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    11
    feb.
    2008

    Caso beha / sprechi e mortificazioni professionali

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    da Articolo21 - di Antonio Di PietroLa Rai impedisce a suoi dipendenti – in gran parte e a tutti i livelli professionisti di indiscusse capacità- di lavorare tenendoli, per così dire, “congelati”, ma dovendo corrispondere loro lo stipendio? Niente di nuovo sotto il sole, è il caso di dire. Oggi è toccato ad Oliviero Beha- al quale va tutta la nostra solidarietà- come in passato lo è stato per altri. Un triste ritornello a cui ci ha abituato la televisione di Stato. E’ veramente incredibile che un’azienda come la Rai continui ad essere tanto sprezzante, di quelle regole elementari  ed esemplari, visto che parliamo di un’azienda che produce cultura, oltre che informazione.

    Professioni riposte negli “sgabuzzini”aziendali, da logiche – se di logiche si può ancora parlare- incomprensibili. E chi ci rimette? oltre al danno morale che la tv pubblica infligge ai diretti interessati è, ovviamente, sempre il cittadino italiano la vittima predestinata. Esso ci rimette tre volte: primo come contribuente dello Stato; poi quale utente del servizio pubblico radiotelevisivo e, infine, negandogli quell’informazione libera e plurale, di cui ha diritto.E c’è un altro aspetto inquietante di queste vicende: centinaia e centinaia di milioni di euro, che la Rai sborsa ogni anno, per vertenze di lavoro che  la vedono, in moltissimi casi, soccombente ma anche e spesso inadempiente nel rispettare le sentenze emesse dai Tribunali. Una situazione per la quale sono altri che dovrebbero rispondere, anche in sede penale, delle proprie azioni. Il bello – si fa per dire- è che nessuno interviene; né ha pensato di farlo in passato, né pensa di farlo oggi. Che cosa bisogna attendere più per mettere mano ad uno stato di cose che in nessun altro Paese civile  sarebbe accettato? Se a rispondere delle proprie azioni, fossero chiamati i dirigenti Rai quando sbagliano, le cose andrebbero diversamente. Ma da solo questo non basterebbe: c’è bisogno –come abbiamo sempre sostenuto noi dell’Italia dei Valori- di una riforma seria della Rai per liberarla dall’abbraccio mortale della politica, di tutta la politica, che la rilanci pienamente e liberamente sul mercato radiotelevisivo.E’ in questo modo che si può recuperare un’azienda di grande valore e di riconosciute professionalità, importantissima per il Paese e per i cittadini italiani.

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    sannitadovunque .
    Magari succedesse una cosa del genere. Caro DI PIETRO, questo ci porterebbe nelle prime posizioni per quanto riguarda la libertà di stampa.
    luigi vlllani .
    La Rai dovrebbe fare informazione e cultura. Per molti aspetti continua a farlo. Purtroppo, come sottolinea Gino Santo, da alcuni anni più che interessarsi di cultura e di informazione, da quando è al servizio dei partiti, l'informazione e la cultura la fa sempre meno e la manda in onda di notte e non sempre. Si limita a fare informazione al servizio dei partiti. Ormai non c'è trasmissione televisiva ove non sia presente un politico di turno. Un politico che dica la sua su tutti gli argomenti dello scibile umano. Ci tocca quindi ascoltare, ogni volta, come la pensano i politici su qualsiasi argomento, come se la nostra vita fosse regolata dalla pillola politica che ci viene somministrata quotidianamente. L'informazione della RAI e delle altre televioni, a questo punto, mi pare che sia diventato un sistema coercitivo al quale tutti ci stiamo abituando e al quale qualcuno pensa di sotttomettere i cittadini (una volta si diceva il popolo). Ho l'impressione che Di Pietro voglia apparire come il contestatore ma in effetti è uno dei politici più assidui che partecipa ormai al banchetto televisivo, come gli altri, e non c'e trasmissione televisiva alla quale rinunci di apparire. E' singolare che Di Pietro partecipi al blog e mostri tanta solidarietà a Beha proprio il giorno successivo alla riunione avvenuta a Roma da parte della LISTA CIVICA NAZIONALE nella quale si è parlato di una probabile partecipazione alle prossime elezioni. Attento alle SIRENE caro Beha, Attento.
    ginosanto .
    Adesso Di Pietro si è accorto che la Rai fa cultura!Ma quando mai?Quale televisione vede Di Pietro?Non si è accorto che la Rai è,tra le altre cose, quella che ha chiuso 3 orchestre sinfoniche su 4 che ne erano in Italia?Lo sa Di Pietro che circa 200 musicisti che producevano,loro si cultura per conto di questo nobile ente,hanno dovuto cambiare casa(i più fortunati) e lavoro(la maggior parte)?O forse parla della cultura propinata nei telegiornali nei quali un servizio di 12 secondi(cronometrati,lo giuro) per tre morti sul lavoro, e 5 minuti sul prossimo San Valentino!Quali valori sono ancora validi in Italia,quelli di non rispettare le norme che provengono dall'Europa che sanciscono la illegittimità delle frequenza di un canale di mediaset,e che il ministro non fà niente per rispettarle?E quando Di Pietro gli siedeva accanto al Consiglio dei ministri,non gliene hanno mai parlato?Fossi al posto di Oliviero Beha,mi incazzerei da morire.gino santo

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