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    27
    dic.
    2007

    I chirurghi estetici e la costituzione

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    di Oliviero Beha, da l'Unità di oggiRecentemente il Presidente della Repubblica ha parlato della nostra Costituzione, inaugurando le celebrazioni per i 60 anni della stessa e anticipando il cuore del suo secondo discorso di fine anno alla nazione. Ciò è importantissimo naturalmente perché si tratta di Giorgio Napolitano, poi perché fa riferimento alla madre di tutte le leggi in un Paese che sembra aver smarrito quasi del tutto il proprio senso della legalità, infine-ma forse andrebbe messo al primo posto- perché è un avviso ai naviganti attraverso la (ri)scoperta della bussola. Una sorta di faro per i “rari nantes” nel “gurgite vasto” del Paese legale e del Paese reale, entrambi sconvolti dai cavalloni. Che cosa ha detto il Primo Cittadino in buona sostanza? Che la Costituzione è una signora di mezza età, ma in ottima salute, con le rughe degli anni che però possono essere sottoposte a lifting senza per questo cambiarle i connotati o intaccarne la fisionomia. Insomma, non come quella volta dall’abituale Vespa manistropicciante, un paio d’anni fa,  in cui non si apriva un occhio di Berlusconi dopo il trattamento botulinico (questo ovviamente lo segnalo io per dovere di cronaca, non è certo farina del Colle).

    Diceva e ripeteva di continuo quel cervellone di Wittgenstein, filosofo austriaco che segna il XX secolo, che “ di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, e che “la cosa più difficile non è scoprire verità nascoste bensì vedere ciò che si ha sotto gli occhi”. La sessantenne Costituzione sembra aver seguito tra le altre anche queste due auree massime, perché è chiara e solo dopo è stata subissata dal cancro delle “deroghe”, e perché arriva quasi sempre al nocciolo dei problemi di una convivenza accettabile, e di conseguenza forse è proprio ad essa che si deve tornare per ritrovare un minimo di legalità, di etica, di trasparenza e quindi efficienza in un’Italia ridotta come la vediamo, che lo dica il New York Times o la signora Maria. Ma parlare di Costituzione con la signora Maria non è semplice: sa vagamente di che cosa si tratta, seguirà con attenzione e rispetto il discorso di Capodanno del Quirinale, ma non è certo che riesca ad afferrare davvero il bandolo della matassa. E questo sarebbe grave, perché sono convinto che la bussola possa essere proprio la piattaforma creata dai Padri Costituenti dell’Italia della Ricostruzione, tanto diversi dai responsabili dell’Italia abusiva di oggi sul piano dell’edilizia come di molte altre cose. Per ricominciare dai valori bisogna credo ripartire da dove essi si trovano, nella Carta, non dalle estemporanee dichiarazioni in tv affette da “bagaglinite” (cfr. il Bagaglino) acuta. Chi potrebbe dunque aiutare le signore Marie a seguire quel galantuomo di Napolitano che dà il meglio di sé quando parla a tutti, e con l’accenno alla Costituzione questo intendeva e credo intenderebbe/dovrebbe fare, senza cedimenti a questioni o scalate bancarie di parte?Avrei trovato l’Uomo. Si tratta di un uomo pubblico, un docente universitario di diritto, un esperto del ramo, uno scrittore: Michele Ainis, di cui trovate in libreria l’ultimo lavoro, ”Stato matto-L’Italia che non funziona (e qualche proposta per rimetterla in moto)”, edito da Garzanti a 15 euro. Non troppo, per poter consultare le carte nautiche tra i marosi nostrani in cui rischiamo sempre più spesso di annegare. In questo manuale, scritto con una chiarezza wittgensteiniana, impossibile da fraintendere, costruito come un dizionario a 100 voci da “Allucinazioni “ a “Zizzania” passando per “Carceri”, ”Identità” e “Liste bloccate” e ovviamente anche “Deroga”, il vero caposaldo italiota,  cornice dizionaria che rende ancora più immediatamente consultabile il testo, c’è tutto o quasi, per gli addetti (e va bene, loro sanno tutto e casomai pagano dazio all’ipocrisia, all’opportunismo, alla rassegnazione, alla pavidità) ma soprattutto per il lettore comune. Ainis smonta e rimonta la Costituzione nel senso che la decifra, la illustra e fa capire come potrebbe/dovrebbe funzionare. E’ una specie di consulente estetico per le rughe di cui parla Napolitano, ma contemporaneamente non avendo le responsabilità del Colle ci dice dell’uso abnorme che di questa Costituzione vien fatto, e dello strame che ne han fatto i cosiddetti Zii (Ri)Costituenti che vi hanno messo mano nella XIV legislatura, cioè l’ultimo Berlusconi con i “saggi” della baita, ma pensa te. E ce n’è per tutti, ovviamente, perché è l’intiera classe politica che non si mostra all’altezza (eufemismo) di questa nobile Costituzione (pur abitata da contraddizioni di cui il rapporto legislativo con la Santa Sede è un macigno inasportabile), classe politica che nella sua inefficienza e ineticità fa leva su una opinione pubblica devastata e a sua volta devastante per la mancanza di coscienza e di indignazione. Uno Stato senza etica, per una società sempre più sprofondata nel vuoto di principi a rischio deriva populistica, ma anche all’opposto un’ assai nociva etica di Stato,  cioè un dirigismo che sembra legiferare su tutto invadendo la sfera privata mentre non riesce a governarne neppure decentemente la sfera pubblica cui sarebbe preposto. In questo senso tornano continuamente buone le due massime citate di Wittgnstein. Ma l’intiero Dizionario di Ainis sembra un po’ il “Dizionario del Diavolo” di Ambrose Bierce, immortale capolavoro su vizi e virtù umane visti però dal Diavolo. Ed è diavolesco in questo manuale culturalmente rigenerativo l’elenco di fatti e spiegazioni degli stessi fatti lungo le varie voci. Sapevate per esempio,  al paragrafo “truffe”, che importiamo quantità sconfinate di carne di squalo facendola passare per altro?Oppure che il numero di auto blu, quelle del potere istituzionale e/o partitico,  è esattamente di 574 mila 215, vedi alla voce “Sprechi”?Il tutto per corroborare la descrizione/denuncia di un Paese sfatto che però appunto potrebbe ritrovare nella madre di tutte le sue leggi quel riferimento indispensabile per ripartire. Per esempio, andando al trascurato art. 2 della nostra lady sessantenne: vi si riconosce “mazzinianamente” da parte della Repubblica i diritti inviolabili dell’uomo,  ma si richiede contestualmente anche l’adempimento dei “ doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Non basta per ricreare diverse condizioni “di sinistra” o anche solamente decenti dal punto di vista della vita collettiva, specie se riferito alla cronaca politica di tutti i giorni, alla recita cui ormai ci hanno abituato?Come all’opposto per sputtanare (il termine è mio e me ne assumo la responsabilità, altra voce questa,  appunto ”responsabilità”, splendidamente illustrativa nel Dizionario) definitivamente i Ri-Costituenti come Calderoli e compagnia,  basta andare alla voce “Zizzania”, dove la lingua si ammutina e litiga con se stessa. Dovremmo insegnare nelle scuole, come fossimo al riadattamento costituzionale di Jorge Luis Borges, l’Omero moderno, che nella Costituzione riformata/deformata dai Nostri Eroi e poi bocciata dal referendum ci sono gioielli lessicali come:”Gli Enti autonomi hanno iniziativa autonoma”, oppure “Lo statuto è approvato con legge approvata”. Viene il dubbio che la demenza senile non sia della Sessantenne, ma dei suoi non molto più giovani strumentalizzatori. Ma oltre a metter a disposizione delle Signore Marie il manifesto per un rispetto della Carta, che produca magari una riforma della politica a partire dai partiti che tutto sembrano voler fare men che riformarsi e che tanto avrebbero bisogno di una legge ad hoc, Ainis constata assenze gravi nel dettato di cui parla, coma quella sulla tortura oggi in Italia contemplata in quanto non vietata,  e compie un’analisi del rimbalzo di povertà intellettuale e morale tra alto e basso nel Paese. In più in questa sorta di Dizionario dell’Angelo (costituzionale) ci sono anche alcune allusioni non peregrine a “che fare” per cambiare, molto lontane da Lenin, molto vicine a noi e alla nostra mucillaggine o palude che sia. Penso alla cosiddetta formula anglosassone del “recall”, del richiamo alle responsabilità attraverso un intervento diretto da democrazia omonima laddove quella rappresentativa è uccisa dalle magagne, con una sorta di voto di controllo da parte del popolo elettorale, che possa rimandare a casa prima del tempo i propri infedeli amministratori. Oppure penso alle “azioni positive”, per cui alla richiesta di “quote”, donne, immigrati, handicappati ecc. , si possa abbinare premiandolo chi va in una direzione di consapevole progresso, razionalità, solidarietà (cfr. l’art. 2 già citato). Oppure ancora ai sistemi per rompere il delinquenziale “familismo” dei clan ai limiti della mafiosità che sembra strangolare la nostra vita di tutti i giorni: per dirne una un’indagine del 2005 sui Consigli di Amministrazione di 223 società nazionali quotate in borsa attesta che nell’83% dei casi esse hanno almeno un consigliere in comune. Tutto in famiglia intesa appunto “mafiosamente”. E la vischiosità che esclude il merito e che nel ceto politico si rispecchia completamente. Ainis dice: cerchiamo controllori fuori dalle “caste”. Sarà d’accordo Napolitano?E quanti tra i nostri governanti sono disposti a porsi tale esiziale problema proprio a partire dalla Costituzione, senza ridursi a un’operazione di cosmesi che certo non sarebbe proporzionalmente adeguata allo stato (Stato) dell’Italia? Sembra sempre di combattere con una specie di Comma 22, dall’omonimo libro/film, per cui (Ainis) “la riforma costituzionale si rende indispensabile quando le istituzioni sono inefficienti, però approvare la riforma sarebbe la migliore prova d’efficienza”. Insomma:la riforma è impossibile quando è necessaria. E’ possibile quando non lo sarebbe. Come ne usciamo,  cari chirurghi estetici della Carta?o.b.

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    diana .
    ....! ...certo che 'palleggiar' di 'neapolitanea-constituzzzzione' tra l'estetico e l'etico in-unità il 27 december a-tre-giorni-tre dal 'santo-noel' consmetici-e-non-etici-in-verde-bottega fottogriffati-sul-fronte-ospizzzio mi fa proprio escla-mar: 'echecaz..!'....... 'potevo-proprio-evitarmi-questo-parto...con-tutta-questa-stalla-e-il-bue-e-la-vacca-di-giustizzia-maggi-strale......andavo-anch'io-a-bottega-e-una-bella-epi-durale....o lavorar-di-lana-e-d'uncinetto-davanti-al-caminetto'........ firmato: la sì-ignora-ma-non-tanto-maria -stufa-d'anal-convito.......poicchè-si-chiamiesso-neapolitaneo-o-pataneo-oppur-anco-bergabolognese..... pur-semper consituzzioanale-è......
    Chip En Sai .
    Grazie per la segnalazione del libro di Ainis!... domani lo comprerò!... Chissà se... riguardo alla Costituzione... tratta anche del primo articolo... sul quale ho qualcosa da dire!... Più ci penso e più mi convinco che l'aver posto il lavoro a primo fondamento dello Stato democratico sia da ritenersi un grave errore strategico!... Il lavoro... come necessità... non può essere un principio o un valore fondante uno Stato... una nazione... un popolo!... ma deve essere considerato come una condizione generale umana storica!... che... perciò... diventa storicamente un diritto... in quanto strumento storico (non eterno!) di realizzazione dei veri principi eterni che dovrebbero essere posti a fondamento di uno Stato democratico!... 1) Dignità 2) Libertà 3) Uguaglianza 4) Solidarietà 5) Cittadinanza 6) Giustizia Questi sono i principi della "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea"!... Il lavoro... come libertà... di esprimere le proprie attitudini e capacità in competizione con quelle degli altri... sta storicamente giungendo al punto di negare quei sei principi!... Il paradosso è del tutto apparente!

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