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    10
    ago.
    2008

    Malelingueolimpiche / ma l’ironia non è ceca

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    di Oliviero Beha, pubblicato su l'Unità del 10 agostoLasciamo perdere almeno qui la tragedia della disgraziata Tai Aguero, e la farsa drammatica del visto cubano concesso a mamma morta. Come pure non dirò dell'immagine di Putin sorridente in tribuna a Pechino nel "Nido d'uccello" che benedice la sfilata degli atleti russi mentre in Ossezia è guerra vera.

    Veniamo invece alla prima giornata effettiva di gare, cominciata con una stupefacente boutade. Alla radio c’è stato un avventuriero della lingua che commentando la vittoria della Emmons nella carabina femminile ha detto testualmente: “Con un pizzico d’ironia, potremmo dire che la ceka (di nazionalità, ndr) non è stata cieca”. E’ aperto il dibattito sul concetto di ironia. Non ci vorrebbe un’ammenda? E invece commovente è stata la gara di ciclismo su strada. Non parlo tanto del “vecio” Rebellin, primo argento italiano con una bellissima tirata da piazzato che ricorda il colore delle giacche della divisa azzurra… cioè argentea. Tanto di cappello al trentasettenne mai domo dalla carriera un po’ gregaria e molto romanzesca, la cui volatona quasi riuscita ho ascoltato alla radio valicando il passo del Col de Joux, in Val d’Aosta, brulicato incredibilmente da una gara ciclistica di veterani ad occhio dai 60 in avanti. Potenza della bici. Prima avevo potuto osservare in tv parte della corsa, abbastanza per fare delle considerazioni sull’evolversi della bicicletta nel mondo, a partire da quello straordinario spot che è stata la gara attraverso le gallerie delle stazioni di vigilanza lungo la Grande Muraglia. In un sol colpo, abbiamo goduto della Cina contemporanea, dopo decenni di immaginario da “ultimo Imperatore” bertolucciano, delle sue autostrade, superstrade, contrafforti, natura, umidità e smog al cubo, e di un manifesto della bicicletta come mezzo di trasporto e di svago per domani. Per salvare il pianeta o ritardarne il precipizio ecologico, quelle due ruote, il manubrio, il sellino e chi ci sta sopra faticando tanto o poco mi son parse un segno di futuro nel passato. Mai come in quest’occasione insieme esotica e resa vicina dalla tv (commenti a parte, non è evidentemente contemplato che gli esperti si guardino intorno oltre un rapporto in salita o una romanzina ipocrita e tardiva sul doping…), la bicicletta è apparsa universale. Come si dice, “una di noi”, nel preoccupante contesto che ci circonda.

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    Chip En Sai .
    E' in corso una guerra!... il CIO dovrebbe sospendere immediatamente tutti i Giochi per infrazione della "tregua olimpica"!... Gli atleti aspettano ordini dei propri governi!... I giornalisti e i telecronisti... pure?!

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