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    08
    feb.
    2008

    Basta taroccare le sentenze

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    CONFERENZA STAMPA DI OLIVIERO BEHA PRESSO LA FNSIdi Michele Cervo, da Articolo21“In Italia non c’è legalità per il lavoro”. Cosi’  l’avvocato Domenico D’Amati, legale di Oliviero Beha, poco prima dell’inizio della conferenza stampa di questa mattina presso la Fnsi in cui lo stesso Oliviero Beha ha preannunciato una querela nei confronti della televisione di stato per abuso d’ufficio, maltrattamenti e mancata esecuzione delle disposizioni del tribunale del lavoro. A dare man forte a Beha il Presidente ed il Segretario della FNSI, Roberto Natale e Franco Siddi, Gianfranco Botta membro dell’esecutivo dell’Usigrai, il deputato Mauro Beltrandi ed il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti.L’avvocato D’Amati ha voluto sottolineare che in Italia oggi spesso è difficile avere un contratto regolato dalle norme previste nel diritto del lavoro e non solo, spesso per un precario è anche difficile affrontare una causa di lavoro, perché i tempi sono lunghi e non tutti possono permettersi di aspettare, a causa di situazioni familiari difficili. Dunque esiste nel nostro paese un problema di legalità su tutto, lo abbiamo visto negli ultimi giorni con gli scandali nella Sanità, dove anche per i primari si applica il manuale Cancelli, lo abbiamo visto ieri con la pubblicazione da parte di Libero del tabulato degli affiliati ai vari gruppi politici all’interno della Rai (ma anche nella tv privata non si scherza), lo vedremo nei prossimi giorni e settimane con nuovi scandali che sicuramente verranno fuori e che avranno come unico merito quello di creare un clima di assuefazione nella gente portata a dire :”tanto l’andazzo è questo”. Ed allora si giustifica tutto, il ricorso alla raccomandazione, alla ricerca di un padrino politico, del santo in paradiso.

    Tuttavia c’è qualcuno che “all’andazzo” non si rassegna. Lo si è visto oggi presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana durante la conferenza stampa in cui Oliviero Beha insieme al suo avvocato Domenico D’Amati ha appunto annunciato la querela nei confronti della Rai e del suo Direttore Generale. Il caso Beha è emblematico. Un bravissimo giornalista, scrittore, autore di saggi che vendono ogni anno migliaia di copie, autore di trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno sempre avuto ascolti elevati, ti aspetti che un personaggio come lui all’interno della propria azienda venga valorizzato. E invece no. Non c’è spazio per lui perché non ha padrini, non può essere controllato e quindi è inaffidabile. A nulla serve avere meriti professionali sottolineati dagli alti indici d’ascolto che tanto bene fanno a quella che dovrebbe essere la prima azienda culturale del Paese: purtroppo “nell’andazzo” la qualità non è richiesta, basta una tessera. Così si può diventare anche vicedirettore di una struttura o una testata importante, magari perché si è scritto qualcosa sul Titolo V della Costituzione.
    “In questa vicenda andrò fino in fondo – ha dichiarato Beha – perché i giudici devono appurare perché a Beha è successo questo. Sono arrivato alla causa penale per vuotare il sacco davanti a loro. Ho 20 anni di dossier, con nomi e cognomi, per raccontare quello che è successo in Rai”. E l’avvocato Domenico D’Amati sottolinea che il problema poteva essere risolto facilmente, applicando le norme previste nel contratto di servizio. A dare manforte a Beha il Presidente ed il Segretario della FNSI, Roberto Natale e Franco Siddi, Gianfranco Botta membro dell’esecutivo dell’Usigrai, il deputato Mauro Beltrandi ed il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti.
    Roberto Natale ha sottolineato il paradosso Beha: “Quando aveva un contratto come lavoro autonomo riusciva a svolgere la sua attività, quando poi è stato assunto lo hanno messo da parte. Bisogna invece che qualcuno cominci a chiedere conto del perché l’azienda perde così tante cause – ha dichiarato Natale – ma soprattutto chi è il responsabile di tutto ciò”. E Franco Siddi ha sottolineato che tutto questo accade perché Beha è una persona indipendente e che quindi la battaglia deve essere per la salvaguardia dell’indipendenza di tutti i giornalisti. “L’azienda – ha dichiarato Gianfranco Botta – dovrebbe utilizzare le persone per le specifiche competenze, ma spesso, come nel caso di Oliviero questo non avviene”. “Credo che Articolo 21 FNSI e Usigrai facciano molto bene a condurre questa battaglia – ha dichiarato l’onorevole Mauro Beltrandi – perché se un simile comportamento è tenuto nei confronti di Beha figuriamoci per altri meno conosciuti e magari anche precari. Occuparsi di questo caso eclatante significa battersi per questi ultimi”. Ed il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti ha chiesto il ripristino della legalità nel settore dei media. “Il caso Beha – ha sottolineato Giulietti – è come il caso di Europa 7 si vuol taroccare la sentenza. Questo significa che non c’è più certezza del diritto. Se si può non applicare la sentenza per Beha la si può non applicare per altri casi, anche nei confronti dei precari. Noi crediamo in questa battaglia – ha continuato Giulietti – e ne faremo un caso nazionale. Oltre alle liste che abbiamo visto pubblicare in queste ultime ore, si dovrebbero pubblicare anche le liste di chi è stato cacciato e mai più riammesso nelle trasmissioni televisive e radiofoniche. Penso a Beha, ma anche ad Alberto Severi, Stefano Gigotti e Sabina Guzzanti”.

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