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    13
    giu.
    2008

    Radio a colori, santa rita e petruccioli. e poi…?

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    Il 20 gennaio 2004 la mia trasmissione radiofonica "Radio a Colori" si occupava, come state per leggere, del caso Santa Rita.Nel giugno 2004 la trasmissione veniva chiusa dalla Rai senza motivazioni.Il 16 novembre 2004 la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, preposta alla guida della Rai - e guidata all'epoca da Petruccioli - auspicava che "Radio a Colori" trovasse nuovo posto nella programmazione radiofonica, mantenendo gli stessi caratteri e usufruendo della stessa conduzione.LEGGI LA RISOLUZIONEDa allora non è successo niente. Neppure quando mesi dopo Petruccioli è diventato il presidente della Rai.MA NELLA "CLINICA DEGLI ORRORI" IO C'ERONella clinica Santa Rita, ormai meglio conosciuta come “clinica degli orrori”, o “tendinopoli” o quello che volete, io ci sono stato. Precisamente il 20 gennaio del 2004. Tenete a mente le date, dal momento che giustamente oggi i giornali ricordano che l’Espresso si era occupato di questa clinica e degli strani intrecci della Sanità lombarda con un’inchiesta di copertina “I pirati della Sanità”,  un anno fa. Questo permette e obbliga a tutta la serie di domande sulle commistioni, le collusioni, la mancanza di controlli  in una vicenda tragica che oggi rivela morti,  mercificazione della salute a livelli difficilmente immaginabili, polemiche sulle intercettazioni telefoniche grazie alle quali si è scoperto l’orrore.

    Ma torniamo a quel 20 gennaio 2004. Non sono stato fisicamente alla Santa Rita. Ci sono stato grazie al telefono e ai microfoni di Radio Rai, con la trasmissione “Radio a colori” che facevo da anni, con Dario Quarta, Serena Rosella e una redazione di collaboratori splendidi poi con me umiliati dalla chiusura del programma nel giugno di quello stesso anno. Servizio pubblico, servizio completo, la Santa Rita ha continuato, l’informazione no, perlomeno non la nostra pagata dal canone. Com’era nata la vicenda? Si era rivolto alla redazione un comitato di cittadini (ma tu guarda questa “ società civile che ti combina o ti combinerebbe…”) chiamato “Comitato contro l’Elefante”, laddove l’Elefante era la crescita smisurata e insensata se non con il senno di poi appunto della Santa Rita. Che ne dite se prima di “andare in diretta” vi do dei dati conclusivi, naturalmente al  gennaio 2004,  sulla speciale industria di cui ora ci si vergogna e ci si indigna e sul suo fatturato? Il fatturato della Santa Rita era passato dai 13 miliardi 664 milioni e 400 mila lire del 1991 ai 51 miliardi 587 milionie 396 mila lire del 2001. Un’autentica miniera d’oro, e oggi sappiamo perché. Ma già da allora appunto i cittadini del quartiere avevano denunciato i pericoli della situazione, a partire da un elemento vistoso come la viabilità. Dunque, 20 gennaio 2004. In trasmissione c’è Carlo Ippolito, del Comitato citato, che abita pressoché davanti alla clinica. Ci descrive dalla finestra la situazione: la strada stretta e gia’ piena di macchine parcheggiate.  Dall’ingresso si intravede il cantiere della nuova ala in costruzione: un edificio di 6 piani in superficie e di tre piani interrati che rischia di compromettere la vivibilita’ del quartiere.  Siamo nella zona Nord-Est di di Milano.  L’area compresa tra piazzale Loreto e viale Teodosio forma un quartiere a bassa densità abitativa,  costituito da villette di due-tre piani che si affacciano su giardini alberati interni,  secondo un modello edilizio diffuso a Milano all’inizio del 900: la città giardino.  Li’ dove ora sorge una piccola struttura sanitaria composta di due edifici di quattro piani piani,  sorgera’,  in aggiunta,  una nuova struttura di 6 piani in superficie e 3 interrati – che fara’ lievitare i posti letto (da 181 a 280) e fara’ aumentare le attivita’ ambulatoriali Sono previsti circa 40 ambulatori (ora sono 10),  la risonanza magnetica,  un centro di terapia del dolore,  una palestra per la riabilitazione,  un centro di infertilita’,  7 sale operatorie (Ora sono 4). Il Comitato ha realizzato uno studio ipotetico sul traffico che una struttura di queste dimensioni puo’ generare.  Gia’ oggi la clinica Santa Rita assicura 100 mila ricoveri l’anno,  25 mila prestazioni di Pronto soccorso e 251 mila prestazioni ambulatoriali (cioe’ visite ed esami)Se almeno la meta’ di questi pazienti arriva in auto,  e almeno i due terzi tornano una seconda volta a ritirare i risultati degli esami,  gia’ oggi la casa di Cura produce un traffico di 208 mila auto: pari a 667 auto al giorno. Secondo il comitato la nuova struttura permettera’ alla clinica di triplicare esami e visite portando nella zona un traffico di 2000 auto al giorno. Tutto questo in un isolato con strade che non sono piu’ larghe di tre metri e in un’area al limite del collasso per il traffico collegato alla vicina Tangenziale Est. A fronte di tutto questo il progetto prevede pero’ la realizzazione di un parcheggio con 60 posti auto,  quando solo i dipendenti sono gia’ oggi 256.  Il Santa Rita acquistera’ infatti parte del parcheggio sotterraneo in costruzione nella vicina via Bazzini. Il Comitato contro l’Elefante ha messo a confronto,  avendo numeri comparabili,  il futuro Santa Rita e l’Istituto Oncologico EuropeoIl Santa Rita avra’ un parcheggio di 60 posti auto. L’Istituto Oncologioco ha 200 posti per i dipendenti e 400 per gli utenti (Questi ultimi si sono rivelati insufficienti e l’Istituto si dotera’ ora di altri 400 posti). Il Comitato contro l’Elefante è nato nel dicembre 2002 come gruppo di studio sui problemi creati dall’espansione della Casa di Cura Santa Rita, senza affiliazioni di partito,  e in esso sono rappresentate tutte le componenti politiche.  Almeno un centinaio i componenti attivi a livelli diversi. La portavoce è Marica Eoli, medico presso l’Istitituto Neurologico di Milano quindi in grado di fare anche una serie di osservazioni sugli aspetti sanitari della nuova struttura. Il Comitato  si batte per sensibilizzare i soggetti pubblici e privati sui problemi creati dalla trasformazione di una piccola casa di cura in Ospedale a vocazione intercomunale,  in una zona inadatta,  in uno spazio ristretto,  con un progetto di qualità discutibile,  non certo pensato nel miglior interesse dei cittadini e del Servizio Sanitario.  Per contestare l’espansione della casa di cura il Comitato ha realizzato studi,  presentato mozioni e promosso una petizione che ha raccolto 2500 firme Nonostante la documentazione presentata dal Comitato,  il 25 settembre scorso (2003, ndr)  il Comune di Milano ha approvato – dopo una lunghissima discussione ed il distinguo della Lega – una nuova variante del Piano Regolatore Generale che permettera’ alla casa di cura di aumentare ancora la cubatura della nuova struttura ospedaliera’ la cui costruzione e’ iniziata nel 2002. Li’ dove ora sorge una piccola struttura sanitaria composta di due edifici di quattro piani piani,  sorgera’,  in aggiunta,  una nuova struttura di 6 piani in superficie e 3 interrati – che fara’ lievitare i posti letto (da 181 a 280) e fara’ aumentare le attivita’ ambulatoriali (Sono previsti circa 40 ambulatori,  la risonanza magnetica,  un centro di terapia del dolore,  una palestra per la riabilitazione,  un centro di infertilita’,  7 sale operatorie). Il Comitato contro l’Elefante ha ora deciso di presentare un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia contro la delibera con la quale il Comune di Milano ha approvato la variante del Piano regolatore generale che permette alla casa di cura Santa Rita il suo progetto di espansione. La nuova struttura sanitaria – anche per problemi strettamente legati alla sua ubicazione territoriale – non sara mai in grado di offrire alcune delle soluzioni che i moderni ospedali sono ormai in grado di offrire. E ora passiamo agli aspetti interni, di funzionalità della Santa Rita che oggi sono in prima pagina. Sempre dalla documentazione prodotta e raccontata alla radio dagli ospiti del Comitato, se ne deduce che la clinica Santa Rita e’ un Dipartimento di Emergenza e Accettazione inserito nella Rete del 118,  ma che anche quando la nuova struttura  verra’ completata non sara’ in grado di permettere il trasporto dei pazienti in elicottero. Per ridurre il rischio di infezione,  i moderni ospedali prevedono la presenza di due corridoi separati per le sale operatorie: uno per l’ingresso del materiale e del personale sterile,  l’altro per l’uscita di quello contaminato.  Il progetto della clinica Santa Rita non prevede questa soluzione. Interviene in trasmissione l’architetto della Federazione Italiana Superamento Handicap, Rosanna Gerini.  Ha verificato i requisiti di accessibilita’ dell’edificio in costruzione presso la casa di cura Santa Rita. La conclusione e’ che dall’esame delle planimetrie risultano evidente che la nuova costruzione non rispetta le normative vigenti in materia di abbattimento delle barriere architettoniche e di sicurezza sul lavoro. Sulla non conformita’ del progetto si e’ espressa con una relazione negativa anche la Consulta cittadina per l’Handicap. Nominate dal Sindaco e composte da membri designati dagli enti,  organismi cittadini,  associazioni e organizzazioni sindacali le consulte sono strutture dell’amministrazione comunali che concorrono – sulla carta – alla programmazione degli interventi relativi ai settori di competenza. In seguito a questo intervento la proprieta’ ha apportato delle modifiche al progetto che nella sostanza,  non cambiano nulla. La Gerini non puo’ far a meno di sottolineare,  nella sua relazione,  che gli enti ai quali spettava l’accertamento della conformita’ del progetto alle leggi hanno rinunciato al loro ruolo. “I rappresentanti di tutti gli enti locali partecipanti alla “conferenza dei servizi” (Asl,  vari uffici del Comune,  Vigili del Fuoco – si legge nella relazione – hanno espresso parere favorevole in dispregio dell’applicazione delle normative sull’eliminazione delle barriere architettoniche e della legge 626/94 riguardante la sicurezza nei luoghi di lavoro”.   Qualche esempio negativo del progetto della nuova struttura ospedaliera. In generale le porte di accesso alle camere di degenza,  agli ambulatori,  alle sale visita,  alla palestra,  ecc.  devono permettere la comoda introduzione dei letti di degenza e devono quindi avere luce di passaggio di cm 120,  se costituite da due ante una dovrà avere luce netta di 90 centimetri per consentire il transito ad anta piccola chiusa anche alle carrozzine. Le porte previste dal progetto sono da 100 centimetri. Le porte dei servizi igienici devono avere luce netta minima di cm 80 preferibilmente scorrevoli o a battente con apertura verso l’esterno.   Ad eccezione di pochissime tutte aprono verso l’interno. Molte camere non hanno il servizio igienico,  altre hanno l’accesso al servizio dal corridoio esterno,  nessuna camera prevede servizi accessibili mentre per legge devono essere tutte accessibili.  In molti casi le aperture delle porte si sovrappongono. Alcune camere sono addirittura microscopiche La camera n.  4. 03 ha un’area utile di 6 mq,  nelle camere 4. 04 per avvicinarsi alla doccia si devono scavalcare bidet e WC,  la 4. 17 condivide un servizio igienico con l’atrio. In alcuni casi la Gerini ha provato ad inserire nelle planimetrie della stanze la dotazione indispensabili di arredi,  per arrivare a scoprire che non esiste lo spazio minimo di manovra dei pazienti in carrozzina e del personale infermieristico. “Tutto ciò non è nemmeno compatibile con le norme per l’accreditamento delle strutture sanitarie,  le camere sono di dimensioni inferiori a quelle previste da tali norme”. Per la clinica a questo punto interviene il Direttore Sanitario, Maurizio Sampietro (lo è stato fino al 2007, oggi è agli arresti domiciliari), che in difficoltà dice però qualcosa di forte e di significativo. “La proprieta’ tiene a precisare di non aver mai richiesto al Comune una variante del Piano Regolatore Generale che ha trasformato l’area nella quale sorge la clinica in zona SI H (Servizi Intercomunali con destinazione ospedale). La richiesta e’ stata del Comune e per la proprieta’ ha comportato un vincolo d’uso perenne che va tenuto in considerazione Vuol dire che gli edifici che sorgono in quell’area non potranno avere piu’ nessun’altra destinazione se non quella ospedaliera e questo mette fine ai sospetti di una possibile speculazione”. Speculazione edilizia, dobbiamo intendere alla luce degli ultimi fatti, e non certo speculazione sanitaria. Niente case, molti morti. Naturalmente vengono invitati a parlare due assessori del Comune di Milano, quello al Traffico e alla Mobilita’,  Giorgio Gocci, e quello allo Sviluppo del territorio,  Giovanni Verga. Si negano entrambi. Quello che colpisce è comunque. e per concludere, la storia di questa Casa di Cura nata nel primo dopo guerra come piccola cooperativa di medici. Negli anni ottanta cambia la proprietà: oggi il principale azionista e’ il notaio Francesco Pipitone. La clinica comincia ad espandersi acquistando nuove villette nell’isolato ed ottiene dalla Regione Lombardia la convenzione con il sistema sanitario nazionale: viene raddoppiato il numero dei posti letto,  viene aperto il pronto soccorso.  Nel 1998 la Regione Lombardia individua la Clinica Santa Rita come Dipartimento Emergenza e Accettazione: non si tratta più semplicemente di una guardia medica,  ma di un pronto soccorso polispecialistico che fa parte della rete regionale dell’Emergenza Urgenza ed è collegato alla centrale del 118.  Pochi mesi più tardi – e’ il novembre del 1998 – la clinica richiede una concessione edilizia per un nuovo ampliamento in deroga al Piano regolatore “Perche” la struttura non consente un adeguato standard di razionalità ed efficienza degli spazi” come richiesto dalla Regione. Nel dicembre del 2000 il Comune approva la concessione edilizia in deroga al Piano regolatore. Il progetto prevedeva la realizzazione di un edificio di quattro piani in superficie piu’ uno interrato che dovrebbe collegare – in una sorte di H – i corpi gia’ esistenti. Per permettere la sua realizzazione il Comune di Milano gia’ nel 2000 aveva approvato una prima variante al piano regolatore generale che aveva trasformato l’area da zona A (Edilizia) in zona B (Servizi). Fatto sta che il 25 settembre scorso il Consiglio comunale  – dopo una discussione durata mesi (piu’ lunga di quella necessaria per approvare il bilancio) e la spaccatura con la Lega (1 astenuto,  1 voto contro,  1 assente) – ha approvato la variante che ha riclassificato l’area nella quale sorge la casa di Cura Santa Rita,  passandola da zona B(Servizi) a zona SI H (Servizi Intercomunali con destinazione ospedale) Bisogna tener presente che in una zona SI H,  le nuove edificazioni non devono piu’ tener conto dei limiti tra superficie e cubatura previsti dalle norme urbanisticheIn base alla nuova classificazione la Casa di Cura ha ottenuto dunque a dicembre una nuova concessione edilizia per la costruzione di un edificio di 6 piani in superficie e di tre piani interrati. Se l’adeguamento del Pronto Soccorso è la motivazione ufficiale per la nuova espansione della clinica,  in realtà un intero piano del nuovo edifico verrà dedicato al Centro Sterilità,  attività che ha ben poco a che fare con l’urgenza medica,  e in molti altri spazi sono previsti nuovi ambulatori.  Anche i dati ufficiali sull’attività della clinica parlano chiaro: nel 2001 la Santa Rita ha effettuato 26. 903 prestazioni di pronto soccorso,  di cui solo 4. 364,  meno del venti per cento,  hanno reso necessario il ricovero; nella maggior parte dei casi si trattava quindi di patologie non gravi che necessitavano di interventi rapidi e di poco impegno.  Negli ultimi dieci anni è invece triplicato il numero di ricoveri effettuati dalla clinica per recupero e rieducazione,  cioè attività di lungo degenza: nel 2001 per la rieducazione sono stati effettuati un settimo circa dei ricoveri totali.  Conclusioni: dalla storia dettagliata ad allora dell’ attuale “clinica degli orrori”, dei suoi problemi, urbanistici, di traffico e di organizzazione sanitaria interna, dei suoi rapporti con gli Enti locali e con la politica che stanno emergendo dalle intercettazioni, si evince quella jungla che ha portato oggi allo scandalo. Se si voleva intervenire per tempo, si poteva. Si è intervenuto sì, ma al contrario, in direzione di una fabbrica di denaro. Parola di “Radio a colori”, 20 gennaio 2004, chiusa dalla Rai nel giugno successivo. DI OLIVIERO BEHAPUBBLICATO SU L’UNITA’ DEL 13 GIUGNO 2008
     

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    margherirosa .
    ora sempre Mediavideo, già ieri, riportava il fatto che sono almeno un centinaio le denunce, di cittadini-pazienti, inoltrate alla Guardia di Finanza, etc...., in relazione a presunte operazioni inutili e/o poi rivelatesi addirittura deleterie o quando mortali, quindi di massima gravità, nell'ambito della cosidetta malasanità e atteggiamenti ed azioni discutibili / reati perpetrati da parte della clinica in esame.... saluti. antonio
    margherirosa .
    visto che siamo quasi sempre i sòliti a intervenire, stavolta mi permetto solo di sottolineare che una sorta di nostro “record” è invece precedentemente appartenuto al facoltoso-Nord, eh già, non solo a questo profondo-Sud: e mi riferisco in particolare a “quei” bagni, con le porte inaccessibili; è infatti successo all’Edificio scolastico elementare-media, abbinato [del mio paese, “do sol”, quasi-tropical] che dopo una ventina d’anni è stato finalmente ri-completato e recuperato dopo i guasti delle scosse sismiche post-’80; ebbene si accorgono tardi che appunto i bagni erano inaccessibili e tutta una altra serie di gravi incongruenze; ovvero non ci sono controlli di spesa, nella qualità della messa in opera, delle strutture pubbliche e via discorrendo..., che così rischiano di essere inutilizzabili ben prima del tempo; è quell’italietta che, a parte altro, è simile lungo tutto lo stivale, dal tacco alla punta, o quasi, evidentemente;…e poi stamattina Mediavideo rilancia la notizia di malasanità, alla clinica in esame, quasi a voler dire che proprio loro lo sapevano…., perché un paziente nel 2001 fu operato ben sette volte, per problemi all’anca [è poi morto nel 2004], con una sofferenza incredibile. E, anche adesso, a distanza di anni, e così come è successo per la vicenda dei “daylers”, scoperta da Oliviero, e poi ri-scoperta [ma a sua trasmissione ormai chiusa] da “Mimandarai3” di Vianello [!], è la volta di altri furbi dell’informazione-scoperta-scoop, purtroppo postuma e ovvero da parte di altri ciornalisti, [quelli con la c], inventarsi e prendersene il ruolo di, pugnaci, difensori di quei diritti del Cittadino-paziente in questo caso, di ogni bruttura, e via discorrendo…. Certi ciornalisti, e strutture di informazione, sono e/o diventano sempre più come quel famoso detto appositamente riadattato: “…Il lupo-tardivo e sconcludente, non perde né il pelo, e manco il vizio…” ma viene poi sgamato lo stesso, sì pure senza il fucile, vendicatore, del famoso cacciatore di taglie…. [e invece il sòlito cappuccetto rosso lasciamolo bene ai bambini e alle favole....]. Saluti. antonio
    zetazeta .
    Allora era ed è tutto noto mi pare di capire.Allora sarà anche noto come andrà a finire: Non si può criminalizzare una Sanità come quella lombarda,esempio di come il servizio pubblico e il privato agiscono in sinergia...... L'occupazione dei lavoratori va salvaguardata.Ci sono competenze specifiche che vanno tutelate dalle vicende che riguardano pochi e ben circoscritti casi.Non si può sparare nel mucchio......... La politica non c'entra.Abbiamo vigilato in modo sistematico sulla vicenda e siamo pronti a fornire alla magistratura tutti i chiarimenti del caso....e via banalizzando. I morti,le inutili sofferenze sono "danni collaterali" di una guerra che non prevede prigionieri, ma solo clienti da spennare.
    Chip En Sai .
    Se si pensa a tutte le coperture di cui deve aver goduto questa immane tragedia morale e fisica... credo che dovrebbero arrestare almeno un migliaio di persone!... e... a catena... verrebbero... quasi certamente... implicate tutte le istituzioni dal più basso al più alto livello!... C'è da temere che nessuno potrebbe salvarsi!... peggio che in un terremoto del massimo grado!... Quindi... barrage!... Sì... è così che si interviene "sanitariamente" per salvare un distacco di retina molto grave!... Barrage... per salvare almeno la struttura dell'"occhio"!... Molti tra i maggiori responsabili rimarranno impuniti... perché si salvino almeno amici e parenti... vicini e lontani!... L'Italia è come un occhio da salvare... ma solo strutturalmente!...e... comunque... cos'altro rimarrebbe da vedere?!

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