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    17
    dic.
    2007

    I potenti non demordono

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    Caro Beha , ho letto la tua lettera del 13 dicembre al Presidente Rai e capisco molto bene i motivi che ti hanno indotto a scriverla. Ti capisco per due motivi: il primo perchè, in passato, sia pure in un'altro settore, (sono stato un fisico che mi sono interessato di impianti nucleari e di rifiuti ), sono stato messo fuori dal sistema, dai nuovi "arrivati", e secondo perchè seguo attentamente la vita istituzionale e le loro lobby che sono sempre più dei muri di gomma, e contro i quali  ci vuole ben altro che una causa vinta.

    Senza fare di tutta l’erba un fascio, per non sembrare qualunquista e un uomo depresso,  la nostra classe politica è ormai talmente radicata  in questa putrida palude, (che è il loro mondo fatto di interessi, di prepotenze ecc,ecc,) che non sentono più le urla di rabbia e di dolore dei cittadini. Basta stare a guardare li teatrino della politica in televisione, con i loro attori, I politici, con la loro faccia tosta capaci di dire tutto ed il contrario di tutto, le ipocrisie evidenti nelle loro parole, per rendersi conto che con la democazia questa classe politica non va a casa. A che sevono nuovi partiti e nuove coalizioni se gli uomini che dettano le regole del gioco sono sempre gli stessi? Forse che Montezemolo è un giovane quarantenne o Veltroni è una figura nuova e fuori dal gioco delle lobby?  Per non parlare di Casini o del Ministro della Giustizia.Può darsi che mi sbagli, ma ho poche speranze di vedere l’Italia ripulta da questi mostri preistorici con fatti democratici.  Le care le sanno rimescolare molto bene.Chi comanda sa dove attingere e prelevare il denaro che serve loro per continuare a stare a galla.Quindi per un giovane fuori dalle lobby e dai cunicoli istituzionali, sarà difficile emergere. Con questo non intendo dire che si debba arrivare all’assurdo della rivoluzione politica, piuttosto bisogna cercare tra quei pochissimi  personaggi che hanno ancora una certa onestà intellettuale ed il coraggio di farsi avanti (per es. con petizioni, referendum, ecc) sotenerli  e portarli fino al successo. So di sembrare uno sprovveduto, ma mi sembra un percorso democratico ed ancora forse praticabile, prima che la gente, presa dall’esaperazione faccia da se, con tutte le conseguenze negative che questo modo di operare potrebbecomportare. Certo, questo mio pensiero non è brillante nè di conforto, ma una Italia migliore, se non si sperimenta una nuova strada, che potrebbe essere molto diversa da quella da me suggerita, non  non è facile ricostruirla. Avendo parlato di “palude putrida” mi viene in mente la bonifica della pianura pontina dove per realizzarla son dovuti migrare i veneti cioè gente venuta da lontano.Nell’augurarti un buon Natale e con l’augurio che l’anno Nuovo ti porti ciò che desideri, ti saluto cordialmente,A. Costa

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    Giorgio1979 .
    Da un Tuo noto collega che ho avuto il piacere di ascoltare venerdi' scorso, una richiesta, forse provocatoria, forse no, che Ti rimando: "pagare di piu' il canone" visto che esso finanzia il 50% del prodotto RAI, il resto lo mettono gli introiti pubblicitari: e' vero? e perche', assunta a verita' cio' di cui sopra, non possiamo sapere come vengono spesi i soldi dei contribuenti? Mi spiego: "cara RAI, se mi finanzi Minoli e AnnoZero con il canone che pago io contribuente, ci sto, se mi finanzi la vita in diretta, puoi andartene affancuore!" questo anche per cercare di arginare quello che dicevi di fronte alla tematica "cultura". altra leggenda metropolitana, o forse no: Zapatero eletto in Spagna divide quello che e' il servizio pubblico dalle influenze politiche: non so come e se lo abbia fatto: chiedo quindi lumi in proposito; mi spiego: se c'e' il modo e si puo' attuare, come importiamo (cerchiamo di importare, ops) modelli elettorali, cosi' possiamo importare "leggi buone" dagli Stati a noi simili per cultura e storia, quindi, se la "legge Zapatero sulle tlc" fosse buona, perche' non provare a farla nostra, anzi, migliorarla addirittura? Grazie dell'attenzione
    margherirosa .
    Lo so che quanto dirò, “non ci azzecca nulla” come direbbe un famoso onorevole e attuale ministro, però vale comunque come storiella di Natale àtta come dire [semplicemente] a risollevare un attimo l’umore alquanto fosco / nero / tendenzialmente nerissimo…in pratica, di una parte considerevole di simpatici italiani; pare, si racconta, e anzi dicitur [nel modo di dire latino], che un certo giorno una sì bella e quanto intraprendente giornalista, e peraltro alle prime armi, recatasi da queste parti [mie parti; e che specificherò alla fine], al fine di dare ai telespettatori una sorta di resoconto / reportage circa la figura ancestrale, e forse ormai in declìno, del tipico contadino / pastore meridionale, ebbe come dire un approccio abbastanza inusuale verso costui; in pratica disse: “Senta, lei che è lu-cano, mi potrebbe spiegare…”, “Eh no !”, rispose nell’immediato l’attempato e anche un tantino burbero pastore-contadino “Così cominciamo male, signurina. Pecchè, lu can’ jè ìsse [indicando il suo fido pastore, che manco a dirlo gli stava immediatamente accanto, ai suoi piedi e che guardava, sì forse incuriosito / addirittura preoccupato, quella sconosciuta], e jèie so’ lu pastùre…”. Non traduco il breve testo, perché il senso lo si capisce facilmente. E poi si scoprirà che invero la giornalista non era manco tanto così carina, come pure che… Chissà. Ora, è evidente che trattasi nella fattispecie di una storiella realmente accaduta, e in diretta, come si direbbe in certi casi [e pure che i meglio informati e organizzati potrebbero cercarla e forse trovarla, se esiste, nelle famose Teche-Rai; chissà, ad esempio tra le puntate / puntanate di “Unomattina”…?] e così come potrebbe essere invece del tutto inventata e allo stesso tempo antropologicamente come barzellettisticamente validissima, collocabile nella notte dei tempi, accaduta anni addietro o in pieno fulgore berlusconiano, quanto l’altro ieri e via discorrendo; è l’espressione figurata di una “quaestio zoo-antropologica-meridionale”, al tempo stesso. Nel mentre scrivo, ho avuto modo di ascoltare un pezzetto delle incredibili parole della signora Marisa, vedova Raciti; e lo stridore con la confusione mentale e la carenza di valori e di riconoscibilità e la tracotanza di tanti nostri politicanti e “addetti” all’abuso del Potero, concessogli dai fiduciosi Cittadini-elettori-sudditi, è quasi insopportabile; sì, la considerazione è che la ancor bella e tenace quanto fragile signora Marisa, era e parlava, e sarà, così anche in futuro, già prima della triste esperienza piovutole addosso; è quindi poi non il solo dolore a renderla tanto accessibile, e comprensibile a tutti, già un esempio di umanità e compostezza e forza; e forse in buona sostanza devo dire grazie proprio a lei, se riesco a chiudere in qualche modo con un chè di dignità queste righe ridanciane / assurde / simil-demenziali / assolutamente patetiche secondo i vari punti di vista: meglio essere can’ e patrune-pasture-contadino all’unisono, di se stessi, anziché essere un mèro componente, senza-nome, di un branco vigliacco e bestiale. Il difficile è dove trovar la forza, la tenacia, o la stessa dolcezza, per esser tali: Cittadini o ottimi Politici o addetti al Potere. Probabilmente volevo dire altre cose e considerazioni serie /ridanciane, ma mi fermo qui. E Potero è scritto così [con l’errore ortografico voluto] perché così viene in realtà vissuto e propalato; infine, la vita è tutta una questione di “ ’ndinnacchio ” inteso in modo già completivo, e non ve lo traduco sì apposta, per dare / illudermi di dare un tocco finale di… Questo in pratica sento di dire. Nell’occasione, gli auguri di Natale e di serenità ad A.Costa, a Oliviero ed a todos los birbacciones, me compreso. Saluti. antonio pace - Avigliano [Potenza]
    Chip En Sai .
    "(che è il loro mondo fatto di interessi, di prepotenze ecc,ecc,)"?!... ................................................................................................... Questi non sono elementi da mettere tra parentesi!... e poi... un potente... di solito o... forse... sempre... emerge e s'impone con fare pre-potente ovvero facendo prepotenze!... La sfida di togliere potere al prepotente è tutta interna a chi non lo è!... perché è veramente dura... per chi lo combatte e vince... non prenderne il posto insieme agli strumenti!... Io... però... la sfida con me stesso l'accetterei fiducioso!

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