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    12
    mar.
    2008

    Come ti faccio sparire la realtà

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    di Oliviero Beha, pubblicato su l'Unità del 12 marzoGiorni fa, dico in questi giorni di turbolenza elettorale, sono rimasto stordito alzando lo sguardo verso un enorme cartellone: diceva “Più sicuri, c’è Alleanza”, e fin qui absit…Solo che di taglio la faccia un po’ più tonda del solito di  Gianfranco Fini ricordava molto il profilo di Dario Franceschini. Dio mio, ho pensato, va bene gli occhiali simili, va bene l’inquadratura generalista, ma c’era qualcosa che non andava. Una tal sovrapposizione era inaccettabile per chiunque. Che cosa avevo in testa? Stava sparendo la realtà sotto i miei occhi. Possibile? Di qui alcune domande a naso in su. Di che immaginario disponiamo oggi, e domani per il voto, e dopodomani per quello che succederà? Che rapporto c’è tra la realtà (Fini) e la nostra disposizione d’animo a capovolgerla (Franceschini), mutarla di segno, costruirla o ricostruirla per finta? Dov’è il trucco, se c’è?Per entrare in questo ordine di idee, assai meno strampalato di quel che può sembrare, avreste dovuto vedere la quarta e ultima puntata della serie di “Italian job”, su La7, domenica in prima serata. Dopo aver toccato nelle prime trasmissioni la politica, di cui ricordo una spettacolare invenzione di un circolo della Brambilla pronta cassa e la storia dei Casinò in Calabria intrecciata con la criminalità organizzata ma ex novo, ed aver svariato in disparate situazioni pubbliche, domenica scorsa nel mirino di un attore, Paolo Calabresi, che creava dal nulla o quasi i suoi personaggi, c’era lo spettacolo, la tv, l’informazione: settori interdipendenti, ormai, e ideali per provare a mettere a fuoco il nostro immaginario di contemporanei consunti. Non nasce forse da questo intreccio l’abito mentale con cui ci formiamo un’opinione, o qualcosa del genere,  per scegliere poi per chi votare?

    Il meccanismo del programma è originale nel punto di partenza. La premessa è che la realtà va creata per poterla analizzare. Quindi è una finzione scenica, per cui Calabresi si finge Nicolas Cage, o un politico, o un Cardinale, truccandosi da loro. Ma questa realtà finta va inventata seguendo gli stilemi di comportamento della realtà vera, così che la provocazione di partenza sia all’arrivo una tranche di vita vissuta come tante, analoga o addirittura uguale a quello che ci viene spacciato per vero. Teoria? Ma no. Seguitemi. Cominciamo dal business della beneficenza. L’affare, la moda, la deriva della beneficienza a spese dell’etica alla quale si dovrebbe rifare. Da anni e decadi questo paese è tutto un inno alla solidarietà, alla colletta pubblica per chi soffre mentre le istituzioni latitano. In parte è un bluff che mina anche le iniziative meritorie, ma nessuno denuncia nessuno per non rischiare di buttare via con l’acqua sporca anche il bambino, alias la bontà di molti. ”Italian job” fa chiarezza. Per esempio parla di un idolo delle ragazzine come l’attore Edoardo Costa, che raccoglie per i piccoli infelici delle favelas brasiliane in due anni 148 mila euro, e li dedica a un suo libro fotografico, stornandone per beneficenza prima solo 5 mila e poi (costretto) solo 20 mila per i bambini miseri. Questa sì è solidarietà. Ancora più clamoroso è il caso delle “partite del cuore”, mediaticamente sovraesposte da un pezzo perché commuovono le folle divertendole. Paolo Calabresi, sotto le mentite spoglie di un maneggione d’oltreoceano che rappresenta un’emittente brasiliana, incontra il suo omologo italiano, anzi romano. Come è davvero solidale, ma soprattutto con se stesso, il manager della Nazionale Calcio Attori! Infatti alla proposta del finto trafficante di organizzare una partita di “Vecchie Glorie” italo-brasiliane per beneficenza,  annuisce con passione dando subito l’indicazione del proprio conto in Svizzera. Il conto in Svizzera? Ma bene, avrà avuto dei buoni esempi… Solo che lui sta speculando sulla sofferenza dichiarata. Quanto ha imbertato finora in quattro/cinque lustri? E tutto è sempre avvenuto sotto gli occhi di tutti, e nessuno fa nulla fingendo di non sapere? Una storiaccia che va avanti da vent’anni coinvolgendo noti e ignoti in cinemascope a colpi di “partite del cuore” e mal di fegato per chi si dissociava dal raggiro. Lo so personalmente. Il programma de La7 si è poi sbizzarrito a parlare di cose che si sanno, ma che non si sa di sapere. La “tratta” di giovani calciatori del Camerun, evasi dal torneo di Viareggio tra il 2004 e il 2005, 8 in totale, per esempio. Scomparsi. Ma riapparsi nel 2005 in prima squadra nell’Inter (avranno invitato il giovane Maa Boumsong alla festa dei 100 anni?), o quest’anno nella rosa dell’Udinese. Solo che gli cambiano nome e dati, e il Matute dell’Udinese come il connazionale dell’Inter è semplicemente un’altra persona. Nessuno sa niente, degli addetti ai lavori e del pubblico, o tutti sanno tutto e non frega niente a nessuno?E’ un modo di far scomparire la realtà nella realtà cambiandole letteralmente i connotati?C’è poi lo svelamento della televisione e dei suoi meccanismi, ma elevato al cubo dell’evidenza. Calabresi si trucca da vecchietto, si dà un nome, ”nonno vivo”, e fa chiamare il funzionario competente della Rai per Domenica In da un Cardinale. Avete letto bene: da un Cardinale. Sua Eminenza è telefonicamente così incisivo e convincente che Pippo Baudo (un sosia? no, proprio Pippo) invita “nonno vivo” in prima fila al teatro Ariston, a commentare l’appena terminato Festival di Sanremo, in diretta tv. Su Rai Uno, naturalmente, quella che conforma la mentalità di massa degli italiani per antonomasia (una finta Rai Uno? No, ammesso che quella che vediamo sia quella vera , era proprio quella). Hanno duettato da par loro, Pippo e “nonno vivo”, baldo novantacinquenne. Diversi scambi. E Pippo era Pippo, e il “nonno” invece Paolo Calabresi. E come gongolava Pippo per aver il Matusa lì, e come era contenta la struttura Rai competente di aver soddisfatto (anche in questa occasione? parrebbe di sì, se il meccanismo è così oliato) il Cardinale. Ma non è lo stesso Cardinale,  inteso come “tipico”, che poi fa politica privilegiando il cattolicesimo degli italiani sul laicismo dei “barbari” che sarebbero contro i valori della famiglia? Direi di sì, da come hanno abboccato entusiasti i titolari tv del Festival. E la tv che guardiamo non è proprio quella? E se è così facile taroccarla, come possiamo crederle quando incameriamo informazioni per formarci un’idea politica? E perché dovrei pensare che Bertinotti e Casini, che domani saranno a Viale Mazzini per protestare per il pluralismo contro la emarginazione dei loro spazi elettorali, non siano in realtà dei Paolo Calabresi truccati da leader rosso-bianco, o non mandino in giro in tv o altrove dei “loro” Paolo Calabresi sub specie porporata? Non funziona così in tutta la tv?Ovviamente il rapporto tra vero e falso, o falso taroccato da vero, non finisce qui. Quello di Calabresi è solo un paradigma direi onnicomprensivo. Il programma va avanti, e punta gli occhi sull’informazione. Avete presente quel tal Alessio Sundas, assurto agli onori disonorevoli della cronaca come “agente-scopritore” di quel disgraziato rom che l’anno scorso ha travolto in auto 4 ragazzi nelle Marche, uccidendoli? Ma sì, forza, un certo Marco Ahmetovic, per cui il sedicente agente aveva inventato un radioso futuro da testimonial per una sorta di “linea rom”, tra jeans, profumo e sigarette… Scandalo italiano, i benpensanti a strapparsi le vesti, dove andremo a finire, ecc. ecc. Beh? Tutto falso, non è vero. E che sia tutto falso lo sanno benissimo anche i mezzi di informazione. Solo che è merce che si vende alla grande, anche se adulterata, quindi anche oggi basta che il fantasioso Sundas dica qualche scemenza, e via, tutti a riprenderlo come se fossero azioni e non parole, dalle agenzie ai telegiornali, a salire. Non vi meraviglia? Ci siete abituati? Vi fate taroccare così tranquillamente?E’ questo l’autentico salto di qualità ma verso il basso: si vende un prodotto mascherato da informazione, nell’acquiescenza dei destinatari ormai vicini all’intossicazione da incredulità e quindi da indifferenza. Un senso che se tradotto in sensibilità politica forse peggiora lo stato delle cose. O no? Non è nuova, la faccenda, è solo meglio esposta e coordinata nella cornice di un programma come questo. Ma alcuni anni fa, a metà della scorsa decade, un giornale tedesco combinò a Napoli uno scippo finto per “vendere meglio l’atmosfera”, le foto, il servizio. Fu sputtanato, temo per caso. Ma era un segnale. Nel settembre scorso la notizia di un pensionato, sorpreso a rubare pasta in un negozio di Cagliari perché il costo della vita era salito a livelli intollerabili, fece il giro d’Italia e conquistò evidenza all’estero. Era falsa. Il telegiornale regionale lo scoprì ad horas, e lo segnalò ai telegiornali nazionali che invece trionfanti la dettero per buona e continuarono a farlo finché poterono, essendo troppo ghiotta la storiella. Salvo poi “smerciare” anche la notizia che era falsa con lo stesso noncurante appetito mediatico. E’ del 1 marzo scorso, invece, la storia vera (?!) di una settantenne che nel Bergamasco ha fatto la stessa cosa “per sopravvivere”. Come fare a sapere di che cosa stiamo parlando? E se il falso stesse spingendo avanti (indietro) il vero? Potrei continuare. E’ solo una traccia. Abbastanza per una riflessione. Il vero sta diventando irriconoscibile, se l’indistinzione non fa più alcun effetto. Certo, Fini e Franceschini sono molto diversi. Ma la realtà che ci contiene tutti è ormai solo una convenzione. Magari in diretta tv. 

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    luigi vlllani .
    E' la società che è falsa oppure siamo noi che siamo matti. Noi che critichiamo quello che ormai risulta (pare) normale. E' normale tutto ciò che viene reso appariscente in TV e nel modo in cui viene reso plausibile. Se la notizia, il fatto non viene raccontato in TV non esiste. Non importa se il fatto è reale, verosimile o inverosimile. E' se appare. Non è se non appare o se è smentito. Naturalmente tutto in TV. Fuori da questa invenzione non è nulla. Neanche la socità malata.
    Chip En Sai .
    Finalmente l'ho visto il "cardinale" Paolo Calabresi!... un vero spasso!... al concerto di Gigi D'Alessio!... eh sì!... la realtà e la verità non si trovano più in giro... nel Paese di Pirandello!

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