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    12
    set.
    2008

    Parafarmacie s.o.s.

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    Riceviamo e pubblichiamo.--------Gentile Dott. Beha, Vi vorrei segnalare la questione PARAFARMACIE. Ho visto già nel suo blog che lei sa già cosa sono le parafarmacie. Le parafarmacie sono gli esercizi di vicinato che vendono farmaci da banco e farmaci senza obbligo di ricetta medica, ovvero per lo più piccole imprese private di farmacisti, abilitati all’esercizio della professione, nate in seguito alle liberalizzazioni Bersani. Le parafarmacie così identificate secondo gli ultimi rapporti Anifa sono all’incirca 2 mila e si distinguono dai 250 corner nella grande distribuzione proprio per il fatto di essere imprese private con tutto quello che ovviamente ne consegue.

    In parole spicciole le parafarmacie si inquadrano nel mondo della sanità come delle “zecche” che danno leggermente fastidio alle FARMACIE, ma che per il consumatore hanno rappresentato la possibilità di trovare valide promozioni per affrontare la spesa mensile sui farmaci a pagamento. Raramente prima della nascita di questa nuova attività si era visto il cartello “SCONTO DEL 10% SUI FARMACI SOP E OTC” (o simili) in una farmacia, cosa che ormai è sempre più frequente. Finalmente con la liberalizzazione sulla vendita di queste classi di farmaci il mercato della salute ha avuto una scossa e la competitività ha permesso un miglioramento per le tasche dei consumatori.Dal punto di vista dei titolari di parafarmacia, la riforma Bersani ha rappresentato per i farmacisti non titolari di farmacia un nuovo sbocco professionale che evadesse dai tradizionali canali della farmacia e in particolare la possibilità di poter esercitare la propria professione autonomamente al di fuori della farmacia.Con il Decreto Bersani il farmacista non titolare di farmacia ha ottenuto abbastanza, anche se la promessa iniziale di ottenere anche la vendita dei farmaci di classe C non è mai stata esaudita. In particolare il punto di vista dei rappresentanti delle nostre associazioni, ad esempio l’ANPI (Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane), non sono mai stati ascoltati o ricevuti nelle tavole rotonde in cui altri hanno deciso il nostro futuro. I nostri “nemici” in questi due anni si sono avvalsi di un’arma molto forte, ovvero la non conoscenza e la non coscienza da parte di tutti, dai politici ai consumatori, di questa nuova realtà rappresentata dalle PARAFARMACIE di privati, sostenendo solo che con l’uscita del farmaco dalle farmacie si perdeva il controllo sulla sicurezza per la salute del cittadino come se un farmacista abilitato alla professione e regolarmente iscritto all’albo professionale che esercita fuori dai muri della farmacia non sia in grado di svolgere la sua professione. Personalmente ritengo che il binomio farmacista-farmacia e la pianta organica per la distribuzione delle farmacie sul territorio nazionale che privilegiano solo i titolari di farmacia siano solo degli “espedienti” legalizzati per favorire una lobby che da sempre si arricchisce dei propri privilegi di casta. I farmacisti titolari di parafarmacia hanno avuto il coraggio di uscire dai canoni tradizionali e fin dall’inizio la casta sta facendo di tutto per far ritornare tutto come prima con cambiamenti volti solo a rassicurare il loro potere. L’ultima delle loro trovate è il DDL 863, dal titolo “Disposizioni normative in materie di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico”, presentato da Gasparri e Tommasini, un disegno di legge che prevede il ritorno di SOP e OTC solo in farmacia e la distribuzione di confezioni starter di un ristretto numero di farmaci (elencati nell’allegato A) che potrà avvenire in qualsiasi esercizio commerciale senza la presenza del farmacista.Questo è il paradosso dei paradossi, prima dicevano che il decreto Bersani aveva decentrato e destabilizzato la sorveglianza e la sicurezza sui farmaci, adesso il DDL 863 cancella addirittura la necessità della presenza del farmacista al di fuori della farmacia. Questo è un assurdo! Tutto ciò non è progresso è mancanza di buon senso e di rispetto! Ma il peggio è che si favorisce sorprendentemente la grande distribuzione che potrà continuare a vendere farmaci anche se in confezioni starter, ma inequivocabilmente si condannano alla chiusura 2000 Parafarmacie private e si privano di un impiego ca 5000 persone tra titolari e dipendenti di parafarmacia.In un’Italia statica questo è un buon segnale per aiutarci a tornare ancora più a ritroso, come i gamberi. In un momento di crisi la lenzuolata Bersani sembrava aver portato un po’ di innovazione 2000 persone avevano creduto di farcela, i consumatori potevano finalmente risparmiare  e invece…. qui in Italia non ci si smentisce mai! Alla resa dei conti non ritengo che si tratti nemmeno di interessi politici, destra o sinistra in diversi momenti si sono comportati allo stesso modo e quindi ci sono interessi molto più grandi se solo 2000 parafarmacie danno così tanto fastidio. Il nostro nemico vuole stroncarci sul nascere danneggiando tutti in un momento di crisi per le famiglie dove anche solo 5 euro in meno fanno veramente la differenza.(Personalmente questo è anche il personale sfogo di una ragazza farmacista di 33 anni che ha investito tutto in un “sogno” d’indipendenza di pochi, nel senso che siamo solo 5000 anime di fronte alle centinaia di migliaia o milioni di altre persone che potrebbero avere problemi molto più gravi dei miei……ma io guardo oltre, al futuro, a mia figlia o a vostra figlia che un domani come me potrebbe voler diventare farmacista … studiare tanti anni per cultura personale è un bene ma in fin dei conti ognuno di noi sa che ci si può aspettare di più dalla vita che fare la commessa laureata).Mi rendo conto che una semplice segnalazione non potrà mai far capire la situazione, gli interessi e le poste in gioco in questa nostra piccola battaglia e per questo vi rimando al sito http://www.farmacialibera.it e http://www.anpinet.com  dove l’argomento parafarmacie e tutti i risvolti degli ultimi due anni sono ampiamente documentati. Silvia Gomirato
     

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    Lukac .
    Gentile sig. Beha, chi scrive è un farmacista non titolare, costretto, da più di 10 anni, ad esercitare una professione alternativa a quella del farmacista per poter mantenere la propria famiglia (stipendio medio dipendente farmacista 1100-1200 euro mese). La soluzione al problema della liberalizzazione delle farmacie è così semplice da sembrare ovvio. Basterebbe concedere e permettere l'esistenza delle farmacie non convenzionate, cioè quelle non rimborsate dalle ASL dove il paziente paga il farmaco nella totalità del prezzo. Esiste l'abilitazione alla professione di farmacista? Si fa un esame post laurea apposta, quindi perchè non basta per esercitare anche in regime di non convenzione? Per altre professioni (vedi medico, fisioterapista, laboratorio di analasi, Daignostica per immagini etc...) esiste la possibilità di operare non in convenzione? Non si capisce il perchè non si possa fare per il farmacista. Del resto se un medico non convenzionato può curare un paziente in pieno rispetto della legge, perchè un farmacista non convenzionato non può farlo? Non capisco perchè dovrebbe essere "addirittura rischioso per il paziente" far dispensare un farmaco da un farmacista al di fuori di una farmacia. Perchè allora non si debba considerare altrettanto rischioso e quindi vietato l'esercizio non convenzionato di un medico nell'ambulatorio privato? Le facoltà di farmacia sono spesso frequentate da figli di farmacisti, che raramente scelgono questa professione per passione e che automaticamente avranno un futuro sicuro, indipendentemente dalle capacità e meriti. Noi cittadini, che non possiamo scegliere la nostra farmacia di fiducia perchè magari l'unica in paese o magari perchè l'unica nelle vicinanze, non meriteremmo di avere un farmacista convenzionato preparato e motivato da altre cose oltre i soldi? Chi vorrebbe delegare la propria salute ad un laureato nel peggio ateneo magari 8-10 anni anni fuori corso solo perchè figlio d'arte? Se lo si sapesse!!! Basterebbe fare delle statistiche e renderle pubbliche. Nell'ambiente si sa che alcuni atenei regalano la laurea. Basterebbe informarsi. Eppure se si è figli di farmacisti si può anche essere cerebrolesi, intanto la farmacia è lì ad aspettarti, perchè tanta fretta! Con questo non voglio dire che sono tutti così, alcuni bravi si incontrano, raramente, ma si incontrano, esistono le eccezioni no? confermano le regole! Addirittura se ti muore il genitore farmacista ti danno abbondanti anni per non perdere i diritti. Cito la legge: "Il periodo di gestione provvisoria in caso di morte del titolare, qualora il figlio o il coniuge superstite risultino iscritti alla Facoltà di Farmacia è portato da sei a sette anni (periodo portato a 10 anni dalla legge 362/91). § Poiché non è più precisato che l'erede debba risultare iscritto alla facoltà "alla data del decesso" del titolare, questa condizione può essere soddisfatta anche nel tempo successivo, purché entro i tre anni dalla morte del titolare. Quindi 10+3!! Non male nascere figlio di farmacista no? poi le caste esistono solo in India? Paradossalmente anche se i più arrabbiati siamo i Non-titolari chi ci rimette sono tutti i cittadini che senza concorrenza si ritrovano a pagare prezzi molto più cari. Inoltre avete mai avuto il bisogno di trovare una farmacia in estate in città? Una reale caccia la tesoro! Oppure abitate in un paese con una sola farmacia? Beh se è chiusa per riposo settimanale o per ferie si deve andare in quella del paese vicino magari distante km e magari, proprio perchè anche questa è unica in paese e con una scorta di farmaci risicata è sprovvista del farmaco che cerchi e così o torni un'altra volta o prosegui in quella ancora vicina, insomma un'odissea. Se il paziente è anziano e magari non automunito? sapete qual'è la pratica comune in una farmacia rurale esclusiva quando si presenta una ricetta con la prescrizione di 2 pezzi di un farmaco? Se ne da uno solo anche se nel cassetto ce ne sono 2, così invece di tenere un magazzino con delle scorte più alte si fa tornare il paziente una seconda volta, Tanto il paziente dove vuoi che vada se di farmacie ce n'è una sola? Anzi magari tornando passando davanti alle vetrine o agli espositori si ricorda anche che deve comprare anche l'adesivo per la dentiera...Quindi Alti ricavi per rischi minimi. Avete notato come ultimamente nelle farmacie si debba fare un percorso obbligato davanti ai vari espositiri come in autogrill? Evviva Le "Sante Farmacie" quelle dei titolari di generazioni in generazioni, che tanto piacciono al nostri politici e che tanto tutelano la salute del cittadino! Ne avrei ancora tante e tante da raccontare ma per ora mi fermo qua...Scusandomi per l'accento acido dato al mio intervento. Con Stima Un farmacista di serie B. Lukac
    Lukac .
    Gentile sig. Beha, chi scrive è un farmacista non titolare, costretto, da più di 10 anni, ad esercitare una professione alternativa a quella del farmacista per poter mantenere la propria famiglia (stipendio medio dipendente farmacista 1100-1200 euro mese). La soluzione al problema della liberalizzazione delle farmacie è così semplice da sembrare ovvio. Basterebbe concedere e permettere l'esistenza delle farmacie non convenzionate, cioè quelle non rimborsate dalle ASL dove il paziente paga il farmaco nella totalità del prezzo. Esiste l'abilitazione alla professione di farmacista? Si fa un esame post laurea apposta, quindi perchè non basta per esercitare anche in regime di non convenzione? Per altre professioni (vedi medico, fisioterapista, laboratorio di analasi, Daignostica per immagini etc...) esiste la possibilità di operare non in convenzione? Non si capisce il perchè non si possa fare per il farmacista. Del resto se un medico non convenzionato può curare un paziente in pieno rispetto della legge, perchè un farmacista non convenzionato non può farlo? Non capisco perchè dovrebbe essere "addirittura rischioso per il paziente" far dispensare un farmaco da un farmacista al di fuori di una farmacia. Perchè allora non si debba considerare altrettanto rischioso e quindi vietato l'esercizio non convenzionato di un medico nell'ambulatorio privato? Le facoltà di farmacia sono spesso frequentate da figli di farmacisti, che raramente scelgono questa professione per passione e che automaticamente avranno un futuro sicuro, indipendentemente dalle capacità e meriti. Noi cittadini, che non possiamo scegliere la nostra farmacia di fiducia perchè magari l'unica in paese o magari perchè l'unica nelle vicinanze, non meriteremmo di avere un farmacista convenzionato preparato e motivato da altre cose oltre i soldi? Chi vorrebbe delegare la propria salute ad un laureato nel peggio ateneo magari 8-10 anni anni fuori corso solo perchè figlio d'arte? Se lo si sapesse!!! Basterebbe fare delle statistiche e renderle pubbliche. Nell'ambiente si sa che alcuni atenei regalano la laurea. Basterebbe informarsi. Eppure se si è figli di farmacisti si può anche essere cerebrolesi, intanto la farmacia è lì ad aspettarti, perchè tanta fretta! Con questo non voglio dire che sono tutti così, alcuni bravi si incontrano, raramente, ma si incontrano, esistono le eccezioni no? confermano le regole! Addirittura se ti muore il genitore farmacista ti danno abbondanti anni per non perdere i diritti. Cito la legge: "Il periodo di gestione provvisoria in caso di morte del titolare, qualora il figlio o il coniuge superstite risultino iscritti alla Facoltà di Farmacia è portato da sei a sette anni (periodo portato a 10 anni dalla legge 362/91). § Poiché non è più precisato che l'erede debba risultare iscritto alla facoltà "alla data del decesso" del titolare, questa condizione può essere soddisfatta anche nel tempo successivo, purché entro i tre anni dalla morte del titolare. Quindi 10+3!! Non male nascere figlio di farmacista no? poi le caste esistono solo in India? Paradossalmente anche se i più arrabbiati siamo i Non-titolari chi ci rimette sono tutti i cittadini che senza concorrenza si ritrovano a pagare prezzi molto più cari. Inoltre avete mai avuto il bisogno di trovare una farmacia in estate in città? Una reale caccia la tesoro! Oppure abitate in un paese con una sola farmacia? Beh se è chiusa per riposo settimanale o per ferie si deve andare in quella del paese vicino magari distante km e magari, proprio perchè anche questa è unica in paese e con una scorta di farmaci risicata è sprovvista del farmaco che cerchi e così o torni un'altra volta o prosegui in quella ancora vicina, insomma un'odissea. Se il paziente è anziano e magari non automunito? sapete qual'è la pratica comune in una farmacia rurale esclusiva quando si presenta una ricetta con la prescrizione di 2 pezzi di un farmaco? Se ne da uno solo anche se nel cassetto ce ne sono 2, così invece di tenere un magazzino con delle scorte più alte si fa tornare il paziente una seconda volta, Tanto il paziente dove vuoi che vada se di farmacie ce n'è una sola? Anzi magari tornando passando davanti alle vetrine o agli espositori si ricorda anche che deve comprare anche l'adesivo per la dentiera...Quindi Alti ricavi per rischi minimi. Avete notato come ultimamente nelle farmacie si debba fare un percorso obbligato davanti ai vari espositiri come in autogrill? Evviva Le "Sante Farmacie" quelle dei titolari di generazioni in generazioni, che tanto piacciono al nostri politici e che tanto tutelano la salute del cittadino! Ne avrei ancora tante e tante da raccontare ma per ora mi fermo qua...Scusandomi per l'accento acido dato al mio intervento. Con Stima Un farmacista di serie B. Lukac
    pietro57 .
    Lo scopo del pdl Gasparri Tommasini, imboccata dai titolari di farmacia e mascherata come "ammodernamento del servizio farmaceutico" ha il vero lo scopo di: -far ritornare il vero otc e sop in farmacia e tagliarci definitivamente fuori come parafarmacie, (presenti e future, pericolosi concorrenti in quanto attualmente gestite da farmacisti come loro), ma soprattutto mortificare e stroncare le aspettative di tutti i farmacisti non titolari, costretto a ritornare con "la coda fra le gambe" ad elemosinare sottolavoro nelle farmacie -rompere definitivamente il binomio farmaco/farmacista e ricostruire quello farmaco/farmacia, dove si dispensa il farmaco "vero" -banalizzare il farmaco relativo alla tabella 6 vendibile da tutti, ma anche dalle parafarmacie gestite da farmacisti (pochissime confezioni starter vendibili da tutti), paragonandolo a caramelle -rilivellare in negativo le richieste occupazionali e retributive dei farmacisti non titolari, che continueranno ad avere come unico sbocco professionale lavorare in farmacia come collaboratori sottopagati, con la chimera di un concorso futuro che non vinceranno mai -far lievitare il prezzo delle confezioni starter in modo che non sia più conveniente rispetto al vero farmaco da consiglio vendibilie solo in farmacia -passare alla seconda fase dove, dopo aver banalizzato l'otc riclassificato e definito innocuo, spudoratamente si ritornerebbe ad affermare che il farmaco è sicuro solo in farmacia, dove c'è un professionista qualificato per consigliarlo e spiegarne tutti i corretti modi di utilizzo. Ovviamente per il vero OTC e SOP, che rimarrebbe solo nelle “mura” della farmacia, si farebbe cartello ed i prezzi, attualmente calmierati dalla nostra presenza sul mercato, aumenterebbero vertiginosamente. In sintesi un recinto elettrificato a 20.000 volts sulle mura delle loro farmacie, preferendo contrattare politicamente i loro privilegi piuttosto che creare opportunità e sbocchi professionali intorno alla figura del farmacista, attualmente di serie A (danarosi titolari di farmacia, 17.000) e serie Z (tutti gli altri, 58.000)
    ugo.stefanelli .
    L' apertura delle Parafarmacie ha creato una breccia nel muro granitico, che la lobby dei Titolari di Farmacia ha eretto con abilità da anni e che ha permesso loro di mantenere provilegi medioevali. Il Disegno di Legge a firma del Sen. Gasparri altro non è che il tentativo di riportare le cose alla situazione precedente, annientando questi piccoli disturbarori, che hanno avuto la presunzione di poter scalfire lo strapotere dei Farmacisti Titolari. D' altronde, ricordiamo l' allora Ministro Turco cercare di arrampicarsi sugli specchi per giustificare come possano esistere Farmacisti di classe A, con l' investitura divina della titolarietà di Farmacia, e farmacisti di classe B destinati o a fare i commessi tutta la vita o a sborsare cifre considerevoli per riuscire ad entrare nell' elite della classe A. E' anche difficile, a questo punto, capire il senso del corso di laurea in Farmacia, quando è praticamente impossibile svolgere la professione per cui si è tanto faticato.. Anche le direttive della Comunità Europea spingono verso una sempre maggior liberalizzazione della vendita dei farmaci, ma la nostra classe dirigente sembra insensibile a questi richiami Purtroppo i titolari di Parafarmacia non hanno la visibilità e la forza per far valere i propri diritti, ma devono fare il possibile per far emergere il problema e sensibilizzare la classe politica. A questo proposito, chiedo anche al Dott. Beha, che gentilmente ci ospita nel suo blog, consigli su cosa fare per rendere sempre più ampia la conoscenza del problema, per dare la possibilità alla gente comune, che numerosa aderisce in questi giorni alla raccolta di firme contro il disegno di legge del Sen. Gasparri, di farsi una propria opinione. Ugo Stefanelli
    luigiportalone .
    Una volta tanto che un governo ha fatto veramente qualcosa che sia andata a beneficio dei cittadini, e non degli interessi di pochi "sponsor", ecco che il governo successivo si affretta subito a cancellarla, ovviamente "stimolato" dagli interessi di qualcuno! E questo viene fatto proprio dal governo di centrodestra, che per principi ed ideali dovrebbe tutelare la libera concorrenza ed i diritti dei cittadini, specialmente pensionati ed operai che sono sensibili ai risparmi ottenuti grazie alle Parafarmacie! Vergognatevi! Da quando sono nate le Parafarmacie i cittadini hanno avuto un risparmio sulla spesa del parafarmaco dal 10 al 20% (valori tratti dalla statistica fatta da Altroconsumo su oltre 6000 rilevazioni - Altroconsumo di agosto 2008). Da quando sono nate le Parafarmacie i cittadini hanno avuto un servizio più capillare (in tanti casi le farmacie sono distanti anche chilometri), con ovvii benefici soprattutto per gli anziani e le persone più deboli. Nelle Parafarmacie c'è sempre un professionista, laureato ed iscritto all'ordine (esattamente come un farmacista titolare), disponibile e pronto ad ascoltare i problemi del paziente; infatti è unicamente sulla gentilezza e professionalità che basa la sua sopravvivenza (diversamente dal farmacista titolare)! Ma vi siete mai accorti di quanta superficialità ed menefreghismo ci sia nei confronti del cliente in molte farmacie? Ma sapete quanti figli di titolari vanno molti anni fuori corso, per poi laurearsi a fatica, solo perchè hanno la Farmacia in eredità? Saranno mai dei bravi professionisti? Un'ultima riflessione: Gasparri dice che deve essere salvaguardata la "professionalità delle prestazioni" (articolo del Sole 24 Ore del 13/09/2008): bene, visto che anche nelle parafarmacie c'è sempre un farmacista laureato ed iscritto all'ordine (come nelle farmacie), la professionalità da che cosa è costituita: dai muri della Farmacia o dai soldi del farmacista titolare ..? Lascio a voi la risposta ed il giudizio sull'operato del Sig. Gasparri! Propongo quindi la liberalizzazione della vendita dei farmaci in tutti gli esercizi di vicinato che avranno sempre presente un farmacista abilitato, e che si chiameranno Farmacie non convenzionate anzichè il brutto termine di "Parafarmacie"; le convenzioni lasciamole pure alla Farmacie, per ora, in attesa di rivederele in futuro; ma questo è un'altro discorso... e lai cosner della grande distribuzione, senza la presenza del farmacista, vengano venduti pure solo la confezione "Starter". In questo modo vincerà la democrazia e la libera concorrenza, e non la partitocrazia e le lobby mascherate! ing. Luigi Portalone
    cick 54 .
    Io continuo a chiedermi una cosa a cui mai nessuno mi ha mai saputo dare una risposta .......soddisfacente: se Federfama non ha mai eccettato che i farmaci uscissero dalla "gestione" del farmacista e solo nella farmacia(il Bersani ci ha concesso qualche SOP), come fanno adesso a tollerare il farmaco, in base al lor DDL, gestito dal macellaio, tabaccaio ecc. Mi immagino la scena: due kili di trippa e un'aspirina. Ma siamo impazzitiiiiii
    verba10 .
    Questo è quel che accade in Italia...dove nessuno sa cosa sia la LOBBY FARMACIA....dove un laureato NON può praticare liberamente la propria professione, e qualora lo potessa fare in parte(vedi Parafarmacia)...la lobby lavora a braccetto con i politici per chiudere tutto!!! Caro Dr. Beha è giunta l'ora che l'opinione pubblica tutta sappia di questo dove 70mila laureati in farmacia possono fare solo i dipendenti a 1200 euro al mese.... Chiediamo a tutti ...PERCHE'???!!!! e vorrei sottolinerare il fatto che è il FARMACISTA che vende i farmaci...non la FARMACIA....ma qualcuno se lo dimentica dai tempi di Crispi-Giolitti....avremme mai il vostro sostegno??? Con Amarezza Dr.Vezzaro Paolo
    PARAFARMACIATAVIAN@LIBERO.IT .
    TAVIAN DR.GIANANTONIO Piazza Venezia 16 31020 SAN FIOR TV Presidente regione Veneto e Trentino alto adige A.N.P.I.(ass.Nazionale Parafarmacie Italiane) PARAFARMACIE E “FARMACI DI FASCIA C” La legge 4 agosto 2006 n. 248 (Decreto Bersani) ha permesso ad esercizi diversi dalle Farmacie di vendere farmaci senza obbligo di prescrizione medica (SOP) e farmaci “da banco” o di “automedicazione” (OTC), sempre OBBLIGATORIAMENTE con la presenza di un Farmacista laureato ed abilitato: sono nate così le PARAFARMACIE. Finalmente, tale decreto ha dato dignità e libertà alla professione del Farmacista che fino ad allora era costretto a lavorare alle dipendenze di un collega di pari titolo ma solamente più facoltoso (la legge ancora in vigore prevede infatti che ci possa essere solo una Farmacia ogni 5.000 abitanti e ciò ha fatto aumentare enormemente il costo delle licenze tanto che solo famiglie milionarie possono permettersene l’acquisto). Il Decreto Bersani ha consentito che anch’io, che dopo 13 anni di lavoro dipendente percepivo 1.200 euro (per 40 ore settimanali), abbia potuto aprire una Parafarmacia. Tale Decreto però, come detto all’inizio, riguarda solo la vendita di farmaci SOP e OTC, mentre non si possono commercializzare “farmaci di fascia C” che, pur essendo obbligatoriamente soggetti alla ricetta medica, sono a totale carico del cittadino. L’emendamento presentato dall’Onorevole Sergio D’Elia della Rosa nel Pugno, approvato recentemente alla Camera dei Deputati, liberalizzerebbe anche i “farmaci di fascia C”. Naturalmente tutto ciò ha indignato Federfarma (che tutela i Farmacisti titolari di Farmacie) e il Ministro Turco. Quest’ultima ha affermato che, “i medicinali compresi nella classe C appartengono, in modo prevalente, a tipologie di impiego assai delicato e, per questo motivo, vendibili soltanto dietro presentazione di ricetta medica e talora, subordinatamente alla ricorrenza di ulteriori condizioni. Far uscire dalle Farmacie la vendita di questi medicinali vuol dire non comprendere il sistema di garanzie che viene oggi assicurato da tali esercizi”. Queste affermazioni sono deliranti ed offensive per la professionalità di tutti quei Dottori Farmacisti che, come me, esercitano al di fuori delle “sacre mura della Farmacia”: veniamo considerati ingiustificatamente succubi alle regole del mercato ed incuranti del codice deontologico dettato dagli ordini professionali che siamo ovviamente obbligati a rispettare. Tutti i Farmacisti sono abilitati dallo Stato alla professione dopo un esame che ha lo stesso valore in tutta la nazione e non si capisce perché solamente i 16.000 Farmacisti titolari di Farmacia (su circa 70.000 Farmacisti abilitati alla professione) siano intoccabili dal punto di vista della moralità professionale mentre tutti gli altri non siano minimamente presi in considerazione solo perché non hanno la fortuna di avere una concessione dello Stato, supportata da ingenti risorse economiche. Associare la distribuzione dei medicinali al luogo fisico dove questo avviene e non al professionista è discriminante: NON è la “Farmacia” a tutelare la sicurezza della salute del cittadino, ma IL FARMACISTA inteso come figura professionale indipendentemente dal luogo in cu mette a disposizione il suo servizi. Vorrei ricordare che le parafarmacie ed i corner autorizzati, per poter essere tali, hanno codice univoco per la tracciabilità del farmaco,comunicazioni di registrazione presso il Min. della salute,Regione,A.S.L.competente,Comune,A.I.F.A.,e per conoscenza ordine professionale di appartenenza del farmacista responsabile che vi esercita. Nulla viene lasciato al caso come Federfarma vuol far credere. Questa, a grandi linee, è l’attuale situazione. Noi Farmacisti titolari di Parafarmacie ed ogni altro Farmacista abilitato alla professione (che non sia titolare di una “Sacra Farmacia”) ci auguriamo che questo Parlamento voglia finalmente e definitivamente porre fine al “privilegio di pochi” ancora vigente non certo per tutelare la salute pubblica ma per proteggere ”il portafoglio” di chi in tutti questi anni ha potuto accumulare ricchezze inestimabili avvalendosi dell’opera e della professionalità di colleghi di pari grado e titolo che oggi, dopo essere stati “sottopagati” rispetto al sevizio reso, possono chiedere a gran voce che vengano restituite loro DIGNITÁ e LIBERTÁ, anche nel rispetto di quei privilegi sanciti dalla Costituzione Italiana: libertà di iniziativa economica (art. 41), valorizzazione delle risorse umane attraverso il lavoro (artt. 1, 4 e 35), tutela della salute pubblica (art. 32). Ogni normativa contraria a tali principi costituirebbe l’ennesimo sopruso compiuto ai danni di chi in tutti questi anni è stato ingiustificatamente prevaricato dal “potere economico” di pochi. Di contro, votare l’emendamento già votato alla Camera dei Deputati, avvicinerebbe l’Italia alla normativa già vigente da sempre negli Stati dell’Unione Europea, nella maggior parte dei quali le Farmacie sono addirittura “liberalizzate”.

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