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    09
    feb.
    2008

    Tutti i colori della rai

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    di Oliviero Beha, da l'Unità del 9 febbraioIn fondo è tutta una questione cromatica: “Libero” pubblica un documento riservato su 650 alti dirigenti di Viale Mazzini, colorandone i cognomi in base alla presunta lottizzazione. Rossi in quota al centrosinistra, blu al centrodestra, verdi come indipendenti (o difficilmente etichettabili). Il Presidente della Rai, Petruccioli, annuncia a tamburo battente querele modello “class action” da parte dell’azienda vilipesa nei confronti della “Feltri List”. Feltri replica: dirò tutto al magistrato.“Fan” come sono della “class action”, solo oggi e con difficoltà introdotta dall’ultima legge Finanziaria, mi dico che non posso perdere quest’occasione. Tutto sommato anch’io pur molto modestamente “sono la Rai”. Vado dunque a compulsare la lista di “Libero” che mi ricorda tanto le bandierine di Fede per quella tornata regionale in cui sbagliò tutto in tv: non ci sono tra i rossi.Non ci sono tra i blu. Sarò tra i verdi, mi illudo. I verdi sono pochissimi, quasi niente, e li scorro in fretta. Non ci sono neppure lì. Faccio un ultimo tentativo: immagino una simpatica schedatura tra i “gialli”, coloro che sono in quarantena, appestati a bordo, e che abbiano magari promosso un’azione giudiziaria nei confronti di quella stessa Rai, e quindi cerco ancora. No, se i verdi sono irrisori, il giallo non è neppure previsto, debbo arrendermi.

    Eppure al giallo avrei diritto, ve lo assicuro: mentre la Rai querelava Feltri contestando la falsità del documento se non proprio la sua inesistenza,chi scrive querelava quella stessa Rai perché da quasi quattro anni non gli permette di prestare la sua opera per l’azienda,omettendo di eseguire sentenze plurali del giudice del lavoro.Verrebbe quasi da dedurne che è proprio una questione di colori,per Feltri come per la Rai,che se non si è previsti non si è previsti.E basta.Per squarciare quel sipario di ipocrisia che avvolge tutta la faccenda ormai da un bel pezzo e che pare però peggiorata nel tempo proprio perché le cose sono sempre avvenute a sipario chiuso,mi limiterò a ricordare l’importanza di quel “verde” così raro nel documento presuntamene scovato da Feltri e contestato in giudizio da quello stesso vertice che poi si comporta come detto –di nuovo in sede giudiziaria-nei confronti dei dipendenti “inorganici”.Vedete,la presenza prima necessaria e quindi subito dopo obbligatoria del “verde”e di ciò che rappresenta  è contemplata non solo nei cromaki (o chroma-key) degli effetti speciali in video,sugli schermi,oppure asfitticamente nei paradigmi di Feltri (ma chi gliel’avrà dato,qualche dirigente importante vendicativo che se ne è appena andato?oppure è farina del sacco di qualche funzionario preso pari pari dalla sceneggiatura del film di Scola “La terrazza,di quasi trent’anni fa?).Il verde è metaforicamente ma anche concretamente,letteralmente previsto da due documenti su cui dovrebbe reggersi la Rai come Ente pubblico di importanza straordinaria nel panorama della comunicazione e della comunicazione politica del Paese.Il primo documento è il Codice Etico di Viale Mazzini: senza che se lo copi “Libero”,basta ricordare che il concetto di utilizzazione dei suoi dipendenti ruota intorno alla loro “valorizzazione”.Devo ancora capire se,come e perché si intenda tener fede a questo concetto.Chi ha valorizzato chi,e come,e perché in chiave di servizio pubblico.Boh…Attendo lumi.Il secondo documento è il Contratto di Servizio,periodicamente controfirmato tra la Rai e il Ministero Competente,quindi senza andar troppo indietro quello che una volta era di Gasparri,poi di Landolfi,oggi di Gentiloni.Tra le voci più pesanti di questo Contratto che dovrebbe istituzionalmente essere l’anima e l’intelaiatura della più delicata azienda pubblica italiana,che altrimenti non avrebbe probabilmente motivo d’essere pubblica,c’è quella della “meritocrazia”.Avete letto bene,”meritocrazia”.E’ senz’altro vero che la meritocrazia non è necessariamente sinonimo di quell’indipendenza colorata di verde sporadico sulle pagine riportate da “Libero”,o almeno che non c’è totale convergenza tra le due voci.Un incapace può anche essere indipendente,ma rimane un incapace.Il punto è che non si può far finta come oggi capita troppo spesso che la meritocrazia possa non includere l’indipendenza,che della meritocrazia nell’informazione dovrebbe essere criterio imprescindibile.Pena il decadere della fiducia della pubblica opinione nei confronti della stampa,o (come avviene) la trasformazione di tale opinione pubblica in orde tifose e ignoranti contrapposte.Ed è esattamente ciò che constatiamo.Non è un optional,insomma,l’indipendenza, non può rimanere distinta,separata,irrelata dalla capacità.A proposito dei conduttori principi della Rai,infatti,non a caso  si teme oggi alla vigilia del periodo preelettorale in regime di “par condicio”,con dichiarazioni opposte ma al vetriolo, non la mancanza di meritocrazia-leggasi di qualità professionale-,ma la dipendenza del merito da appartenenze di bottega.Se è etichettabile,come accade da sempre o quasi nella maggioranza dei casi,questo “merito” in quota a qualcuno perde di valore e anzi preoccupa.E più sei bravo a condurre un programma,per certi versi peggio è : risulti “inaffidabile” che è questo sì perfetto sinonimo di “irricattabile”,a meno che tu non rientri nella logica del teatrino che ha la sua investitura dalla politica.La domanda è la solita: continuando con questi criteri,come si potrà evitare un ulteriore peggioramento della situazione,ammesso che rimanga ancora molto margine verso il basso?E non dovrebbe essere garanzia per tutti un “verde” che dipenda solo dalle sue qualità professionali,anteposte al resto (come da Codice Etico e da Contratto di Servizio)?Vogliamo aspettare il prossimo documento oppure mettere mano alla situazione nell’interesse generale di un Paese che non regge più? E magari anche nell’interesse dei singoli professionisti della comunicazione radiotelevisiva-pochi o tanti che siano- ancora  lievemente a disagio di fronte alla loro schedatura davanti e dietro il sipario dell’ipocrisia? Non sarebbe meglio tentare di evitare il “giallo” per non intasare le aule di tribunale con l’ipotesi di reati dolenti come abuso d’ufficio,maltrattamenti,mancanza di esecuzione di sentenze e minacce?

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    Chip En Sai .
    Caro Oliviero... hai tutta la mia solidarietà!... Ho vissuto anch'io una brutta vicenda lavorativa... che mi ha causato gravi sofferenze!... ma alla fine l'ho spuntata (anche se a duro prezzo!)!... Sono certo che per te sarà molto meno faticoso venire fuori dalla tua situazione con la Rai!... La notorietà - ho sentito dire una volta da Pasolini - è una brutta cosa!... ma... quando si è vittima di problemi legati ad un lavoro... sono convinto che essa sia un formidabile vantaggio!

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