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    28
    mag.
    2008

    Il sogno infranto della maturanda atria

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    da Articolo 21, di Rino Giacalone«La morte del giudice Falcone ripropone in termini drammatici il problema della mafia. Il candidato esprima le sue idee sul fenomeno e sui possibili rimedi per eliminare tale piaga».5 giugno 1992. Istituto Alberghiero di Erice. Il tema è quello proposto per la maturità di quell’anno, il testo che segue (una sintesi) è quello presentato dalla candidata Rita Atria, la giovane che al giudice Borsellino svelò alcune conoscenze come carpite dal padre e dal fratello, vittime della faida del Belice. Un mese dopo decise di uccidersi: era il 26 luglio del 1992, sconvolta dal dolore di un'altra strage, quella dove venne ucciso il giudice Borsellino. Così intanto scriveva del giudice Falcone.

    “Con lui è morta l’immagine dell’uomo che combatteva con armi lecite contro chi ti colpisce alle spalle, ti pugnala e ne è fiero. Mi chiedo per quanto tempo ancora si parlerà della sua morte, forse un mese, un anno, ma in tutto questo tempo solo pochi avranno la forza di continuare a lottare… con la morte di Falcone quegli uomini ci hanno voluto dire che loro vinceranno sempre, che sono i più forti, che hanno il potere di uccidere chiunque… scappi dalla mafia che ha tutto ciò che vuole, per rifugiarti nella giustizia che non ha le armi per lottare. L’unica speranza è non arrendersi mai, la verità vivrà contro tutto e tutti. L’unico sistema per eliminare tale piaga è rendere coscienti i ragazzi che vivono tra la mafia che al di fuori c’è un altro mondo fatto di cose semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di questa o di quella persona, o perché hai pagato un pizzo per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”.
     

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    margherirosa .
    cosa dire: che la stessa Atria era una maturanda solo per modo di dire,…e in realtà era matura da un pezzo, consapevole di certi valori ancora da prima; lei che aveva messo a cuocere [per tempo] certi tèmi sociali e quant’altro, proprio come farebbe una brava cuoca con i suoi ingredienti; o di una che pur giovane osava pensare e parlare pure [una cosa, così abbinata, altrimenti inammissibile] in ‘quel contesto’ e come pure anche in altri contesti dello Stivale [su ciò è bene non illudersi più di tanto, e anzi aprire gli occhi], o di chi ha nella propria mente ben stampati alcuni concetti - e parole chiave - come ad esempio: la liceità; il rifiuto della violenza e della sopraffazione, sopratutto se perpetrati in maniera vigliacca, come in quei casi; la tendenza sì all’oblio e all’uso smodato del “dimenticatoio”, sempre pieno [come fosse un computer con una casella mal-utilizzata, potremmo pure dire al giorno d’oggi, parafrasando] per lamentarci troppo spesso di non poterlo poi usare, quello stesso computer, e di fronte peraltro ad un’idea di Giustizia, come partner e alleato, dalle armi spuntate / inadeguate / addirittura inesistenti; la ricerca e desiderio pure implicito del rispetto, e di rispetto, ma come valore comune, generale e non già individuale / di famiglia e via discorrendo, e ciò che non deve per forza esser di atavica origine e violentemente inteso e sopratutto imposto da chi si sente o è più forte di… Atria, decisamente una giovane fuori dal contesto, dall’idea di accozzaglia, e dalla marmaglia e già di una sensibilità non comune; ha poi pagato, sulla sua pelle, sì per sempre, il disagio che oramai la attanagliava. Perché forse non ha trovato un porto ove rifugiarsi e trovare conforto e altra speranza, concreta, quella vera e vissuta, ad esempio, valida alle sue speranze e aneliti. Pure con l’esperienza di tutti giorni, ho maturato ad esempio l’idea che tanti, insegnanti e adulti in genere, dovrebbero esser “insegnati” a dare forse un altro tipo di “esempio”, ruolo, preciso, nella scuola e nella vita reale, e a cui bisognerebbe / penso in futuro aprire le idee e comportamenti a valori di legalità concreta, alle cose basilari, se si vuole quello sviluppo reale, e quant’altro di correlato; ciò che i politicanti da parte loro promettono…[!]. Adulti quindi: come dire “educandi”. Semplicità di vita & legalità; due concetti-base, da parte di Atria, che in effetti andrebbero sempre a braccetto, meravigliosamente. La lettera-tèma, e confessione, di Adria è la testimonianza piena [e tragica] di chi si sente sola e non vede un mondo a tinte piacevoli e serene….; perché la “nebbia”, l’offuscamento, che vede, o meglio che sente intorno, sulla pelle, il buio morale, hanno tali connotati e tinte che... e…danno / darebbero sempre e sostanzialmente i brividi, comunque quelli più freddi e tristi; quelli dell’angoscia ! Saluti. antonio
    margherirosa .
    sino a qualche settimana addietro, sia Televideo che Mediavideo [ad esempio] avevano dato grande risalto alla vicenda della probabile scoperta, finalmente, dei resti del giornalista De Mauro, vittima della mafia e scomparso nel nulla da tempo e tempo; e tutto aveva avuto una impronta giornalistica interessante perché si vociferava d’un pentito che voleva rivelare così una sorta di “cimitero” della mafia, ove erano tumulati persone, vittime della cosidetta lupara bianca, etc….; in attesa di sviluppi definitivi di questa che è una delle vicende più complicate, ma che non ha trovato sinora il riscontro sperato, ci si dimentica di ricordare e sottolineare ciò pure vanno dicendo molti parenti delle stesse vittime, e cioè che mafia è o inizia: ove un Amministratore o un impiegato non si adoperano al loro dovere, cincischiano e quant’altro, ove un netturbino non pulisce come dovrebbe, o lo fa solo a sua discrezione, o quando gli pare, ove un sindaco dice o proclama di essere il primo Cittadino di tutti e fà in realtà poi gli interessi ben precisi di Altri Galantuomini & Compagni & Associati, e ove…. Ci si dimentica cioè della “sostanza” dei fatti, dei comportamenti; ciò che chiamasi anche legalità e quant’altro…; perché dopo tutto siamo un popolo di frulloni…[è un termine che manco il computer conosce e che corregge sistematicamente in frullini; eh no ! è la mafia che se potesse userebbe pure il frullatore, tra le altre cose…; frulloni & frullini, manco a dirlo è un mix assolutamente micidiale]. Sì, spesso tutto ciò, nei giornali, e dai media, non viene ricordato adeguatamente… [Infine un p.s. per Chip: cosa significa la sigla O.T., presente in un tuo recente commento; forse è come un nota bene ?]. Saluti. antonio
    Adduso .
    CAMBIA LA MAFIA, CAMBIA LA POLITICA, CAMBIANO LE ISTITUZIONI Non vorrei evidenziare fatti personali, ma ogni tanto è necessario portare prove concrete di ciò che si afferma, anche per non dare modo ai nostri “padroni politici-istituzionali” (’mafiosi’) di affermare che noi cittadini divaghiamo oppure parliamo senza avere argomenti reali bensì solo “paturnie” mentali. Per questo, qui di seguito riporto una pagina del mio piccolo sito personale, non per farmi pubblicità, bensì solo per farvi vedere con una prova concreta e documentata, che in Italia esiste una “organizzazione” politico-istituzionale che decide cosa deve e non deve essere fatto e soprattutto “ alza le lance” contro chi denuncia la “politica mafiosa”. http://www.adduso.altervista.org/DocumentiSestaParte1.htm Un vecchio detto dice: “… per gli ‘amici’ la legge s’interpreta, per gli ‘altri’ si applica …”.
    Juvi Not .
    Come si fa ad ottemperare ad alcuni doveri imposti per scopi di potere? Ritengo che la prima cosa sia eliminare il marcio che persiste nei governi. E' questo il nostro primo dovere.
    renfio .
    Finchè in Italia il popolo non si comporterà seguendo le regole e capendo che per far rispettare i prorpi diritti deve ottemperare semplicemente ai propri doveri nulla potrà cambiare. Sembra banale ma è così; le organizzazioni criminali, le lobby potenti che vogliono governare ecc... fanno leva su questo per poter avere potere su tutti e su tutto. Sui doveri e sui diritti si può sempre intervenire per poter ottimizzare ma questa è un'altra storia. Alla prossima

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