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    17
    set.
    2008

    A mio fratello che non c’è più

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    STRAGE ALLA UMBRIA OLII, GIUSTIZIA DI SERIE B?da Articolo21.infoSono Lorena Coletti, mio fratello è una vittima del rogo dell' oleificio Umbria Olii di Campello sul Clitunno. A Giugno 2008 abbiamo avuto una richiesta di risarcimento danni di ben 35 milioni di euro da parte del titolare della Umbria Olii  Giorgio Del Papa. Poi il 3 Luglio, 8 giorni prima dell' udienza, che avrebbe deciso se assolverlo o rinviarlo a giudizio, abbiamo avuto la ricusazione del Gup. Siamo a meta' Settembre, e ancora non si sa, quando dovra' e dove si fara' la prossima udienza.Il 19 di Luglio abbiamo organizzato una fiaccolata per non dimenticare  i nostri cari morti  a Campello.Ho letto una lettera, chiedendo a tutta l'Italia di non abbandonarci, e invece siamo caduti di nuovo  nel silenzio.Ora chiedo a che gioco stiamo giocando? A chi è figlio e chi è figliastro?!Non capisco perché  il 26 settembre c'è la terza udienza, in nove mesi, per il processo per la strage alla Thyssenkrupp di Torino, mentre dalla strage alla Umbria Olii è passato un anno e dieci mesi, ma ancora non si sa niente. E poi mi si parla di fiducia nella giustizia !!! Non vorrei, ma sono sfiduciata, credo che a vincere sono sempre quelli che hanno i soldi.

    Aggiungo, che  si è vero che gli operai morti alla Thyssenkrupp sono sette e quelli morti alla Umbria Olii sono quattro, ma alla fine sempre sangue è stato versato.Sangue di padri di famiglia, di mariti che si sono alzati la mattina  per guadagnare  il “pane quotidiano”.Non credo che sia  reato dire, che vogliamo chiarezza e giustizia, e chi ha colpa deve pagare come si merita!!!Sono passati due anni e non sappiamo niente: quando  dobbiamo ancora aspettare?Non vorrei che finisse come il processo per la morte del marito di Franca Mulas, che a Gennaio 2009 va in prescrizione.Chiedo ancora una volta verità e giustizia: mio fratello non avrebbe dovuto morire!!!Ieri è stato il suo compleanno, oggi il mio.Scrivo questa lettera, perchè penso che è il miglior regalo che posso fare a mio fratello, che non c’è più ,e che avrebbe voluto essere fra di noi.Lorena Coletti, sorella di una delle vittime della Umbria Olii – da Articolo21.info

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    margherirosa .
    saluto innanzitutto la sig.ra Lorena; e la tristezza è immensa. Le racconto un fatterello-locale, forse risicolo-tendenzialmente-ridicolo ma che dà l’idea dello status delle cose, e pure /sopratutto del chi siamo: càpita che una Comunità montana si interessi finalmente di dare una sistematina ad un certo giardinetto [uno di quelli cosidetti senz’arte né parte] e, nel frattempo, diventato un poco simpatico “monnezzaio”; bene; scaricato un pochino /tanto terriccio, fanno finta di far dei lavori sì urgenti di risistemazione, e ad esempio un operaio su piccolo-cingolato si attrezza a fare, disfare; bene anche lì; il problema è che ad esempio a fine-giornata, quando deve parcheggiare il mezzo in zona sicura, decide di non fare un piccolo-piccolo giro di strada, in tutta sicurezza, per arrivare al, chiamiamolo momentaneo, parcheggio; forse perché pensa che è tardi, o forse per l’effetto di una birretta, sì, per chissà quale altro suo [valido ?] motivo, lui sceglie e poco intelligentemente la via più breve, che è però ostacolata da un pericoloso gradino e da un albero cresciuto, in un posto, dove già non doveva crescere, pericoloso, e che quindi meritava da tempo-&-tempo di esser semplicemente tirato via…; morale della presunta-favola: il primo pomeriggio gli va bene di lusso, perché il mini-articolato già non gli si ribalta sopra per un pelo o per semplice grazia ricevuta… [e le statistiche ci dicono che in certi tipi di incidenti, peraltro frequentissimi, ci si rimette come minimo un arto, o la pellaccia], e il secondo giorno-pomeriggio gli và un tantino meglio, perché evidentemente aveva già preso o si era fatto presto la cosiddetta “mano”, bene, e invece al terzo giorno, ormai impratichitosi del tutto, poi forse per “fretta” [!] o più semplicemente perché già aveva scambiato quel corto e brevissimo tratto di marciapiede per un circùito, ha pigiato oltre sull’acceleratore, e ha staccato sì un grosso pezzo di pietra [e probabilmente manco se n’è accorto di quanto accaduto o non gliene fregava più di tanto]; stà di fatto che il mattino dopo, il primo passante [cosidetto fesso, della situazione], distratto, o che non si è accorto di quel pezzo ormai traballante, si è ritrovato, senza saper né perché, e né percome, con il naso spiaccicato per terra e con tutte le conseguenze del caso e facilmente immaginabili…… il fatto peraltro è accaduto nei pressi di una scuola……A conclusione della storiella, sig.ra Lorena: Le pare che qualcuno dei genitori dei bimbi si è lamentato di qualcosa ? che ci sìano state iniziative per capire se e come e quando finiranno quei lavori ? qualcuno ha almeno chiesto scusa, o si è pure informato delle condizioni del povero malcapitato ? e poi chi aveva assistito alle scenette dei giorni precedenti ha segnalato la cosa [e non certo per punire quel lavoratore, certo un tantino sui-generis] e per far sì che quell’albero comunque sparisca prima che qualcun altro combìni la identica-cosa o già ancòr più grossa…? e via discorrendo; la risposta è univoca e sempre no !!! Per cui se manca la condizione di Cittadino e ogni rapporto concreto-immediato con la P.A. e allora cosa ci si può mai aspettar dalla vita ! E la storia, stavolta quella brutta-brutta, ci racconta che sì sempre in loco poche settimane dopo, un lavoratore di un’industria affatto pesante e con relativi pericoli/rischi di base, ci ha rimesso la pellaccia, in un banalissimo incidente stradale, investito, da un mezzopesante, in fase di manovra, all’interno del cosidetto tranquillo posto di lavoro… Ecco perché del senso di tristezza infinita, quel vuoto appartengono sì a chiunque abbia gli occhi, per vedere, e una bocca per cercare di dire, sperando di farsi ascoltare, e pur restando puntualmente inascoltato; perché è il canovaccio, è la cosidetta “storia di sempre, una Legge non scritta” ma da tutti o quasi applicata…; e quel sòlito o immancabile fesso della situazione, il passante ignaro, ad esempio, che ci deve rimetter-pagar per tutti, e sopratutto per colpe non certo sue…ma per incuria altrui, dimenticanza, apatia e disinteresse generale…; e pure quel primo lavoratore, quell’addetto al piccolo-mezzo-di-movimento-terra forse manco se n’è accorto, e non ha capìto il rischio passato e che deve accendere almeno un cero bello grosso a qualche “suo” grande protettore personale, a una “buona stella”, che stà in alto, sì lassù da qualche parte… Quanto al resto, Signora, rassegnarsi, però, questo mai, assolutamente…… Saluti. antonio
    sandrone .
    E' molto riste rassegnarsi e arrivare a queste conclusioni, ma è vero, sperare nella giustizia in questo Paese è purtoppo una forma di ingenuità. Qui vivono bene i furbi, non gli onesti.
    zetazeta .
    Gent.Sig.ra Lorena Coletti vorrei essere in grado di poterle dire che la giustizia esiste,di non preoccuaparsi che tutto sarà chiarito e che,sopratutto lei non sarà sola.E,invece,come lei avrà già avuto modo di capire tutto questo ha buone probabilità di non accadere. Mi dispiace,ma è così.Lei,come me e altri italiani pensa o avrà pensato che la Giustizia è un diritto.Un diritto sancito da quella Costituzione di cui tutti si riempiono la bocca,ma sappia che non c'è nulla di più vuoto e di meno seguito di quella vecchia carta nella quale quasi nessuno si riconosce. Della vicenda già scrissi a suo tempo e torno a dire è inimmaginabile quello che lei e la sua famiglia state passando.Oltre al dolore per la perdita di una persona amata la beffa di un risarcimento. Tutto ciò è un offesa intollerabile,non solo alla memoria di suo fratello ma anche al senso comune,ammesso che quest'ultimo ancora esista. Infine,Sig.ra Coletti,le dico di non aspettarsi granchè da enti,istituzioni e quant'altro.Per quella gente siamo solo numeri e denaro.Numeri e denaro che in nessun modo possono ridarci una persona amata ne la dignità di essere cittadini.Con affetto.

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