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    24
    ott.
    2008

    Caro beha ti scrivo

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    Università: quale riforma? Gentilissimo Oliviero Beha, Le scrivo nuovamente, a distanza di alcuni mesi nella speranza che questa mail possa essere un piccolo contributo al dibattito sulla riforma universitaria piuttosto che il semplice sfogo di chi dal mondo accademico è stato costretto ad uscire. Le scrissi, qualche mese fa, dal Canada, oggi, purtroppo, Le scrivo dall'Italia, senza lavoro, senza lo straccio di una prospettiva di colloquio di lavoro e costretto a subire l'invasione mediatica di chi ha fatto dell'Italia un teatrino degno delle peggiori trasmissioni televisive nostrane (quante...sic!). Magari in una prossima mail Le scriverò del mercato del lavoro in Italia, del fatto che chi seleziona non legge i CV che arrivano perché qualunque selezione avviene sempre su segnalazione di terzi, dell'impossibilità di avere anche solo un'occasione per tante persone che come me sarebbero disposte a cominciare dall'inizio, e ovunque, pur avendo un curriculum studiorum di tutto rispetto. Ma è questo il punto.

    Il punto è che ormai la distanza fra l’accademia e la realtà è diventata incolmabile, sono due sfere separate: le aziende, le industrie e i servizi da una parte, le università dall’altra. Oggi, l’arroganza del governo Berlusconi (a proposito, la polizia negli atenei ha il sapore disgustoso di una destra sempre più autoritaria!) copre la verità di un mondo universitario fatto di sprechi e di lobbies di potere intoccabili. Sono convinto che la riforma Gelmini vada nel senso sbagliato, ma che ciò non di meno l’Università vada cambiata. D’altronde, non è tagliando la ricerca che si rende l’Università più efficiente, semmai è necessario fare sì che la ricerca sia fatta secondo merito, ascoltando e portando le idee innovative di tanti, tantissimi dottorandi e ricercatori brillanti. Quel che succede invece, e che non si dice, è che oggi la ricerca è fine a se stessa, è pensata per rafforzare la posizione di potere dei professori, i quali in tal modo affermano una vera e propria dittatura intellettuale. Ricercatori e dottorandi possono solo adottare le idee che sono imposte nei dipartimenti, e chi prova a svincolarsi da questo meccanismo è messo in un angolo con l’odiosa alternativa di mollare tutto o accodarsi seguendo l’andazzo generale. Non c’è modo di ribellarsi, il sistema è semplice: un dottorando diventa ricercatore se ha il professore che, all’interno del consiglio di dipartimento, riesce ad organizzare il concorso ad hoc. E la stessa logica basata su di una ferrea gerarchia si applica al ricercatore che spera di diventare professore associato, ed al professore associato che cerca di diventare ordinario. Avrei mille episodi (perdoni l’esagerazione) da raccontarLe, e, badi bene, la mia esperienza si riferisce ad una delle più importanti realtà accademiche italiane. Ma sento d’essere stato già abbastanza chiaro. Questa realtà è ben nota a tutti coloro che frequentano l’accademia italiana e costituisce, a mio umile modo di vedere, il vero cancro, il vero spreco da tagliare. Insomma, potere e sprechi, ahime, nulla di nuovo, non è vero?
    La ringrazio moltissimo per la sua attenzione e La saluto rinnovandoLe tutta la mia stima.
    Viva la libertà!
     
    Distinti saluti,
     
    Stefano
     
    p.s. Io sono orgoglioso della mia Fiorentina che perde 3 a 0 ma gioca a calcio fino all’ultimo. Spero per questo di non essere considerato un perdente…  ———————–Riforma fiscale
    Gentilissimo Oliviero
    ritengo che il male assoluto del nostro paese e di conseguenza tutto poi scende a cascata sia il fatto che il sistema fiscale italiano sia fallimentare farragginoso ingiusto e che permetta volutamente ad ognuno di noi di fare gli evasori (un pò meno a chi ha uno stipendio fisso). Il paese ha bisogno di una sola grande riforma ed è quella di un nuovo sistema fiscale rapido giusto e che sia in grado di essere verificato facimelmente. Solo allora quando saremo tutti leali  ( per lo meno avendo una evasione contenuta nei valori ,se possiamo dire fisiologici ,almeno come indicato in quei paesi dove il sistema funziona) nel contribuire alla vita del ns paese si potranno affrontare gli altri problemi. La stimo Reanato Marzocchini
    ———————–

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    pisonet .
    caro beha ti scrivo ho letto il tuo articolo sul "caso" Gilardino e non riesco a credere che l'abbia scritto tu. più che un approfondimento (alla beha) mi sembra uno sfogo da super tifoso. chi sa di calcio, come tu scrivi, sa che la squadra che gioca fuori casa, a meno che no sia una super squadra che impone sempre il gioco (e non mi sembra il caso della viola), se va in vantaggio può (il linea teorica) gestire al meglio la partita, con ripartenze etc. vi è di più, nel "caso" in questione il goal irregolare ha generato una serie di reazioni che sfuggono ai telespettatori. Allo stadio si "respirava" nervosismo di alcuni giocatori, l'imbarazzo (oltre che di gila-drino) dell'arbitro che per confermare una decisione presa si comportava in maniera arrogante (e chi sa di calcio capisce cosa intendo), il pubblico che rumoreggiava, la squadra che reaggiva cercando di attaccare a testa bassa. insomma la partita dopo il goal si è messa tutta a favore dei viola. certamente il palermo non è una grande e non ci si può aspettare una reazione da grande. A me interessa poco se vince l'inter perchè non gioca "gila-drino", qui si tratta di un goal di mano che per regolamento andava annullato, se c'era il rigore (dubbio) allora si dava il rigore. se vogliamo uniformità di giudizio nell'operato degli arbitri allora non possiamo dire in questo caso ha sbagliato ma siccome in passato etc..allora questo errore può passare perchè se no se ne avvantaggia l'inter! non riesco a capire! o forse si sospetta una morattopoli? beh allora scriviamolo apertamente. io mi fermo a prandelli che realisticamente prende atto della furberia pur auspicandosi un calcio più leale e onesto. tutto il resto è roba da tifosi della serie tu cosa hai vinto o tu quante coppe hai etc... ciao e grazie

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