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    25
    set.
    2008

    Ci vogliono chiudere tutti

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    di Giorgio Santelli, da Articolo21Molte cooperative editoriali e non profit stanno dichiarando lo stato di crisi, uccise dall'incertezza che fa seguito al decreto Tremonti approvato lo scorso agosto e che toglie alle testate la possibilità di avere certezza del finanziamento a loro sostegno.

    Mediacop, dalla sua Assemblea straordinaria che si è tenuta all’Hotel del La minerve, lancia l’allarme. E chiede un intervento urgente ‘che ristabilisca il carattere di diritto soggettivo dei contributi all’editoria e reperisca le risorse necessarie alla loro erogazione,’. Questo ‘ricorrendo anche alla costituzione di un fondo di solidarieta’ con risorse provenienti dalla pubblicita’ e anche ad una rimodulazione dell’aliquota Iva sui prodotti collaterali venduti nelle edicole’. “Serve un intervento urgente”. Ha esordito Giulio Poletti, presidente Legacoop, nel corso dell’Assemblea straordinaria di Mediacoop. Poletti richiama la questione del futuro della cooperazione editoriale anche in vista di un incontro con il ministro Tremonti che si terra’ nei prossimi giorni per discutere del mondo cooperativo. Poletti nota polemicamente che “i piani di salvataggio per altri hanno molti zero in piu’. Le due cose non sono comparabili- aggiunge- ma stiamo comunque parlando dei rapporti tra lo Stato, la societa’, l’azione culturale e plurale da sostenere”.E si pone quindi un “problema di risorse (quanti soldi per quali aziende), di tempi (non e’ possibile in alcune situazioni dopo 12 mesi perche’ si provoca crisi)”. Per Poletti “la questione Alitalia e’ simile. Se li’ non si trova situazione si revoca la licenza per volare. Qui se non si accelera il processo di erogazione dei finanziamenti non si pubblica piu’, non si pagano gli stipendi, non si stampa”.
    Da parte sua, Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop riferisce che i “Cda di alcune aziende editoriali hanno gia’ comunicato ai Cdr l’apertura dello stato di crisi, altri si apprestano a farlo nei prossimi giorni”. Si tratta della “conseguenza dell’articolo 44 del decreto Tremonti che rende difficile il rapporto col mondo bancario” e taglia “87 mln di euro nel 2009 e oltre 100 nel 2010, determinando uno squilibrio pesante per i conti economici delle aziende”. Il provvedimento, aggiunge Grassucci, “interviene su bilanci che per i 3/4 sono gia’ trascorsi e quindi non e’ possibile riportarli in equilibrio. Per i giornali che non hanno alle spalle economie forti la chiusura e’ normale”.
    Sul fronte politico, si dice pessimista Ricardo Franco Levi.Tutte le clausole di definizione dei contributi sono soggetti all’esistenza delle risorse nel fondo per l’editoria. Ogni cifra che puo’ essere dedotta sulla base del regolamento poi si deve collegare a una disponibilita’ economica che non si conosce. Unita’, Libero e Avvenire sono fra i giornali politici piu’ colpiti”.  “Il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione non permette che vi sia l’intervento dell’esecutivo nel decidere sulla vita e sulla morte delle iniziative editoriali. Non credo che in Commissione risolveremo il problema del regolamento – prosegue Levi – . La legge che ha dato al governo il mandato di scrivere questo regolamento ha escluso il parere anche consultivo delle commissioni Parlamentari. È stata una gentilezza del governo il ricevervi, ma possono andare avanti senza di voi e senza commissioni e parlamento. Non e’ cosi’ che si interviene in un mondo come quello dell’editoria. Mi auguro – conclude Levi – che la volonta’ di un disegno organico sull’editoria sara’ frutto di una discussione comune. Sarebbe la prima volta in questa legislatura, nonostante i buoni propositi del premier fin dal suo primo intervento in Aula, il Parlamento fino ad pggi e’ stato escluso da ognidiscussione. Nonostante si sia di fronte a un tema delicato ed estremo su un settore come quello editoriale difeso addirittura da un principio costituzionale.
    Grazia De Biasi, membro della commissione Cultura della Camera, nota che “il vero presidente del Consiglio e’ Tremonti” e riferisce di “un incontro surreale in commissione con Bonaiuti che alla domanda ‘le risorse per l’editoria dove stanno’, risponde che la domanda va posta a Tremonti”. La deputata Pd denuncia un “un taglio pesante e complessivo che coinvolge editoria, cultura e nella scuola” e “l’editoria ha un ruolo fondamentale”. Nel merito “il vero momento nel quale intervenire per diminuire i tagli e ripristinare il diritto soggettivo penso sia la manovra finanziaria”.
    Paolo Serventi Longhi, direttore della Rassegna Sindacale della Cgil, lancia l’idea di una grande mobilitazione: ‘Siamo vittime di una decisione affidata al governo che potra’ decidere quanti e quali soldi dare al settore. E’ un ricatto odioso, un attacco al pluralismo nel momento in cui il mercato della pubblicita’ e’ squilibrato a favore delle grandi imprese editoriali. Serve una riforma dell’editoria che pero’ deve essere condivisa. E serve l’iniziativa comune di tutti i giornali a rischio, una grande mobilitazione politica. O ci muoviamo o ci fanno fuori’.
    “Evitiamo la morte decretata dal governo dei giornali cooperativi, non profit e di partito”. E’ quanto ha sostenuto il senatore del Pd Vincenzo Vita. Chiederemo – ha aggiunto – anche al Senato l’audizione del sottosegretario Bonaiuti sul regolamento di attuazione del decreto legge 112 che, nel raccogliere diverse proposte delle associazioni, non risponde pero’ affatto alla duplice esigenza di ripristinare il diritto soggettivo ai finanziamenti e di definire un adeguata consistenza del Fondo per l’editoria. Quest’ultimo aspetto potrebbe essere oggetto di un apposito provvedimento all’interno della legge Finanziaria”. “E’ necessario – ha concluso Vita – mobilitarsi attraverso una manifestazione nazionale di tutto il mondo dell’informazione per far comprendere le dimensioni drammatiche della crisi cui va incontro la carta stampata”.
    Per Giulietti Giulietti, portavoce di Articolo 21 “qualsiasi riforma dell’editoria deve essere condivisa. Se l’esecutivo utilizzasse un decimo della passione messa sulla vicenda Rete4, le urgenze del settore sarebbero risolte in pochi minuti. Su un tema di cosi’ grande importanza che e’ spina dorsale del sistema democratico di un paese- continua- non ci possono essere decisioni o scelte che non condividano la discussione delle parti sociali, delle commissioni e del Parlamento”.Quindi, “anche sulle urgenze che stanno mettendo in crisi il sistema, sarebbe opportuna una decisione urgente da parte del governo”, chiude Giulietti.
    Anche la Cgil aderisce con convinzione all’iniziativa e chiede il necessario ripristino del diritto soggettivo dei giornali, quotidiani e periodici, editi in cooperativa, politici, di movimento e no profit, a godere dei contributi pubblici diretti all’editoria’. Cosi’ il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, in un messaggio inviato all’Assemblea straordinaria di Mediacoop a Roma. ‘Questo diritto alla sopravvivenza di tante testate – precisa – e’ il pilastro su cui si basa il pluralismo dell’informazione e delle idee sancito dalla Costituzione italiana’. Per la Cgil e’ quindi ‘indispensabile modificare l’articolo 44 del decreto Legge 112, oggi Legge 133, che, tagliando pesantemente le risorse finanziarie, cancella questo diritto, sulla cui importanza per la liberta’ di informazione si e’ piu’ volte espresso il Parlamento’. Questa stessa richiesta, fa sapere Fammoni, ‘sara’ oggi da noi indirizzata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega all’informazione e all’editoria, Paolo Bonaiuti ed ai capigruppo di Camera e Senato’.
    Il provvedimento, denuncia il dirigente sindacale della Cgil, ‘ha immediate gravi conseguenze per decine di testate che gia’ vivevano una difficile situazione finanziaria, con la certezza di metterne in discussione la sopravvivenza, i livelli occupazionali, il pluralismo e la qualita’ dell’informazione’. Queste testate della carta stampata, ma anche radio e tv private, ‘esprimono idee e rappresentano opinioni di movimenti, associazioni ed organizzazioni della societa’ italiana: sono organi di informazione che non godono dei favori del mercato pubblicitario, ma che sono radicate nella vita politica e sociale del paese’, aggiunge.

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    achillide .
    Premetto che se mai ci sarà un referendum sull'abolizione dell'ordine dei giornalisti andrò a votare e voterò si con convinzione, mi domando ad esempio tutte queste testate locali che eventualmente moriranno quante inchieste sui rifiuti, sulla camorra, sulla mafia, sul territorio, sulle discariche abusive più grandi d'Europa a cielo aperto senza che nessuno veda niente, hanno fatto. E se non fanno questo di cosa parlano?. Per non parlare dei giornali di partito, forse è il caso di mettere un pietoso velo. Quanti sono i giornalisti liberi di questi giornali? E per quale motivo io cittadino devo pagare per gli insulti che giornalmente mi propinano quelli di libero o della padania, perchè devo contribuire con il mio obolo a tenere in piedi testate di destra che mi fanno schifo o di sinistra piene di raccomandati? Per non parlare delle testate locali controllate dalla chiesa, no non vi preoccupate nessuno vi chiuderà, anzi vi dico come andrà a finire. Considerato che i Giornali che prendono più fondi pubblici in questo momento sono di centrodestra e destra estrema, quando si discuterà nel merito dell'art.44 ci si metterà daccordo e ci sarà lo stralcio a data da destinarsi, così libero il foglio etc.. potranno tranquillamente sputare veleno incassando milioni di euro e i giornali di sinistra saranno salvati e non potranno più dire che queste testate vengono finanziate perchè i signori della destra diranno che è stato per salvare il culo alle cooperative. Avete capito come funziona? Ma a voi giornalisti in genere, con le dovute eccezioni,che ve frega? Volete salvare culo e stipendio senza aver mai fatto un'inchiesta degna di questo nome. Altro che libertà di stampa. Ditemi quanti soldi prendeva Giuseppe Impastato con la sua radio? E quanti giornali locali hanno denunciato lo scempio dell'Italia? L'articolo di cui sopra parla di movimenti, associazioni organizzazioni etc.. che sono radicate nella vita politica e sociale del paese. Questo è il punto direi, questo si dovrebbe sradicare per avere un'informazione degna di questo nome. Mi diceva il mio edicolante che prima delle elezioni vendeva 150 copie di libero, adesso ne vende 12, ma la mattina in televisione alla rassegna stampa i titoli di libero, padania etc. occupano lo spazio di testate più importanti, e se notate vedrete che usano le prime pagine come pubblicità occulta contro l'opposizione. E' questa l'informazione che io devo contribuire a salvare? NO GRAZIE.
    Scarincio .
    A mio parere è una vergogna, visto che i più celebri giornali ricevono notevoli e doviziosi finanziamenti anche da partiti politici oltre che da non so che cosa. La voce della differenza la fanno spesso i giornali scritti dalle cooperative no profit (visto che non pubblicano menzogne, ma la pura verità dei fatti). A questo proposito colgo l'occasione al volo per annunciare a chi non lo sapesse che nei numeri di settembre, ottobre e novembre, la rivista "La voce delle voci" (giornale mensile) pubblicherà tutti i nomi dei massoni d'Italia, citta per città. Sicuramente non farà piacere a molti, ma visto che è lecito pubblicare le liste degli iscritti alle logge massoniche...ben venga! Mo' so' cazzi loro!!

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