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    18
    giu.
    2008

    Euromalelingue / allosanfan ma all’italiana

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    di Oliviero Beha per l'UnitàAllosanfan, ma all’italiana: come spesso, come quasi sempre, nell’emergenza la Zattera della Medusa si muta in extremis in un natante che non vuole affondare. Basta il temperamento, una squadra ben disposta anche se ancora contraddittoria, e forse soprattutto una serie di episodi tutti a favore perché l’Italia passi comunque ai quarti salvando l’onore e l’umore dei Campioni del Mondo in carica e dei loro tifosi, così poco gratificati da altre vicende italiane extracalcistiche. E adesso la Spagna, apparentemente inattingibile, in realtà “matabile” con un Arriba di nuovo all’italiana.

    Dunque mentre a Berna non si infornavano “biscotti” né si spartivano “crostate” e l’Olanda faceva il suo con robusta e prolifica dignità tecnico-agonistica a spese di Mutu e del suo rigore sbagliato al cospetto di Buffon,  a Zurigo girava tutto bene fin dall’inizio. Lo spirito, come si è detto, certamente quello giusto assai più proficuamente emergenziale di quanto non si era visto in precedenza, una specie del minuto contro la Romania quando arrivò subito il pari di Panucci spalmato per quasi tutta la partita contro la Francia. Poi l’infortunio a Ribery,  il più vivo dei francesi che nel complesso paiono troppo vecchi e usurati (Makelele, pur leonino, o Henry spremuto) per essere giovani e troppo giovani (Benzema e Nasri, talenti ancora non decisivi) per essere “vecchi” in campo nel modo giusto. Quindi non tanto il sacrosanto rigore messo dentro da Pirlo dopo meno di mezzora,  quanto l’altrettanto sacrosanta espulsione di Abidal come ultimo uomo, che ha permesso agli Azzurri di smettere la sofferenza di centrocampo potendo disporre di un uomo in più. E infine, a completare l’opera, l’ultimo anello di una catena fortunatissima, ovvero sul secondo gol la deviazione acefala di Henry in  barriera su punizione di De Rossi. Quindi una Francia in dieci, che forse non sarebbe stata granché neppure in undici, e un’Italia in undici che nel primo tempo ha sprecato tutto lo sprecabile quasi a volerci suggerire che davvero con gli italiani, naturalmente in campo come fuori, non si può mai stare tranquilli, una specie di rito sacrificale sull’altare dell’adrenalina collettiva. Addirittura nel primo quarto d’ora del secondo tempo, con la Romania ancora in partita, quest’Italietta di Donadoni rigenerata dalle circostanze ha rischiato di essere travolta a centrocampo in superiorità numerica. Qui il Ct è stato bravo, lucido, umile: ha tolto Pirlo, che poteva sembrare il cosiddetto “ombre del partido” definizione buona in casigliano per la prossima sfida cui però Pirlo squalificato non parteciperà, e ha rinforzato la zona nevralgica con un Ambrosini e poi un Camoranesi e poi un Aquilani in più. Era la dimostrazione in tempo reale e sotto gli occhi dello stadio e presumo di una ventina di milioni di teleutenti (che nel prezzo hanno compreso anche commenti e telecronache marziane…), della bontà del cosiddetto “lodo Pirlo”, differente dal “lodo Schifani” perché nel caso di Pirlo, lui o ci fa vincere o ci fa perdere le partite, nel caso di Schifani…beh, nelle altre pagine del giornale. Pirlo è un gran giocatore con un piede raffinato e il piacere di giocare di prima, se ce la fa e gli tolgono avversari davanti. Se no rallenta tutto e sembra una volpe attardata rincorsa dai cani. Pensate, fin ché c’è stato Ribery, Pirlo non l’ha toccata mai, poi si è ritagliato alcuni passaggi splendidi compreso il lancio per Toni con rigore incorporato, infine ha giochicchiato fino all’intervallo pur servito e riverito dai (pochi) corridori vicino a lui divenuti abbastanza per l’inferiorità francese. Nel secondo tempo è sparito, e la Francia ha dominato. Poi tatticamente e agonisticamente come detto Donadoni ha rimesso a posto le cose. La recensione parateatrale o paracinematografica (ormai i tifosi si rivedono sul grande schermo dello stadio e noi rivediamo da casa loro che si rivedono, roba da pazzi…) prevede straordinari complimenti al Buffon portiere e al Buffon animatore dei Lazzari tricolori. Poi discreti gli altri, compreso Cassano che pare allenarsi in vista della finale…Strani, siamo strani: se non pendoliamo fuori dalla finestra rischiando di precipitare non siamo contenti e non ci tiriamo su. Forse per il Paese sarà lo stesso…

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    sandrone .
    Sì, siamo strani... tiriamo fuori le palle solo quando proprio si è arrivati al fondo... Però devo purtoppo constatare che a livello di civismo e democrazia non è vero neppure questo: ci facciamo e ci siamo già fatti fare di tutto, e il fondo non arriva mai.
    Chip En Sai .
    Vedremo... come faremo senza Pirlo!... io... se fosse possibile... oserei riproporlo!... non parlo contro le perle!
    zetazeta .
    ....un altra cosa:Dr.Beha ma perchè ieri sera,al TG 3,ha dovuto mettere in mezzo la politica in un commento sulla Nazionale? Sia buono,non mischi il sacro con il profano.Schifani all'ala destra non si può vedere!
    zetazeta .
    Naturalmente adesso in ognuno di noi si scatena la"sindrome della metafora".Il calcio,spessissimo,suggerisce suggestioni di questo tipo,ed ogni rilettura della partita di ieri ne è infarcita.Ma il calcio è anche uno sport (?) molto semplice.La mia verità è che c'è poco da stare allegri.10 contro 11 per quasi tutta la partita, la solita quantità industriale di palle gol,con Toni che si è divorato di tutto e di più,risultato: un gol su rigore e un autorete. L'importante è il risultato....ma insomma il livello continua ad essere scarsino.Ma questo è un dettaglio irrilevante.Continuiamo a cercare il "Salvatore della Patria" anche nel calcio.Dopo aver bruciato Del Piero,il Pinturicchio de noialtri,adesso aspettiamoci Cassano, il Van Gogh di Barivecchia.Gli hanno detto di stare tranquillo e di evitare cassanate.....bene....ora è un giocatore normale. Un ultima considerazione: i biscotti e tutta la pasticceria avariata di cui siamo primi produttori e consumatori è merce che all'estero non accettano volentieri.Ma che,sopratutto,non vendono per roba di prima scelta.

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