra un pò di tempo...! Ecco quindi, perché, e ad esempio, sono d’accordo, ma solo in parte, con monper; faccio sempre più fatica a scrivere paese con la iniziale rigorosamente maiuscola…; sì, soprattutto con certi “paesani” così simpatici / strani, in giro…, quelli di ogni ordine e grado, tutti, indistintamente. Saluti. antonio
    inxas .
    errata corrige!!! Mi scuso, ma nel post di prima ho scritto "provocata da un tifoso", invece che da un poliziotto... sarà l'effetto dei media! inxas elezionilatina.splinder.com
    inxas .
    Senza cercare giustificazioni.. ma solo connessioni logiche, secondo me la "verità" dei colpi sparati in aria ha alimentato il dubbio che si volesse insabbiare tutto (come d'altronde già successo in altri casi, vedi il giovane di Ferrara, vedi G8), poi si è sommato il coro dei media da strapazzo.. (o straparlo..) che nel pomeriggio di domenica parlavano solo di tifosi violenti, senza spendere una parola sul fatto che il morto era stato provocato da un tifoso!! Aggiungi rabbia alle teste calde ed il gioco è fatto! inxas elezionilatina.splinder.com
    monper .
    Sono d'accordo: è un Paese sconfitto il nostro, ma se abbiamo ancora voglia di scriverlo con l'iniziale maiuscola significa che lo riteniamo ancora degno di riscatto. La mia generazione di quarantenni non ha saputo farlo, anzi ha contribuito al suo degrado. Sapranno farlo i nostri figli? Come possiamo insegnare loro che distruggere crea solo distruzione? Che se i treni arrivano in ritardo non è mettendo una bomba alla stazione che si risolve il problema? Come far loro capire che solo imparando a rispettare le regole si può agire per cambiarle? Onestamente non ho parole per il fatto in questione, ma vorrei averne domani per raccontare a mia figlia l'orrore di un giovane morto e la tragedia di un agente colpevole di aver operato con leggerezza. Ieri due famiglie sono state lacerate, una non meno dell'altra, ed entrambe senza colpa alcuna. Anche su questo dovremmo riflettere e ancor di più lo dovrebbero fare i nostri figli, perché non vinca ancora l'essere a tutti i costi "contro".
    ilBuonPeppe .
    E chi lo tocca il calcio in Italia? Di certo non i politici attuali; qualsiasi sia il colore (politico o calcistico) se ne guardano bene dal fare qualcosa di più che non sia parlare, indignarsi, strapparsi le vesti. Il calcio oggi rappresenta in vario modo il primo partito in Italia: a livello politico chi tocca il calcio muore. Molto interessante questo articolo del prof. Carotenuto: http://www.gennarocarotenuto.it/public/post/il-nuovo-partito-armato-1421.asp Io sospenderei tutto il calcio professionistico per almeno cinque anni; chissà che qualcuno non si accorga che si tratta solo di uno sport. Ah, già! Io non sono un politico...

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