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    28
    mar.
    2008

    Caos calmo per il caimano

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    di Oliviero Beha, pubblicato su l'Unità del 28 marzoDevo ringraziare pubblicamente Nanni Moretti, senza ironia dal momento che non sto esattamente per recensirlo con grande favore, per il suo straordinario effetto-lavagna: non mi viene in mente alcun’ altra figura pubblica che riesca a rendere così perfettamente l’idea della catastrofe di un Paese in due anni, da Moretti a Moretti. Due anni fa di questi tempi si parlava del suo film “Il Caimano”, dello stato paludoso del Paese, di quello che ci si aspettava da una vittoria del centro-sinistra spinto al governo da un disperato istinto di conservazione di gente stremata.

    L’intelligenza, il talento, l’impeccabilità etica di Moretti uomo di spettacolo con forti venature di impegno politico riconoscibilissimo avevano creato le condizioni di un movimento di popolo come i “girotondini”, versione 2000 di giacobini e girondini timbrati dalla media borghesia italiana. Un’altra sinistra per un altro Paese, stravolto dal Dio Mammone del Cavaliere che tutto monetizza elevato a potenza “mentre all’estero ridevano di noi”. Il film di Moretti è stato l’epigrafe immaginifica e tremenda di tutto ciò. Roba nota, che forse non varrebbe la pena di riesumare  in un Paese di lotofagi volontari e involontari se adesso non facessimo i conti con un’altra campagna elettorale, con un Paese sempre più impaludato, con la prospettiva di ritrovarci lo stesso Berlusconi di sempre solo un poco più affrettato, attempato, scatologico. E con “Caos calmo”, il recentissimo film che ha come protagonista appunto sempre lui, Nanni. Lasciamo da parte i dettagli nelle differenze: l’altro è un film “politico” nelle virgolettature più viscerali e antropoculturali del termine, girato da lui stesso, questo è un film intimista/sentimentale di Grimaldi da un romanzo di Veronesi,  con Nanni “solo” interprete principale. Riduttivo: con Nanni che in realtà è per filo e per segno “il” film”. Quale Nanni? Nanni l’attore, naturalmente, Nanni l’interprete, Nanni la figura pubblica che catalizza le nostre nevrosi di contemporanei disgraziati. Tra l’altro è – direi ovviamente – bravissimo anche se alla Sordi nasconde il personaggio. Succede. Non è detto che sia un male. Come poco interessante o almeno solo subordinato è il discorso sul livello di polemiche che hanno suscitato “Il Caimano” allora, e “Caos calmo” oggi. Allora ne fu investito l’antiberlusconismo di un manipolo di coraggiosi o di scemi o delle due cose insieme, quorum ego, colpevoli di trarre da una semplice stagione all’inferno capitalistico, ma truccato,  con Silvio “deformatore di paesaggi”,  teorie delle catastrofi o delle derive dei continenti. Macché regime, voi non sapete che cos’è un vero regime, evidentemente, è stato obiettato con forza opportunistica. Non si può forse scrivere (abbastanza), parlare (qualche volta anche in tv con un occhio agli interessi padronali), persino pensare liberamente, cosa che in altri Paesi neppure oggi possono permettersi?E allora, suvvia. Magari si potrebbe discuterne: è corretto il paragone che so con la Cina, o è meglio farlo con gli Stati Uniti?E c’è più libero pensiero qui o in Gran Bretagna?Ecc. ecc. Oggi per il novissimo Moretti c’è al massimo chi arroventa polemiche sulla pubblicità occulta di una marca d’automobili o disquisisce sul cattivo gusto della scena tra lui e Isabella Ferrari. Siamo ancora un Paese ad alta vaticanizzazione che si sente straniero più a Sodoma che a Gomorra (chiedere lumi a Saviano, inteso come scrittore). Dettagli, appunto. Ma guardando ai due Moretti come estremi di un periodo tutt’altro che felice se non ancora della nostra storia  comunque già della nostra cronaca, è difficile impedirsi di fare confronti, di non dare altri significati sia ai film che all’impegno profuso da Moretti nei confronti di Berlusconi prima e della Ferrari poi. Con un occhio alla biografia di Nanni, intesa nel suo impegnativo complesso, come fai a non porti degli interrogativi forti?Per esempio, con un’equazione da lavagna pubblica: quel Moretti dell’impegno sta a “Il Caimano” e a quel periodo di soli due anni fa come questo Moretti “bravo attore” al servizio di una storiella sta a “Caos calmo” e a queste settimane arrangiaticce in cui si cerca di salvare il salvabile per non buttare a mare proprio tutto? E il percorso personale di Moretti in quanto coincide con quello di quella parte di Paese che lo ha seguito, si è immedesimata, ha pensato davvero che senza inversione di tendenza si fosse destinati ad affogare (metafora opportuna, a giudicare dal film in questione)? Dobbiamo dedurne una specie di “si salvi chi può” ognuno per suo conto, in una spoliticizzazione totale che va al di là dell’attuale lizza elettorale?E’ dunque la sua una nota testamentaria, la ratifica di una sconfitta nel modo di intendere la vita della collettività, i suoi obiettivi, i suoi comportamenti, naturalmente perfino o soprattutto il suo modo di parlare? Perché vedete, ”Caos calmo”, film certo non sgradevole e intermittentemente quasi ben congegnato, in realtà sta “parlando” male. Accozza le cose, vende soltanto un prodotto per di più spesso disarticolato in “apparizioni” e articolato solo nella figura del protagonista, in sostanza disanima un’idea della vita. E questo avviene sotto gli occhi e per mano recitante di quello stesso Moretti di Piazza San Giovanni? O, per rimanere nell’alveo del paragone nelle sale, dello stesso Moretti de “Il Caimano”?Moretti è temo troppo profondo magari suo malgrado per non cogliere questa “deriva”, per non averlo fatto apposta, per non sapere che nel film “parla” molto di più che non dica o non reciti la trasposizione di un romanzo purchessia. Anzi, nella frantumazione del corpo filmico, un cineasta e un intellettuale come lui deve aver finto di non accorgersi di nulla, oppure aver deciso per il “tanto peggio tanto meglio” di chi ritiene che ormai i buoi siano scappati, quelli della sua generazione e quelli della generazione dei suoi figli. Al Moretti girotondino che viene dopo un percorso artistico raro come il suo e che fornisce dell’epoca una sorta di tavola funeraria con “Il Caimano”, ”Caos calmo” non può essere piaciuto come idea e come realizzazione. Ma l’ha fatto, eccome. E quindi se “Il Caimano” rendeva l’idea di allora attraverso Moretti, questo “Caos calmo” non rende soltanto l’idea di Moretti oggi, ovviamente padronissimo di evolvere, sterzare, avanzare, retrocedere nella palude o mettersi in salvo in elicottero dalla fanghiglia tra le (poche?) braccia ancora alzate di chi sprofonda. No, non si tratta solo o tanto di Moretti. Si tratta del documento di una perversa trasformazione che sta svuotando gli italiani ben oltre la destra e la sinistra, rendendo opaco l’immediato futuro. Questo mentre il coro, molto poco greco e invece assai radical chic che secondo copione “canta” come d’abitudine dall’anfiteatro mediatico, pare aver preso per buona l’operina di oggi proprio come il film tremendo di due anni fa. Così, salottieramente, senza grandi differenze. E’ sempre Moretti, ci dicono gli afasici, se ne consumino piuttosto le analogie. E’ un altro segno dell’opacità circostante. Sempre meno luce filtra nella palude.
     

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    margherirosa .
    Dunque-dunque-dunque, vediamo un pò: se prendiamo un Ca-ione, un Os-ione [calcio, osmio], e li cimentiamo [come si direbbe proprio in questi casi] in una provetta [neanche tanto “provetta” e né è indispensabile che sia tale, ma già per lo meno all’uopo ‘sufficiente’]; o di per converso un C-ione, [carbonio], un A-ione [elemento assolutamente sconosciuto? ma no, è l’argo!] e un altro Os-ione; o infine lo stesso carbonio, un Ao [un primitivo della tribù dei Naga !] e S-ione [solfo;…magari preso da una di quelle cisterne della morte ?]; il tutto con un altro tipo di Ca-ione e un L-ione [sconosciuto ai più; né radioattivo; sì in quanto tale, in questo caso pure liòne senza criniera, e tanto più, neanche lontanamente parente “d’Ò Liòne”, lo splendido allenatore dell’Avellino e Napoli dei tempi andati], e un Mò-ione [mò-libdeno; ma non troppo “ambresse-ambresse”]; oppure un altro carbonio, un Al-ione [alluminio] e un altro Mo-ione [come sopra]; vale a dire che: esplicitando e chiarendo per forza di cose, nei dettagli, questa formula, chimica, per altri versi del tutto improbabile (semplicemente, o assolutamente inesistente), se non in questa sua, e già esageratissima fantasia elugubrativa; ovvero: se noi prendiamo / essimo, e facessimo reagire “cotanti” elementi chimici..., e se non in provetta, in un più ampio matraccio, probabilmente poi non succederebbe un bel niente, e manco quel famoso e quasi-fatidico “gran botto” degli alchimisti più spericolati d’un tempo [sì, forse, conseguenze serie per quel povero Naga, malcapitato, sopratutto incolpevole, e prima ancora che primitivo]; perché ci troviamo in uno “stato” / contesto tale, che l’implosione, da tempo è e regna, quasi-sovrana e con il “botto” che è viceversa un fatto acclarato e ormai quotidiano… Tanto poi il “brodo di coltura”, già dell’esperimento, e quanto del reale contesto, è poi quello che è, provetta e/o matraccio o capsula-Petri che sìa, quale contenitore, o “ambiente” specifico, sì intesi e assimilabili metaforicamente; comunque tutti a una sorta di piccolissima “palude”]; e fino qui. Però un dubbio assale: vuoi vedere che la famosa chimica-politica, assolutamente moderna, è dominata, oggi come oggi soltanto dal C-o [ione] finale di quella stessa formula? E è una sigla che è la sintesi di tutto quanto, del titolo stesso, ove i C-o-ioni nulla avrebbero a che vedere con quegli altri co-joni, di tutt’altra fattezza, natura ? [spesso detti “palle” // pelotas, o calcisticamente attributi…]. Sta di fatto che: se Os sta per osmio; pur osmosi o viceversa spinta; in questi anni non si è verificata né l’una e né l’altra; alcuna crescita; anzi “et ergo” è andato tutto in ‘pxxxxxe’ che non è quello che avete pensato [“pxxxxxe” !], [malpensanti e fessacchiotti che non siete altro !], ma è semplicemente pattume che [indipendentemente da quello napoletano-campano] è quel qualcosa, peraltro, di molto / o tremendamente abbondante e di appartenenza allargatissima assimilabile, parificabile al piattume italico pressoché generalizzato…. Ovvero la sensazione è che: tutto finisce / rà in “odor” di.…, o se preferite in sentore o “puzza” di… Chi ha naso sensibile [prima, scelga pure la birra che vuole; come suggerirebbe la pubblicità] poi se lo turi; [poi se la beva pure la birra, già sorseggiandola piano]; il turarsi il naso vale anche per chi si ritenesse in posizione ottimale-privilegiata, fuori della “Palude”; questo è un consiglio fraterno. p.s.: per la legenda-interpretazione, e ulteriore approfondimento, di quanto sopra, pregasi consultare un elementare-banale vocabolario, o un testo di chimica [rigorosamente tradizionale]. E peraltro il testo scritto è tutta colpa del sòlito Chip che mi ha provocato con quella simpatica formula chimico-matematica…; e, per un insieme di cose mi sono dovuto, pure limitare e contenere, per non troppo esondare / tracimare. secondo p.s.: tornando sulla notiziola di telefonini e quant’altro, ecco oggi che finalmente, gli stessi inglesi [Post Office Telefonìa] han definito e stabilito come “nomofobìa” la nuova sindrome, legata agli attacchi di pànico; è la sindrome del nò-mò che è di per sé acronimo di no-mòbile; è la paura di stare senza cellulare [o telefonigno che dir si voglia] e pare che ben il 10% circa soffra di una sorta di ansia profonda, e quasi da vero e proprio distacco…; finora, per noi italici, dire nòmo significava più semplicemente alludere alle legge=norme=regole, oppure princìpio / elemento regolatore; [e c’è poi la nòmogenesi, che forse è già tutto un programma; e il nomofillo è sinonimo di normalità, più o meno]; ebbene, sulla scorta di quanto stabilito dagli inglesi, penso che noi italici soffriamo invece di nomofilìa, o nanofilìa, cioè il fatto di ritenere di dover essere regolati o il farci regolare a tutti i costi da Uno altrimenti detto il nano, il che è già tutto un dire, oppure il non accorgerci che il di cui sopra ha le pile / batterie ormai scariche e che viceversa dimentichiamo toppo presto le enormi baggianate che dice e le pericolose figuracce internazionali cui ci sottopone e condanna; in fondo, già in fondo, al telefonino-cellulare ovvero sùbito sotto la abenula? siamo fatti proprio così; già, non ci rendiamo conto che lui forse ha ancora il pennonzolo / terminale collegato e attivo [e buon per lui e per chi gli sta immediatamente intorno!] ma di per converso ha i neuroni assolutamente affaticati. Ergo peggio per noi, tutti, visto che lo rivoteranno, e che hanno paura, del distacco, di restare poi senza Silvio! ci sono i tanti e cosidetti “figli del nano”=“nanofiglìa”; perché non han ancora capìto che è uno strano “elemento”: un cosidetto Ua-jòne ovvero un grosso guaio [e non c’entra niente con la potenza o con i co-joni o pericolosità degli isotopi dell’uranio; almeno in questo dovremmo star più tranquilli]. Quanto ai coxxxxxi o attributi del vero caimano, qui entriamo sì in un campo di anatomia, specifica, specialissima, e quindi complesso e forse pure in qualche modo minato. terzo p.s.: Dario Fò è di una bravura immensa, ma Antonio Albanese si avvicina a velocità cosidetta supersonica…[e sono d’accordo, è verissimo e giustissimo: chiù pìlu pe’ tutti; è una buona ricetta]. Saluti. antonio
    Chip En Sai .
    Ca · (os + lmo + imano) = 0!

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