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    19
    mar.
    2008

    Bagarinaggio di stato

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    di Oliviero Beha, pubblicato su l'Unità del 19 marzoE’ proprio vero: basta sollevare appena appena il coperchio, e il pentolone Italia non risparmia cattivi odori. Anche nel calcio. Solo che il calcio è stato pensato, istruito e gestito per ”distrarre” il tifoso (e non,  come leggerete,  il denaro) dalle nequizie quotidiane. E invece ne genera e ne distribuisce come e più degli altri settori. Di qui il corto circuito, e il fusibile/pallone, sotto gli occhi di tutti, senza che avvenga nulla. Prendete la data di oggi: c’è un turno infrasettimanale di campionato, con tre partite in sei giorni per spremere il limone rotondo fino alle ultime gocce, e gli italiani riservano al campionato un’oncia di credibilità e dosi industriali di passione. Mentre infuria la campagna elettorale. E la cosa più certa di tutti è il rischio di recessione economica, con l’enorme bagaglio di lavoro precario che si tira dietro. Sto quindi parlando di soldi. Di una storia di soldi e pallone.

    Qualcuno tra i lettori ricorda vagamente la vicenda di Calciopoli?Ma, sì, quella simpatica faccenduola per cui la Juve è finita in B, il calcio italiano è sembrato rivoluzionato per un mattino, la faccia l’ha salvata la Nazionale di Lippi e Rossi (Guido) e del Mastella da “amnistia preventiva” negli spogliatoi di Berlino…Ebbene, recentemente il settimanale “Guerin Sportivo” ha tirato fuori una storiaccia incredibile, cioè credibile. La Federcalcio italiana ha dilapidato 1 milione e 356 mila 751 euro in biglietti omaggio. Rileggete la cifra con me, pensate ai problemi italiani, a quanto denaro è, a che cosa significa. Poi regolatevi sui biglietti all’epoca scomparsi, sul fatto che la Federcalcio è un ente pubblico dipendendo dal Coni, che quindi sono soldi nostri, che la favoletta dei biglietti solo “courtesy” per gli sponsor adesso cozza con la cifra abnorme, che l’equipe azzurra ne è stata certamente imbottita, che però non è pensabile che tutto questo ben di Dio sia stato solo distribuito “a gratis”, che fuori dagli stadi fioriva il bagarinaggio, che quindi sia ipotizzabile persino un bagarinaggio se non ufficiale almeno contemplato, una sorta di “bagarinaggio di Stato”, ecc. ecc. Carraro allora,  “al tempo del colera calcistico” alla Garcia Marquez e degli omaggi a pioggia torrenziale a spese nostre,  non era più presidente, Abete era “soltanto” il suo vice anche se oggi ne è l’erede “inconsapevole” essendo i buoi secondo alcuni già scappati e secondo chi scrive ancora tutti o quasi nella mangiatoia-Italia, nella parte del Commissario Straordinario recitava appunto il suo ruolo alla grande Guido Rossi. Che facciamo di questa vicenda oggi, la seppelliamo così com’è come se niente fosse, magari promettendo che per i prossimi Europei i biglietti omaggio saranno di meno e verranno sorteggiati che so da Pippo Baudo in diretta tv?Basta questo, oppure in un Paese tra il serio e l’accettabile ne sortirebbe un’inchiesta vera, dalla quale scaturirebbe quello che tutti sappiamo e ci piace così poco, cioè che tra politica sportiva e politica tout court c’è un intreccio inestricabile dove i favori, gli omaggi, i conflitti di interesse, la coincidenza di controllati e controllori colmano  il buco tra destra e sinistra pavimentando il terreno paludoso su cui ci si muove (si affonda) un po’ tutti?Da “calcio e denaro” a “calcio e giustizia” il passo è assai breve, ahimè, e non credo porti a molto. E non dipende dalla magistratura, dalla giustizia ordinaria, dai sostituti che indagano a Napoli e ne costituiscono la pubblica accusa né dal Tribunale che sarà chiamato a giudicare del processo in corso a Calciopoli. Perché la storia ci dice che effettivamente è ai limiti della praticabilità giuridica stabilire che se qualcuno, dirigenti, giocatori, allenatori, arbitri truccano in qualche modo le partite e ne orientino il risultato, ciò in campo avvenga davvero artatamente, come conseguenza di una truffa. E’ una specie di contraddizione in termini, un paradosso all’Epimenide ossia “Tutti i cretesi sono bugiardi e io sono di Creta”, paradosso su cui poggiano capisaldi della filosofia occidentale e muretti berlusconiani contemporanei. Tradotto in calcese,  è vero che io ho detto, fatto, promesso, ma è praticamente impossibile provare che chi ha sbagliato un gol o fischiato un rigore l’abbia fatto per l’accordo stipulato e non perché gli era venuto così, per un errore, perché insomma “la palla è rotonda”, assioma intelligentissimo su cui si regge l’alea del pallone. Assioma che ancora fa da cemento a tutto il movimento calcistico, che altrimenti ridotto ai minimi termini di credibilità non permetterebbe a tifosi e addetti ai lavori di continuare a “recitare la loro parte” quasi credendoci davvero. Impossibile dunque un calcio pulito per mano giudiziaria?Improbabile o impensabile se ci riferiamo alla giustizia ordinaria, possibile e naturalmente più che possibile, indispensabile ed esigibile se ci riferiamo alla giustizia sportiva. Quella sì, carte federali alla mano, può giudicare in termini di “lealtà sportiva”, una specie di dettato costituzionale dello sport, e quindi indagare, comminare, colpire, penalizzare. Ma dovrebbe essere indipendente, e non lo è affatto a partire dalla cosiddetta divisione dei poteri da Montesquieu in calzoncini. Non lo è nelle persone, nei giudizi, in quel pastrocchio che evocavo prima a proposito di un’auspicabile inchiesta sul “bagarinaggio di Stato” per i biglietti omaggio dei Mondiali di Germania. Conflitti di interessi a gogò, controllati e controllori in   uno, incertezza del giudizio: ma come, la Juve manda una letteraccia pubblica contro gli arbitri e non accade nulla, il Totti furioso dice una battutina e viene deferito? E’ palesemente una giostra di ipocrisia, in cui trionfano l’opportunismo e il potere contrattuale dei club e delle figure che portano denaro, e ne permettono la distribuzione. Calciopoli è stata tradotta in Moggiopoli perché conveniva a quelli che avrebbero occupato quel vuoto (esteso, effettivamente) lasciato dalla filiera Moggi, il quale a buon diritto nel Paese dei Maneggioni oggi può sostenere “ho pagato solo io”, sempre in termini di quella giustizia sportiva arrangiata e arrangiaticcia di cui dicevo. Siccome nel Paese dei Craxi e del “scagli la prima pietra chi non lo ha fatto” per il finanziamento tangentista della politica (oggi sostituito a norma di legge dal conflitto di interessi che ne ha vanificato il rischio…), addotto a difesa e non ad accusa dell’intiero sistema, sappiamo come vanno le cose, almeno non contentiamoci dell’effetto-Moggi. Sarebbe una presa per i fondelli, in uno scandalo tutto da decifrare. Roba italiana?Questa sì, ma dall’estero nell’indifferenza dei più c’è qualcuno che sta lavorando benone sempre nell’ambito del binomio “calcio e denaro”, se non ancora “calcio e magistratura ordinaria”. Di che parlo?Ma come, prima dell’ultimo sorteggio di Champions League, sul sito del giornale inglese “Liverpool Echo” un tifoso riporta l’esatto esito del sorteggio successivo sostenendo di averlo saputo dal giro di scommesse notoriamente industriale in Inghilterra e ormai considerevole anche da noi, e la cosa ha solo risvolti di colore?Babbioni, così il Chelsea di Abramovich punta su Mosca, e gli affari diventano entusiasmanti. In attesa di un Tom Cruise e di una “Mission impossibile” sulle grinfie della Mafia russa sul pallone, e certi che le n’drine (orgoglio patriottico!) dovranno prima o poi diversificare gli investimenti oggi mirati soprattutto sul traffico di droga,  mi basterebbe che qualcuno intanto rispondesse dello scandaloso bagarinaggio 2008, e di quella cifra che riporto ancora per i tanti lettori che nelle lettere al giornale lamentano giustamente di sprofondare nell’ingiustizia retribuitiva e nella mancanza di lavoro. O anche solo per le necessità di un calcio giovanile e dilettantistico in bancarotta, che grida vendetta. Sì, avete letto bene fin dall’inizio, 1 milione 356 mila 751 euro in biglietti omaggio, figli del resto di un Paese che con il calcio vorremmo per un paio d’ore dimenticare.

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    Chip En Sai .
    A proposito della “lealtà sportiva”... http://www.webarchia.org/leggi/lealta-nello-sport-78.php

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