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    19
    ago.
    2008

    Un’audi targata taranto

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    Il BehaBlog va in vacanza dal 20 agosto al 3 settembre, proponendovi di seguito una lettura per l'estate.------di Stefano Olivari,  da Indiscreto.itNon si fanno più le inchieste di una volta. Quante volte noi giornalisti oberati da mille marchette, di qualità spesso infima (abbiamo appena terminato un redazionale su una scarpa), abbiamo ascoltato questo luogo comune da colleghi che di inchieste non solo non ne hanno mai fatte, ma nemmeno lette? Troppe. Però è vero che una volta, intendendo per "una volta" il giornalismo cartaceo fino alla metà degli anni Ottanta, poteva accadere (di rado, ma poteva accadere) che un quotidiano e un settimanale permettessero per settimane a due fra i loro migliori giornalisti di inseguire una verità che avrebbe potuto mettere in discussione uno dei pochi miti veri d'Italia, e quindi in ultima analisi far perdere copie alle rispettive testate (secondo le teorie dominanti nel marketing giornalistico). Ci riferiamo, lo avrete già capito, all'inchiesta che Oliviero Beha (allora a Repubblica, oggi oscurato-epurato Rai) e Roberto Chiodi (Epoca) portarono avanti nel 1984, due anni dopo il terzo Mondiale vinto dagli azzurri.

    L’inchiesta ci è tornata alla mente apprendendo della riedizione di Mundialgate, il libro che la coppia scrisse sulla presunta combine in Italia-Camerun, la partita giocata il 23 giugno 1982 a Vigo. Libro con una storia nella storia, ai tempi: commissionato e poi non pubblicato da Feltrinelli, uscì per Pironti, ma non ebbe, come dire, recensioni entusiastiche né generò dibattiti. Nemmeno quel tipo di dibattiti che non si negano alla più improbabile superbomba di mercato, da Ronaldo al Chievo allo scambio Brocchi-Beckham, con tanto di sondaggio a pagamento. Non abbiamo ancora trovato la nuova edizione del libro, edita da Avagliano (in teoria vivremmo a Milano, non nella steppa: domani torneremo alla carica), e abbiamo perso i pochi ritagli dell’epoca. Quindi andiamo veramente a memoria, non avendo trovato un riassunto dettagliato nemmeno nel sito di Beha, www.behablog.it, in attesa di tornare sull’argomento quando avremo letto il libro.Può essere utile ricordare ai più giovani che in quel girone del Mondiale spagnolo Italia e Camerun arrivarono all’ultima giornata a pari punti, due a testa, il Camerun dopo due zero a zero e l’Italia dopo lo zero a zero con la Polonia nella partita d’esordio e il faticosissimo uno a uno con il Perù (gol azzurro di Bruno Conti e pareggio dovuto ad un’autorete di Collovati su tiro del capitano Ruben Toribio Diaz). Quindi, visto il gol segnato in più, alla squadra di Bearzot per passare il turno sarebbe bastato un pareggio al Balaidos. Certo, per evitare il gironcino con il Brasile sarebbe stato meglio goleare gli africani, visto che la Polonia aveva battuto cinque a uno il Perù a La Coruna, ma fin qui stiamo parlando di sport e di calcoli che comunemente si fanno. L’andamento della partita lo conoscono tutti: un colossale “primo non prenderle”, comprensibile per un’Italia dilaniata dalle polemiche (che di lì a poco avrebbero portato allo storico silenzio stampa, con la questione premi a fare da pretesto), incomprensibile per un Camerun che sarebbe andato incontro ad una sicura eliminazione. Situazione che fu scovolta alla mezzora del secondo tempo da un gol fortunoso di Ciccio Graziani, in purissimo stile Cervia: cross di Paolo Rossi, colpo di testa in controtempo e scivolata di N’Kono. Nemmeno il tempo del replay e subito il pareggio del Camerun, con centrocampo e difesa azzurri che fecero una serie di errori grotteschi, consentendo il gol in spaccata di Gregoire M’Bida. Raggiunto il pareggio il Camerun si produsse in una strana melina, con l’Italia che alla Amedeo Nazzari gettò davvero il cuore oltre l’ostacolo, dando la sensazione di non avere più forze. Ci viene in mente un tiro di Emmanuel Kunde da quaranta metri, controllato da Zoff (non tutti sono Haan o Dirceu) e pochissimo altro. Se avessimo visto roba simile in un campionato, non necessariamente la serie B italiana, avremmo urlato alla combine, ma l’importanza del Mondiale per tutti e soprattutto per una squadra emergente come il Camerun fece accettare la pietosa spiegazione dei giocatori del Camerun e dei nostri opinionisti: già contenti di essere stati la squadra rivelazione, i Leoni avevano voluto chiudere il Mondiale senza sconfitte.
    Veniamo al punto. Cosa accadde prima di Italia-Camerun, secondo l’inchiesta di Beha e Chiodi? La più credibile fra le loro fonti è senz’altro l’allora vicecapo dei servizi segreti del Camerun, che intervistato da loro stessi a Yaounde raccontò ai due giornalisti che dopo quella partita il governo aveva ordinato un’inchiesta sullo strano comportamento della squadra allenata da Jean Vincent (che da giocatore, nella Francia terza nel Mondiale 1958, completava una linea d’attacco comprendente fra gli altri Raymond Kopa e Just Fontaine, non pizza e fichi), portata avanti proprio dal funzionario intervistato da Beha e Chiodi. In pratica con metodi non esattamente da manuale del garantismo i giocatori erano stati interrogati e alcuni di loro, fra cui il mitico (ma diventò mitico dopo, da Italia Novanta in poi) Roger Milla, avevano ammesso che il pareggio era combinato, però dando le colpe di tutto a Vincent. Il “gancio” sarebbe stato un italiano amico di Milla. Qui il web ci viene in aiuto, grazie ad un’intervista rilasciata da Chiodi alla Padania: quell’uomo si chiamava Orlando Moscatelli, di professione faceva il cuoco. Moscatelli spiegò a Beha e Chiodi che nell’operazione era stato un semplice intermediario, senza conoscere il grande vecchio della situazione: in pratica un misterioso uomo di mezza età “con un’Audi targata Taranto” si era presentato da lui, in Corsica (da notare che il già trentenne Milla giocava nel Bastia), per proporre 400mila dollari da usarsi per ammorbidire i Leoni. Secondo Moscatelli la cosa poi non si fece, perché i giocatori del Camerun, da lui prontamente contattati, non gli avevano dato certezze: insomma, molti di loro, secondo Moscatelli, la partita l’avrebbero giocata “veramente”. Interessante è la parte dell’inchiesta riguardante il famoso camorrista Michele Zaza, che fra i vari settori di sua competenza aveva le scommesse clandestine. Curiosità: fra i suoi avvocati c’era l’allora presidente della Figc Sordillo, lo stesso Sordillo che secondo il racconto di Zaza (fatto anche all’allora segretario di Democrazia Proletaria Mario Capanna, che con Beha in un’altra occasione lo aveva incontrato) gli aveva chiesto consigli su come muoversi in Spagna e che all’amico spagnolo del pregiudicato (eufemismo) si sarebbe rivolto davvero, poco prima di Italia-Camerun. Sordillo adesso è morto, ma al tempo della pubblicazione del libro era vivissimo, e non ricordiamo la sua posizione in merito. Anzi, la ricordiamo: fu uguale a quella della quasi totalità degli addetti ai lavori: silenzio. Lo stesso che abbiamo accettato, come ragazzini mai cresciuti e spettatori di professione, per non rovinare una delle poche cose belle della nostra vita.
    Stefano Olivari

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    Maire Montoya .
    20/03/2012 alle 10:09
    Thanks for your useful post. As time passes, I have come to understand that the symptoms of mesothelioma cancer are caused by the build up of fluid between the lining on the lung and the upper body cavity. The ailment may start within the chest region and distribute to other limbs. Other symptoms of pleural mesothelioma include losing weight, severe inhaling and exhaling trouble, temperature, difficulty eating, and bloating of the face and neck areas. It really should be noted that some people living with the disease tend not to experience just about any serious signs at all.

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