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    07
    gen.
    2008

    M’illumino d’immondezza

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    "Sia fatta la spazzatura!" - urlò solenne l'Uomo. E Napoli ne fu orgogliosamente sommersa; perché fu il suo oro, maleodorante e putrescente, ma ugualmente prezioso. E di denaro e ricchezze si riempirono le tasche di certa gente, mentre il cielo e la terra morivano e, nel contempo, piccole divinità restavano a guardare dall'alto del proprio trono il degrado crescere di nascosto, e neppure troppo, come una malattia subdola che prima o poi avrebbe mostrato eclatanti i sintomi. Nessuna nuova, oggi, perché tutto era previsto e annunciato.

    Prigioniero della spazzatura, nel mezzo del cammin della mia vita mi ritrovai per una discarica oscura, che la profumata via era smarrita. Ahi quanto a dir quale era è cosa sporca esta spazzatura puzzolente e aspra e forte che nel naso rinnova il ribrezzo. Tant’è tanta che poco più è morte. Ovunque strade chiuse dai sacchetti che proliferano e crescono ogni giorno, oppure dai manifestanti esasperati. Un dramma senza soluzioni possibili, una condanna allo scherno di chi incredulo mi telefona da lontano per chiedere se non si tratti della montatura dei giornalisti, perché cose così non se ne sono mai viste neppure per finta. “Ho visto cose che voi Italiani non potreste immaginare. Bidoni della spazzatura in fiamme al largo delle colonne di Giugliano, e ho visto la diossina balenare nel buio vicino alle porte di Quarto. E tutti quei momenti andranno perduti nell’olezzo come sacchetti nelle strade. E’ tempo di riciclare, o di morire!” – è la mia risposta, spontanea e cinica. Perché di navi all’orizzonte che portino via questa immondizia in cambio di un po’ di senso di responsabilità per chi continua a guardare, a predicare, a giudicare, a promettere senza fare realmente nulla, non ce n’è. Ma forse questa raccolta non s’ha da fare, né domani, né mai, perché qualche bravo ragazzo ci resterebbe male. Intanto, mai più notti buie con il falò della disperazione che arde ormai ovunque. dr. Luigi Civita 

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