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    02
    mar.
    2008

    La battaglia degli indecisi

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    di Oliviero Beha, da l'Unità del 2 marzoNel mare dei sondaggi, nelle onde di un Pdl in testa e in quelle di un Pd in recupero, c’è almeno una boa, un dato acquisito: saranno determinanti gli indecisi, i dubbiosi, gli scontenti, gli incazzati, gli apoti ovvero prezzolinianamente quelli che non la bevono. Facciamo una breve ricognizione intorno a questa boa, dopo aver dato un’occhiata ai transatlantici e agli yacht. E alle barche da pesca. Il Popolo della Libertà, che reincarna Forza Italia di celluloide e Alleanza Nazionale “non capisco ma mi adeguo”, fa leva sul fatto di non aver governato negli ultimi due anni, e quindi di raccogliere i voti di coloro che a questi due anni attribuiscono tutte le pene italiane. Come se Berlusconi e il potere fossero in questo Paese due cose separate anche solo per un “fiat” (il riferimento è voluto).

    Il Partito Democratico si prende la briga di costruire un natante “nuovo” almeno di cantiere, per distinguere tra i servigi resi dal governo Prodi all’Italia e gli affanni/le nequizie del medesimo governo a causa di una coalizione rissosa e inattendibile. La barca de”La Sinistra l’arcobaleno”, cioè il resto della politica di sinistra espunta dal centro e dal centrosinistra, farraginosa fin dalla denominazione, si ritrova a dover rispondere al suo elettorato del fatto di aver comunque governato, e contemporaneamente di non aver fatto “per colpa del governo” quello che aveva promesso di fare. Questo la rende poco accessibile dalla politica politicante del transatlantico, da cui arrivano continui spruzzi, ma anche poco appetibile per gli incazzati senza etichetta, finiti a mare con il rischio di annegare, che “hanno già dato”. A destra della Berlusconi Crociere c’è invece la Destra di Storace e Santanché, che per trovare un’identità forte deve rifarsi a un’anima veterofascista da ultrà, una via di mezzo tra quelli che in Germania la Merkel chiama i “fascisti in doppio petto” e i tifosi serbi di Stella Rossa e Partizan orfani del Comandante Arkan. Se sali su quella barca sai che almeno che cosa trovi, dei fascisti a un petto solo. In mezzo, ci sono pezzi sparsi di ex Democrazia Cristiana incerti tra il passato e il futuro,  ma al presente forti solo al contrario, cioè forti di “non “ essere né Berlusconi né Veltroni sospettati intermittentemente di “inciucio”. Più Boselli su uno scoglio, per il quale il Pd fa “politica d’avanspettacolo” solo perché non imbarca il Partito Socialista di Turati. Tra Turati e Boselli temo ci sia stato dell’altro. In questo contesto, l’equivoco di cui parlo è quello che vuole bollare come “antipolitica” tutto ciò che non si riconosce o non si riconosce abbastanza nella sommaria descrizione appena riassunta. Agli addetti ai lavori, o alla “casta” ormai conclamata,  sembra concettualmente arduo ipotizzare che sia proprio questo braccio di mare considerato nel suo complesso e senza troppe distinzioni a non andare più bene a un certo numero di cittadini elettori, forse in aumento. Per averne un’idea, proviamo a immaginare lo scenario marino come il set di “Truman show”, il famosissimo film di Weirsulla finzione tv-vita reale-ancora tv. Nella invenzione cinematografica, il mare ripreso dalle telecamere finiva. E sì. Con una porticina. Ed era compreso in un enorme pallone aerostatico. Proviamo a immaginare che le condizioni del Paese oggi, per un monte di responsabilità, colpe, accidenti vari, abbiano indotto molti italiani a recepire la politica, i suoi natanti, i suoi flutti, come qualche cosa di “irreale”, o anche solo di non sufficientemente reale in risposta al fortissimo disagio generalizzato, in primis dei giovani senza lavoro e senza un vero abbozzo di futuro. Fuori dal Truman show, ma dipendente da esso, da quello che vi accade, da chi traversa meglio e più in fretta il braccio di mare sotto gli occhi delle telecamere guidate però dagli stessi armatori della traversata, c’è una parte di Paese che si è resa conto del grado di degenerazione della nostra società e non abbocca più allo show; oppure semplicemente una parte che “sta male” e fatica a orientarsi nel suo malestare e non capendo ma sentendo a pelle, non politicamente ma civicamente,  la malattia, oppone un rifiuto allo spettacolo. Un rifiuto magari infantile, superficiale, ma legittimo, ed emotivamente almeno altrettanto pieno di vitalità conculcata di quanto non lo sia la partecipazione alle forme di democrazia dal basso, si vedano le primarie degli ultimi tre anni. Anzi, non mi sentirei di escludere che a volte coincidano pezzi di popolo delle primarie con falangi di scontenti intrappolati nel “no” all’universo mondo,  o quasi. Definire tutto ciò nei perimetri della cosiddetta “antipolitica”  dovrebbe sembrare a chi ragiona una specie di insania, qualcosa del “Deus amentat quos perdere vult”, una specie di ulteriore autolesionismo della classe dirigente leggasi politica tout court che dopo aver contribuito in dosi decisive e straordinarie a questa malattia sociale adesso etichetta i sintomi come “urla sguaiate”. E invece l’antipolitica non è ancora cominciata, questo è il punto. Non c’è stato finora alcun tentativo serio di arrembaggio. E per non farla cominciare, per non favorire derive populistiche che si sa a volte come cominciano  ma mai come finiscono, non c’è che un modo: star a sentire le urla, di chi magari addirittura rischia di affogare in un mare finto, cogliere i sintomi per curare la malattia, imbarcare chi nuota a fatica a condizione che non si trovi poi a bordo su un galeone di mercanti di schiavi. Per questo è ovvio che tra coloro che sono in mare, o che stanno fuori dal pallone aerostatico del film della politica e della campagna elettorale e guardano a quel mare convenzionale dalla tv o dalla finestra di casa loro, in teoria siano assai  più numerosi coloro che se la prendono con le flotte di centro-sinistra, di centro e di sinistra che non con i loro omologhi di centro-destra, di centro e di destra. Più di tanto costoro non hanno deluso il loro elettorato. Berlusconi continua a comprare, a investire, ad arricchirsi, come sempre, non recita affatto, e azzerando la memoria collettiva trova sempre qualcuno che può fingere che quel mare e quel transatlantico non siano finti. A Veltroni si richiederebbe invece di navigare in un altro mare, o almeno di dire chiaramente che se per oggi la politica è sotto il pallone poi dovrà uscire per forza sotto il cielo, pena il rimanere prigioniera della solita finzione. Fuori dal Truman show in cui siamo stati costretti e ridotti da una quindicina d’anni, c’è il Paese, che però naturalmente è di volta in volta anche dentro quella finzione. Chi la rigetta, come Grillo,  le Liste civiche , il popolo di internet, i Fiorello, gli Zucchero ecc.  in un elenco abborracciato, lacunoso e un po’ scapato di cui mi scuso, è ben dentro la politica: solo che è fuori dal pallone di Truman. Ma il pallone di Truman è contenuto nella nostra realtà di tutti i giorni, e invece sembra essere il contrario. Va rovesciato il rapporto. Quindi ponti d’oro a chi scende in politica civica, sul territorio, perché prova a lacerare quel telo del pallone sul mare dei sondaggi. A meno che chi naviga non sia così miope ancora una volta da non porsi il problema del dopo, chiunque vinca in aprile. Che non lo faccia Berlusconi come detto è normale, è lui il produttore della nostra tremenda fiction. Che non lo faccia Veltroni, sarebbe maleaugurante. Certo, i segnali dalla plancia del Pd sono contrastanti: di qui una buona notizia per i candidati incensurati, di là una cattiva sui conflitti di interesse, quasi non fossero essi la chiave per aprire tutte le porte o quasi della Brutta Italia. E via così. Un paio di esempi concreti, dopo la sfilza di metafore, affinché si rimanga per forza nelle cose. Il Tg 2 delle 13 di giovedì 21 febbraio dava tra i titoli di testa quello di “Milano colonia della n’drangheta”. Sul piano economico, politico e sociale una bomba, per tutto ciò che significa. Nessuno ha ripreso la notizia, neanche l’avesse data sul blog alle centinaia di migliaia di internauti uno a caso, che so, Beppe Grillo. Lo stesso che, fuori dal pallone aerostatico della politica comunemente intesa, giorni fa concionava sui rifiuti napoletani riempiendo le piazze senza più far notizia, mentre a Napoli sono i parroci a dare lezione di raccolta differenziata dei rifiuti. Mentre nel triangolo maledetto tra Augusta, Priolo e Melilli, nella Sicilia di Cuffaro e Lombardo, infertilità, abortività spontanea e malformazioni sono cresciute in maniera preoccupante, le ultime dall’ 1. 5 degli anni ’80 al 5. 5 nel 2000, dopo lo sviluppo industriale barbaro e deregolato di quegli anni e un inquinamento spaventoso a base soprattutto di mercurio. Altro che Ferrara e la legge 194,  e un dibattito sull’invasione delle coscienze buono soprattutto per non occuparsi delle incursioni prezzolate nella nostra salute e nella salute del nostro ambiente. Altro che tripudio di inceneritori nell’emergenza capziosa della monnezza salvo poi consegnare a figli e nipoti una monnezza biochimica ancora più dannosa. Ecco, vi ho citato due dati che per quello che rappresentano potrebbero da soli lacerare il pallone e con esso l’equivoco elettorale di cui sopra, e aprire il mare sottostante della politica, rendendolo autentico e consentendo di recuperare a bordo magari indecisi, dubbiosi, scontenti, incazzati, apoti. Ossia quella parte di cittadini attivi o passivi che sanno montalianamente quello che non vogliono, in attesa di aver chiaro quello che vogliono e come ottenerlo. Se la politica desse delle risposte in questo senso, non ci sarebbe proprio bisogno di alcun “anti” e dunque neppure di alcuna strumentale demonizzazione delle proteste specie se ultragiustificate. Certo, bisogna volerlo e saperlo fare rischiando potere per averne di più finalizzato al bene comune. Sul saperlo, un’altra volta. Ma volerlo, beh, sarebbe già un eccellente punto di partenza.

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    Chip En Sai .
    Che idea!... vado subito a depositare il logo del P.I. (Partito dell'Indeciso)!

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